Radio

Il Nostro cuore si protende verso di voi (2 Cor. 6, 11), quanti siete fedeli della Nostra Città episcopale e di tutto l’Orbe; verso di voi specialmente, che come i primi credenti, uomini e donne, di cui l’apostolo fa un alto elogio (Fil. 4, 3), pur appartenendo al laicato, nell’apostolato collaborate con Noi e coi Nostri Venerabili Fratelli i Vescovi e coi Sacerdoti, a voi, o popolo di Dio e pecorelle dei suoi pascoli (Ps. XCIX, 3), voi stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa, popolo conquista di Dio (I Petr. 2, 9).

12 febbraio 1931: Pio XI e Guglielmo Marconi inaugurano Radio Vaticana. A sinistra nella foto il segretario di Stato Eugenio Pacelli.

La vostra modestia pertanto sia nota a tutti gli uomini, e tutto ciò che è vero, tutto ciò che è pudico, tutto ciò che è giusto, tutto ciò che è santo, tutto ciò che è amabile e di buona fama, ogni virtù ogni lodevole disciplina, formino l’oggetto dei vostri pensieri, siano le vostre opere (Fil. 4, 5-8), perché Dio sia glorificato in tutto e in tutti (I Petr. 4, 11)1Dal primo radiomessaggio di Pio XI (12 febbraio 1931): vale la pena di vedere il video dell’Istituto Luce*..

Una radio per la Buona Notizia

Mi ha colpito non poco che, nel fiume di citazioni bibliche distillate in nettare da Papa Ratti, quello storico 12 febbraio 1931, sia stata scelta anche quella della Lettera ai Filippesi che costituisce il motto del nostro Breviarium: «Si qua virtus et si qua laus [hæc cogitate]». E abbiamo ritrovato con gioia il senso di quelle storiche parole, insieme con la nostra ben più modesta ambizione in questo sito, nel messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali di quest’anno:

La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado di selezionare e raccogliere i dati più importanti. La realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa. Da dove dunque possiamo partire per leggere la realtà con “occhiali” giusti?

Guglielmo Marconi con i Papi da Pio XI a Francesco

Per noi cristiani, l’occhiale adeguato per decifrare la realtà non può che essere quello della buona notizia, a partire da la Buona Notizia per eccellenza: il «Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). Con queste parole l’evangelista Marco inizia il suo racconto, con l’annuncio della “buona notizia” che ha a che fare con Gesù, ma più che essere un’informazione su Gesù, è piuttosto la buona notizia che è Gesù stesso. Leggendo le pagine del Vangelo si scopre, infatti, che il titolo dell’opera corrisponde al suo contenuto e, soprattutto, che questo contenuto è la persona stessa di Gesù.

Questa buona notizia che è Gesù stesso non è buona perché priva di sofferenza, ma perché anche la sofferenza è vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre e per l’umanità. In Cristo, Dio si è reso solidale con ogni situazione umana, rivelandoci che non siamo soli perché abbiamo un Padre che mai può dimenticare i suoi figli. «Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5): è la parola consolante di un Dio che da sempre si coinvolge nella storia del suo popolo. Nel suo Figlio amato, questa promessa di Dio – “sono con te” – arriva ad assumere tutta la nostra debolezza fino a morire della nostra morte. In Lui anche le tenebre e la morte diventano luogo di comunione con la Luce e la Vita. Nasce così una speranza, accessibile a chiunque, proprio nel luogo in cui la vita conosce l’amarezza del fallimento. Si tratta di una speranza che non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5) e fa germogliare la vita nuova come la pianta cresce dal seme caduto. In questa luce ogni nuovo dramma che accade nella storia del mondo diventa anche scenario di una possibile buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire2Francesco, Messaggio per la 51ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, 24 gennaio 2017..

Radio Maria

La fede, poi, viene dall’ascolto (Rom 10,17), e se

Incoronazione di Maria “Regina di Radio Maria”, a Erba, nel 30o anniversario di attività radiofonica dell’emittente (7 ottobre 2017).

giustamente ci commuove la pregnanza del semantema biblico שְׁמַע, tanto più ci impegniamo nel «rendere ragione della speranza che è in noi»3Papa Francesco concludeva il suo Messaggio dicendo: «Chi, con fede, si lascia guidare dallo Spirito Santo diventa capace di discernere in ogni avvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità, riconoscendo come Egli stesso, nello scenario drammatico di questo mondo, stia componendo la trama di una storia di salvezza. Il filo con cui si tesse questa storia sacra è la speranza e il suo tessitore non è altri che lo Spirito Consolatore. La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta. Noi la alimentiamo leggendo sempre di nuovo la Buona Notizia, quel Vangelo che è stato “ristampato” in tantissime edizioni nelle vite dei santi, uomini e donne diventati icone dell’amore di Dio. Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza». (1Pt. 3,15). Molti sono gli amici che ci sono compagni e modelli in questo impegno (ricordiamo per tutti Giuseppe e Anita, i “Mienmiuaif”), e anche noi di Breviarium cerchiamo come possiamo di offrire il nostro contributo.

