Le glorie della Maddalena (…e quelle di Chiara Ferragni)

Ieri mattina sono stato alla biblioteca Vallicelliana di Roma per una ricerca che mi aveva messo tra le mani uno dei manoscritti piú antichi d’Europa1Non che siano pochissimi, i manoscritti di età carolingia: fu proprio per volontà di Carlo Magno che ne furono prodotti in quantità fino ad allora inusitate. Il fatto è che invece (un po’ perché già scarseggiavano, un po’ perché venivano distrutti dopo la copia) ne abbiamo relativamente pochi anteriori a quell’epoca.: la cosiddetta “Bibbia di Alcuino”.

Tesori incartapecoriti

Già che c’ero, ho chiesto e ottenuto di vedere anche un altro testo, la cui scheda in catalogo mi aveva incuriosito: «Salterio annotato con estratti dei commenti di sant’Agostino e di Cassiodoro» (cosí Vincenzo Vettori tra il 1740 e il 1749). Il manoscritto (B 46) è composto in una beneventana del XII secolo e forse è stato composto nella medesima abbazia che ce l’ha conservato, ossia la Certosa di San Bartolomeo di Trisulti, a Collepardo (Frosinone): lo so, è piú Ciociaria che Campania, anzi è quasi Abruzzo, ma “beneventana” è il nome della grafia, la quale è sí originaria dell’area di Benevento ossia del suo ducato2In effetti è una grafia di derivazione longobarda., ma poi si trovò attestata un po’ dappertutto a sud di Roma (e non solo).

Un bel salterio con un interessante disegno di pagina, ma la ragione per cui ne parlo (e ne parlo oggi) è quel che vi ho trovato, annotato da mano del XIII secolo, sulla c. 157v: un inno alla Maddalena che fino a ieri ignoravo completamente! “Pange, lingua, Magdalenæ…”, e uno pensa subito a san Tommaso e al suo celeberrimo “Pange, lingua, gloriosi [corporis mysterium]”, ma l’inno eucaristico è meno antico di quello alla Maddalena perché questo è riconducibile a Philippus Cancellarius, nobile ecclesiastico e accademico parigino che morí quando Tommaso aveva appena undici anni ma i cui lavori certamente il Pio Bove avrebbe ritrovato negli anni luteziani. Insomma Filippo compose quest’inno ispirandosi all’ancora piú antico “Pange, lingua, gloriosi [lauream certaminis]”, del grande (e non adeguatamente celebrato) Venanzio Fortunato (530-609 d.C.). Non è qui il caso di parlare di questi tre personaggi – vi ho fatto cenno solo perché mi emoziona sempre come grandi idee possano nascere rifrangendosi «come iri da iri», richiamandosi esplicitamente ma restando al di sopra di ogni sospetto di plagio –: riporto invece il testo corredato da una traduzione approntata all’uopo.

Le lacrime e la gioia di Maddalena

Pange lingua Magdalenæ lacrimas et gaudium,
Sonent voces laude plenæ de concentu cordium,
Ut concordet philomenæ turturis suspirium.

Jesum quærens convivarum turbas non erubuit,
Pedes unxit, lacrimarum fluvio quos abluit,
Crine tersit et culparum lavacrum promeruit.

Suum lavit mundatorem, rivo fons immaduit,
Pium fudit fons liquorem et in ipsum refluit,
Cælum terrae dedit rorem, terra cælum compluit.

In prædulci mixtione nardum ferens pisticum
In unguenti fusione typum gessit mysticum;
Ut sanetur, unctione unxit ægra medicum.

Pie Christus hanc respexit speciali gratia,
Quia multum hunc dilexit, dimittuntur omnia.
Christi, quando resurrexit, facta est prænuntia.

Gloria et honor Deo, qui paschalis hostia,
Agnus mente, pugna leo, victor die tertia
Resurrexit cum tropæo mortis ferens spolia.

Canta, o lingua, le lacrime e la gioia di Maddalena,
risuonino le voci, piene di lode per l’accordo dei cuori,
cosí che si accordi a quello della tortorella il sospiro dell’usignolo.

