Ora te li spiego “da fuori”, caro #Fakebook, i gay e la Fedeli

L’omosessualità è una malattia?

Io non sono un medico chirurgo, né uno psicanalista né uno psichiatra, né un biologo né un chimico. Però so leggere (e leggo), in particolare quando mi punge il sospetto che un qualche dogmatismo voglia imbavagliare l’esercizio del libero pensiero: l’epistemologia teologica, infatti, procede (e neanche su tutti i livelli!) definendo gli àmbiti leciti d’inchiesta sulla base di assunzioni previe (ma non a priori) derivate dalla Rivelazione; quella scientifica, invece, esplora i possibili nessi causali delle cose in completa autonomia. Ciò significa che se talvolta alla ricerca medica si pongono dei giusti limiti – per esempio, che so, quanto alla ricerca sulle cellule staminali embrionali… – essi scaturiscono da ragioni etiche, cioè intrinsecamente implicate nella ricerca stessa in quanto fatto umano: una censura politica1Come quella stolidamente agitata ieri dalla ricchissima comunista che ignorantissimamente siede a Viale Trastevere – neanche s’è accorta di minacciare enti che non dipendono dal Miur, per quanto è abituata a reagire per riflesso pavloviano…, invece, sarebbe senza dubbio inaccettabile.

Ora, quanto alla tanto spesso invocata derubricazione dell’omosessualità dall’International Classification of Disease, è raro trovare illustrata la storia di tale derubricazione. Per brevità riporto2Riservandomi appena di introdurre una traduzione in testo a fronte dove il riferimento riporta unicamente i testi originali. una densa pagina di un saggio che ne offre appunto un sunto.

Le cronache – imparziali e inconfutabili – ricordano che nel 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della “Commissione Nomenclatura” dell’APA [American Psychological Association, N.d.R.] chiedendo di partecipare agli incontri, cosa che alla fine ottennero. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico, che nel 1973 sfociarono nella decisione di mettere la questione ai voti. Ebbene, grazie a una votazione (5.854 voti a favore e 3.810 contro) l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici:

On April 9, 1974, results of the vote were announced. Only 10,555 of the 17,905 APA members had voted in the election. The results were as follows. Total APA members eligible to vote: 17,905. Number of APA member that actually voted: 10,555. Number of members that “Abstained”: 367. Number of “No” votes – votes to keep “homosexuality” in the DSM as a mental disorder: 3,810. Number of “Yes” votes – votes to remove “homosexuality” from the DSM as a mental desorder: 5,854. It should be noted that the number of “Yes” (5,854) made up only 32.7 percent of the total membership of the APA3Mark Thompsan e Randy Shilts, Long Road to Freedom: The Advocate History of the Gay and Lesbian Movement, St. Martins Press, 1994, 104..
Il 9 aprile 1974 furono annunciati i risultati del voto. Solo 10.555 dei 17.905 membri dell’APA parteciparono alla votazione. I risultati furono come segue. Totale dei membri APA aventi diritto al voto: 17.905. Membri APA che effettivamente votarono: 10.555. Numero dei membri “astenuti”: 367. Numero dei voti negativi – cioè quelli volti a mantenere la voce “omosessualità” nel DSM come disordine mentale: 3.810. Numero dei voti positivi – cioè quelli volti a rimuovere la voce “omosessualità” dal DSM come disordine mentale: 5.854. Bisognerebbe notare che il numero dei “Sì” (5.854) arriva appena al 32,7% di tutti i membri dell’APA.

Questa votazione avvenne nonostante il parere contrario della maggioranza degli psichiatri americani, i quali si espressero attraverso un sondaggio indipendente4Cf. I. Harold, Lief Sexual Survey no. 4 current thinking on homosexuality, in Medical Aspects of Human Sexuality 2 (1977), 110-111 […]; Charles W. Socarides […], The Sexual Deviation and the Diagnostic Manual, in American Journal of Psychoterapy.. Nel D.S.M. IV rimase tuttavia per lungo tempo la voce “omosessualità egodistonica”, espressione che designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto con il proprio io.

Il noto psichiatra Irving Bieber commentò così la votazione del 1973:

Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda5Cf. Irving Bieber et Al., Omosessualità, Il Pensiero scientifico editore, Roma 1977. […]..

