Per pubblicare finalmente il Förster in italiano

Photo by Rene Bernal on Unsplash

Il mondo degli uomini è il regno del caos e dell’errore, che senza pietà in esso governano, nel grande e nel piccolo, accanto ai quali menano la frusta anche la stoltezza e la malizia; ne consegue quindi che ogni cosa migliore si fa strada solo a stento, le cose nobili e sagge riescono a manifestarsi e trovano efficacia e ascolto molto di rado, e perciò appunto l’assurdo e il falso nel regno del pensiero, l’insipido e il nauseante nel regno dell’arte, il male e lo scaltro nel regno delle azioni vengono disturbati solo da breve interruzione e tengono propriamente il primato; al contrario, l’eccellente in ogni specie è sempre solo un’eccezione, un caso fra milioni: esso resta ed è custodito, dopo che ha sopravvissuto all’odio dei tempi, come una meteora di un altro ordine di cose.

A conferma di queste sue amare riflessioni, troppo spesso, ahimé, confermate dai fatti, il filosofo Schopenhauer (1788-1860) riferisce che per il funerale di Johann Sebastian Bach (1665-1750?) non fu possibile trovare i soldi per eseguire un canto. Infatti di Bach i tedeschi si accorsero soltanto nel 1829, quando il musicista Felix Mendelssohn (1809-1847) eseguì a Berlino un’edizione, un po’ rimaneggiata, della “Passione secondo San Matteo”.

Il caso di Bach non è un’eccezione. Quante volte succede che gli uomini più meritevoli, nel campo dell’arte o del pensiero, vengono disprezzati, ignorati, perseguitati, costretti a vivere di stenti e a fare la fame? Dante non fu bandito dai suoi concittadini e costretto all’esilio per tutta la sua vita – salvo poi a rivolere il suo corpo ad onore della città di Firenze? Socrate non fu mandato a morte dagli ateniesi? «Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri?» (At 7, 52) esclamò Santo Stefano di fronte al sinedrio di Gerusalemme, e l’uomo più santo, il Figlio di Dio, non fu rinnegato e messo in croce dal suo stesso popolo?

Purtroppo questa è, il più delle volte, la sorte dei benefattori del genere umano. Anche la storia recente ci offre esempi di questo triste fenomeno. Se ci chiediamo quali siano gli esponenti della cultura europea, in campo filosofico, teologico o culturale in genere, che hanno riscosso il plauso delle ultime generazioni, penso che si possano fare i nomi soprattutto di Freud, di Heidegger, di Rahner, e poi forse di Küng, di Metz, di Moltmann o di Schillebeeckx. Ovviamente vi sono altri illustri scienziati, filosofi e teologi che hanno avuto notevole fama – come Jung, Scheler o von Balthasar – ma sembra che il clima generale del pensiero, nella società e nella Chiesa, sia stato infine determinato in modo quasi assoluto e massiccio dai primi, sul cui valore obiettivo – anche se la cultura ufficiale scomunica chi osa contraddire la loro autorità – ci sarebbe molto da ridire. Ma, se ha ragione Schopenhauer, si potrebbe pensare che il loro grande successo sia un esempio di quel «regno del caos e dell’errore, che senza pietà» domina il mondo degli uomini. E, ancora se ha ragione Schopenhauer, «l’eccellente in ogni specie è sempre solo un’eccezione, un caso fra milioni», che dunque dobbiamo andare a cercare tra i diseredati e i dimenticati, come fece Mendelssohn con Johann Sebastian Bach.

Per vie del tutto impensate e provvidenziali sono stato quasi portato per mano a scoprire, tra vecchi libri di antiquariato, l’opera del pensatore tedesco Friedrich Wilhelm Förster (1869-1966), convertito dal positivismo ad una forma di protestantesimo molto vicina al cattolicesimo nel 1906. Al momento della sua conversione, l’Europa stava attraversando una crisi profondissima, che l’avrebbe condotta a due guerre mondiali e, dopo una parentesi di apparente rinascita morale e spirituale, a ricadere, in forma più grave, negli stessi errori che l’avevano portata alla rovina un secolo prima. Il Förster, a mio giudizio, seppe interpretare come nessun altro il dramma della cultura europea del suo tempo, e con spirito profetico rivolse il suo sguardo ai decenni a venire, prevedendo l’aggravarsi, in una misura sovrumana, dei mali che già affliggevano allora l’Europa. 

