Amare il Papa – cinque lettere di santa Caterina da Siena

Lettera CCCXLVII1Al Conte Alberico da Balbiano capitano generale della compagnia di San Giorgio e altri caporali.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi, voi e tutta l’altra vostra compagnia, fedeli alla santa madre Chiesa, e alla santità di papa Urbano VI sommo e vero pontefice, combattere tutti realmente e fedelmente per la verità, acciocchè riceviate il frutto delle vostre fadighe. Quale è quella cosa che ci dona questo frutto, e che ce lo toglie? Dicovelo: il lume della santissima fede; col quale lume vediamo la dignità e bontà di Colui a cui noi serviamo, e fa cognoscere il frutto che ne sèguita; cognoscendolo, lo ama: e così questo lume, onde che è venuto il cognoscimento, cresce e nutrica l’amore verso l’operazione, ch’egli ha presa a fare, e in colui cui egli ha preso a servire. Quale è quel Signore per cui sete entrati nel campo della battaglia. é Cristo crocifisso che è somma e eterna Bontà. La dignità sua, neuno è che la possa estimare; solo esso medesimo la stima. Egli è un signore tanto fedele che, volendo che l’uomo fosse atto e disposto a ricevere il frutto d’ogni sua fadiga colà dov’egli il voglia ricevere, corse, come innamorato, all’obrobriosa morte della santissima croce; e con tanta pena e tormento ci donò l’abondanzia del sangue suo. O fratello e figliuoli carissimi, voi sete cavalieri entrati nel campo per dar la vita per amore della vita, e dare il sangue per amore del sangue di Cristo crocifisso. Ora è il tempo de’ martiri novelli. Voi siete i primi che avete dato il sangue. Quanto è il frutto che voi ne riceverete? é vita eterna: che è un frutto infinito. E che sono tutte queste fadighe a rispetto di quello sommo bene? Sono non covelle. Così dice san Paolo: «Non sono condegne le passioni di questa vita a quella futura gloria che ci è apparecchiata nell’altra vita.». Sicchè, grande è ‘l frutto. In questo non ci si può altro che guadagnare, o viva o muoia. Se morite, guadagnate vita eterna, e siete posti in luogo sicuro e stabile; e se campate, avete fatto sagrificio di voi a Dio volontariamente, e la sostanzia potrete tenere con buona coscienzia. Se col lume della santissima fede ragguarderete questa dignità, sarete tutti confortati e fedeli a Cristo crocifisso, e alla santa Chiesa; però che, servendo alla Chiesa e al vicario di Cristo, servite a lui. E però vi dissi, che il Signore a cui voi servite, è Cristo crocifisso. Volete voi essere ben forti, che ognuno varrà per molti? Ponetevi innanzi all’occhio dell’intelletto vostro il sangue del dolce e buono Gesù, umile Agnello; e la fede nostra, la quale vedete contaminata per gl’iniqui uomini amatori di loro medesimi, i quali sono membri del dimonio, negando quella verità che essi medesimi hanno data a noi, dicendo che papa Urbano VI non sia vero papa. E essi non dicono la verità; ma mentono sopra il capo loro, come menzogneri: chè egli è papa in verità, in cui sono commesse le chiavi del sangue. Ben potete confortarvi, perchè combattete per la verità; la quale verità è la fede nostra. Non dubitate di covelle; chè la verità è quella cosa che ci libera. E acciocchè meglio chiamassimo l’adiutorio divino in questa santa e buona operazione, vuole la Verità eterna ch’entriate in questo esercizio con una buona e santa intenzione, studiandovi di fare il principio e il fondamento vostro per onore di Dio, in difensione della fede nostra, della santa Chiesa e del vicario di Cristo, con buona coscienzia; purificandola voi e gli altri, quanto v’è possibile, per la santa confessione. Perocchè voi sapete che le colpe hanno a chiamare l’ira di Dio sopra di noi, e impedire le sante e buone operazioni. Fate che, come capo loro, voi siate il primo, con un santo e vero timore di Dio. Altrimenti, la verga della giustizia sarebbe presso a noi. E se tutta la comune gente non potesse avere il tempo di farla attualmente, facciala mentalmente col santo desiderio. A questo modo sarete fedele, e mostrerete in verità per opera, che voi abbiate veduto col lume della san tissima fede, cui voi siete posti a servire, e