Pell, verdetto unanime per un’accusa surreale. Quale esito per l’appello?

Il verdetto sorprendente

Richter ha perciò affermato, nella sua arringa conclusiva alla giuria, non solo che l’unico elemento a supporto dell’accusa è la testimonianza del denunciante, non solo che l’accusa non è riuscita a dimostrare che i fatti sono avvenuti, ma nemmeno che sono potuti accadere:

Vi hanno raccontato storie così piene di inconsistenze artefatte e di modifiche, che non ci appendereste un pollo allo spiedo, figuriamoci il destino di un uomo.

Dichiarando la tesi dell’accusa “la teoria dell’uomo folle”, echeggiava la sua arringa iniziale

La questione principale è che ciò è impossibile nella pratica. […] Nulla avrebbe impedito ad uno dei ragazzi di fuggire gridando mentre l’altro veniva abusato. Come poteva sapere Pell che ciò non sarebbe avvenuto? Come poteva sapere che uno non sarebbe scappato dando gli allarmi, correndo via dalla stanza in lacrime?

Insediato da poco, se fosse stato un pedofilo Pell avrebbe davvero rischiato in una circostanza del genere, piuttosto che convocare i due ragazzini in un ufficio? Dopo le arringhe il giudice Kidd ha avvisato i giurati:

Questo processo non riguarda la Chiesa Cattolica. Pell non è qui per risponde delle colpe di altri chierici, ma delle proprie, per appurare se abbia commesso atti abominevoli. Questa non può essere l’occasione di trovare un capo espiatorio per le colpe della Chiesa Cattolica. Dovete sempre tenere a mente che la difesa non deve provare nulla. È in capo al pubblico ministero l’onere di provare ognuna delle accuse, dal principio alla fine. Potreste credere a tutti, ad alcuni o nessuno degli elementi presentati dai testimoni. Non cercate indizi da me, non ve ne darò alcuno, questo ve lo posso assicurare. Il mio compito non è esprimere in un senso o nell’altro sulla colpevolezza dell’accusato.

Il giudice ha così lasciato intendere che non avrebbe in nessun modo interferito col verdetto della giuria. Lo Stato della Victoria è il solo in Australia in cui un simile caso viene affidato ad un collegio giudicante di cittadini anziché ad un singolo magistrato. Alla pronuncia della parola “colpevole” il team difensivo di Pell è descritto come allibito, si è così affrettato a chiedere una dilazione dell’applicazione per poter permettere al Cardinale di sottoporsi ad un intervento al ginocchio.

Come prosegue la vicenda giudiziaria?

La condanna espressa nel verdetto è di primo grado, oggi 27 febbraio si attende la lettura della sentenza del giudice in udienza, poi sarà il ricorso in appello, già annunciato dai suoi legali. Ma lo scenario non è benevolo. I rilievi avanzati dalla difesa sembravano mettere l’accusa in una situazione di totale discredito, eppure dopo 3 giorni di delibera la giuria ha raggiunto l’unanimità contro l’accusato. Né il giudice si è azzardato a rovesciare il verdetto come pure sarebbe nei suoi poteri in casi eccezionali. Il giudice potrà dunque anche decidere che non ci sono le basi per il ricorso in appello? Se la condanna si dimostrasse definitiva, ci troveremmo di fronte ad una sentenza pronunciata senza alcuna evidenza, anzi contro pesanti margini pregiudiziali, secondo cui i fatti come esposti sono se non impossibili, radicalmente improbabili, a danno di un membro del Collegio Cardinalizio.

La Santa Sede tramite il portavoce direttore ad interim della Sala Stampa Alessandro Gisotti ha comunicato ieri di aver

confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del Cardinale George Pell […]. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al Cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età.

Nella nota si «prende atto» della condanna in primo grado nei confronti del cardinale, «una notizia dolorosa» che «ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia». La Santa Sede ribadisce perciò «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane». E proprio «in nome di questo rispetto», ha sottolineato Gisotti, «attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado».

Al «massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane» espresso dalla Santa Sede, arduo è dar seguito con altrettanta fiducia verso le medesime autorità. Per ora ci rimane il dubbio se al Cardinal Pell, che ha deciso di sua volontà e di concordato col Santo Padre di sottoporsi al processo civile, sarebbe servito presentare la propria testimonianza, anziché improntare tutta la difesa sulla confutazione dell’accusa dall’interno, cioè evidenziandone le fragilità. Sarebbe di certo ingenuo ricondurre la sconfitta di Pell alla sua troppa sicurezza, alimenterebbe quello stereotipo dell’eccessivo decisionista, quasi autarchico che piace al gossip vaticanistico, ma non rende giustizia alla sua figura (né Pell era da solo, avendo assunto una squadra di legali delle migliori in circolazioni nella sua patria): l’accusa dipinge effettivamente, prima che un pedofilo, un folle od un idiota. Un uomo dell’intelligenza di Pell può rispondere a questa descrizione? Se l’avviso del giudice Kidd contro il “capro espiatorio” fosse di circostanza o meno, forse potremo capirne di più nei prossimi giorni. Difficile, però, non notare la congiuntura tra la caduta del “suppression order” e la conclusione del summit sugli abusi.

SEGUE LA SECONDA PARTE

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Comments:

Una replica a “Pell, verdetto unanime per un’accusa surreale. Quale esito per l’appello?”

  1. Credo che la situazione sia tale che non si possano nutrire illusioni o false speranze.
    Non è detto che l’appello sia concesso ( nei sistemi di comun law il ricorso in appello non è automatico), né che la sentenza , per quanto irragionevole, sia rovesciata.
    Se si è arrivati a celebrare un secondo processo e a condannare un cardinale , in base ad una sola testimonianza risalente a decenni passati e di circostanze , altamente improbabili, vuol dire che non ci sono le condizioni perché si svolga un processo equo.
    Il cardinal Pell sembra essere il perfetto capro espiatorio della copertura di pedofili, nonché bersaglio perfetto dell’opinione pubblica , soprattutto , progressista che si ricorda quanto sia orribile la pedofilia quando imputato è un cattolico, per le sue posizioni in tema di vita e famiglia .
    Non resta che pregare e sperare che lo Spirito Santo illumini i giudici e sostenga il Cardinale nel suo calvario.

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