Matteo Salvini tra vangeli, rosarî… e bordelli

Una tragica e secolare esperienza ha smentito la tesi n. 1. Non solo la prostituzione è un fenomeno inassimilabile alla fornicazione ma per giunta, ben lontano dal costituire un “male minore”, si accompagna a peccati assai più gravi con pesanti ricadute sociali.1Odette Philippon, La prostituzione senza maschera, Paoline, Alba 1955. Non si tratta tanto di mettere in questione il principio secondo cui  i peccati meno gravi sono da tollerare (non c’è univocità tra reato e peccato), quanto il fatto che la prostituzione si possa davvero considerare un peccato minore. Non è esagerato definirla uno stupro a pagamento.2L’espressione è di Rachel Moran, Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione, tr. it. Round Robin, Roma 2017. Un libro che consigliamo a chi ignora la profondità della ferita inferta dalla prostituzione all’animo femminile. Qualche anticipazione su Aleteia.

La casa di tolleranza non ha mai impedito l’adulterio, l’omosessualità, l’incesto, è stata luogo di elezione della perversione sessuale, ha corrotto la morale familiare e non ha affatto ridotto il numero delle case clandestine, proliferate come un fungo velenoso che fa ceppo intorno a sé… Ammettendo la “casa” e disciplinandola lo stato ha sempre procurato mali maggiori di quelli evitati, quando addirittura non è diventato complice di «un’organizzazione che assume l’aspetto di un servizio pubblico al quale la gioventù maschile avrebbe diritto per soddisfare un appetito irresistibile senza pericolo di contaminazione venerea».3Joseph Salsmans, L’abolitionnisme, in «Nouvelle Revue Théologique», 52 (1925), p. 553 sgg.

Salvini che strumentalizza il Vangelo in chiave antirenziana. Col beneplacito dei “cattolici organici” al progetto leghista.

Come possono quei “cattolici dei valori” impegnati nel contrasto all’imperialismo contraccettivo e all’ideologia dei diritti – per la quale ogni desiderio deve trasformarsi in un diritto esigibile e garantito dallo stato – appoggiare forze politiche intenzionate a garantire un simile “servizio pubblico”? Come possono considerarle un argine ai disvalori della cultura libertaria quando è sempre più evidente che si alimentano di questa stessa cultura? La sensazione – invero quasi una certezza – è che a forza di voler giustificare le proprie preferenze politiche si finisca per arrampicarsi sugli specchi… Un simile endorsement mina la loro credibilità.4Al fondo di questa attività di fiancheggiamento sta l’incapacità di cogliere la natura malsana – machiavellica e hobbesiana – dell’antropologia leghista: «La destra che lucra voti appellandosi alla pancia, la destra della “volgare eloquenza” che deve le sue fortune politiche al cinico sfruttamento delle paure individuali. La Lega per avere successo deve sollecitare gli umori elementari, il fondo oscuro e primordiale delle masse. Deve attingere a uno stato d’animo caratterizzato dalla mescolanza di paura, rabbia, confusione, indignazione, eccitazione. È il sottosuolo psicologico su cui prospera il salvinismo. Il tipo umano a cui fa riferimento la Lega è l’uomo pulsionale, il bimbo viziato infinitamente desiderante e bisognoso di protezione. In sintesi, il tipo umano prodotto dalla “mutazione individualistica” del ‘68: l’uomo rimasto soltanto “maschio”, un fascio di istinti scoordinati». (I sofismi pindarici dell’elettore cattoleghista, La Croce Quotidiano, 24 gennaio 2018)

Dalla tesi n. 2 deriva invece quella “doppia morale” caratterizzata da una schiacciante asimmetria tra uomo e donna. Sotto questo punto vista risulta difficile contestare il duro giudizio del medico e universitario cattolico Luigi Scremin: la prostituzione, considerata simultaneamente utile e infame, marchiava la donna a fuoco, per sempre, in maniera definitiva, lasciandole sguarnita contro le insidie e le violenze maschili, il più delle volte impunite – di fatto bastava che una donna fosse vestita da meretrice perché lo stupro non fosse punibile, anche se la vittima risultava essere vergine.5L. Scremin, La questione delle case chiuse, cit., p. 21. Quanti innominabili abusi si sono consumati nel nome di una simile tolleranza?