Cercando Gesú non si vergognò per la folla dei convitati,
unse i piedi, dopo averli lavati con un fiume di lacrime,
li asciugò coi capelli e ne meritò il lavacro delle colpe.

Lavò colui che la puliva, inumidí col suo torrente la Fonte,
la Fonte fece sgorgare un pietoso liquido che tornò ad essa,
il cielo diede la rugiada alla terra, la terra diede la sua pioggia al cielo.

Mise nardo puro nella dolcissima miscela,
nell’effusione dell’unguento divenne un mistico archetipo;
per essere guarita, la malata pose l’unguento al Medico.

Con religioso amore Cristo guardò a lei con una grazia speciale:
poiché molto ella lo amò,
le fu perdonato tutto.
E di Cristo, quando risorse, fu fatta prima annunciatrice.

Gloria e onore a Dio, che è vittima pasquale,
agnello nell’anima, nella lotta leone, vincitore il terzo giorno
risorse portando le spoglie col trofeo della morte.

La rivoluzione dell’Evangelo

Ineffabile bellezza stilistica e contenutistica, e molto se ne potrebbe dire da altrettanti punti di vista: l’immensa devozione medievale a Maria Maddalena (che non meriterebbe di essere sfigurata dai danbrown di turno) dice di una grande stagione della storia degli effetti della “apostola degli apostoli”, ma pure di un’ormai rodata simpatia (diciamo anzi entusiasmo) per la possibilità di cambiare vita, e per quanti effettivamente riuscivano a emendarsi da fasi disonorevoli dell’esistenza.

A differenza del cinema contemporaneo, la devozione medievale a Maria Maddalena non ha mai indulto al dettaglio pruriginoso, il cui interesse non è piú profondo di ogni pozzanghera fangosa: nel personaggio della Maddalena confluirono diverse figure evangeliche (la peccatrice in casa di Simone, Maria di Betania e la Maddalena del noli me tangere); se ne ricorda l’anodina nota lucana circa i “sette demonî” da cui Cristo la esorcizzò… ma l’attenzione degli evangelisti e dei cristiani non si è mai fossilizzata su cosa fossero codesti demonî, perché invece l’evangelo consiste soprattutto nell’annuncio che cambiare si può. Nessuno è vincolato per sempre ad essere ciò che credeva di dover rimanere (magari con la zavorra del pregiudizio altrui): Maddalena è l’icona di questa rivoluzione3Né poi è l’unica, certamente: chiedete a Claudia Cirami, ad esempio, e scoprirete cose fantastiche su santa Maria Egiziaca! e il medioevo cristiano ha recepito con gioia l’una e l’altra.

Una settimana fa Emiliano Fumaneri mi segnalava Potere politico e immagine paterna di Giorgio Campanini, in cui l’autore

attribuisce l’ideologia del patriarcato a una ben precisa linea di pensiero che da Lutero passa per Bodin, Filmer, Hobbes e approda al pensiero assolutistico e a quello della restaurazione (per non parlare delle ideologie novecentesche). L’idea chiave di questa linea di pensiero sta nella stretta analogia (se non nell’identificazione) tra autorità paterna e autorità politica. Il potere politico sarebbe così “naturalmente” insindacabile come è naturale l’autorità paterna. A questa linea se ne contrappone un’altra che affonda le sue radici nel pensiero medievale e comprende, tra gli altri, Vico, Rosmini e Sturzo. Questa seconda linea rifiuta l’autoritarismo della prima linea di pensiero e critica l’analogia tra società politica e società domestica (affermando che hanno genesi e logiche differenti). Il femminismo e il pensiero antiautoritario in generale sono chiaramente una reazione alla prima linea di pensiero che ha sempre enfatizzato l’autorità e non la fratellanza tra gli uomini. E come accade alla quasi totalità delle reazioni, per scarsa lucidità, si fa di ogni erba un fascio finendo immancabilmente per peggiorare il male che si intende combattere.

