Francesco e l’omosessualità: il rompicapo di chi non capisce la Chiesa

Particolare della copertina di Time del 23 dicembre 2013: Papa Francesco designato “persona dell'anno”.

Mi ha divertito ieri leggere Sandro Magister che ci raccontava come il Santo Padre avrebbe “tirato il freno”, al Sinodo, sul tema dell’omosessualità: le dichiarazioni di Tagle1«Il tema [“giovani LGBT”, N.d.R.] sarà presente nel documento, in che forma e con quale approccio non so. […] [Pur] nel costante rispetto della dignità umana, vi sono anche alcune esigenze e requisiti che dobbiamo considerare». e di Marx2«La questione dell’omosessualità non è mai stata tra gli argomenti centrali del sinodo. Non dobbiamo farci condizionare da pressioni ideologiche, né utilizzare formule che possano essere strumentalizzate». danno idea dell’aria che spira, anzi di quello che sembra un repentino e deciso intervento del Numero Uno:

Quindi senza cambiare una virgola del Catechismo. Che degli omosessuali, nei paragrafi 2357-59, dice che “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”, ma anche che “sono chiamati alla castità”, poiché la loro “inclinazione” è “oggettivamente disordinata”.

Anche altri “circuli minores” hanno discusso la questione, ma sempre insistendo – stando ai loro resoconti scritti – sulla bontà della visione tradizionale della Chiesa e sull’esigenza della “conversione” degli omosessuali a una vita casta.

Con queste premesse, appare quindi improbabile che il documento finale del sinodo, che è in discussione da martedì 23 ottobre e arriverà al voto finale sabato 27, segni una svolta in tema di omosessualità.

Ma proprio perché a tirare il freno sono stati anche i padri sinodali più vicini a Jorge Mario Bergoglio, è verosimile che questo nulla di fatto non sia un insuccesso delle attese del papa, ma al contrario sia il frutto di una sua decisione.

Probabilmente una decisione presa in corso d’opera, visto il drammatico momento che la Chiesa cattolica e lo stesso papato attraversano sullo scenario mondiale, nel pieno di un cataclisma che ha il suo acme proprio nelle disordinate pratiche omosessuali di numerosi sacri ministri.

A norma di statuto, un papa non interviene mai nella stesura del documento finale, che anzi deve essere a lui “offerto” alla fine del sinodo.

Ma questa volta Francesco ha fatto uno strappo, per seguire il più possibile da vicino la composizione del testo. A rivelarlo è stato “L’Osservatore Romano” andato in stampa nel primo pomeriggio di martedì 23 ottobre, dove si legge che ai lavori di redazione del documento “lunedì sera ha preso parte personalmente anche papa Francesco”.

Mi sono divertito perché posso dire di essere tra i pochi commentatori che non s’erano mai fatti prendere da timori o da entusiasmi, sullo specifico argomento, e anzi di aver spiegato a suo tempo che la costituzione apostolica Episcopalis Communio poteva soltanto intensificare la potestà primaziale del Papa, e non indebolirla (come qualche miope commento istericamente strillava).

Sorridiamo anche al vedere come i cortigiani del Papa, che avrebbero stappato bottiglie per un’eventuale “apertura” (leggi “eversione”), in queste ore stiano facendo a gara in commenti che li facciano passare per conservatori davanti all’Occhio che segue passo passo il Sinodo. Proprio pochi giorni fa National Review pubblicava un intempestivo articolo di Michael Brendan Dougherty sul “papa senza eroismo”: a leggerlo si capisce quanto le categorie del conservatorismo americano siano strutturalmente incapaci di comprendere la complessità (pure semplice) di questo pontificato. Lo stesso si può dire, però, anche se da parte contraria, del (ricco) dossier di Ariane Chemin pubblicato la settimana scorsa in cinque numeri di Le Monde. Nella doppia paginata di venerdì 19 ottobre si trova un palpitante svolgimento del tema “Francesco e i gay”. La redazione riassume così:

Il parere di Jorge Bergoglio sulla questione omosessuale è fluttuante. Tra una visione moderna della misericordia e la norma tradizionale della Chiesa, è difficile sapere che cosa abbia in testa il romano pontefice.

