Matteo Salvini tra vangeli, rosarî… e bordelli

Più in generale, la teoria della regolamentazione (o della tolleranza) della prostituzione si fonda su tre tesi alquanto discutibili.1Cfr. Luigi Scremin, La prostituzione e la morale, Istituto di Propaganda Libraria, Milano 1945.

  1. la prostituzione è un male minore: la prostituzione non è altro che un caso particolare di fornicazione (l’unione sessuale tra un uomo e una donna non sposati), come tale è un peccato «secondo natura», il meno grave tra i peccati di lussuria. Assolve pertanto una funzione sociale giacché impedisce peccati di lussuria ben più gravi e violenti.
  2. la doppia morale: la prostituzione disonora soltanto la donna, non incide invece sula moralità e sull’immagine sociale dell’uomo che fruisce della prostituta.
  3. la prostituzione è un male necessario: la prostituzione rappresenta il «mestiere più antico del mondo», che in quanto tale è assimilabile a un fenomeno fisiologico, naturale, o per meglio dire a una malattia cronica dell’umanità.

Queste tesi non reggono però a un esame rigoroso e si rivelano totalmente infondate.

La tesi n. 1 in un primo momento può apparire ragionevole. Ma abbiamo già visto quanto sia zoppicante dal punto di vista teologico. In maniera analoga, è a dir poco discutibile assimilare la prostituzione alla fornicazione.

Certo: sul piano materiale la fornicazione e la prostituzione appaiono quasi indistinguibili. Tra le due sembra anche essere attestata una certa parentela linguistica. Nell’antica Roma il commercio pubblico del proprio corpo si svolgeva in luoghi caratterizzati da archi, in latino fornix, da cui deriva il termine fornicare.2C. Chauvin, op. cit., p. 11.

Ma se appena consideriamo i due fenomeni sotto il profilo formale la differenza appare subito netta. Basti solo questa osservazione: la fornicazione non si oppone, in linea di principio, al fine biologico dell’atto sessuale: la procreazione di nuove vite; la prostituzione invece sì.

Una donna può darsi a un uomo senza “vendersi” in nulla, e da questo incontro può anche nascere una nuova vita; così allo stesso modo la donna può eventualmente pensare di stabilizzare la relazione con quell’uomo.

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Ma per una prostituta le condizioni sono radicalmente diverse: la prostituzione si regge su uno scambio contrattuale o commerciale: si tratta di un modello di relazione da cui viene espulsa ogni dimensione affettiva, non utilitaristica e slegata dal sesso. Anche le espressioni affettuose («amore», «tesoro», «piccolo/a mio/a») utilizzate nelle interazioni reciproche non sono altro che elementi di una recita della seduzione dove ciascuna delle due parti, cliente e prostituta, è perfettamente consapevole degli scopi dell’altra. Le finalità sono legate puramente al rapporto sessuale e ognuna delle parti coinvolte cerca di massimizzare l’utilità ricavabile dallo scambio.

Il cliente è alla ricerca di una prestazione sessuale più intima (dal punto di vista fisico) e impersonale possibile, da raggiungere nel modo più economico possibile. La prostituta ricerca la massima protezione possibile della propria intimità (affettiva) e il maggior guadagno economico possibile.3Charlie Barnao, Le prostitute vi precederanno. Inchiesta sul sesso a pagamento, Rubbettino, Soveria Mannelli, p. 68

Affittare il proprio corpo “professionalmente”, a tempo determinato o indeterminato, è un proposito definito dal guadagno. Un vincolo ancora più rigidamente determinato nel caso della prostituzione gestita da organizzazioni criminali. Le condizioni “lavorative” congiurano contro la natalità: una eventuale gravidanza ostacolerebbe l’esercizio della “professione”, facendo perdere profitti al racket criminale. Senza contare che all’attività prostitutiva sono connesse, per quantità e qualità dei rapporti sessuali (con sconosciuti), malattie e condizioni igieniche incompatibili con la gravidanza. La prostituzione perciò pone e vive di condizioni contraddittorie rispetto al fine biologico dell’atto sessuale. L’infertilità rappresenta la sua condizione naturale, voluta e programmata, sicché ci si può spingere a dire, in analogia con lo schiavismo, che l’essenza della prostituzione si regge sull’antiparentela.4Claude Meillassoux, Antropologia della schiavitù, trad. it., Mursia, Milano 1992.

Nella fornicazione per contro questa condizione antivitale costante e regolare non c’è: per quanto inizialmente possa mancare la volontà reciproca di impegnarsi, sussiste sempre la possibilità che l’eventuale figlio generato nella carne possa essere riconosciuto. E le condizioni generalmente non impediscono che i due genitori possano stabilizzare la loro relazione.

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Note

1 Cfr. Luigi Scremin, La prostituzione e la morale, Istituto di Propaganda Libraria, Milano 1945
2 C. Chauvin, op. cit., p. 11.
3 Charlie Barnao, Le prostitute vi precederanno. Inchiesta sul sesso a pagamento, Rubbettino, Soveria Mannelli, p. 68
4 Claude Meillassoux, Antropologia della schiavitù, trad. it., Mursia, Milano 1992.

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