Principi negoziabili per principî non negoziabili. Papa Francesco, Andorra e l’aborto

Pope Francis visited an area of Rome's third-biggest cemetery where foetuses from abortions and miscarriages are buried. The pope spent several minutes of silent prayer at the "Garden of the Angels" in the Cimitero Laurentino before saying Mass for All Souls' Day, in which his homily was set to focus on the "unborn child", Rome, 2 November 2018. ANSA/VATICAN MEDIA

Nella scorsa settimana una lettrice mi ha confidato la sua amarezza per la “svolta integralista” di Papa Francesco, che negli ultimi mesi avrebbe tradito le sue aspettative liberali: in particolare alludeva alle fermissime condanne dell’aborto. Nei medesimi giorni un lettore mi ha segnalato (e lo ringrazio, perché ignoravo) il caso che sta facendo parlare di sé nel cuore dei Pirenei, dove il Santo Padre avrebbe espressamente minacciato il capo del governo di sabotare l’ordinamento del suo Stato ove l’esecutivo osasse depenalizzare l’aborto. Tutto sembrava internamente coerente, ma da verifiche in Curia apprendiamo che ci sono state sostanziali manipolazioni nella redazione dell’articolo decisivo, e che queste sarebbero volte a creare il “caso politico” dell’aborto in vista delle imminenti elezioni politiche [poiché il post viene letto e condiviso, aggiungo in neretto lungo il testo le rettifiche aggiunte nel pomeriggio].

Archbishop of Urgell and Co-Prince of Andorra, Joan-Enric Vives Sicilia I (L), speaks with French President Emmanuel Macron (R) during a meeting at the Elysee palace on October 16, 2017, in Paris. / AFP PHOTO / POOL / ludovic MARIN (Photo credit should read LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images)

Lo Stato in questione è Andorra La Vella, che dal 1278 è retto da due co-principi cattolici: il re di Francia (recentemente sostituito dal Président) e il vescovo di Urgell, che dal 2003 è lo spagnolo Joan Enric Vives i Sicília. L’ordinamento ha subito evoluzioni significative nel 1993, quando una costituzione affermò che l’istituto del co-principato sarebbe coesistito con una democrazia parlamentare sovrana (diarchia parlamentare e sistema multipartitico): insomma i due co-principi sarebbero rimasti un esotico gadget medievale per animare le conversazioni degli sciatori e degli evasori fiscali (due tra le principali tipologie umane che attualmente alimentano l’economia tutta terziaria del piccolo Stato).

La prima pagina del Diari d’Andorra del 7 novembre 2018: in basso a destra l’articolo sul nunzio mons. Renzo Fratini. Nell’interno l’editoriale critico con la linea attribuita alla Santa Sede.
La prima pagina del Diari d’Andorra del 1o novembre 2018, contenente la cronaca del discorso in cui il principe ecclesiastico ha sibillinamente dichiarato che l’aborto «è veleno per l’istituto del principato».

Gruppuscoli di femministe oltranziste (tipo Femen) hanno messo il Diari d’Andorra (primo quotidiano del Paese) sul piede di guerra: da almeno dieci giorni la testata prende stralci di omelie di mons Vives i Sicília e dichiarazioni del nunzio mons. Renzo Fratini per animare il simulacro di una guerra che in realtà non esiste1Anche perché tutta la popolazione dello Stato non arriva a 86mila abitanti: in nessun modo una legge abortista andrebbe incontro a una richiesta reale, poiché ogni donna che volesse abortire potrebbe rapidamente recarsi in Francia o in Spagna.. IDiari d’Andorra ha quindi dapprima tessuto la narrazione di un Papa che avrebbe cercato di esercitare tramite mons. Vives i Sicília una decisa “moral suasion” – la Costituzione di Andorra tutela «la vita umana in tutte le sue fasi e in ciascuna di esse», e dunque ci sarebbe un solido fondamento costituzionale per difendere lo stato vigente –. Il governo avrebbe però tirato dritto e allora Papa Francesco avrebbe impugnato la cornetta del telefono per formulare all’orecchio del premier Toni Martí una “ultima offerta”: «Se legalizzate l’aborto non solo ordinerò al principe ecclesiastico di abdicare, ma rinunceremo al diritto di avere un capo di Stato ad Andorra»2Virgolettato didascalico: il quotidiano non ha riportato parole dirette, ha bensì affermato di aver sentito «diverse fonti vicine all’esecutivo e alla Curia»..

Un grande coup de théâtre per il personaggio di Papa Francesco, che per via delle battute sopra le righe ma pure plausibili date certe premesse veniva ad assomigliare al Pio XIII di Paolo Sorrentino. Il Papa venuto «quasi dalla fine del mondo» che paragona l’aborto alla mafia e all’omicidio prezzolato avrebbe potuto trovare non irragionevole la contropartita di perdere un titolo onorifico ormai svuotato di senso. Ma pare che abbiamo invece a che fare con una bolla di sapone, o – se si preferisce – con una tempesta in un bicchiere. Orchestrata con meticolosa sapienza, come si vede anche soltanto dal copia-incolla di virgolettati protratto almeno da Ognissanti in qua.

