Soppressione del sesso: in Olanda rivoluzione silenziosa

Ottobre 2018: la CdI di Leonne Zeegers, prim* transgender che ha ottenuto il documento di riconoscimento ufficiale senza specifica menzione del sesso.

Il Governo dei Paesi Bassi  parrebbe avere un piano per il futuro del genere umano se non addirittura per il genere tout court

di Laure Mandeville1Traduzione dal francese a cura di Patrice Lauzeral & Emanuela Pongiluppi Eleuteri.

All’inizio del mese di luglio, in una sorprendente indifferenza giornalistica e politica, il ministro Ingrid van Engelshoven  – incaricata del Ministero dell’Emancipazione  – con una lettera indirizzata al Parlamento  ha annunciato che «a partire dall’anno 2024/2025» scomparirà la menzione sesso femminile e maschile dalla carte di identità olandesi 

Si tratta di un inserimento «inutile», ha dichiarato la Ministra, che vuole «limitare per quanto possibile l’inutile menzione del sesso». 

I Paesi Bassi non sarebbero i primi, tant’è che la Germania ha già aperto la strada. Fa notare van Engelshoven. Gli olandesi manterranno la menzione del sesso sui loro passaporti per essere in regola con le esigenze dell’UE che non ha ceduto alle sirene dell’indiscriminazione sessuale.

I Paesi Bassi fanno appello al tema delle lungaggini burocratiche che implicherebbe a questo proposito l’obbligo di menzione del sesso. Secondo Ingrid van Engelshoven la decisione non creerebbe alcuna problematica alla polizia. La vera motivazione di questa rivoluzione sociale è in risposta alle rivendicazioni politiche delle minoranze LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer), di cui alcuni, – come i transgender – o in maniera specifica i transgender “non binari” – cioè coloro che non si sentono né donna né uomo e che non si riconoscono nella strutturazione della società sviluppata attorno ai due sessi femminile e maschile:

I Cittadini devono avere la possibilità di trasformare la propria identità,

scrive la ministra, membro di un piccolo partito sessantottardo D66, che ha inserito il tema nell’agenda della compagine governativa. Il termine “modellare” sembra indicare che Ingrid van Engelshoven abbia letto la filosofa americana Judith Butler, che afferma che il genere è un fatto sociale ed un atto “performativo”, e non un dato biologico. I transgender, di cui si fa fatica a capire l’essenza, rappresenterebbero circa tra lo  0.6%  ed il 2,6 % della popolazione olandese. La ministra annuncia che aiuterà persino le imprese ad evitare di dover provvedere alla «inutile registrazione del sesso». 

«Non andare verso la neutralità della società»

È curioso come il governo liberale di Mark Rutte sembri pensare che detta riforma permetterà di combattere meglio le diseguaglianze tra le donne, che, sopprimendo la menzione del sesso, si farebbe a meno di una tentazione discriminante.

Un argomento per ribaltare l’argomento, perché non è pensando di nascondere l’identità della donna che se ne difendono i diritti!,

si stupisce Theo Boer, professore di etica all’Università d’Utrecht, in totale disaccordo.

Incontro con Brand Berghouwer, presidente della Fondazione transgender dei Paesi Bassi, che approva il progetto governativo.

La nostra fondazione punta a migliorare la vita dei transgender. Ma auspichiamo che sia l’intera società ad essere più disinvolta verso le normative transgeneri. Sí, ad esempio, se un uomo desidera indossare un vestito femminile, dovrebbe essere OK, per favorire una società più accondiscendente verso tutti,

dice Brand, che ha fatta la transizione alcuni anni fa. Aggiunge prontamente che

il fatto di togliere la menzione del genere non comporta di approdare alla neutralità della società e (che) la differenziazione uomo/donna persisterà.

A prosegue:

La decisione del governo prende spunto dal fatto che la menzione del genere sulle carte di identità non è assolutamente necessaria, giacché il governo custodirà questi dati. 

Non trattasi tuttavia di uno dei criteri fondamentali dell’identità della persona, e quindi un punto chiave delle tessere per l’identificazione dei cittadini?

Perché affermate ciò? – risponde Brand –. Se chiedete agli ufficiali di polizia all’aeroporto che guardano le foto segnaletiche, vi risponderanno che guardano i visi, i nasi, le bocche, gli occhi, non il genere.

