Guardatevi intorno: non vedete che siamo pieni di santi?

Chagall, Marc (1887-1985): Birthday, 1915. New York, Museum of Modern Art (MoMA) Oil on cardboard, 31 3/4 x 39 1/4 (80.6 x 99.7 cm).

Ieri sera sulle frequenze di Radio Maria ho iniziato la seconda puntata di Padri Nostri dedicata alla Didaché1Per tutte le altre, nonché per “Dante, stelle e misteri” di Antonio Fiorito, riportiamo qui (col permesso dell’editore) la sezione dell’Archivio di Radio Maria. ringraziando gli amici Stefano, Celestino e Cinzia, questi ultimi con la loro piccola Gemma, di essere venuti a pranzo a casa nostra:

Ἐκζητήσεις δὲ καθ’ἡμέραν τὰ πρόσωπα τῶν ἁγίων, ἵνα ἐπαναπαῇς τοῖς λόγοις αὐτῶν.
Ricercherai ogni giorno la presenza dei santi, per trovare sostegno nelle loro parole.

Così recita l’antichissimo2Si stima che sia prodotto sul finire dell’età apostolica o all’inizio dell’epoca subapostolica, quindi non prima del 60 e non dopo il 110 d.C. documento (4,2). Notare che laddove in italiano leggiamo “la presenza dei santi” in greco abbiamo “τὰ πρόσωπα τῶν ἁγίων”, i volti, le presenze fisiche: insomma va bene avere la propria bella bibliotechina di agiografie (anzi è cosa molto buona), ma di certo non può bastare.

E mi dicevo, mentre parlavo in radio, che dopotutto se pensassimo di non conoscere dei santi – gente la cui vita è risorta con Cristo – dovremmo porci qualche domanda seria: nella migliore delle ipotesi, quello potrebbe essere il sintomo di una vita di fede flaccida; nella peggiore, dovremmo aggiungere l’aggravante di pensare, magari inconsciamente, che Dio “stia perdendo” la sua sfida contro la cattiva inclinazione delle nostre libertà ferite.

Giovanni Paolo II: magistero della vita, dell’amore e del dolore

In verità mi guardo intorno e mi ritrovo pieno di santi, di persone diversissime e tutte stimolanti, ciascuna a modo suo, nell’aiutarmi ogni giorno a rimettere i puntini sulle i, a raddrizzare la rotta e richiamare le priorità – quelle vere.

Oggi è San Giovanni Paolo II3Per indole e per iter studiorum cerco sempre di smorzare le eccessive enfasi sull’apporto di un pontefice alla vita della fede: moltissimi grandi santi sono vissuti in epoche e contesti in cui poterono a malapena conoscere il nome del pontefice regnante, e quando Leone X s’intratteneva in affari sodomitici coi suoi camerieri (del resto non era stato il primo, né l’ultimo) non fu negata alla Chiesa la santità di Pietro Canisio e di innumerevoli altri. La Prima Sede è cosa santa e venerabile, sarebbe difficile sottolinearlo troppo: alle volte però ho la percezione che quanto meno si colga e si creda davvero quest’incomparabile dignità, tanto più si enfatizzi – quasi pubblicitariamente – questo o quel pontefice, come se dalla sua individuale persona potesse derivare la fioritura o la desolazione della Chiesa. La storia mostra che così non è. Tuttavia Giovanni Paolo II fu santo, e un santo pontefice (come molti dei suoi predecessori e successori del XX/XXI secolo), e da pastore accorto ed equilibrato seppe alimentare alcuni tra i gangli ecclesiali deputati all’incremento delle vite cristianamente impegnate, delle vite sante. Penso all’attenzione riservata ai laici e al matrimonio, senza dubbio, con alcuni altri corollari (la dignità della vita umana nascente, quella della donna, quella della vita malata…)., e prima che finisca la giornata devo dire grazie a due amicizie dalle cui parole mi ritrovo molto sostenuto.

La prima di queste due amicizie è quella di Antonio e Luisa De Rosa, che proprio oggi hanno voluto mandare nelle librerie il loro L’ecologia dell’amore. Intimità e spiritualità di coppia. Di questo libro, frutto maturo e al contempo rielaborazione originale della Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II, Costanza Miriano (altra persona della cui amicizia mi onoro) ha potuto scrivere:

Di libri sul matrimonio ne ho divorati davvero tanti, troppi forse, e sinceramente non avevo una gran voglia di rileggere ancora una volta le stesse cose. Ho accettato di farlo solo perché me lo ha chiesto la mia amica Elisabetta, e mi sono fidata di lei.

