Anche Mozart doveva aver letto Jo Croissant!

Ieri è uscito nelle librerie Il mistero della donna, di Jo Croissant, che ho avuto il piacere e l’onore di tradurre. Per la mia amica Costanza è stato il libro della svolta, quello che le ha suggerito lo spostamento di prospettiva decisivo per guardare la propria vita (e le cose) in una maniera nuova e rinnovata; per me un tale libro fu forse (più banalmente) Le Confessioni di Sant’Agostino, ma di questo traducendolo ho pensato1La traduzione è sempre un atto profondamente etico: non si deve tradurre ciò che non si vuole venga divulgato. che ero lieto di contribuire alla diffusione di quei pensieri, anche se non sempre e non in tutto riuscivo a rispecchiarmici.

Maria, “eterno” raccordo tra l’Antico e il Nuovo

Era un giorno particolare, come anche qui su Breviarium abbiamo voluto sottolineare: alla ricorrenza cattolica della Nascita di Maria – che cade secondo il moto terrestre di rivoluzione (solare), essendo il ciclo Santorale inserito nel Calendario Gregoriano – si giustapponeva quella giudaica del capodanno – e il mese di Tišri si computa secondo un calendario lunare –, il quale a sua volta è stato celebrato quest’anno in uno šabbat. Nel calendario cristiano soltanto la data di Pasqua, dal primo concilio di Nicea in qua, viene calcolata con l’intersezione di un ciclo solare, di uno lunare e di uno ebdomadario: la cosa mi è parsa molto suggestiva poiché uno dei pregi che a mio avviso impreziosiscono il libro di Jo Croissant è proprio la viva percezione dell’essere «tutti spiritualmente semiti» (Pio XI)2In una nota l’autrice precisa donde le venga codesto apporto: «Fin dalle sue origini, la Comunità delle Beatitudini ha ricevuto la chiamata a dare un posto importante nella sua preghiera all’“illuminazione di Israele”, ed è per questo che ha integrato nella propria liturgia la celebrazione dello šabbat».. Proprio in quella pagina, e precisamente a proposito dello šabbat, si legge nel libro:

Ci colpisce tanto, nelle sere di šabbat, quando ci troviamo tutti riuniti attorno alla tavola per rendere grazie a Dio, per gioire insieme della sua presenza, il vedere la bellezza dei volti. Si dice che alla sera dello šabbat si riceva un supplemento di anima, cioè un supplemento della presenza di Dio, e questo si vede sul viso dei fratelli e delle sorelle. Sono molto belli, in quelle sere. I visi che potrebbero essere i più ingrati sono luminosi, come trasfigurati. Il mondo ha bisogno della testimonianza di codesta bellezza interiore.

Nulla rende la donna più laida dello sguardo che ella porta su sé stessa: quante energie sprecate a farsi belle, ad apparire, con l’ossessione per le prime rughe dell’età che arrivano… e si finisce col non poter evitare gli oltraggi del tempo. Niente, al contrario, la rende più bella dello sguardo che Dio posa su di lei3Jo Croissant, Il mistero della donna, Berica 2018, 164..

Dunque ieri la festa della nascita di Maria è capitata in uno šabbat, quando noi tutti «si riceve un supplemento di anima»: dalle pagine del Breviario romano, sant’Andrea di Creta ha dedicato parole toccanti sul confine tra l’Antico e il Nuovo4«Il termine della legge è Cristo» (Rom. 10,4). Si degni egli di innalzarci verso lo spirito ancora più di quanto ci libera dalla lettera della legge.
In lui si trova tutta la perfezione della legge perché lo stesso legislatore, dopo aver portato a termine ogni cosa, trasformò la lettera in spirito, ricapitolando tutto in se stesso. La legge fu vivificata dalla grazia e fu posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda. Ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e confusioni. Tuttavia la legge, che prima costituiva un onere gravoso e una tirannia, diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà.
In questo modo non siamo più «schiavi degli elementi del mondo» (Gal 4,3), come dice l’Apostolo, né siamo più oppressi dal giogo della legge, né prigionieri della sua lettera morta.
Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana. La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci venne elargito.
La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio.
La beata Vergine Maria ci fa godere di un duplice beneficio: ci innalza alla conoscenza della verità, e ci libera dal dominio della lettera, esonerandoci dal suo servizio. In che modo e a quale condizione? L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno, e la grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù della legge. La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità e come alla prima alleanza succeda la nuova. Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prender parte all’odierna liturgia. Insieme la festeggino coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli. Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.
[Sant’Andrea di Creta, Disc. 1; PG 97, 806-810.]
, affermando che Maria sia proprio quel punto in cui l’Antico Tocca il nuovo. Come è di ogni šabbat – quando ci è dato un supplemento di anima – e di ogni roš hašanàh (capodanno) – in cui ci si saluta col bell’augurio “possa il tuo nome essere iscritto e serbato [nel libro della vita] per l’anno nuovo” 5לְשָׁנָה טוֹבָה תֵּחָתֵמוּ וְתִכָּתֵבוּ.. Ma un siffatto incessante rinnovamento è pure l’occasione che ci è costantemente offerta da Dio in Cristo, e che in Maria trova il compimento sovreminente.