Ho deciso di non cancellare questa pagina, bensì di chiosarla con le debite rettifiche e di tenerla come memento delle sottigliezze a cui possono arrivare le fake news: al lettore che segue Breviarium confermo l’impegno a perseguire sempre la ricerca della verità, con libera onestà e onesta libertà. Del resto ogni giorno ci districhiamo fra cose false che sembrano vere e cose vere che sembrano false. Qui poi ci facciamo un punto d’onore nell’illustrare come le presunte “contraddizioni” nei fatti ecclesiastici sono tali solo a quanti non capiscono la Chiesa, ovvero pretendono di leggerla con categorie secolari. La lettrice di cui sopra – a cui voglio molto bene e che ringrazio per la costante attenzione con cui segue le nostre cronache – osservava che probabilmente il Papa avrebbe detto “la frase del sicario” su pressione di circoli integralisti. Fallacie uguali e contrarie a quelle di chi ritiene che Francesco abbia riformulato l’articolo 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica su pressione di circoli liberali. Che piaccia o meno (“piacere” non risulta trovarsi tra le mansioni dell’ufficio petrino) Francesco è il Romano Pontefice, e per essere il “pater patrum” è necessario che sia anzitutto il “primus filiorum”:

Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione.

Questo lo disse in un’intervista ad Antonio Spadaro pubblicata nel 2013 su un numero agostano de La Civiltà Cattolica. E poi i contesti gli si sono presentati, quello di Andorra è solo l’ultimo. Accosto di seguito i due in cui il Santo Padre ha usato le frasi più forti (oh, se solo avesse osato tanto il povero Benedetto XVI…) per uno sguardo d’insieme.

Paloma Garcia Ovejero, “Cope”: Santo Padre, da qualche settimana c’è molta preoccupazione in parecchi Paesi latinoamericani, ma anche in Europa, per il virus “Zika”. Il rischio più grande sarebbe per le donne in gravidanza: c’è angoscia. Alcune autorità hanno proposto l’aborto, oppure di evitare la gravidanza. In questo caso, la Chiesa può prendere in considerazione il concetto di “male minore”?

Papa Francesco: L’aborto non è un “male minore”. È un crimine. È fare fuori uno per salvare un altro. È quello che fa la mafia. È un crimine, è un male assoluto. Riguardo al “male minore”: evitare la gravidanza è un caso – parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento. Paolo VI – il grande! – in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un’altra – nel migliore dei casi – o per passarsela bene. È contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. È un male in sé stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no, è un male umano. Ed evidentemente, siccome è un male umano – come ogni uccisione – è condannato. Invece, evitare la gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho menzionato del Beato Paolo VI, era chiaro. Inoltre, io esorterei i medici che facciano di tutto per trovare i vaccini contro queste due zanzare che portano questo male: su questo si deve lavorare… Grazie.

[Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dal Messico, mercoledì 17 febbraio 2016]

Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo – leggiamo sui giornali o vediamo nei telegiornali tante cose –, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, cioè, in qualche modo, uccidere.

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.

Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita da dove nascono in fondo? Dalla paura. L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo. Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza, cioè è un modo di dire: “interrompere la gravidanza” significa “fare fuori uno”, direttamente.

Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sé stessa e scoprire la gioia dell’amore. E qui vorrei fermarmi per ringraziare, ringraziare tanti volontari, ringraziare il forte volontariato italiano che è il più forte che io abbia conosciuto. Grazie.

[Udienza generale in Piazza San Pietro, mercoledì 10 ottobre 2018]

È emblematico come questi due fortissimi affondi contro l’aborto siano stati criticati da destra non meno che da sinistra: ora si è (stoltamente) attaccata l’espressione “male umano”, ora si è criticato l’accostamento con i poveri e i migranti… E invece la dottrina morale cristiana è precisamente questo uguale sguardo di compassione verso tutte le creature, specialmente verso le più inermi e innocenti: uno sguardo che non perde di vista il Creatore, anzi, che proprio dall’Alto si stende sulla vista dei mortali. Francesco cammina con lo stesso passo sulle scricchiolanti assi delle barche a Lampedusa e sulle silenziose zolle del Giardino degli Angeli, perché sta in compagnia di Gesù – che questo ha sempre fatto. Una compagnia che forse manca a chi questa cosa si ostina a non volerla vedere.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. Anche perché tutta la popolazione dello Stato non arriva a 86mila abitanti: in nessun modo una legge abortista andrebbe incontro a una richiesta reale, poiché ogni donna che volesse abortire potrebbe rapidamente recarsi in Francia o in Spagna.
2. Virgolettato didascalico: il quotidiano non ha riportato parole dirette, ha bensì affermato di aver sentito «diverse fonti vicine all’esecutivo e alla Curia».

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