Un’opera maestosa, davvero ineffabile connubio di missione, impresa e volontariato, è Radio Maria, sulle cui onde tanti e tanti amici condividono quel poco di scienza, di sapienza e di pietà che il Signore ci chiede appunto di trafficare. Pochi giorni fa questa straordinaria emittente, incredibilmente libera da pubblicità e da ogni condizionamento che non sia la semplice verità della fede, ha compiuto 30 anni4Così Padre Livio la sera del 7 ottobre scorso: «Cari amici, in occasione della ricorrenza della festività della Beata Vergine Maria del Rosario, abbiamo solennemente celebrato nella cappella di Radio Maria il 30anniversario di Radio Maria. È stato un momento commovente, con la partecipazione di tutta la grande famiglia di Radio Maria, che era presente o collegata. Abbiamo sentito il bisogno di ringraziare la Madonna per il grande dono di Radio Maria che, in un tempo relativamente breve, si è estesa nei cinque continenti con 77 emittenti e 18 stazioni radiofoniche in lingua locale. Solo la Madonna poteva compiere un miracolo così eclatante, ma ha avuto bisogno della riposta alla sua chiamata. Ha avuto bisogno della nostra fedeltà, del nostro impegno, dei nostri sacrifici e della nostra perseveranza. Come non ricordare la moltitudine dei nostri ascoltatori che ora sono in cielo e che hanno contribuito in modo determinante a realizzare questo mirabile progetto di evangelizzazione? Quante anime ci saranno grate per averle aiutate a raggiungere la patria celeste. Cari amici, il dono che ci è stato fatto è una grande responsabilità. Essere “apostoli di Maria” è molto più che un titolo d’onore. È un impegno che dobbiamo prendere con serietà e per il quale la Madonna ci ringrazierà per essere stati generosi. Molto è stato fatto, ma molto di più ci resta da fare al servizio della Regina di Radio Maria.

Vostro Padre Livio».. Grazie al solo amore degli ascoltatori, in cui si manifesta l’amore dei fedeli per la Vergine Madre.

Padri Nostri

Col permesso di Radio Maria riportiamo su Breviarium gli audio delle nostre trasmissioni, del resto sempre reperibili nell’archivio della Radio. Qui potete riascoltare le puntate della rubrica di patristica a cura mia (Giovanni Marcotullio):

Dante, stelle & misteri

E qui si trovano le puntate della trasmissione dantesca di Antonio Fiorito (per gli amici “il Professore”).


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Note   [ + ]

1. Dal primo radiomessaggio di Pio XI (12 febbraio 1931): vale la pena di vedere il video dell’Istituto Luce*.
2. Francesco, Messaggio per la 51ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, 24 gennaio 2017.
3. Papa Francesco concludeva il suo Messaggio dicendo: «Chi, con fede, si lascia guidare dallo Spirito Santo diventa capace di discernere in ogni avvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità, riconoscendo come Egli stesso, nello scenario drammatico di questo mondo, stia componendo la trama di una storia di salvezza. Il filo con cui si tesse questa storia sacra è la speranza e il suo tessitore non è altri che lo Spirito Consolatore. La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta. Noi la alimentiamo leggendo sempre di nuovo la Buona Notizia, quel Vangelo che è stato “ristampato” in tantissime edizioni nelle vite dei santi, uomini e donne diventati icone dell’amore di Dio. Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza».
4. Così Padre Livio la sera del 7 ottobre scorso: «Cari amici, in occasione della ricorrenza della festività della Beata Vergine Maria del Rosario, abbiamo solennemente celebrato nella cappella di Radio Maria il 30anniversario di Radio Maria. È stato un momento commovente, con la partecipazione di tutta la grande famiglia di Radio Maria, che era presente o collegata. Abbiamo sentito il bisogno di ringraziare la Madonna per il grande dono di Radio Maria che, in un tempo relativamente breve, si è estesa nei cinque continenti con 77 emittenti e 18 stazioni radiofoniche in lingua locale. Solo la Madonna poteva compiere un miracolo così eclatante, ma ha avuto bisogno della riposta alla sua chiamata. Ha avuto bisogno della nostra fedeltà, del nostro impegno, dei nostri sacrifici e della nostra perseveranza. Come non ricordare la moltitudine dei nostri ascoltatori che ora sono in cielo e che hanno contribuito in modo determinante a realizzare questo mirabile progetto di evangelizzazione? Quante anime ci saranno grate per averle aiutate a raggiungere la patria celeste. Cari amici, il dono che ci è stato fatto è una grande responsabilità. Essere “apostoli di Maria” è molto più che un titolo d’onore. È un impegno che dobbiamo prendere con serietà e per il quale la Madonna ci ringrazierà per essere stati generosi. Molto è stato fatto, ma molto di più ci resta da fare al servizio della Regina di Radio Maria.

Vostro Padre Livio».