Certo che don Paolo Pecoraro dovrebbero conoscerlo tutti…

È stato presentato da poco il libro-testimonianza che descrive, attraverso un coro di voci eterogenee, la figura di don Paolo Pecoraro: prete romano, attivista nella resistenza al fascismo, promotore del movimento della Sinistra Cattolica, infine – dagli anni Cinquanta – insegnante e preside dell’istituto Braschi di Subiaco per più di trenta anni. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che il libro si propone di raccontare.

Trentaquattro testimoni, dai professori che hanno collaborato con lui fino al barbiere, con toni e sfumature diverse parlano del loro incontro con don Paolo. La scansione delle testimonianze segue l’ordine alfabetico: si immagina in questo modo – così spiega il curatore dell’opera, Ettore Capitani, nell’Introduzione – di ricostituire «un ultimo gruppo classe che rende omaggio al proprio insegnante prediletto». Spassosissimi sono i racconti in cui vengono narrati episodi e aneddoti, come quello in cui don Paolo, entrando in un Ministero a passo spedito, viene fermato da una guardia e, interrogato sul motivo della sua presenza in quel luogo, risponde con tono serio: “Sineddoche”. A quel punto, trovandosi davanti a una parola incomprensibile, la malcapitata guardia lo lascia passare senza ulteriori domande.

Se il sorriso e il gusto di questi episodi si combinano con il tratto deciso e a sprazzi anche burbero di don Paolo, che emerge anch’esso dalle testimonianze, non si può fare a meno di figurarselo come un don Camillo ante litteram. E a ben guardare il paragone è tutt’altro che peregrino. Sono in molti a ricordare che era capace di finire alle mani se sentiva una bestemmia per strada o che non di rado prendeva gli studenti “per il bavero” alzandoli mezzo metro da terra. Eppure, i tratti di umanità che emergono dai diversi racconti sono spiccati quanto la sua irruenza: non esitava a mettere mano al portafoglio, aveva tempo per tutto e tutti. Di notte studiava e ciclostilava appunti per i suoi studenti, non disdegnava mai né mandava via chi chiedeva il suo aiuto. Organizzò cineforum e letture dantesche, fondò un gruppo scout e la FUCI (Federazione Universitaria Cattolici Italiani). Proprio per la sua instancabile dedizione, molti dei suoi allievi sublacensi lo hanno definirlo un “don Bosco” sui generis.

A maggior ragione dispiace – se una critica si può muovere all’opera – la “poca pretesa” con cui è redatta. Sembra quasi essere stata scritta solo per i pochi o i molti1E sì che don Paolo incrociò a vario titolo alcuni grandi protagonisti del Novecento italiano: che cosa sarebbe stato, ad esempio, il religioso anticlericalismo di Luigi Magni, se il grande regista non fosse stato alunno del prete? che hanno conosciuto o in qualche modo incontrato don Paolo. La presentazione del libro è stata poco pubblicizzata e la distribuzione del libro non risulta affatto capillare2Anche la relativa pagina Amazon appare ancora poco funzionale: se qualcuno fosse interessato al volume, ecco qui un canale di vendita autonomo.. Ci appare questo come un ossimoro di fondo: un uomo così aperto alla conoscenza al reale, alle novità (nel libro si sottolinea come don Paolo fosse tra i promotori anche di quella che sarebbe poi diventata TV2000), viene relegato e rinchiuso tra le “quattro mura” delle testimonianze dei testimoni, quasi unici fruitori del libro.

Dispiace in fondo che non ci sia stato il coraggio di osare di più e di scommettere sul fascino di questa figura che tanto osò nella sua vita, persino nel campo degli studi danteschi. Emblematica resta la sua opera “Le stelle di Dante”, che rilanciò e diede nuovo vigore alle interpretazioni della Commedia in un momento storico in cui o Dante non veniva più studiato o i “professoroni” pensavano di aver detto tutto quello che c’era da dire in merito.

A parte quindi il poco coraggio quanto al far arrivare il più lontano possibile il ricordo di un uomo di tale caratura, bella ci è apparsa l’idea di guardarlo da vari e diversi punti di vista anche se, nell’atto pratico, lo scopo non è stato sempre raggiunto. Alcune testimonianze infatti non raccontano episodi veri e propri, ma si soffermano a descrivere don Paolo senza aggiungere nulla di nuovo. In tutte viene ricordata la sua vasta cultura, il suo carattere burbero e la sua generosità nonché la sua ironia di trasteverino doc. Persino il titolo del libro deriva da una battuta che don Paolo fece a sé stesso, come ricorda Ettore Capitani nell’introduzione:

Proprio all’umiltà caratteristica di don Paolo fa riferimento il titolo scelto per la presente pubblicazione, che merita una spiegazione. Esso discende dal santino stampato in ricordo della sua ordinazione sacerdotale, il quale, sul retro dell’immagine del volto di Cristo tratta dal Cenacolo di Leonardo da Vinci, reca la seguente iscrizione in lingua latina: DEO OPTIMO MAXIMO//ROMÆ/ IN BASILICA BEATI PAULI/PAULUS PECORARO/PRIMUM SACRUM FECIT/VIII KAL IUL MCMXL/NOMEN OMEN. È facile immaginare che la breve epigrafe sia opera dello stesso novello sacerdote: in essa resterebbe enigmatica quella chiusura nomen omen se non si considerasse la trasposizione latina del nome, Paulus Pecoraro, traducibile in “un piccolo pastore” o, meglio, in “un pastore da poco”.

Altra pecca, derivante dalla prima, è questa: proprio perché la raccolta è pensata per lettori che lo hanno conosciuto, non viene stilato un breve riassunto della vita di don Paolo né all’inizio né alla fine dell’opera. È vero che in nessun modo si pretende di aver scritto una biografia di don Paolo, ma una piccola cronologia degli eventi principali e dei vari spostamenti del sacerdote romano avrebbe agevolato la lettura delle testimonianze stesse. Persino la data di nascita e quella di morte vengono apprese dal lettore da due testimonianze diverse.

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Note   [ + ]

1. E sì che don Paolo incrociò a vario titolo alcuni grandi protagonisti del Novecento italiano: che cosa sarebbe stato, ad esempio, il religioso anticlericalismo di Luigi Magni, se il grande regista non fosse stato alunno del prete?
2. Anche la relativa pagina Amazon appare ancora poco funzionale: se qualcuno fosse interessato al volume, ecco qui un canale di vendita autonomo.

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