Le campane che accompagnarono la trasformazione del tempo
Dal medioevo all’evo moderno e oltre, fino ai nostri giorni, il tempo subisce una “desacralizzazione” gravida di conseguenze.
Dal medioevo all’evo moderno e oltre, fino ai nostri giorni, il tempo subisce una “desacralizzazione” gravida di conseguenze.
Non basta credere in Dio per ammettere la creazione, e quest’ultima dice non solo la potenza, ma anche la libertà del creatore.
In un tempo in cui “ci si vergogna di vergognarsi e non ci si vergogna di non vergognarsi” la lezione del vescovo di Ippona ha molto da dire.
Flessibilità, intelligenza e discernimento sono alcune tra le qualità salienti della dottrina aristotelica delle virtú. Vediamo perché.
Il pregiudizio illuministico sul medioevo non è riuscito a imporsi, ma resta tuttavia duro a morire: serve quindi un buon revisionismo.
Siamo portati, per un pregiudizio radicato nelle rivoluzioni moderne, a valutare positivamente le istanze sorte “dal basso”, e a nutrire istintiva diffidenza verso le istituzioni gerarchiche e preesistenti. Ma perché?
Complice il progresso tecnologico, molte barriere imposte ai disabili dalla loro condizione vengono progressivamente abbattute. E tuttavia non bisognerebbe omettere di ricordare che permane un margine di inaccessibilità che forse non sarà mai abbattuto.
L’imperativo della cura del creato è divino, sí, ma Jonas lo trasse pure da Kant: c’è una responsabilità che impone prudenza.
Col linguaggio l’uomo chiama l’essere… e ad essere sé stesso è chiamato in un modo unico al mondo: la politica e l’etica.
Il principio di autorità (certo non se spoglio di autorevolezza) si im-pone come alterità costruttiva, specie per chi è in formazione.
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