cognosciute la dignità e bontà sua, e il frutto che vi séguita dopo la fadiga. Anco diceva: chi ci tolle che noi non siamo fedeli, ma Siamo infedeli a Dio e alle creature? L’amore Proprio di noi medesimi, il quale è un veleno che ha avvelenato tutto il mondo, ed è una nuvola che obumbra l’occhio dell’intelletto nostro che non lassa cognosccre nè discernere la verità. E però non vede altro che piacimento proprio, con lo quale si diletta di piacere più alle creature che al Creatore; Ponendosi dinanzi a sè solo i beni transitorii di questa tenebrosa vita cercando stati e delizie e ricchezze del mondo, le quali tutte passano come ‘l vento. Questo disordinato affetto sopra lo quale loro hanno posto l’esercizio, é atto a fare l’uomo poco leale o fedele, se non in quanto se ne vegga trarre la propria utilità. E anco portano massimo pericolo, che l’uomo non perisca egli, e faccia perire altrui, per volere attendere, in cotesti casi, solamente a potere acquistar della roba. Chè lo intendimento non può attendere a due cose insieme con lo esercizio corporale; a rubare, e a combattere. Sapete che per questo molti ne sono rimasti perdenti. E però la Verità vuole che, acciocchè questo caso non divenga a voi, voi il diciate, e facciatene avvisati gli altri che sono sotto la vostra governazione. Anco vi prego per l’amore di Gesù Cristo crocifisso, che voi attendiate d’avere savio, schietto e maturo consiglio appresso voi, fedele e leale. E per caporali scegliate uomini virili e fedeli, di migliore coscienzia che potete: che ne’ buoni capi rade volte può stare altro che buone membra. Sempre state attento, che tradimento non fosse o dentro o di fuore. E perchè malagevolmente ci possiamo guardare, voglio che voi e gli altri sempre, la prima cosa che voi facciate da mane e da sera, sì vi offeriate a quella dolce Madre Maria, pregandola che ella sia avvocata e difenditrice vostra; e per amore di quel dolce e amoroso Verbo che ella portò nel ventre suo, che ella non sostenga che veruno inganno vi sia fatto, ma che ‘l manifesti, acciocchè sotto inganno non possiate perire. Son certa che, facendo il santo principio, come detto è, e questa dolce offerta, che ella accetterà graziosamente la vostra petizione, come madre di grazia e di misericordia ch’ella e inverso di noi peccatori. Ma se noi disordinatamente ponessimo l’affetto nostro, come detto è, in quello che ci tolle la fedeltà; priveremmoci d’ogni bene, e faremmoci degni d’ogni male: perderemmo il frutto di vita eterna, delle nostre fadighe. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi fedeli alla santa madre Chiesa, ed a Cristo in terra papa Urbano VI. Confortatevi, confortatevi in Cristo dolce Gesù, tenendo dinanzi a voi il sangue sparto con tanto fuoco d’amore. State nel campo col gonfalone della santissima croce; pensate che il sangue di questi gloriosi martiri sempre grida nel cospetto di Dio, chiedendo sopra voi l’adiutorio suo. Pensate che questa terra è il giardino di Cristo benedetto, ed è ‘l principio della nostra fede. E però ciascuno per sè medesimo ci debbo essere inanimato. Ora si scontano e’ difetti nostri, se noi vorremo schiettamente servire a Dio e alla santa Chiesa. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Siate grato, voi e gli altri, e cognoscenti del beneficio che riceveste, a Dio, e a quello glorioso cavaliero santo Georgio, il cui nome tenete: il quale vi difenda, e sia vostra guardia infino alla morte. Perdonatemi se troppo v’ho gravati di parole. L’amore della santa Chiesa, e la salute vostra me ne scusi; e la coscienzia mia, che n’è stata costretta dalla dolce volontà di Dio. Faremo come Moisè: che ‘l polpolo combatteva, e Moisè orava; e mentre ch’egli orava, il popolo vinceva. Così faremo noi, purchè la nostra orazione gli sia grata e piacevole. Piacciavi di leggere questa lettera, almeno voi e gli altri caporali.

Gesù dolce, Gesù amore.

Note

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1 Al Conte Alberico da Balbiano capitano generale della compagnia di San Giorgio e altri caporali.

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