La vocazione universale a… vivere nel proprio tempo
Essere cristiani non è proiettarsi in un passatismo che necessariamente aliena nell’attesa di un mondo tutto e solo futuro.
Essere cristiani non è proiettarsi in un passatismo che necessariamente aliena nell’attesa di un mondo tutto e solo futuro.
Quante carte i ragazzi portano a scuola, in vista degli esami di maturità! Il rischio è che le attività di volontariato perdano in liberalità.
Quanto conta ancora, nel nostro contesto postmoderno e liquido, il pensiero del filosofo di Stoccarda? Sarà poco avvertita, ma non è estinta.
«Se ti do la somma dell’intera vincita smetti di giocare?» Il Filosofo francese dice di no: quel che cerchiamo sarebbe altro…
Il tempo che ci manca non è (tanto) quello che misuriamo, ma quello che riempiamo di senso e significato. Agostino continua a ricordarcelo.
Evitata, negata ed esorcizzata dal mondo contemporaneo, la Morte viene profeticamente additata da Papa Prevost come un limite e una soglia.
Gran parte delle discussioni filosofiche sul bene e sul male morali si chiedono se a farci sbagliare sia ciò che capiamo o ciò che vogliamo.
Riecheggiando alcune storiche pagine del magistero dei suoi immediati predecessori, Papa Prevost ha aperto l’Anno Accademico.
Dal medioevo all’evo moderno e oltre, fino ai nostri giorni, il tempo subisce una “desacralizzazione” gravida di conseguenze.
Molti ne parlano, pochi lo conoscono (anche solo superficialmente): il Quarto Vangelo racchiude una visione cosmica imperniata su Cristo.
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