Può darsi – egli scriveva nel 1909 – che la storia universale ci prepari almeno per breve tempo e fino ad un certo grado questo salutare esperimento; la distruzione ed il disprezzo delle influenze religiose hanno senza dubbio ancor da raggiungere proporzioni immensamente maggiori; lo sfrenato soggettivismo d’una cosiddetta “etica autonoma” manifesterà sempre più chiaramente le sue più profonde conseguenze, dissolvendo tutte le verità degne sul serio di servir di legge all’uomo – e in connessione di ciò si vedrà diffondersi una spaventosa degenerazione: vizio e perversità non saranno più ristretti a determinate cerchie di persone, ma s’avanzeranno sfrenati calpestando le più venerande tradizioni, come un tempo Giulia, la figlia di Cesare, uscì dal suo palazzo per farsi prostituta di strada. Allora si vedrà che l’uomo si serve della sua cosiddetta ragione solo per essere più bestiale delle bestie, quando la sublime spiritualità della religione non sia lì a distogliere l’anima sua dal farsi serva dei sensi, non sia lì a destarla alla sua vera vita.

Sebbene presto dimenticate, le opere scritte dal Förster nei primi decenni del XX secolo di fatto offrono una prospettiva profonda e una visione profetica del mondo moderno come nessun altro più celebrato autore a lui contemporaneo o a lui successivo. Lo stesso Förster, riscrivendo le sue opere principali nel secondo dopoguerra, influenzato dall’apparentemente mutata situazione spirituale della società, non ha avuto più la stessa profondità e la stessa incidenza mostrate nei primi decenni del secolo – con l’eccezione del volume, nuovo ed originale, “La questione ebraica”, scritto nel 1959, in cui l’autore, ormai novantenne, miracolosamente ritrova tutto il vigore della sua prima maturità. 

Le opere del Förster scritte prima della prima guerra mondiale ebbero al momento un’ampia diffusione e furono anche tradotte in varie lingue – tra cui l’italiano. Più tardi il precipitare degli avvenimenti a poco a poco oscurarono la sua fama. Per questo un volume da lui annunciato già agli albori del secolo XX e poi realizzato soltanto nel 1925, dal titolo “Religione e formazione del carattere”, non attrasse molto l’attenzione e l’originale tedesco non fu tradotto in altre lingue. Anche quest’opera fu riscritta dopo la seconda guerra mondiale con il titolo mutato – “La gioventù moderna e la religione cristiana” (1960) – ma, come negli altri casi, anche in questo conviene risalire alla prima edizione dell’opera. Non esistendo una traduzione italiana non è stato facile accostarla, ma circostanze davvero eccezionali mi hanno condotto a scoprirla, e, come era da aspettarsi da un’opera frutto di decenni di meditazioni di un autore come il Förster, ho trovato in essa la stessa profondità degli altri suoi scritti, avvalorata da una più ampia e ordinata architettura, grazie alla quale il suo pensiero vi si presenta in una sorta di esposizione organica, che mette in luce gli errori della cultura a lui contemporanea e la loro incidenza sullo stesso pensiero religioso e cristiano, in una prospettiva che ne anticipa i danni in un non troppo lontano futuro. Si può dunque dire che i più tragici errori del pensiero religioso a noi più vicino sono già lucidamente esposti, nelle loro remote cause, dal Förster, il quale, nello stesso tempo, ne mette genialmente in luce tutta la vanità.

Possiamo perciò affermare che quest’opera potrebbe costituire il fondamento per una vera rinascita del pensiero religioso, in un momento in cui la corrosione esercitata dai falsi profeti sta mostrando tutti i suoi frutti decadenti e in cui perciò si avverte dovunque il bisogno di un risveglio del grande pensiero religioso e cristiano, mortificato da decenni di appiattimento sui più bassi livelli. 

Per i motivi ora esposti, stiamo progettando la pubblicazione della traduzione italiana del volume “Religione e formazione del carattere”, nell’edizione originale dei 1925. Per realizzare questa pubblicazione stiamo raccogliendo la necessaria somma di euro 2.000.

Vorremmo dunque diffondere questo appello tra tutte le persone interessate, specialmente i seminaristi, i catechisti e quanti si interessano della formazione religiosa della gioventù, al fine raccogliere, con il contributo di tutti, l’importo necessario.

Le eventuali offerte possono essere versate sul seguente conto, messo a disposizione dall’editore Solfanelli, che pubblicherà il volume in italiano:

Marco Solfanelli

Banca di Credito Cooperativo dell’Adriatico Teramano

IT27 X070 8677 0200 0000 0006 836

IT27X0708677020000000006836

SWIFT ICRAITRRU60

Nella causale scrivere: Donazione per traduzione del libro “Religione e formazione del carattere” di W.F. Förster

Grazie per quanto potrete fare. Il progetto è ambizioso ma utile e con l’aiuto di tutti si potrà finalmente realizzare.

scritto da

Be the first to comment

Di’ cosa ne pensi