Beh, ho fatto proprio bene. Questo è un libro diverso da tutti gli altri. Innanzitutto non lascia intendere le cose, le dice proprio chiaramente. Nero su bianco. Parla di sesso secondo gli insegnamenti della Chiesa, secondo il disegno di Dio, ma lo fa senza moralismo, senza veli, con il coraggio e la sfrontatezza che viene dalla certezza di parlare conoscendo le cose di Dio. Dove lo trovate un altro libro che a distanza di poche righe parla di misure del pene e sacramento, di frequenza dei rapporti sessuali (un giorno sì, due no, mi raccomando) e Spirito Santo, di sesso orale (anche sì ma con delle regole), anale (sempre no), pornografia (semprissimo no), di desiderio maschile e femminile, di preliminari e santità della coppia? Di amplesso come vertice del corteggiamento e dell’unione anche spirituale? Ma senza lasciar intendere nulla, dicendolo proprio apertamente, raccontando di sveglie puntate per fare l’amore, di appuntamenti tra marito e moglie, di giorni di ferie e permessi dal lavoro per dedicarsi tempo e attenzioni e custodire l’intimità; parlando di contraccezione e metodi naturali, del desiderio femminile che ha bisogno di essere alimentato con l’attenzione, e dello sguardo accogliente e pieno di stima che l’uomo desidera su di sé. Dando giudizi chiari e precisi su ciò che fa bene al desiderio della coppia, e ciò che invece lo danneggia.

Ovviamente non è un manuale di regole, perché siamo così diversi, tutti come singoli, e due diversità insieme, poi, ancora di più: però dà dei consigli pratici, ragionevoli, ecologici, nel senso dell’ecologia dell’uomo cui faceva riferimento Benedetto XVI.

D’altra parte i rapporti sessuali sono ciò che più di tutto il resto distingue il matrimonio dalle altre forme di relazione, dagli altri affetti, anche profondissimi. Non è possibile che Dio non c’entri con il sesso. E se è Dio a volere per gli sposi questa espressione dell’amore reciproco, è bellissimo imparare a viverlo in unione a lui. È difficile ma non impossibile, con un po’ di impegno. Antonio e Luisa con grande generosità ci aprono le porte della camera da letto, senza atteggiarsi a quelli che sanno come si fa, ma proponendo un cammino possibile, per coppie vere, in carne ed ossa. Cose che non si raccontano mai, per pudore, perché si teme di essere imperfetti, perché certe cose non si dicono, perché pensiamo che le nostre difficoltà siano troppe mentre agli altri va tutto liscio, oppure perché, come credo succeda a una grande parte delle coppie, non si fa un lavoro (è la parola che usa Papa Francesco quando parla di amore) sulla propria intimità, e si lascia che le cose vadano da sé, dimenticando che, affinché una coppia regga negli anni, c’è un investimento da fare. L’uomo e la donna non sono solo padre e madre – il rischio di dimenticarlo lo corriamo tutti – sono prima di tutto coppia, e amano Dio sempre uno attraverso il volto dell’altro. Fare l’amore, dunque, è anche un gesto profondamente religioso, se fatto con il cuore diretto a Dio, e questo libro lo ricorda con toni audaci e spiazzanti.

E tutti potete immaginare che Costanza non scriva cose del genere a casaccio. Il problema – lo accennavo già all’inizio dell’estate sfiorando l’argomento “teologia del corpo” al ritiro annuale delle Cooperatrici Oblate Apostoliche del Movimento Pro Sanctitate – è che quando si parla di “codesta teologia”4Normalmente sono sospettoso riguardo a ciò che si presenta come una “teologia al genitivo”. la si presenta come qualcosa di idealizzato e di praticamente non-vivibile. È quanto a modo suo aveva riscontrato pure Thérèse Hargot, nel suo laicissimo consultorio:

per la maggior parte i cattolici ricevono anzitutto una base di morale sessuale; poi si aggiunge una teologia della sessualità; il tutto senza sapere che cosa sia la sessualità. Voglio dire che non c’è una conoscenza adeguata del fenomeno sessuale: come si manifestano le dimensioni emozionale, affettiva e psicologica. Si passa direttamente alla dimensione morale e a quella teologica. Sono cose estremamente interessanti, la morale e la teologia, ma l’insegnamento va in cortocircuito sulla conoscenza fisica ed emozionale. Intendo dire che c’è una generazione di giovani – quella di cui parlo nel mio libro – che coinvolge naturalmente anche numerosi cattolici: venuti su al latte della pornografia come gli altri, crescono e ricevono un insegnamento che è molto molto bello e non hanno modo di viverlo. Entrano rapidamente in un’idea di ciò che la sessualità dovrebbe essere: la comunione degli sposi, la Trinità, la liturgia dei corpi… tutte idee che trovo molto affascinanti e belle… solo che poi ad esse non corrisponde la loro esperienza. E diventano frustrati: «Cavolo, la mia vita sessuale decisamente non è così… il sesso con mio marito non assomiglia proprio a questa roba…». E giù a deprimersi in un circolo vizioso, che si nutre del fatto che si ha scarsa o nulla conoscenza delle dinamiche personali della sessualità: perché abbiamo dei fantasmi, come funzionano le pulsioni sessuali; e quindi la masturbazione, il piacere…

