#Halloween, la storia vera (1/4): assonanze con la festa di Samhain

Posso dirlo?
Lo dico, sperando di non essere… mandata al rogo (che ci starebbe pure bene, visto l’argomento).
Lo dico: «Halloween è la festa più incompresa del calendario».

Chi dice che è una festa puramente pagana: non sa che cosa dice.
Chi dice che è un’americanata senza alcun legame con la nostra cultura: non sa che cosa dice.
Chi dice che è una festa diabolica profondamente anticristiana: non sa che cosa dice, o quantomeno s’è perso parecchie puntate.

Ma io, da storica, non riesco a sorvolare sulla tendenza ad esprimere un giudizio senza mettersi al pari con le puntate perse. E di puntate perse, in questo caso, ce ne sono tante. Halloween non è mica nato a fine anni ’90 quando un magnate ha deciso che doveva inventarsi un nuovo modo per spillare soldi alle famiglie.

Nel corso di questi ultimi anni, ho letto diversi libri sul tema.
Ce ne sono in commercio numerosi (non tantissimi): alcuni decisamente inattendibili e parziali, altri degni di maggior attenzione. In questo e negli altri articoli che seguiranno, e che ci accompagneranno fino al 31 ottobre, vorrei fare il punto di ciò che ho appreso attraverso queste letture e raccontarvi… qual è la vera storia di Halloween.

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Lisa Morton

Se dovessi consigliare un unico titolo, ma imperdibile, a chi vuole approfondire la storia di Halloween, consiglierei senz’altro il bellissimo Trick or Treat di Lisa Morton. L’autrice – di per sé, scrittrice e sceneggiatrice di prodotti horror – ha sfruttato nelle sue opere il tema di Halloween così a lungo e così intensivamente da aver accumulato un bel po’ di materiale sul tema. Il frutto di anni e anni di ricerche è stato ordinato e dato alle stampe in questa meraviglia di libro che non solo è documentatissimo e storicamente rigoroso: è pure appassionante e scritto bene. Ché Lisa – ricordiamolo – sa come tenere il lettore attaccato alla sedia.

E allora, iniziamo proprio con questo libro il nostro excursus alla scoperta Halloween – excursus che, come ben immaginerete, non può che prendere le sue mosse dalla antica festa di Samhain.

…“non può?”.
Sicuri sicuri?

In realtà, Lisa ne parla perché, al giorno d’oggi, scrivere di Halloween senza citare Samhain sarebbe da pazzi furiosi. Però, sia messo agli atti che

gli storici non hanno ancora trovato un accordo su quanto Samhain abbia davvero influenzato il formarsi della moderna festa di Halloween.

La convinzione che Halloween sia la diretta derivazione della festa di Samhain, in cui Samhain sarebbe addirittura – secondo alcune fonti – l’antica divinità celtica della morte, è una fake news bella e buona messa in giro nel 1786 Charles Vallencey, un militare inglese che, per ingannare il tempo nel corso di una lunga missione in Irlanda, diede alle stampe un’opera piena di inesattezze chiamata Collectanea de Rebus Hibernicis.

Sfatiamone qualcuna.

Ad esempio: Samhain non è una divinità celtica.

Di certo non è la divinità celtica della morte, come talvolta si legge in giro.
Samhain non è neppure una festa che i Celti dedicavano a una divinità in modo particolare.
Samhain, molto semplicemente, era il Capodanno celtico.

In quell’uggioso periodo in cui l’estate cede il passo all’inverno, i campi venivano preparati per il riposo e il bestiame ritornava nelle stalle. I maiali venivano macellati e la carne era messa sotto sale in previsione del freddo inverno. Le tasse venivano riscosse, gli stipendi corrisposti. Al calar del sole, gli abitanti del villaggio si radunavano attorno a un falò e davano il via a festose libagioni per festeggiare la buona riuscita dei raccolti e la momentanea abbondanza di cibo. Sarebbe stato, per il villaggio, l’ultimo vero momento di festa, prima di essere avvinto dalla feroce morsa del gelo.

C’erano delle componenti horror – per così dire – in questa celebrazione di fine anno?
Mah. Qualcuna sì. Va anche detto che i Celti avevano un certo gusto per le leggende inquietanti: si raccontavano cose terrificanti dodici mesi all’anno.
Ad ogni buon conto, una antica favola celtica ambientata nella notte di Samhain raccontava di un cadavere parlante che insidiava (e uccideva) i vivi, sconfitto infine dall’eroe Nera. Un altro leggendario eroe, Finn mac Cumhaill, veniva rapito dalle fate nel bel mezzo dei festeggiamenti di Samhain e trasportato in una sorta di Oltretomba fatato da cui stentava a ritornare.
Qualche elemento “spaventoso”, insomma, era sì presente nella antica festa di Samhain (che comunque era caratterizzata dai bagordi e dall’ubriachezza, molto più che da queste storie di terrore).

