Eutanasia in Italia e in Francia: due importanti documenti

Francia e Italia amiche-nemiche da sempre, cugine diverse eppure uguali in cui spesso le vicende dell’una ricordano ovvero anticipano quelle dell’altra: mentre i grandi temi bioetici dell’agenda postumanista internazionale (utero in affitto e PMA per tutte in testa) avanzano in sottofondo1Ma in Francia l’allarme è già tale che s’è levato il grido di Sylviane Agacinski, che in L’Homme désincarné assimila la GPA al meretricio., due casi e due termini impongono – qui e lì – marce forzate verso l’eutanasia.

In Italia l’azione eversiva di Marco Cappato, volta a lucrare politicamente una breccia eutanasica nell’ordinamento legislativo nazionale, ha trovato nel ventre molle della magistratura (della quale importanti segmenti sembrano volersi sostituire al Legislatore) l’alleato opportuno. Il 24 ottobre 2018 la Consulta – interpellata sulla legittimità dell’articolo 580 del Codice Penale – calciava la palla in tribuna dando al Parlamento tempo di legiferare in materia fino al 24 settembre 2019. La patata bollente è stata scartata dal “governo del cambiamento” con una per nulla nuova melina: pochi giorni fa un gruppo trasversale di parlamentari ha perfino inscenato un patetico guaito per scaricare sulla Conferenza Episcopale Italiana la loro incapacità di porre un atto politico (perché la Chiesa sembra forse un leone addormentato, in questa lunga fase post-ruiniana, ma tutti temono di destarne le ire).

In Francia si parla soprattutto di permettere alle donne (spesso lesbiche, ma non solo) di fabbricare dei bambini senza padri; e di consentire agli uomini (di solito omosessuali, ma non solo) di fabbricarsi figli le cui madri siano ridotte per contratto a “concetti antropologici” (Andrea Rubera dixit). La storia clinica di Vincent Lambert, tuttavia, nella sua rilevanza politica di “affaire”, ha de facto allargato le maglie della loi Léonetti, la quale regola il fine vita dei malati, facendovi passare a forza un disabile che quanto al resto era in perfetta salute (tanto che ci sono voluti dieci buoni giorni di sete per ucciderlo).

Il documento dei Vescovi di Francia su Eutanasia e Fine-vita

È così capitato che negli stessi giorni in cui in Italia sei sigle dell’associazionismo cattolico2Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari, Movimento per la Vita, Associazione Medici cattolici, Forum delle Associazioni socio-sanitarie, Psicologi e psichiatri cattolici. hanno preso parola sul fine vita3Si era alla vigilia del convegno di giovedì 11 luglio organizzato a Roma da più di 30 sigle. lo stesso facciano in Francia l’arcivescovo di Reims – nonché attuale presidente della Conferenza Episcopale Francese – insieme con il suo ausiliare4I due avevano firmato insieme questa dichiarazione specificamente dedicata a Vincent Lambert., con i pastori evangelici, con il rabbino e con l’imam5Non si tratta di quella “santa alleanza tra le religioni” che auspicano alcuni atei devoti – per i quali la religione è una cosa buona ma in fondo in fondo, quale meglio quale peggio, dicono tutte la stessa cosa, bensì di quel dialogo (ecumenico e interreligioso) concreto e fattivo che si compone anzitutto di un comune agire nel mondo per collaborare all’opera di Dio..

Garder le fil”, il tormentone francese sulle cure palliative

Dall’una e dall’altra parte delle Alpi, quindi, si ribadisce un secco rifiuto dell’accanimento terapeutico e dell’eutanasia: formulazioni via via più raffinate e fluide di una dottrina sociale ormai consolidata. C’è il rischio concreto, va detto, che le loro restino perlopiù parole morte, e che l’incidenza percepita delle rispettive dichiarazioni resti limitata. Come però disse mons. Aupetit in un’intervista rilasciata quasi un anno fa a Le Parisien, «una parola, se è giusta, attraversa la Storia e finisce per trionfare. È sempre così: essa si farà strada di coscienza in coscienza».

Fine vita,
il documento
delle associazioni cattoliche

1. In vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita, chiediamo che il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia. Dal canto nostro, desideriamo riaffermare brevemente il nostro convincimento, in nome del quale ci sentiamo spronati a dare il nostro fattivo contributo nella società attuale, per la costruzione di una rinnovata convivenza civile improntata sul profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile.