La psichiatria ha cancellato l’omosessualità dai suoi manuali sotto la spinta intimidatoria di due fattori politici: l’ideologia della Rivoluzione Sessuale e i Movimenti per i Diritti delle Minoranze. Oltre alle pressioni politiche, la commissione nomenclatura dell’APA ha cancellato l’omosessualità dai suoi manuali per eliminare fattori di discriminazione sociale nei confronti delle persone omosessuali. Questo è stato sottolineato anche da alcuni noti attivisti gay6Cf. Simon LeVay, Queer Science, MIT Press, Cambridge 1996, 224.. È interessante la posizione del luminare Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della ”Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal il 23 maggio 2001, egli affermava:

Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini sessuali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi […]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica. Io contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale.

Carlo Di Pietro – Marcello Stanzione, Il sacramento del diavolo, poss. 2317-2356

Ora, torno a ripetere: io non sono uno psichiatra e per grazia di Dio mi occupo di tutt’altro, nella vita, ma sono un buon lettore e trovo qui documentazione sufficiente a non mandare giù acriticamente la parola d’ordine “derubricazione” – sottrarre alla scienza un oggetto di indagine a forza di pretesti estrinseci, quali la politica e l’ideologia, è tutto l’opposto del progresso. Dunque esattamente questo è quanto ho inteso dire nei commenti incriminati. Cosa in tutto ciò inciti all’odio non mi è ancora chiaro.

Non è solo una questione “di fine”

E no, non intendo il solito Machiavelli: dico che l’anomalia dell’orientamento omosessuale non la si può sostenere solo sulla base di un argomento teleologico, ma anche – e soprattutto, nel caso di giovani che si preparino a esercitare la professione medica – sul piano dell’infettivologia. I fini non sono affare dei medici (forse), ma i microbi e le malattie sì, di sicuro.

Note   [ + ]

1. Come quella stolidamente agitata ieri dalla ricchissima comunista che ignorantissimamente siede a Viale Trastevere – neanche s’è accorta di minacciare enti che non dipendono dal Miur, per quanto è abituata a reagire per riflesso pavloviano…
2. Riservandomi appena di introdurre una traduzione in testo a fronte dove il riferimento riporta unicamente i testi originali.
3. Mark Thompsan e Randy Shilts, Long Road to Freedom: The Advocate History of the Gay and Lesbian Movement, St. Martins Press, 1994, 104.
4. Cf. I. Harold, Lief Sexual Survey no. 4 current thinking on homosexuality, in Medical Aspects of Human Sexuality 2 (1977), 110-111 […]; Charles W. Socarides […], The Sexual Deviation and the Diagnostic Manual, in American Journal of Psychoterapy.
5. Cf. Irving Bieber et Al., Omosessualità, Il Pensiero scientifico editore, Roma 1977. […].
6. Cf. Simon LeVay, Queer Science, MIT Press, Cambridge 1996, 224.

Comments:

4 risposte a “Ora te li spiego “da fuori”, caro #Fakebook, i gay e la Fedeli”

  1. Sulla storia ISS e pride, ci sarebbe da notare come i poveri infettivologi abbiano tentato di lanciare l’allarme – dopo Amsterdam – per prevenire ulteriori focolai e la diffusione di nuovi ceppi nel contesto del gaypride di Madrid. Cioè, fottetevi come vi pare ma almeno evitate di ricadere sul SSN. Proponiamo persino il vaccino gratuito. Hai mai letto qualcosa in proposito sui giornali che ci hanno ammorbato per mesi su vaccini obbligatori e no-vax? Orge su scala europea, figurati l’impazzimento degli specialisti per tracciare i ceppi, le provenienze e gli sviluppi.
    Come con l’insorgere dell’AIDS nel mondo occidentale: fu diffuso inizialmente soprattutto dal personale delle compagnie aeree ed ebbe come bacino le comunità gay.
    Se lo dice persino Wikipedia, che proprio omofoba non mi pare, sarà così, no?
    “Haiti aveva particolari relazioni con l’Africa e il virus qui trovò un bacino di contagio vantaggioso soprattutto nelle comunità omosessuali maschili[7]; fu forse l’isola caraibica, meta del turismo gay statunitense, a fare da ponte tra l’Africa e l’America[17].”
    “Grazie alla particolare forza contagiosa dei soggetti maschi e grazie alle condizioni particolarmente favorevoli al contagio dei rapporti di tipo anale, il virus trovò infatti un vantaggioso bacino di infezione nella comunità omosessuale maschile di alcune grandi città americane[”
    E poi, trovi su fb gente che si permette commenti spiritosi tipo “è uno di quelli che si beve le stronzate della Grande Scienziata dell’Ano Dottoressa del Buco del Cul?” (scusate per l’espressione ma riporto testualmente)

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