Come spiegare che l’atteggiamento dei cristiani verso la prostituzione sia stato così simile a quello della Roma pagana? La connivenza delle leggi con la lussuria e la violenza maschili portava a una tale disparità di trattamento tra cliente (maschio) e prostituta da far pensare che una tale iniquità avesse in realtà radici più profonde, da ricercare in un katéchon maligno, più precisamente «in qualche cosa che resisteva al cristianesimo: essa era una protesta contro l’unità della morale sessuale, un’affermazione della preminenza maschile», sicché «non ci si sottrae alla conclusione che la “regolamentazione” del passato, con le sue torture morali e fisiche, con quel suo perpetuo patteggiamento (è il meno che si possa dire) con il male sessuale, questa sopravvivenza di forma e di costume pagani nella società cristiana, questa perpetua e gigantesca antitesi fra morale e diritto, fosse […] una perversione essenzialmente sadica».6Ivi, p. 23

La tesi n. 3 dal canto suo è semplicemente una fake news. La prostituzione non è affatto un’attività che, ancorché detestabile, va considerata fisiologica perché “antica quanto il mondo”. Lasciamo la parola a uno storico che ha a lungo indagato su questo soggetto.

Assieme a tanti altri i cristiani hanno detto e lasciato dire che la prostituzione era un mestiere antico quanto il mondo. Ma come possiamo sostenere che il più vecchio mestiere del mondo sia, nel senso stretto del termine, quello della prostituta. Per dire questo bisogna non essersi mai presi il tempo di misurare la portata di simili affermazioni. I mestieri più antichi del mondo sono stati quelli dell’allevatore e del pescatore, del cacciatore e del pastore. La prostituta, come troppo spesso diciamo irrispettosamente, appare solamente quando viene realizzata l’urbanizzazione della Grecia e le prime misure che la riguardano risalgono a Solone l’Ateniese nel V secolo avanti Cristo.7Charles Chauvin, Les chrétiens et la prostitution, cit., p. 3

Davanti a questo problema, continuamente dibattuto dagli stati e dalle chiese, i moralisti cattolici si sono spesso trincerati in una tolleranza dalle corte vedute che alimentava, anziché arginare, il male morale e sociale da combattere.

Ciò non vuol dire sottovalutare o semplificare la portata del fenomeno prostituzione, la cui complessità deriva dalla varietà delle forme di prostituzione. È particolarmente insidiosa la prostituzione privata (o clandestina) che richiederebbe, per essere debellata, investimenti imponenti nell’attività investigativa. Senza contare il rischio, pregiudizievole per il bene comune di una società democratica, di promuovere un sistema poliziesco di spionaggio.

Così come sarebbe sbagliato puntare solamente sulla repressione e non, anche, sulla cultura e sull’educazione. Detto questo, alla prova della storia il regime regolamentarista si è dimostrato nefasto, prima ancora che fallimentare. E come poteva essere altrimenti, visti i suoi presupposti materialisti?

Resta la via tracciata da don Oreste Benzi e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: colpire la domanda – vale a dire la “clientela” – sull’esempio della Svezia. «Il male va tolto, non regolato». Parole di un sant’uomo.

Un tema, questo, sul quale bisognerà ritornare.

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1 Odette Philippon, La prostituzione senza maschera, Paoline, Alba 1955.
2 L’espressione è di Rachel Moran, Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione, tr. it. Round Robin, Roma 2017. Un libro che consigliamo a chi ignora la profondità della ferita inferta dalla prostituzione all’animo femminile. Qualche anticipazione su Aleteia.
3 Joseph Salsmans, L’abolitionnisme, in «Nouvelle Revue Théologique», 52 (1925), p. 553 sgg.
4 Al fondo di questa attività di fiancheggiamento sta l’incapacità di cogliere la natura malsana – machiavellica e hobbesiana – dell’antropologia leghista: «La destra che lucra voti appellandosi alla pancia, la destra della “volgare eloquenza” che deve le sue fortune politiche al cinico sfruttamento delle paure individuali. La Lega per avere successo deve sollecitare gli umori elementari, il fondo oscuro e primordiale delle masse. Deve attingere a uno stato d’animo caratterizzato dalla mescolanza di paura, rabbia, confusione, indignazione, eccitazione. È il sottosuolo psicologico su cui prospera il salvinismo. Il tipo umano a cui fa riferimento la Lega è l’uomo pulsionale, il bimbo viziato infinitamente desiderante e bisognoso di protezione. In sintesi, il tipo umano prodotto dalla “mutazione individualistica” del ‘68: l’uomo rimasto soltanto “maschio”, un fascio di istinti scoordinati». (I sofismi pindarici dell’elettore cattoleghista, La Croce Quotidiano, 24 gennaio 2018)
5 L. Scremin, La questione delle case chiuse, cit., p. 21.
6 Ivi, p. 23
7 Charles Chauvin, Les chrétiens et la prostitution, cit., p. 3

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2 risposte a “Matteo Salvini tra vangeli, rosarî… e bordelli”

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