“La donna sacerdotale” sulle tracce di Claudel e Mozart

Chi legge il francese potrà facilmente verificare che il titolo originale dell’opera suona La donna sacerdotale (ovvero “il sacerdozio del cuore”), piuttosto che “Il mistero della donna”: l’Editore ha scelto di mantenere la forma della prima versione per privilegiare una qualche continuità con l’esistenza pregressa del titolo, e capisco questa opportunità, eppure mi pare che nel titolo originale dell’opera si esprimesse in qualche modo l’idea più forte del libro – tanto forte che l’autrice si appoggia alla gigantesca autorità della Violaine di Claudel per enunciarla. «L’uomo è sacerdote, ma alla donna è dato di essere vittima»6Paul Claudel, L’annuncio a Maria, Padova 1982, 148-149. è difatti espressione sufficiente – se lanciata nelle infuocate e stantie polemiche delle femministe sull’ipotesi del sacerdozio femminile – a essere messi al muro e passati per le armi.

Eppure dal punto di vista squisitamente teologico7Ma anche solo per una considerazione fenomenologica… – e dunque antropologico, e dunque ecclesiale (ed ecclesiastico) – il ruolo della vittima non è affatto inferiore a quello del sacerdote. Proprio stamattina rileggevo per altre ragioni un passaggio della prima Costituzione del Concilio Lateranense IV:

Una, inoltre, è la Chiesa universale dei fedeli, fuori dalla quale nessuno assolutamente si salva e nella quale lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e vittima […]8DH 802..

Certamente soltanto un ministro validamente ordinato può celebrare questo mistero, ma da un lato egli lo celebra sempre in persona Christi, e nella sua unica e divina persona Cristo è appunto sacerdote e vittima; dall’altro mai egli lo celebra senza la Chiesa, neppure quando “celebra da solo”9Si ricordi che il Canone Romano, per secoli recitato da sacerdoti in solitaria, riporta la dizione “[…] pro quibus tibi offerimus, vel qui tibi offerunt […]”.. Del resto, quale è l’unione di Cristo con la Chiesa, tale è chiamata ad essere anche quella dell’uomo e della donna nel vincolo del matrimonio – magnum mysterium (Eph 5,32)… Mi piace ricordare che – a dispetto di quanto si dice in troppe catechesi – il precetto delle origini richiamato da Cristo nel Vangelo riporta in tutte le lingue antiche un complemento di moto a luogo (figurato): “in unam carnem” significa che nell’istante del matrimonio i due cominciano ad essere misticamente una cosa sola, e che questo comporta l’inizio di un cammino che potrà guidarli (se usano bene della grazia del sacramento) verso quell’unità che sempre meglio è riflesso vivo dell’amore trinitario.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. La traduzione è sempre un atto profondamente etico: non si deve tradurre ciò che non si vuole venga divulgato.
2. In una nota l’autrice precisa donde le venga codesto apporto: «Fin dalle sue origini, la Comunità delle Beatitudini ha ricevuto la chiamata a dare un posto importante nella sua preghiera all’“illuminazione di Israele”, ed è per questo che ha integrato nella propria liturgia la celebrazione dello šabbat».
3. Jo Croissant, Il mistero della donna, Berica 2018, 164.
4. «Il termine della legge è Cristo» (Rom. 10,4). Si degni egli di innalzarci verso lo spirito ancora più di quanto ci libera dalla lettera della legge.
In lui si trova tutta la perfezione della legge perché lo stesso legislatore, dopo aver portato a termine ogni cosa, trasformò la lettera in spirito, ricapitolando tutto in se stesso. La legge fu vivificata dalla grazia e fu posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda. Ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e confusioni. Tuttavia la legge, che prima costituiva un onere gravoso e una tirannia, diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà.
In questo modo non siamo più «schiavi degli elementi del mondo» (Gal 4,3), come dice l’Apostolo, né siamo più oppressi dal giogo della legge, né prigionieri della sua lettera morta.
Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana. La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci venne elargito.
La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio.
La beata Vergine Maria ci fa godere di un duplice beneficio: ci innalza alla conoscenza della verità, e ci libera dal dominio della lettera, esonerandoci dal suo servizio. In che modo e a quale condizione? L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno, e la grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù della legge. La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità e come alla prima alleanza succeda la nuova. Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prender parte all’odierna liturgia. Insieme la festeggino coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli. Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.
[Sant’Andrea di Creta, Disc. 1; PG 97, 806-810.]
5. לְשָׁנָה טוֹבָה תֵּחָתֵמוּ וְתִכָּתֵבוּ.
6. Paul Claudel, L’annuncio a Maria, Padova 1982, 148-149.
7. Ma anche solo per una considerazione fenomenologica…
8. DH 802.
9. Si ricordi che il Canone Romano, per secoli recitato da sacerdoti in solitaria, riporta la dizione “[…] pro quibus tibi offerimus, vel qui tibi offerunt […]”.

1 Commento

  1. “Ci colpisce tanto, nelle sere di šabbat, quando ci troviamo tutti riuniti attorno alla tavola per rendere grazie a Dio, per gioire insieme della sua presenza, il vedere la bellezza dei volti. Si dice che alla sera dello šabbat si riceva un supplemento di anima, cioè un supplemento della presenza di Dio, e questo si vede sul viso dei fratelli e delle sorelle. Sono molto belli, in quelle sere. I visi che potrebbero essere i più ingrati sono luminosi, come trasfigurati. Il mondo ha bisogno della testimonianza di codesta bellezza interiore.”

    Bello e vero!

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