«Nessuno vuole ricordare i meriti di Benedetto XVI». Parla Manfred Lütz

«Quanta sporcizia c'è nella Chiesa e specialmente tra coloro che dovrebbero appartenere interamente a Cristo nel sacerdozio»: già da cardinale, Ratzinger affrontò la questione degli abusi e tenne un congresso su di essa nel 2003.
Offriamo la traduzione (gentilmente curata da Giovanni Tardini) dell’articolo del dr. Manfred Lütz pubblicato sulla Neue Zürcher Zeitung il 1º febbraio 2022.

Era un incontro segreto. Il 24 ottobre 1999, i vertici del Vaticano si sono riuniti nella Congregazione per il Clero, in Piazza Pio XII a Roma1Ossia nello slargo quadrangolare che raccorda Via della Conciliazione col Colonnato del Bernini, sul limitare di Piazza San Pietro [N.d.R.].. Tutti i cardinali prefetti delle congregazioni interessate e gli arcivescovi loro vice, una quindicina di persone. Dovevo tenere una conferenza sulla pedofilia. Un giovane teologo morale ha parlato di fronte a me, e la sua meticolosa presentazione riguardava la necessità di impedire soprattutto ai vescovi americani di fare processi sommari con i preti sospettati di abusi.

Il cardinale Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero, aveva dato il tono al consesso leggendo una lettera di un vescovo americano a un prete:

Lei è sospettato di abusi, deve lasciare immediatamente la sua casa, il mese prossimo non ci sarà più la paga… «with other words, you are fired».

Non è stato difficile sollecitare il rispetto delle norme giuridiche in questo caso.

Ma poi intervenne il cardinal Ratzinger: lodò il giovane professore per la sua diligenza, salvo poi spiegare che aveva un’opinione completamente diversa. Naturalmente i principî giuridici dovevano essere osservati, ma bisognava anche capire i vescovi. L’abuso da parte dei preti è un crimine così spaventoso e causa una sofferenza cosí terribile alle vittime che deve essere affrontato con decisione, e i vescovi hanno spesso l’impressione che Roma stia ritardando tutto e legando loro le mani. La commissione rimase perplessa, cautamente in disaccordo, e nel pomeriggio si sviluppò un’accesa polemica in sua assenza.

«Il Papa prende la cosa sul serio»

Due anni dopo, Ratzinger era riuscito a convincere Papa Giovanni Paolo II a ritirare la questione dalla Congregazione per il Clero e ad assegnarla alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinale Castrillón Hoyos la prese male. In precedenza gli avevo consigliato con urgenza di sollecitare una perizia internazionale, perché io stesso potevo riferire solo di seconda mano.

Ho avuto modo di constatare che aveva scritto a margine della nota del colloquio “Dovrebbe essere considerato”. Nient’altro. Ma ora non era più responsabile; mi sedetti di fronte al cardinale Ratzinger nella primavera del 2002 e gli spiegai come fosse buono e giusto che il Papa avesse dato la responsabilità alla sua Congregazione, che la stampa era soddisfatta: il Papa prende la cosa sul serio! L’impressione era quella, ma in realtà lui, personalmente, e quelli attorno a lui, non avevano la minima idea in merito.

A mio parere aveva urgente bisogno di saperne di piú da esperti internazionali, ad esempio invitarli in Vaticano… Ascoltò attentamente e reagì immediatamente: «Allora lo faccia lei, subito». Non ci avevo pensato, non in questo modo. Gli spiegai che avevo delle figlie piccole, che non ero a mio agio con l’argomento, che non ero uno psichiatra forense, e che avrebbe dovuto pensarci bene se voleva davvero farlo: «Sí, lo voglio!».

I trasgressori non devono rimanere sacerdoti

Così mi sono informato con i massimi esperti tedeschi, ho partecipato a congressi internazionali, ho parlato con i piú rinomati scienziati del mondo e ho coordinato tutto con Monsignor Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinal Ratzinger ha sottolineato che voleva che fosse menzionato anche il punto di vista delle vittime e mi ha dato una lettera dello psichiatra infantile Jörg Fegert, che lo aveva contattato e che ho invitato anch’io.

Cosí dal 2 al 5 aprile 2003 si è svolto il primo Congresso vaticano sugli abusi. Ci siamo incontrati nel palazzo papale, erano presenti tutte le autorità di curia interessate al problema, alcune esitavano a venire e furono personalmente “motivate” da Ratzinger. È stato un congresso molto denso, con domande estremamente franche da parte dei rappresentanti del Vaticano e risposte altrettanto sincere da parte degli esperti internazionali – tutti non cattolici.

Questi ultimi chiesero di tenere sotto controllo i colpevoli, ma di non limitarsi a buttarli fuori, altrimenti – senza una prospettiva sociale – sarebbero stati piuttosto un pericolo per la comunità. Ad una cena, alcuni esperti hanno cercato di portare questa idea all’attenzione di Ratzinger, ma lui non era d’accordo, dicendo che l’abuso era una cosa così terribile che non si poteva assolutamente lasciare che tali perpetratori continuassero a operare come preti.

Il volto imbrattato della Chiesa

Nel 2004, su insistenza di Ratzinger – contro strane resistenze della Curia – le conferenze sono state pubblicate e inviate a tutte le diocesi di lingua inglese. Il Venerdì Santo del 2005, mentre Papa Giovanni Paolo II stava morendo, il Cardinale Ratzinger aveva assunto il compito di formulare i testi per la Via Crucis al Colosseo, e lí furono dette le parole:

Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! […] La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano.