2. Riconosciamo che ciascuna vita umana individuale è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore.

Riconosciamo, di conseguenza, che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità.

3. Abbiamo piena consapevolezza del fatto che, talora, malattia e sofferenza irrompono in modo inarrestabile nel nostro cammino, “ferendo” in profondità la nostra storia personale e ponendo sulle nostre spalle pesi estremamente gravosi. Siamo convinti che, specialmente in tali circostanze, la persona che sperimenta “vulnerabilità” abbia diritto a non rimanere sola col proprio carico umano, ma debba ricevere dalla comunità (nella misura delle responsabilità proprie di ciascun ruolo) ogni aiuto necessario per curare la malattia e lenire la sofferenza, in nome del legame di solidarietà e comunanza coessenziale al nostro stesso “essere umani”.

4. Consideriamo che, pur giovandosi di un continuo ed auspicabile progresso, la medicina attuale applicata ai casi clinici concreti talora mostri dei limiti insuperabili in ordine alla guarigione; in tali casi, con convinzione piena, riteniamo doveroso per il medico astenersi dall’insistenza in trattamenti che, di fatto, si dimostrassero clinicamente inefficaci o sproporzionati.

5. In particolare, desideriamo richiamare e rilanciare l’urgente esigenza di aumentare sforzi e risorse per una maggiore implementazione delle cure palliative, in grado di assicurarne l’effettiva fruibilità su tutto il territorio nazionale per le persone che ne hanno necessità, come del resto sancito dalla legge 38/2010.

6. Con altrettanta convinzione, nella nostra società spesso connotata da forme di utilitarismo ed efficientismo, rifiutiamo senza tentennamenti ogni “logica di scarto” tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, ecc…) come una sorta di “peso infruttuoso” per la comunità, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni.

7. Alla luce di ciò, desideriamo infine esprimere congiuntamente il nostro più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza. Siamo infatti convinti che la malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigano una risposta autenticamente “umana”, costruita sull’amore, sulla condivisione e sul servizio, oltre che sull’ausilio della migliore medicina; mai esse meritano di ricevere come risposta la sbrigativa e fuorviante violenza dell’eutanasia, umanamente falsa, lesiva dell’integrità della vita e offensiva della dignità umana.

8. Guardiamo con estremo favore alla recente presa di posizione pubblica da parte delle Federazioni degli Ordini dei medici e degli Infermieri, che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena ed inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell’arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria.Guardiamo con uguale favore ad altre iniziative e prese di posizione che condividano la nostra prospettiva valoriale.

9. Auspichiamo pertanto che una simile violazione della vita umana, quale è l’eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell’ordinamento giuridico del nostro Paese.

A tale proposito, fin da ora invitiamo le persone che fossero interessate all’evento del prossimo 11 settembre, a Roma, per una giornata di riflessione e approfondimento di queste tematiche (maggiori dettagli verranno diffusi quanto prima).

FIRME

Associazione Scienza & Vita

Forum delle Associazioni Familiari

Movimento per la vita

Associazione Medici Cattolici Italiani

Forum Associazioni Socio-Sanitarie

Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici

Dichiarazione comune
dei responsabili religiosi
di Reims
a proposito della morte
di Vincent Lambert

Vincent Lambert è morto. Da responsabili dei differenti culti nella città di Reims, noi preghiamo per questo nostro concittadino. Lo facciamo da anni, con molti nostri compatrioti profondamente segnati dalla sua sorte. Lo raccomandiamo al Dio vivente e misericordioso, a colui che chiama gli esseri umani dalla morte alla vita. Preghiamo per la moglie e per la figlia di Vincent Lambert, per i suoi genitori, per i suoi fratelli e le sue sorelle, per tutti i suoi cari. Che possano trovare consolazione e speranza al di là del dolore. Esprimiamo loro la nostra fraterna compassione.

Noi pensiamo fortemente, in questo giorno, a quanti hanno avuto a occuparsi del signor Lambert: i medici e il personale paramedico dell’ospedale di Reims, e anche gli avvocati e i magistrati che hanno avuto la responsabilità di far luce sulla situazione del signor Lambert.

