Il dono e il mistero della “seconda navigazione”

Sospinta dal vento di quella meraviglia che crea la filosofia, la goletta del pensiero beccheggia “ne lo gran mar dell’essere”. Il suo timoniere è un uomo diverso, non pago del “levigato sentiero dei modi di dire” su cui i più conducono l’esistenza nuotando a pelo d’acqua. Uno spirito religioso lo chiamerà filosofo, cioè amico e quindi cercatore di una sapienza – sophia – che egli non possiede, ma di cui oscuramente intravvede l’esistenza pur se solo come desiderio di un sapere originario, ormai perduto, e quindi da cercare nell’orizzonte della comunità dei Greci di condizione libera.

Per farlo occorre catturare la maggior quantità possibile di forza generata da quel vento, affinché gonfi le vele della ragione, trasformandosi così in energia propulsiva. Ma non basta: è necessaria anche una rotta, e qui ecco le prime secche che l’ardimentoso nocchiero chiamerà aporie. Il filosofo infatti cerca un perché ultimo, un’inizio assoluto: siamo nelle colonie greche dell’Asia Minore in cui la diversità dei costumi e la lontananza dalla madrepatria innescano questa indagine già sette secoli prima della nostra era. Così i presocratici rinvengono questo principio chi nell’acqua, – Talete –, chi nell’aria – Anassimene –, chi nel fuoco sempre vivente – Eraclito. La nostra imbarcazione, piccola e fragile se paragonata alla vastità del pelago, oscilla tra le varie spiegazioni, ma il suo nauta possiede già due convinzioni salde: non si può propendere per una ipotesi se non dopo un vaglio razionale, composto cioè esclusivamente di argomentazioni pubblicamente ostensibili; e la realtà sensibile si spiega con il sensibile stesso, senza dover ricorrere a forze mitologiche, poetiche o comunque trascendenti. È in questo clima che sorgono le prime ipotesi razionali sull’origine del mondo, e dell’uomo. Anassimandro immaginerà una terra di forma cilindrica, capace di sostenersi in base ad un equilibrio di forze, idea che prefigura il rivoluzionario tentativo di cercare cause razionali dei fenomeni, resistendo alle sirene delle vecchie teogonie.

Nell’Atene del V secolo a.C., però si assiste ad un fatto nuovo: con la democrazia emerge la potenza della parola, una forza diversa, capace di convincere gli uomini non più riguardo alle origini del mondo, ma sulle ragioni del loro stare insieme in una società in cui il processo deliberativo coinvolge tutti i maschi di condizione libera. Un potere mirabile, quello del logos, tanto che – argomenta il Sofista Gorgia – se un retore e un medico dovessero persuadere un paziente ad affrontare una dolorosa operazione, questi andrebbe dal primo, incapace di svolgere l’intervento, più che dal secondo, proprio perché meno convincente dell’oratore.

La nostra goletta beccheggiante è in difficoltà: quel vento inizia a scemare ed incombe così l’esiziale rischio della bonaccia. Il suo stesso errare poi la aveva condotta in una situazione aporetica e la probabilità di rimanere ferma circondata da un pelago quieto e, quindi, ostile si profilava ormai all’orizzonte. Più volte, nel sinuoso procedere dell’umano conoscere si determineranno simili frangenti in cui ogni speranza parrebbe vana, mentre questa può rinvigorirsi purché si individui una prospettiva nuova da cui scrutare il reale. Aristocle, detto Platone per l’avvolgente ampiezza del suo stile, sarà capace di un rivoluzionario ardimento che, nelle immortali pagine del Fedone, assumerà il metaforico volto della seconda navigazione.

Siamo ormai nel IV secolo a.C.: Socrate, maestro di Platone, ha preferito morire restando fedele alle leggi che vivere violandole. Così per l’autore della Repubblica rimane aperto il problema di come creare una società in cui il giusto non faccia la fine di chi, scoprendo la maieutica, incrinò le certezze dei suoi concittadini col tarlo del dubbio.

Ma torniamo alla nostra barca: se incombe la bonaccia non basta capitalizzare l’ultimo alito di vento. Bisogna por mano ai remi, fendendo l’ostile vastità del pelago con una nuova energia celata nella forza delle braccia. Se navigare a vela ci aveva condotto fuori rotta occorreva, fuor di metafora,un’altra forma di conoscenza che spiegasse il sensibile non più con sé stesso, ma con una causalità di ordine diverso. Erano necessarie – e questa è l’intuizione platonica – la scoperta di un mondo ideale e di una causa sovra sensibile che fossero capaci di spiegare lo stesso cosmo fenomenico. La seconda navigazione rappresenta un radicale mutamento di paradigma perché anche chi volesse avversare un simile esito sarebbe comunque costretto a fare i conti con il guadagno teoretico che implica. In un senso diverso torna il termine “orizzonte”, come quello di uno spazio aperto sì ma non vuoto, perché abitato da convinzioni ideali che, a loro volta, ci inabitano. Platone stesso chiarisce con un illuminante esempio la valenza ontologica, etica e gnoseologica della sua scoperta. Se Socrate viene incarcerato, accettando di morire per le sue idee, non basta dire che il filosofo si trova in prigione perché ha due gambe grazie alle quali si è recato in cella. Ma occorre alludere alle intense motivazioni di ordine morale che lo hanno indotto a rifiutare la fuga. 

Parlare oggi della seconda navigazione, mentre assordanti sirene ci stordiscono facendoci ristagnare in una dimensione fisica, significa affermare che non tutto si spiega con la materia; che quel anelito metafisico oggi smarrito può essere ritrovato, oltre la polarizzazione ottundente, nel comune cimento del dialogare filosofico.

Informazioni su Alessio Conti 10 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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