L’incomprensione, a mio avviso, è tutta determinata dall’applicazione – tanto inveterata da risultare ormai irriflessa – di categorie totalmente estranee alla natura e alle dinamiche della Chiesa. Il testo riporta però molte informazioni, utili anche a comprendere come uno dei maggiori quotidiani liberali europei legga realtà che noi italiani viviamo tanto visceralmente. C’è la cura di informarsi sui fatti, sì, e ci sono errori di prospettiva: ma il tutto sembra infarcire di sostanza un racconto esotico su una minoranza curiosamente pertinace nell’affermare le proprie convinzioni. Ciò che poi il cristianesimo serenamente è.


di Ariane Chemin

Pappardelle fresche al ragù d’agnello, tacchino marinato allo zenzero e all’anice stellato, mini-torte di granchio farcite con prezzemolo e cipolle novelle… Yayo Grassi è un ristoratore americano affermato, nato a Buenos Aires. I suoi piatti, un mix di cucina argentina, italiana e di worldfood, vengono consegnati in tutti i quartieri di Washington, e le sue ricette sono generosamente condivise su Instagram. Sulle foto Yayo – uomo dolce e volubile – condivide con gioia vicini ed amici, la sua numerosa famiglia. Yayo è gay. Non lo nasconde e non lo ostenta.

Una mattina dei primi di settembre, nel 2015, è impegnato nell’irrigazione del suo giardino, al centro di Washington, quando il suo cellulare squilla. Numero sconosciuto. «Per caso c’è Obdulio?», chiede una voce. Yayo è stupefatto. In Argentina tutti hanno diversi soprannomi, ma “Obdulio” è quello che cinquant’anni prima gli aveva dato a casa sua, in Argentina, il suo giovane professore di letteratura, un gesuita chiamato Jorge Bergoglio. Da mezzo secolo nessun altro l’aveva adoperato.

Apriamo l’album delle foto. Yayo ha 16 anni, studia nel prestigioso liceo dell’Immacolata Concezione di Santa Fe, sulle rive del Rio Salado, a circa 500 km da Buenos Aires. I suoi edifici coloniali contornati di filari di aranceti ospitano il più vasto stabilimento del Paese. Nel 1965, dopo un diploma di perito chimico e una laurea in filosofia, Jorge Bergoglio insegna lì letteratura e psicologia – una materia molto argentina. Il futuro papa ha ventinove anni, i suoi alunni soltanto dodici o tredici in meno. Impossibile giocare al prof. amicane, bisogna mantenere le distanze. Negli spogliatoi gli studenti lo chiamano “Carucha”, cioè “faccia da quaresima”. Bisogna dire che all’epoca era serio come un papa.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. «Il tema [“giovani LGBT”, N.d.R.] sarà presente nel documento, in che forma e con quale approccio non so. […] [Pur] nel costante rispetto della dignità umana, vi sono anche alcune esigenze e requisiti che dobbiamo considerare».
2. «La questione dell’omosessualità non è mai stata tra gli argomenti centrali del sinodo. Non dobbiamo farci condizionare da pressioni ideologiche, né utilizzare formule che possano essere strumentalizzate».

2 Commenti

  1. Ma si, in effetti anche dopo i sinodi sulla famiglia e anche dopo la pubblicazione di AL , quante persone dicevano “Avete visto, non è successo nulla!”. A distanza di tre anni possiamo dire che avevano ragione.
    In fondo i Dubia, la Correctio filialis…le lettere di vescovi, teologi, semplici sacerdoti al papa, vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali sono fatterelli di poca importanza.Tranquilli…non è successo nulla e non succederà ancora nulla anche dopo questo sinodo. Tutto bene. Grazie di averci rassicurato.

    • I Dubia: lecite osservazioni che sarebbero opportunamente rimaste riservate e che in nessun modo possono obbligare il Romano Pontefice a checchessia.
      La “Correctio filialis”: pura isteria.
      Tutto il resto: cose di diseguale valore da valutare caso per caso, non “fatterelli di poca importanza”.
      Se invece si preferiscono gli allarmisti che eccitano le vostre ataviche paure: il web ne è già sufficientemente infestato, mi scuserete se io continuo a usare la mia testa. Mi pare che funzioni.

Di’ cosa ne pensi