Joseph Ratzinger, Via Crucis al Colosseo (2005), IX stazione: Gesú cade per la terza volta

Quattro settimane dopo era Papa.

Immediatamente Benedetto rimosse dalla circolazione il criminale fondatore dei Legionari di Cristo; poi parlò alle vittime per la prima volta come Papa in diverse occasioni, cosa che toccò profondamente alcuni; scrisse ai cattolici in Irlanda che era stato un crimine scandaloso che, per la preoccupazione di rovinare la reputazione della Chiesa, non fosse stato fatto ciò che si sarebbo dovuto fare.

Nel 2010, un alto funzionario della Chiesa, che aveva ingiustamente accusato un sacerdote, mi disse che non poteva riprenderlo perché doveva badare alla reputazione della sua istituzione. Ero inorridito. Quando i media mi interpellarono su questo caso, mi rivolsi a Papa Benedetto. La risposta arrivò prontamente: «Papa Benedetto le manda un messaggio: “Parli, deve dire la verità!”».

Non una sola prova

Dal 1999 in poi, dunque, ho assistito in prima persona alla ferma presa di posizione di Joseph Ratzinger contro gli abusi, ma prima? Anch’io ero curioso di vedere come sarebbe venuto fuori il rapporto di Monaco. Forse ci sono state decisioni sbagliate, dilettantismo, fallimento. Poi è arrivata la conferenza stampa.

I giornalisti si sono poi lamentati della teatralità davvero inquietante, che non distingueva tra fatti, ipotesi e giudizi morali. Solo un punto era chiaro: è stato dimostrato in modo convincente che Ratzinger ha detto il falso sulla sua presenza a una riunione della curia, ed è stata citata una sua risposta che minimizzava l’esibizionismo. I giudizi successivi erano – senza conoscenza del testo – prevedibili.

Tuttavia, la lettura delle parti del testo di Ratzinger ha poi rivelato due sorprese: infatti, dopo meticolose ricerche da parte degli esperti in tutti e quattro i casi di cui Ratzinger è stato accusato, non c’era una sola prova solida che egli fosse a conoscenza della storia degli abusi. L’unica “prova” era la dichiarazione di due testimoni dubbi su un caso che, per sentito dire, sostenevano ora il contrario di ciò che avevano affermato anni prima.

Risposte strane

Il verbale della suddetta riunione ordinariale registrava semplicemente che era stato deciso di far vivere in una canonica un sacerdote che veniva a Monaco per una terapia. Niente sugli abusi, niente sulla cura pastorale. Ma soprattutto mi ha sorpreso il fatto che da alcune risposte fosse chiaro che questo non era il linguaggio di Benedetto. Le “sue” osservazioni sull’esibizionismo appartenevano al massimo al seminario di diritto ecclesiastico e in realtà qui sembravano grottescamente banalizzanti, persino in modo imbarazzante.

Nel frattempo è diventato chiaro quale fosse il motivo. A 94 anni, l’uomo non è stato ovviamente in grado di esaminare da sé stesso le migliaia di pagine di documenti. I membri dello staff lo avevano fatto e avevano commesso degli errori nel processo. Contrariamente alla risposta originale – per la quale non aveva partecipato ad una riunione 42 anni fa –, era invece stato presente. A parte questo, lo studio legale aveva mostrato uno strano stile di interrogatorio: alcune delle domande erano retoriche, suggestive o miscugli di accusa e giudizio.

Chiunque avrebbe cercato un consiglio legale su tali questioni, come evidentemente ha fatto Papa Benedetto. Alla fine, le domande oblique dello studio legale non gli hanno dato la possibilità di affrontare la questione della sua responsabilità personale. Ha annunciato che vuole ancora esprimersi su questo, e su come si è arrivati alla redazione di quelle strane risposte. C’è da aspettarsi che questo sarà allora veramente il suo testo, e si dovrebbe avere la correttezza di aspettare questa dichiarazione.

È tempo di decisioni

Certo, si può criticare Joseph Ratzinger: egli stesso più volte ha invitato a farlo. Ma qui si ha l’impressione che un vecchio – il quale, tra l’altro, ha fatto un lavoro pionieristico sul tema dell’abuso, che in origine gli era completamente estraneo – sia stato trascinato sulla scena in modo sensazionalistico, laddove si sarebbero dovute indagare finalmente le questioni decisive: perché nessun responsabile della Chiesa in Germania ha ammesso apertamente la sua colpa personale e si è dimesso volontariamente?

Già nel 2010, Papa Benedetto disse:

Il primo interesse deve essere quello delle vittime. [Ovvero] come possiamo fare ammenda […] con un aiuto materiale, psicologico, spirituale.

Allora perché le vittime non sono ancora aiutate ad organizzarsi in modo veramente indipendente e perché non sono ancora adeguatamente risarcite su base individuale? Perché si susseguono opinioni di esperti una dietro l’altra, senza che se ne faccia nulla?

L’associazione delle vittime presso la Conferenza episcopale tedesca dice giustamente che è finalmente tempo di decisioni e di azioni coraggiose. Da dodici anni c’è una richiesta giustificata in Germania di un’indagine statale veramente indipendente e scientificamente seria sia sulle chiese sia sulle associazioni sportive interessate. Il rapporto di Monaco ha finalmente chiarito: è ora che lo Stato agisca!

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1 Ossia nello slargo quadrangolare che raccorda Via della Conciliazione col Colonnato del Bernini, sul limitare di Piazza San Pietro [N.d.R.].

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