La situazione del signor Lambert era singolare. Le decisioni prese riguardo a lui non possono dunque venir trasposte sic et simpliciter a dei casi apparentemente analoghi. In considerazione dei dibattiti che hanno avuto luogo, pensiamo che sia utile, nella luce della nostra fede in Dio, che crea e che dona la vita, richiamare i punti seguenti:

1. Noi riconosciamo che inerisce alla dignità di ogni essere umano la facoltà di rinunciare a un trattamento giudicato inutile, sproporzionato o suscettibile di provocare uno stato di sofferenza supplementare, nel momento in cui una siffatta decisione non mette in pericolo la vita di alcun altro.

2. Noi crediamo che sia possibile agli esseri umani sostenersi, aiutarsi mutuamente, accompagnarsi nei momenti più dolorosi della vita, in modo che nessun cittadino sia tentato di esigere dalla società che essa provochi la propria morte.

3. Noi vorremmo ricordare ai nostri concittadini che diventare dipendenti dagli altri per quanto riguarda delle cure o gli atti della vita ordinaria non significa perdere la propria dignità; vogliamo operare per contribuire a suscitare la disponibilità, la generosità e la solidarietà necessarie presso le persone a qualsivoglia titolo dipendenti, e presso i loro prossimi, che delle prime portano la responsabilità – tutti quelli che oggi si chiamano “gli aiutanti”.

4. Noi vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla riflessione sulla situazione del fine vita e sulla singolare situazione delle persone in stato pauci-relazionale, le quali non rientrano del tutto nella categoria delle persone malate né del tutto rientrano in quella delle persone handicappate. Per accompagnarle al meglio sono ancora necessarie, indubbiamente, ricerche mediche e filosofiche. Una riflessione sulla pratica della rianimazione ci sembra ugualmente necessaria. Ci pare importante proseguire dibattiti prudenti e approfonditi su tali questioni mediche ed etiche.

5. Noi esprimiamo la nostra fiducia ai medici del nostro Paese. La nostra fiducia collettiva nelle loro capacità scientifiche e umane è necessaria perché essi possano continuare a prendere le migliori e le più sagge decisioni mediche dialogando in verità con le persone in fin di vita o con i cari delle persone divenute incapaci di comunicare.

6. Essendo credenti nella vita eterna, noi affermiamo che la vita umana sia cosa ben maggiore della vita corporea, ma che nondimeno essa si svolge nella condizione corporale. Noi esprimiamo la nostra profonda unione a tutti quanti circondano i loro cari nella prova con delicatezza, generosità, senza attendersi qualcosa in cambio, rallegrandosi della loro presenza corporale. Torniamo a dire la nostra gratitudine per il personale medico e paramedico dei nostri ospedali.

Il nostro Paese s’è sforzato fino a questo momento di trovare una via giusta per accompagnare al meglio, nel contesto di alto coefficiente tecnico in cui viviamo, le persone in fin di vita e quelli che sono private parzialmente o totalmente della loro capacità di comunicazione.

Noi auspichiamo che il nostro Paese sviluppi tanto la cura medica capace di integrare i progressi terapeutici, le cure palliative, una vera disponibilità relazionale dei curanti e una collaborazione degli aiutanti e dei volontari, quanto la cura sociale capace di integrare gli esclusi e gli abbandonati, per garantire a tutti una vita comune nella solidarietà e nella fraternità.

FIRME

Rabbin Amar, di Reims

Aomar Bendaoud, imam della Grande Moschea di Reims

Pastore Xavier Langlois, della Chiesa Protestante Unita di Francia a Reims

Pastore Pascal Geoffroy, della Chiesa Protestante Unita di Francia a Reims

+ Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims

+ Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims

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1. Ma in Francia l’allarme è già tale che s’è levato il grido di Sylviane Agacinski, che in L’Homme désincarné assimila la GPA al meretricio.
2. Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari, Movimento per la Vita, Associazione Medici cattolici, Forum delle Associazioni socio-sanitarie, Psicologi e psichiatri cattolici.
3. Si era alla vigilia del convegno di giovedì 11 luglio organizzato a Roma da più di 30 sigle.
4. I due avevano firmato insieme questa dichiarazione specificamente dedicata a Vincent Lambert.
5. Non si tratta di quella “santa alleanza tra le religioni” che auspicano alcuni atei devoti – per i quali la religione è una cosa buona ma in fondo in fondo, quale meglio quale peggio, dicono tutte la stessa cosa, bensì di quel dialogo (ecumenico e interreligioso) concreto e fattivo che si compone anzitutto di un comune agire nel mondo per collaborare all’opera di Dio.

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