Matteo Salvini tra vangeli, rosarî… e bordelli

Alcuni circoli intellettuali vicini al partito di Salvini si stanno segnalando per le minimizzazioni sul tema della prostituzione. Lo scopo malcelato di queste prese di posizione è rendere digeribile all’elettorato cattolico un punto “sensibile” del programma leghista: il meretricio legalizzato. Una propaganda zoppicante, con un arsenale argomentativo che, come vedremo, riprende le ragioni a lungo predicate da una cattiva teologia.

L’atteggiamento della teologia cattolica appare sostanzialmente univoco sulla questione della illegittimità morale della prostituzione.1Giovanni Battista Guzzetti, Prostituzione, in Enciclopedia cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e il Libro Cattolico, Roma 1953, coll. 161-164. Su questo tema si registra una uniformità pressoché assoluta tra i moralisti: la condanna della prostituzione è unanime; per la morale cattolica è scontato che la facoltà sessuale è lecita solo nel matrimonio, essendo ogni altro esercizio illegittimo.

Il consenso dei moralisti viene meno quando si passa invece a considerare l’atteggiamento della legge civile nei confronti della prostituzione. Quale atteggiamento deve assumere lo stato? Deve tollerare o meno la prostituzione?

Su questo punto le risposte divergono. Nella storia della teologia sono emerse due tendenze fondamentali: una corrente che propugna il regolamentarismo e un’altra che invoca invece il proibizionismo. Secondo la prima corrente lo stato può – o addirittura deve – tollerare la prostituzione; per la seconda deve proibirla.

La corrente regolamentarista, che ha avuto largo corso prima dell’età moderna, fonda la sua posizione soprattutto su due ordini di ragioni: l’autorità dei papi (che in passato tollerarono nei loro stati la prostituzione) e di dottori della Chiesa come s. Agostino e s. Tommaso d’Aquino.

Di Agostino si cita comunemente un passo del De ordine (lib. II, cap. 4, 12): «Aufer meretrices de rebus humanis, turbaveris omnia libidinibus» («Togli via le meretrici dalla vita umana e guasterai tutto col malcostume»). Tommaso viene menzionato soprattutto per un passo della Summa theologiae, questo:

Il governo dell’uomo deriva da quello di Dio, e deve imitarlo. Ora, Dio, sebbene sia onnipotente e buono al sommo; permette tuttavia che avvengano nell’universo alcuni mali che egli potrebbe impedire, per non eliminare con la loro soppressione beni maggiori, oppure per impedire mali peggiori. Parimenti, anche nel governo umano chi comanda tollera giustamente certi mali, per non impedire dei beni, o anche per non andare incontro a mali peggiori. S. Agostino, p. es., affermava: «Togliete le meretrici dal consorzio umano, e avrete turbato tutto con lo scatenamento delle passioni». Perciò, sebbene gli increduli pecchino coi loro riti, essi si possono tollerare, o per un bene che ne può derivare, o per un male che cosi è possibile evitare. Ora quando gli Ebrei osservano i loro riti, nei quali un tempo era prefigurata la verità della nostra fede, si acquista una testimonianza a favore della fede da parte dei suoi nemici, e in modo figurale ci viene così presentato ciò che noi crediamo. Ecco perché il loro culto è tollerato. Invece i culti degli altri miscredenti, che non presentano nessun aspetto di verità e di utilità, non meritano di essere tollerati, altro che per evitare qualche danno: cioè per evitare scandali o discordie che ne potrebbero derivare, oppure per togliere un ostacolo alla salvezza di coloro, che con questa tolleranza un po’ per volta potranno convertirsi alla fede. Ecco perché talora la Chiesa ha tollerato i culti degli eretici e dei pagani, quando era grande la moltitudine degli increduli.2II-II, q. 10, a. 11

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Note   [ + ]

1. Giovanni Battista Guzzetti, Prostituzione, in Enciclopedia cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e il Libro Cattolico, Roma 1953, coll. 161-164.
2. II-II, q. 10, a. 11

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