Vita, morte, tecnica, progresso: l’avvenire della vita secondo J. Attali (1981)

M.S.: Resistere a cosa, dal momento che lei ci annuncia un inevitabile universo fatto di protesi?

J.A.: Le protesi che vedo arrivare non sono meccaniche, ma sono dei mezzi di lotta contro le affezioni croniche legate al fenomeno di degenerazione tessutale. Il genio cellulare, il genio genetico e la clonazione preparano la via a queste protesi che saranno degli organi rigenerati per rimpiazzare gli organi danneggiati.

M.S.: La penetrazione crescente dell’informatica nella società invita a una riflessione etica. Non vi si trova una minaccia larvata per la libertà dell’uomo?

J.A.: È chiaro che i discorsi sulla prevenzione, sull’economia della salute, sulla buona pratica medica, condurranno alla necessità per ogni individuo di possedere un dossier medico che sarà messo su supporto magnetico. Per delle ragioni epidemiologiche, l’insieme di questi dossier sarà centralizzato in un computer ai quali i medici avranno accesso. La questione si pone: la polizia potrà avere accesso a queste cartelle? Constato in tutta onestà che la Svezia possiede oggi questo genere di sistema sofisticato, e tuttavia non conosce dittatura. Aggiungerò che certi Paesi non hanno simili schedari ma in compenso hanno una dittatura. Speriamo di saper creare il riparo di nuove procedure per nuove minacce. La democrazia ha il dovere di sapersi adattare all’evoluzione tecnica. Le vecchie costituzioni affiancate alle nuove tecnologie possono condurre a sistemi totalitari.

M.S.: Una delle proiezioni più correnti sull’avvenire prevede che l’uomo potrà esercitare un controllo biologico sul suo proprio corpo; fra l’altro, grazie ai microprocessori…

J.A.: Tale controllo esiste già per il cuore, è il caso dei “peacemakers”, e pure per il pancreas. Dovrebbe estendersi ad altri campi, come a quello del dolore. Si prevede la messa a punto di piccoli impianti nell’organismo capaci di liberare degli organi-bersaglio per gli ormoni e delle sostanze attive. Se l’uomo punta a prolungare la propria vita, tale processo è inevitabile.

M.S.: Sembra che stiamo abbandonando l’era della fisica per entrare nell’era della biologia, o quasi di una panbiologia. È il suo parere?

J.A.: Io credo che usciamo da un universo controllato dall’energia per entrare nell’universo dell’informazione. Se la materia è energia, la vita p informazione. Ecco perché il produttore maggiore della società di domani sarà la materia vivente. Grazie in particolare al genio genetico, essa sarà produttrice di nuove armi terapeutiche, di alimenti e di energie.

M.S.: Qual è l’avvenire del medico e del potere medicale?

J.A.: In modo un po’ brutale, direi che come le lavanderie sono svanite dietro alle pubblicità delle lavatrici, i medici integrati nel sistema industriale diventeranno gli esecutori della protesi biologica. Il medico come lo conosciamo scomparirà per lasciare spazio a una nuova categoria sociale, che vivrà dell’industria della protesi. Come per le lavatrici, esisteranno i produttori, i venditori, gli installatori, i riparatori di protesi. Le mie affermazioni possono sorprendere ma è cosa nota che le principali imprese che riflettono sulle protesi sono le grandi marche automobilistiche, come la Régie Renault, General Motors e Ford…

M.S.: In altri termini, non avremo più bisogno di medici terapeuti, perché la “normalizzazione” sarà fatta da una sorta di medicina preventiva, autogestita o no, e in ogni caso “controllata”. Non sarà necessariamente coercitiva?

J.A.: La comparsa sul mercato di articoli individualizzati di autosorveglianza e di autocontrollo creerà lo spirito preventivo. Le persone si adatteranno a modo a essere conformi ai criterî di normalità; la prevenzione non sarà più coercitiva perché voluta dalle persone. Ma non bisognerebbe perdere di vista che la cosa più importante non è il progresso tecnologico, ma la forma più elevata di commercio tra gli uomini, che rappresenta la cultura. La forma di società che ci prepara l’avvenire è funzione della capacità di padroneggiare il progresso tecnico. Lo domineremo o ne saremo dominati? Ecco la questione.

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2 Commenti

  1. Salve!
    Non sono riuscito a leggere tutto quando parla di cristiani e di ‘cannibalismo’ non mi sembra così profondo o geniale. Ma sicuramente sono io che non comprendo e forse non ne ho nemmeno le capacità.
    Ma quando dice che la libertà porterà all’eutanasia pur se come ragionamento ha una logica mi sembra che gli sfugga che il suo ‘cannibalismo’ o le sue previsioni sull’eutanasia hanno il limite proprio nel concetto di vita. La mia personale e certamente semplice idea è duplice:
    — lui , come molti altri, ha voluto -grazie alle grandi capacità della sua mente-
    scandagliare un po’ troppo e forse ha perso di vista le “basi”;
    — il concetto di vita -che mi sembra lui non provi mai nemmeno a sfiorare- è
    molto più che semplicemente antitetico al concetto di morte o di cannibalismo o di eutanasia o di Male…
    scusate se esprimo un mio concetto molto basico ma la vita è sempre superiore alla Morte, al Male eccetera perché questi -tutte questi aspetti antagonisti- esistono perché è la Vita che li fa esistere.
    Insomma ho come l’impressione che il sig. Attali pur di radici e pensiero molto lontani da Nietzche, leggendo il testo proprosto ho avuto l’impressione -forse sbagliata per i miei limiti- che alla fin fine i concetti di Attali non fossero altro che una nuova versione del nichilismo…
    Vabbè per me esercitarsi in elucubrazioni tali ha l’utilità e la durata di un ghiacciolo al sole di Agosto ergo tanto di cappello alla bravura ed alla genialità e va bene anche che “qualcosa si deve pur fare per mangiare” ma nemmeno lui può vedere il futuro e per questo assolutamente mai prevederlo anche se è un esercizio, la previsione, più amato ed assolutamente sopravvalutato dagli uomini.
    saluti
    RA

  2. scusate ho scritto nel box senza rileggermi e di fretta…la fretta fa compiere un bel po’ di errori di sintassi..

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