Evochiamo il caso di due trans-gender “non binari” che hanno esposto il loro caso in tribunale chiedendo che venisse apposta la categoria X sulle loro carte d’ identità, perché non si sentivano di far parte né della categoria M e tanto meno della categoria F. 

Leonne Zeegers, un transgenere intersessuato (che possedeva le caratteristiche dei due sessi) è stato il primo ad ottenere soddisfazione. In seguito Nanoah Struik, alla nascita di sesso femminile ha visto la medesima richiesta accettata a motivo che «non si sentiva né donna né uomo». Un certo numero di osservatori interpretano queste decisioni come «un passo verso il riconoscimento del terzo sesso». Brand rileva comunque che X non è una categoria supplementare ma essa è utilizzata quando sul certificato di nascita è stato iscritto 0 a significare che non è stato possibile stabilire il sesso. Poniamo quindi la domanda:

Non sarebbe quindi preferibile apporre la X per i transgender piuttosto che sopprimere la menzione maschile e femminile per gli altri che non hanno chiesto nulla e che non sono indubbiamente d’accordo?

Brand risponde in maniera negativa a motivo del “rischio discriminatorio contro le X”. Quello che risolverebbe la questione – ribadisce – «sarebbe di apporre la menzione X per tutti» nei documenti di identità. Egli (Brand) non rileva infatti la necessità di distinzione tra uomini e donne da un punto di vista burocratico”

Brand confuta inoltre l’idea che sia indispensabile poter mantenere un registro di uomini e di donne (per quel che concerne la salute, il diritto di famiglie, etc)

Non sussistono delle motivazioni legali, tutti sono uguali. Ogni persona maggiorenne può sposarsi, che essa sia un uomo o una donna. Perché precisare?

E riguardo all’importanza della filiazione del padre e della madre ? Brand si stupisce :

Perché la filiazione è importante? Può accadere che un uomo sia sterile e che abbia utilizzato lo sperma di un altro. Può accadere che la madre sia un uomo. Degli uomini “trans” hanno generato dei figli. Sarebbe logico registrare il genitore che ha gestato come genitore 1. E si può aggiungere un genitore 2.

Il modello della famiglia “tradizionale” è messo in discussione

Quello che delinea Brand è fondamentalmente una destrutturazione del mondo millenario e come è oggi, la soppressione del genere a vantaggio di un universo confuso in cui nessuno sarà sicuro di nulla, in nome dei diritti individuali.

Chiediamo quindi a Brand come saranno assicurati i diritti delle minoranze senza cambiare l’ordine delle cose. Non ci sono forse delle realtà biologiche che possono essere occultate?

Ci siamo arrivati! esclama ridendo Brand. Voi francesi siete così legati ai generi – “tipizzati”2Liberamente tradotto dal francese “genrésNdT. . Forse a motivo della vostra lingua così ancorata alle declinazioni femminile e maschile!

Forse. Però Brand non ha risposta alle domande fondamentali circa il proliferare dei diritti sulla relazione tra maggioranza e minoranza vigente in una democrazia. Il discorso di Brand rispecchia esattamente quanto il “disturbo di disforia di genere” instillato da Judith Butler ha rivoluzionato la battaglia femminista e quello delle minoranze sessuali.

In nome del “genere come costruzione” il libro “Gender Trouble” scritto nel 1990 ha portato ad una vera e propria messa in discussione della questione “eteronormatività sessuale” e del modello di “famiglia tradizionale” percepita come una manifestazione del “patriarcato” e quindi quello di una fortezza da espugnare. Il movimento queer, che incrementando la sua influenza in seno alla comunità transgenere ha lentamente deviato il tema dell’uguaglianza dei diritti delle donne, degli omosessuali e dei transessuali (termine bandito al giorno d’oggi) dirigendosi verso un approccio volto alla mescolanza dell’identità di genere. Dall’analisi di Laurent Chambon  – intellettuale francese omosessuale – specialista in questo ambito e presente ad Amsterdam. emerge che mentre gli omosessuali si muovevano verso un approccio riproducente la famiglia tradizionale con tanto di matrimonio omosessuale, il movimento queer la rimette in causa3La famiglia naturale NdT. . Per meglio comprendere è necessario ascoltare la “filosofa attivista” queer Simone van Saarloos che spiega il senso del suo libro sull’«oblio queer», che al telefono dice:

La struttura della famiglia è trasmettere. È il patriarcato. Io voglio rompere tutto questo. Noi abbiamo bisogno dell’“oblio queer” per rompere queste abitudini. è una strategia: dimenticare di creare una famiglia e di trasmettere un retaggio, un’eredità. Dimenticare ci dona un potenziale di radicalità, l’opportunità di avere una pagina bianca,

dichiara accorata. Una retorica che ricorda

indubbiamente il 1920 e l’Unione Sovietica nell’epoca in cui era doveroso distruggere la famiglia borghese e “nazionalizzare” la donna sovietica al servizio del partito e della felicità del proletariato,

commenta Françoise Thom specializzata nello studio della società, della cultura e della storia della Russia.