Più che altro, va detto che Samhain portava con sé un altro elemento decisamente… “halloween-oso”: sennonché, era un elemento macabro, ma niente affatto spaventoso.

Gulisano Zucche

Momento liminale, che se ne sta sospeso tra l’inizio e la fine (di un anno, in questo caso), Samhain era – come un po’ tutti i Capodanni, in tutte le culture – il momento in cui si facevano più fragili i confini che separavano il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Così come, a Samhain, si rendeva omaggio alla morte della terra, che sarebbe rinata a primavera, così si riteneva che quella notte magica spalancasse le porte del regno dei vivi a coloro che erano morti nel corso dell’ultimo anno.

Trovo bellissimo citare, a questo punto, il consigliatissimo libro di Paolo Gulisano e Brid O’Neill dedicato a La notte delle zucche (edizioni Ancora).

Ciò che gli antichi Celti celebravano a Samhain era la sacra relazione della vita con la morte. Niente a che vedere dunque con […] spiriti maligni e terribili divinità dell’oscurità venute a soggiornare sulla terra e ad imprigionare e uccidere il sole. Samhain era invece la festa della comunione, dell’unità tra i vivi e i morti, dei quali non si aveva paura, dei quali si portava rispetto.

Io insisto: se aveste chiesto a un uomo celta, lui vi avrebbe detto che Samhain era, più che altro, la festa dell’ultima mega-strafogata prima dell’inverno crudele. Ma è pur vero che, en passant, tra ‘na bevuta e l’altra,

si pensava che in questo giorno i morti potessero tornare nella terra dei vivi per festeggiare con la propria famiglia, tribù, clan. […] I morti che tornavano alle loro case di un tempo dovevano trovarvi da mangiare, la tavola apparecchiata in segno di rispetto e di ricordo da parte dei vivi.

E quest’affermazione suona dolcemente familiare alle mie orecchie. Ché anche nella terra da cui arriva la mia famiglia – il Monferrato – è tradizione apparecchiare la tavola per i propri defunti nella notte tra il 1° e il 2 Novembre. Secondo la tradizione, i nostri cari torneranno dall’Oltretomba, quella notte. Visiteranno la loro vecchia casa, e desidereranno essere accolti con ogni onore.
E quello monferrino non è un caso isolato (anzi). In questi ultimi giorni, su Facebook e sul mio canale Instagram ho raccolto numerose testimonianze sullo stesso tenore, che abbracciano tutta l’Italia da Nord a Sud.
Laddove questa usanza si è conservata: amici, sappiate che, nell’apparecchiare la tavola per i defunti, voi vi state facendo erede di una antichissima tradizione, che ha origini addirittura pre-cristiane. Come scrive poeticamente Gulisano,

quando l’oscurità sembra all’apice della potenza, la terra si addormenta e attende il futuro […] gli uomini scruta[no] nella notte confidando di non essere soli, di non essere abbandonati in balia degli eventi, di avere la compagnia quantomeno dei propri morti, in un vincolo fortemente tenace di solidarietà tra generazioni, tra vivi e morti, tra passato e presente.

E non è forse questa, la Comunione dei Santi?

***

Se non è la Comunione dei Santi, quantomeno ci assomiglia molto. E quasi sicuramente non è un caso che, verso la metà dell’VIII secolo, papa Gregorio III abbia scelto proprio il 1 Novembre come data in cui proporre ai fedeli la commemorazione di tutti i santi. (Originariamente, la festa di “ognissanti” – o, per meglio dire, la festa in onore di tutti i martiri – era celebrata a Roma il 13 maggio).

Forse, la celebrazione fu spostata al 1 Novembre per far in modo che i recenti raccolti potessero essere usati per sfamare le masse di pellegrini che avrebbero raggiunto Roma per celebrare la festa di Ognissanti, come alcuni storici hanno suggerito?

si domanda Lisa Morton.

Oppure, la festa fu spostata nel tentativo di cristianizzare le celebrazioni Samhain, che le popolazioni di origine celtica erano restie ad abbandonare? Un celebre calendario di area celtica risalente al nono secolo, il Martirologio di Oengus il Culdeo, offre un indizio intrigante che potrebbe dirimere la questione: [all’interno dello stesso manoscritto], una traduzione inglese di epoca più tarda definisce il 1 Novembre “il tempestoso giorno di Ognissanti”, ma il testo irlandese originale parla semplicemente di “samain”.

Ma non bastava.
Attorno all’anno Mille, la Chiesa ordinò che, ogni anno, nel giorno del 2 novembre, i fedeli commemorassero i propri defunti e, in particolar modo, pregassero per la liberazione delle anime prigioniere del Purgatorio. La festa ci mise un po’ di tempo a prendere piede, ma, attorno all’inizio del ’400 era conosciuta e celebrata da tutti i cattolici europei.

Accenni all’esistenza di una festa popolare chiamata Halloween appaiono nelle cronache proprio in quel periodo.


Qui trovate l’articolo originale.

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