Il problema, in buona sostanza, è che si tende a parlare dell’intimità coniugale più descrivendo l’obiettivo ideale della proposta cristiana che considerando la strada per cui quell’obiettivo si fa piuttosto una meta – quindi una cosa sì lontana ma assolutamente raggiungibile. L’effetto collaterale si amplifica notevolmente quando a descrivere quell’obiettivo sono persone che, in virtù del loro stato di vita, non vivono alcuna intimità coniugale. Il risultato di quest’impostazione è che le difficoltà (talvolta lancinanti) di cui molti uomini e donne fanno esperienza vengono avvertite più come minacce alla consistenza del sistema che come ovvî punti di partenza per imprevedibili e gustosi cammini di santificazione. Devastante corollario del risultato è poi che la concordanza tra i due poli, ormai sciaguratamente caratterizzati come “ideale” e “reale”5Hegel e Tommaso, per ragioni diverse, si rivoltano entrambi nelle rispettive tombe., porta gli agenti di cui sopra – ossia i Pastori (alcuni soltanto, grazie a Dio) – a inquadrare i “casi reali” difficoltosi come altrettante “eccezioni” alla “norma ideale”… e a normalizzare gli stessi con altrettante deroghe.

Due sposi che scrivono di intimità in modo sexy e mistico

E sarebbe ben strano il contrario, cioè che chi non conosca i termini di un problema (se non in teoria – ma il sesso e la santità sono cose eminentemente pratiche) sappia poi offrire le soluzioni giuste. Ecco, Antonio e Luisa si propongono come una coppia esperta che si trova nel bel mezzo della propria avventura: quattro figli (più uno già in cielo), un fidanzamento normalmente bacato da svariati assortimenti di idee sbagliate e poi la proposta della Chiesa, giunta per loro dall’opera missionaria di Padre Raimondo Bardelli e dal sostegno della rete di famiglie fiorita attorno a quell’opera. Quindi un cammino pieno di problemi chiaramente individuati, risolutamente affrontati, gioiosamente superati e – oggi – fraternamente condivisi.

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1. Per tutte le altre, nonché per “Dante, stelle e misteri” di Antonio Fiorito, riportiamo qui (col permesso dell’editore) la sezione dell’Archivio di Radio Maria.
2. Si stima che sia prodotto sul finire dell’età apostolica o all’inizio dell’epoca subapostolica, quindi non prima del 60 e non dopo il 110 d.C.
3. Per indole e per iter studiorum cerco sempre di smorzare le eccessive enfasi sull’apporto di un pontefice alla vita della fede: moltissimi grandi santi sono vissuti in epoche e contesti in cui poterono a malapena conoscere il nome del pontefice regnante, e quando Leone X s’intratteneva in affari sodomitici coi suoi camerieri (del resto non era stato il primo, né l’ultimo) non fu negata alla Chiesa la santità di Pietro Canisio e di innumerevoli altri. La Prima Sede è cosa santa e venerabile, sarebbe difficile sottolinearlo troppo: alle volte però ho la percezione che quanto meno si colga e si creda davvero quest’incomparabile dignità, tanto più si enfatizzi – quasi pubblicitariamente – questo o quel pontefice, come se dalla sua individuale persona potesse derivare la fioritura o la desolazione della Chiesa. La storia mostra che così non è. Tuttavia Giovanni Paolo II fu santo, e un santo pontefice (come molti dei suoi predecessori e successori del XX/XXI secolo), e da pastore accorto ed equilibrato seppe alimentare alcuni tra i gangli ecclesiali deputati all’incremento delle vite cristianamente impegnate, delle vite sante. Penso all’attenzione riservata ai laici e al matrimonio, senza dubbio, con alcuni altri corollari (la dignità della vita umana nascente, quella della donna, quella della vita malata…).
4. Normalmente sono sospettoso riguardo a ciò che si presenta come una “teologia al genitivo”.
5. Hegel e Tommaso, per ragioni diverse, si rivoltano entrambi nelle rispettive tombe.

1 Commento

  1. Come grande amica di Simonetta sento di ringraziare Dio per questo nostro incontro. Risalgono al 2007 i primi contatti virtuali a cui sono seguiti quelli reali e tutt’ora proseguono nonostante la sua nascita al cielo. Non cessero’ di ringraziarla per la mia crescita spirituale e per la testimonianza che mi ha dato durante la malattia. Siamo ricorse alla preghiera reciprocamente. Io per lei e Stefano e loro per me e mio figlio. Grazie cara Simo, sei sempre con me ogni giorno della mia vita. Ho tanta nostalgia delle nostre
    chiacchierate 💞 ma tu lo sai e ogni tanto ti rendi presente.

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