Wierd Duk – grande giornalista di De Telegraaf4Il principale quotidiano, nonché uno dei più antichi, dei Paesi Bassi NdT. – nota che

evidentemente c’è un lato rivoluzionario neomarxista in questa idea di progressiva soppressione del sesso maschile e femminile, questa ideologia è nata dal forsennato individualismo degli anni ’60 e dalla premessa che tutto sia sociale. Questo ha condotto all’idea che tutto è lecito e ogni nostro desiderio possa divenire concreto in quanto le regole della natura non sono più riconosciute tali come ad esempio la binarietà maschio-femmina.

E si utilizza, se necessario, una forma di “contro scienza”, afferma Duk. Chris Rutenfranz – anziano criminologo e editorialista – è molto critico ponendo la domanda circa il riconoscere il dove si arresti la soddisfazione dei “diritti”. Si interroga Rutenfranz:

è possibile decidere di modificare la propria età nei documenti d’identità, come recentemente chiesto da un certo Emil Ratelband, in quanto egli si sentiva offeso di essere anziano5La richiesta fu rifiutata NdR.

Tra “disforia” di genere e perdita dell’identità

Arrivata a Buren, piccolo borgo fortificato situato nella verde campagna olandese dove vive il noto filosofo e scrittore Maxim Februari, 57 anni, nato a Marjolijn che ha effettuato la transizione tra il 2012-2013. La sua vicenda ha fatto molto rumore nel momento in cui nei Paesi Bassi avveniva la presa di coscienza del problema dei transessuali. Racconta Februari:

Sono sempre stato consapevole che avrei fatto la transizione. Ma internet è stato il detonatore dando accesso alle testimonianze delle persone che erano passate attraverso questo excursus clinico.

Ricorda come ha sempre provato la “disforia” durante tutta la vita a motivo della mancanza di connessione tra il suo essere maschile e il suo corpo femminile. E della liberazione che ha avvertito dopo il trattamento ormonale e la sua trasformazione. “Sono felice”, dichiara sottolineando come tuttavia scriva poco a proposito perché non desidera «essere  ridotto al tema dei trans». Insiste «Sono solo un uomo con un passato».

In questo giovedì, Maxim Februari ci tiene a dare il suo parere riguardo la soppressione del genere nelle CdI. Sin dall’inizio quello che sottolinea – ed è un’informazione che non circola – è che nella comunità transgegender non c’è una linea comune sulla questione.

Io sono per la semplificazione amministrativa – dice Maxim –. L’attuale tendenza a chiedere il nostro sesso nei documenti è ridicola.

Ma spiega altresì che la menzione del sesso sulle CdI

non è un problema per i transessuali, che non desiderano un mondo sessualmente indifferenziato. Sono passato attraverso tante prove per diventare un uomo, sono attaccato a questa famosa “M” di maschile!
La stampa ha un ruolo essenziale ed è per questo motivo che vi parlo. Non c’è sulla questione che vi pongo un reale dibattito nei Paesi Bassi.

Maxim Februari, filosofo e scrittore

Prosegue Februari, il problema deriva dal fatto che il termine “transgender” è un termine “indifferenziato”6Libera interpretazione traduttiva di “fourre-tout” NdT. :

Ci sono dei transessuali che hanno tuttora dei problemi con il loro corpo e desiderano risolverli con la chirurgia. Vi sono poi dei trans non binari, un piccolo gruppo i quali hanno ancora dei dubbi circa la propria identità e giocano con i loro corpi e con i agli abiti. I non binari esercitano rivendicazioni piú politiche rimettendo in discussione la società, la mascolinità… Noi no! Questi vogliono vincere sopprimendo il genere e affermano che noi siamo tutti non binari!