In effetti fu Robespierre a far ghigliottinare Olympe de Gouges4Le hanno da poco dedicato un’emissione filatelica in Francia., rea di aver messo per iscritto “I diritti della donna e della cittadina” (nonché di essersi dichiarata contraria alla decapitazione di Luigi XVI).

…e allora la Ferragni?

L’impressione è che anche il femminismo vada bene al mondo finché costituisce la smaltatura conciliante del permanente e profondo patriarcato maschilistico: bene la contraccezione e la “libertà sessuale”, bene l’aborto, bene l’irrisione endemica del pudore… perché son tutte cose che facilitano le attitudini maschilistiche (e fallocratiche, stavolta sí) di un patriarcato a sua volta in crisi per il proprio dispotismo. Chiedete invece un sostegno per le mamme, chiedete che i CAV siano potenziati perché nessuna donna sia lasciata sola davanti alla maternità, e toccherete con mano lo strano concetto di “femminismo” del nostro mondo.

Viva la Maddalena, quindi, che ci restituisce l’immagine di una donna libera perché liberata e non piú disponibile alla rapacità pubblica in quanto rapita da un amore unico. In questi giorni, a seguito della tragicomica polemica sui #FerragnezAgliUffizi, la nota influencer ha postato degli scatti nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e nella Cattedrale di Otranto, che (come moltissime chiese in Italia) ospitano inestimabili tesori dell’arte mondiale.

Probabilmente è fuori luogo parlare di “conversione” o d’altro, ma sicuramente lo è ancora di piú stracciarsi le vesti: io devo ammettere di non aver conosciuto “the blonde salade” fino a quando non era già molto famosa in tutto il mondo, e aggiungo di trovare velleitarie e pretenziose le ambizioni da maître-à-penser di Fedez, suo marito; eppure è sterile e sciocco ostinarsi nello snobbare fenomeni di costume che riescono in qualche modo a cogliere alcune domande di certi non trascurabili segmenti di popolazione. Bene fanno quelli che come don Alberto Ravagnani restano nel loro ma riescono a farlo avviando un confronto verace.

Vent’anni fa la Ferragni poteva essere bollata come ambiziosa e spregiudicata scioccherella, ma da quando il suo fenomeno di costume si è imposto bisogna riconoscere in lei almeno una teoreta della superficialità, o qualcosa del genere (che però renda giustizia a una certa indiscutibile maestria): vivere in funzione di un’immagine da proiettare non è e non può essere il mio stile di vita, però da studioso del pensiero cristiano riconosco che proprio questo è ciò che ha prodotto la sterminata iconografia agiografica nel corso dei secoli – proiettare modelli ammirabili e che suscitino l’emulazione. In questo senso Chiara figura a meraviglia sotto le volte affrescate di Santa Caterina e sopra il pavimento musivo della Cattedrale otrantina: gli influencer occupano una certa quota dello spazio delle agiografie (anche perché noialtri si stenta a riempirlo?), e possono farlo sempre e solo intercettando domande delle persone. Ora, quali sono queste domande? E quali sono le risposte?

Ecco come la composizione di Filippo Cancellario e la figura di Maria Maddalena tornano utili e parlanti a tutti: da Chiara Ferragni in giú.

Note

Note
1 Non che siano pochissimi, i manoscritti di età carolingia: fu proprio per volontà di Carlo Magno che ne furono prodotti in quantità fino ad allora inusitate. Il fatto è che invece (un po’ perché già scarseggiavano, un po’ perché venivano distrutti dopo la copia) ne abbiamo relativamente pochi anteriori a quell’epoca.
2 In effetti è una grafia di derivazione longobarda.
3 Né poi è l’unica, certamente: chiedete a Claudia Cirami, ad esempio, e scoprirete cose fantastiche su santa Maria Egiziaca!
4 Le hanno da poco dedicato un’emissione filatelica in Francia.
Informazioni su Giovanni Marcotullio 297 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017 al 2023.

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