Leone XIV, la fede e la scienza alla Lateranense
Riecheggiando alcune storiche pagine del magistero dei suoi immediati predecessori, Papa Prevost ha aperto l’Anno Accademico.
Riecheggiando alcune storiche pagine del magistero dei suoi immediati predecessori, Papa Prevost ha aperto l’Anno Accademico.
Dal medioevo all’evo moderno e oltre, fino ai nostri giorni, il tempo subisce una “desacralizzazione” gravida di conseguenze.
Molti ne parlano, pochi lo conoscono (anche solo superficialmente): il Quarto Vangelo racchiude una visione cosmica imperniata su Cristo.
Tutti a dire che “l’importante è andare”, a prescindere dalla destinazione, però poi nessuno muove un passo senza navigatore.
Non basta credere in Dio per ammettere la creazione, e quest’ultima dice non solo la potenza, ma anche la libertà del creatore.
La prima e la seconda navigazione di Platone, la terza di Agostino sono tutte esemplate sulle esperienze nautiche nel “Mare nostrum”.
In un tempo in cui “ci si vergogna di vergognarsi e non ci si vergogna di non vergognarsi” la lezione del vescovo di Ippona ha molto da dire.
Flessibilità, intelligenza e discernimento sono alcune tra le qualità salienti della dottrina aristotelica delle virtú. Vediamo perché.
Il pregiudizio illuministico sul medioevo non è riuscito a imporsi, ma resta tuttavia duro a morire: serve quindi un buon revisionismo.
Siamo portati, per un pregiudizio radicato nelle rivoluzioni moderne, a valutare positivamente le istanze sorte “dal basso”, e a nutrire istintiva diffidenza verso le istituzioni gerarchiche e preesistenti. Ma perché?
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