Prosegue il filosofo :

Tutto ha avuto inizio con le teorie di Judith Butler. Trovo però illuminante come la signora Butler dal 2015 abbia innescato la marcia indietro. Oggi dichiara che avrebbe potuto fare più attenzione al fatto che le persone avrebbero desiderato «vedersi riconoscere il proprio sesso» e che «non voleva dire che il genere è fluido e mutevole». 

Dice Februari :

Penso che la Butler sia arrivata al punto di preoccuparsi dello sradicamento del genere e della promozione delle “neutralità”. Si è spaventata dell’aver seminato la tempesta. 

Il filosofo precisa che è stato molto favorevole alla difesa dei diritti delle minoranze e che approva i Black Live Matter. Ma al contempo osserva

apparire all’interno di questo movimenti delle frange estremiste spaventose. Perché la maggioranza delle persone cede a questa pressione ? Questa è la domanda reale. In tutto ciò evidentemente la stampa gioca un ruolo fondamentale. Questo è il motivo per cui ve ne parlo. Nei Paesi Bassi non c’è un dibattito sulla questione che vi porto.

Cosí dichiara Maxim Februari.

«Il clima è anti-intellettuale da noi»

Sistemata dietro lo sportellino della sua biglietteria presso la stazione di Amsterdam, Suzanne rivolge uno sguardo per metà domo e per metà divertito quando la si interroga sul fatto delle carte d’identità. «Io, ci tengo alla mia titolarità di Donna!», dichiara, precisando che “non le è piaciuto” di apprendere che le Ferrovie dello Stato avevano deciso di non rivolgersi più ai passeggeri chiamandoli “Signore e Signori”, formula sostituita con “cari viaggiatori”. «Ma, non ho nulla contro, se questa espressione può essere d’aiuto a coloro che non si sentono né uomo né donna», aggiunge frettolosamente l’impiegata. Una caratteristica modalità accomodante, in un paese che sempre si è ritenuto come il paradiso della tolleranza.    

Resta pur tuttavia difficile quantificare in che proporzione questa decisione viene approvata, data l’assenza di sondaggi e dibattiti seri. «Se ne parla così poco nella stampa, che proprio voi me ne avete dato notizia», riconosce Kleis Jager, corrispondente del giornale Trouw a Parigi.  L’argomento è rimasto sopito a causa delle polemiche roventi attorno al movimento antirazzista Black Lives Matter, cosiccome per via delle peripezie del primo Ministro, Mark Rutte, a Bruxelles circa il vasto piano di rilancio post- coronavirus.

Ma soprattutto – dice Jager –, gli olandesi sono molto pragmatici. Non vedono in che cosa questa decisione potrebbe danneggiare la loro vita, per cui la accettano senza discutere. Il clima è anti-intellettuale da noi, quindi l’opposto rispetto alla Francia.

Geerten Waling, giovane storico della rivoluzione del 1848, nota che

per via di una tradizione politica che ha da sempre prediletto la coscienza individuale ed il contrasto con le istituzioni di potere, i governi olandesi adottano secondo la prassi i necessari cambiamenti senza dibattito, per pacificare. […] Nel 1848, non vi è stato alcun sollevamento nei Paesi Bassi. Ma le conseguenze sono state ancora più drastiche che altrove. Siamo un Paese senza idee. Ma applichiamo metodiche rivoluzionarie.

Si preoccupa dell’assenza di dibattito, che

pone un problema, perché accresce il divario tra gente semplice, che si accorge del cambiamento della realtà nella quale non si riconosce più, e l’élite, che invece di ascoltare il malcontento, cede alle minorità più dinamiche. […] Se si va avanti così, ne subiremo il contraccolpo. 

Ma è ancora possibile un dialogo oggigiorno, mentre, come lo sottolinea Wierd Duk, si assiste, nei giornali come nelle università olandesi, «ad una vera corsa sfrenata verso la “woke culture”»?  Il criminologo Chris Rutenfranz ne dubita fortemente. Ritiene molto pericolosa l’ideologia che consiste a negare qualsivoglia differenza fisiologica tra uomo e donna nel nome della legalità, e specifica che oggi non potrebbe certamente scrivere la sua tesi di laurea.

La mia tesi – dice – era imperniata sulla differenza tra uomo e donna riguardo ai comportamenti criminali. Dimostrava che queste differenze derivano dalla strategia riproduttiva dei due sessi. Ho discusso la mia tesi nel 1989. Trent’anni dopo, sarebbe cosa impossibile! Le femministe mi distruggerebbero! 

Sonja Dahlmans esprime la stessa preoccupazione circa la libertà di opinione. Trattasi di una intellettuale cristiana ortodossa, che scrive della persecuzione dei cristiani nel Medio-Oriente, ed afferma che “le voci cristiane sono state ampiamente fatte tacere nei Paesi Bassi”. Il motivo, secondo Sonja, è che, non appena qualcuno esprime un dissenso su queste tematiche, immediatamente lo si accusa di proferire “parole di odio”. Sonja narra di uno psicologo britannico che aveva aiutato dei transgeneri nella loro transizione, poi si è soffermato sulla situazione di coloro che esprimevano rimpianti. “Lo hanno attaccato con inaudita violenza sulle reti sociali per avere prescelto un tale argomento.”

«Un’agenda ultraradicale»

Questa situazione incomincia a provocare reazioni, a volte radicali. Dall’ala ultra conservatrice della nebulosa cattolica, ad esempio, Hugo Boss, attivista dell’organizzazione Civitas, dichiara che da sei anni lavora a “difendere la civiltà cristiana”. Ostenta senza problemi la sua ferma opposizione al movimento transgenere ed all’omosessualità, “una malattia”.

Dire che non vi è genere, è come se si affermasse che 1+1 non fosse uguale a 2, dice. Tutti abbiamo i nostri connotati : altezza, colore delle pelle, il sesso. Il fatto che indossi un vestito femminile o mi sia mutilato non mi trasformerà in donna.

Civitas sarebbe oramai sostenuta da oltre 200.000 persone.  

Più moderata su questi argomenti, perché dicesi più sensibile al problema dei transgeneri, Raissa Blommejstijn si è, anch’essa, buttata a modo suo nella battaglia culturale che sta spopolando. Questa giovane dell’università di Leiden che sta scrivendo la sua tesi di dottorato su la Repubblica di Weimar:

La Questione delle carte di identità si inserisce in un contesto più ampio,  nel quale cose positive come la lotta contro il razzismo o il movimento #MeToo contro il sessismo, hanno permesso di stilare un’agenda ultraradicale che rimette in discussione i fondamenti della società occidentale. […] Si tratta di un atteggiamento molto estremista, quello di negare il genere! In tanti sono contro. Ma vi è una pressione troppo forte perchè se la sentano di esprimersi, perchè vengono immediatamente spacciati di transfobici. 

Parla di un clima ideologico molto orientato sulle “lotte intersezioni” e cita ridendo l’apertura di bagni neutri all’università dove «non si vede mai nessuno entrare». Secondo Raissa, è ovvio che l’ideologia che sottende alla decisione sulle tessere di identità “bersaglia la famiglia tradizionale” e “l’uomo bianco”, che assumerebbe una posizione dominante su tutti gli altri, una visione che lei rifiuta perché pericolosa. Cita un tweet “significativo” che rimbalza sulle reti sociali perché mostra un uomo trans incinto e barbuto (era sino ad allora una donna, ma sta in fase di “transizione”).

È davvero rivelatore, ce la si prende con la specificità più evidente della donna, cioè la maternità, per negare qualsiasi differenza!, 

illustra Raissa.

Non stiamo ancora al punto delle università americane, ma la cultura della neutralizzazione si propaga. 

Raissa ha reagito elaborando coi suoi colleghi, un manifesto in favore della libertà di parola, ispirandosi alla lettera su Harper’s presso le università americane. Firmato da 90 personalità, il manifesto ha riscosso 9000 adesioni in tre giorni. “Un vero successo”, si rallegra Raissa, convinta che l’Occidente “è ad una svolta e deve reagire”. Il teologo Theo Boer si dice fiducioso, persuaso che “il vento girerà”. “Questo periodo barocco”, in cui si decide di stampare carte di identità neutre e nel quale alcuni transgender giungono al punto di farmi chiamare “coloro/esse”, per dimostrare la loro non-binarietà, “sarà rivalutato”, pensa, scommettendo che si tornerà alle menzioni di maschile e femminile, perché queste categorie sono eterne.

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Note

1. Traduzione dal francese a cura di Patrice Lauzeral & Emanuela Pongiluppi Eleuteri.
2. Liberamente tradotto dal francese “genrésNdT.
3. La famiglia naturale NdT.
4. Il principale quotidiano, nonché uno dei più antichi, dei Paesi Bassi NdT.
5. La richiesta fu rifiutata NdR.
6. Libera interpretazione traduttiva di “fourre-tout” NdT.

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