“Middle Class Holiness”: Papa Francesco ci rimanda al Cielo

Due cose non ho molto apprezzato, dal tavolo dei relatori: anzitutto ricorderei la risposta di Paola Bignardi alla domanda “cosa questo testo può dire ai non cristiani?”. La nota politica ed esponente di Azione Cattolica ha allora detto più o meno queste parole:

Penso che tutta la parte che descrive il modo in cui il cristiano dev’essere attento al povero e impegnarsi contro l’ingiustizia siano terreni che possono trovare benissimo concordi i cristiani e coloro che cristiani non sono. C’è anche un passaggio in cui si dice che anche in coloro che credono diversamente si possono individuare i segni di una santità che ci accomuna.

In realtà non solo non si trova niente di simile, nel testo, ma neppure sarebbe potuto essere diversamente: l’Esortazione apostolica si rivolge esclusivamente al popolo cristiano, e tutto il suo impianto teorico è basato sulla mistica dell’incorporazione a Cristo, che avviene anzitutto per la fede e per i sacramenti.

Diversamente, non si capirebbe neanche il prolungato indugiare del Santo Padre sulle categorie di “gnostici” e “pelagiani”, in cui egli individua ormai costantemente le depravazioni metastoriche della fede in ordine alla potenza dell’intelletto e a quella della volontà. Se invece “ci si potesse trovare” sulle buone opere – come sembrava arguire la Bignardi – basterebbe la “buona volontà” per santificarsi. Ciò che (giustamente) il Papa nega e ribadisce:

Infatti, il potere che gli gnostici attribuivano all’intelligenza, alcuni cominciarono ad attribuirlo alla volontà umana, allo sforzo personale. Così sorsero i pelagiani e i semipelagiani. Non era più l’intelligenza ad occupare il posto del mistero e della grazia, ma la volontà. Si dimenticava che tutto «dipende [non] dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia» [Rm 9,16] e che Egli «ci ha amati per primo» [1Gv 4,19].

GE 48

A tal riguardo, invece, un commento intelligente e sapido è stato quello di Gianni Valente, del quale un passaggio mi ha rimandato al confronto tra Corrado Augias ed Ettore Gotti Tedeschi durante la presentazione dell’ultimo libro di Aldo Maria Valli:

L’Esortazione apostolica segnala anche altre tracce della mentalità gnostica che possono trovarsi anche in circoli ecclesiali, come l’elitarismo di chi si sente superiore alle moltitudini dei battezzati, o il disprezzo per gli imperfetti, per quelli che cadono, per quelli che gli antichi gnostici avrebbero definito come “i carnali”. Il Papa ricorda che già all’inizio del cristianesimo le correnti gnostiche mostravano disprezzo per la semplicità del Vangelo, e tentavano di sostituire al Dio incarnato «una Unità superiore» [43].

Precisamente questo pensavo, mentre il giornalista ebreo faceva aperta mostra di disprezzo per «quei cristiani della domenica di cui non potete farvi niente»… e io vanamente aspettavo che il suo diretto interlocutore lo bloccasse. In realtà non basta riempirsi la bocca della parola “gnosticismo” per scongiurare il rischio di riprodurne alcune dinamiche mortifere.

L’altra ragione per cui non ho apprezzato la presentazione del documento è stata la risposta insoddisfacente alla prima domanda posta dalla stampa (forse la più pertinente e seria, oltre che la più elementare): una collega aveva infatti rotto il ghiaccio chiedendo quando fosse stata scritta l’Esortazione apostolica, dove, in quale lingua, in quale lasso di tempo… e come mai il tavolo dei relatori (con Greg Burke sedevano i già menzionati Gianni Valente e Paola Bignardi, a destra e a sinistra del Vicario di Roma mons. Angelo Di Donato) fosse stato assortito in quel modo. Ebbene, alle domande filologiche è stato dato in risposta un “non sappiamo” francamente deludente, da parte dei relatori incaricati di presentare il documento: quanto al resto, monsignor Vicario ha proseguito affermando candidamente di essere all’oscuro di ogni significato, nell’assortimento del tavolo, salvo il fatto che il Papa aveva chiamato direttamente lui, e che poi parlando tra di loro (chi?) hanno stabilito la formazione definitiva. Tutti nomi eccellenti e degnissimi (anche la svista teologica della Bignardi

, per seria che sia stata, non infirma la sua serietà e preparazione), ma che a fronte di molte altre scelte e combinazioni possibili rendevano più che lecita la domanda “perché proprio voi?”.

Resta comunque da leggere questo documento, che sembra parlare delle cose che dice e soprattutto di quelle che non dice: forse pensando di lusingare Greg Burke, un collega ha chiesto se parlando di “santità ordinaria” il documento intendesse canonizzare la dottrina infusa da san Josemaría Escrivá de Balaguér all’Opus Dei, ma basta poco per sincerarsi che in 177 punti e 125 note non una volta ricorra il suo nome. E neppure sarebbe corretto ascrivere al fondatore spagnolo una dottrina che – se proprio non si vuole riconoscere a Gesù stesso – si dovrebbe perlomeno rimandare, in epoca moderna, a Francesco di Sales. E pure del grande vescovo di Ginevra non si trova che una citazione (neppure dalla Filotea, per colmo d’ironia!). Niente neppure dal De imitatione Christi, che divenne «il conforto dei secoli» (Johan Huizinga) proprio nell’esportare e rendere “popolare nell’alveo dell’ortodossia” il deposito dell’ascetica monastica occidentale.

Niente: sembra che per il cacciatore di citazioni Gaudete et exsultate debba comportare qualche delusione… e qualche grande sorpresa. Ad esempio è della messa di avvio pontificato di Benedetto XVI la prima. Poi ce n’è una da brivido subito dopo, che viene dalla mistica-carmelitana-filosofa non (ancora) dichiarata dottore della Chiesa:

Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato.

Theresia Benedicta a Cruce, Verborgenes Leben und Epiphanie: GW XI, 145

E molte e molte altre, fino a un tenerissimo abbandono nelle mani di Maria: se si pensa che l’esortazione fu firmata il 19 marzo, nella solennità di san Giuseppe, e pubblicata oggi, in quella dell’Annunciazione, si scorgono gli esiti più alti e fanciulleschi della devozione nel cuore:

Desidero che Maria coroni queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…».

GE 176

Che bello, questo cristianesimo. Sì: Evangelii Gaudium mi era piaciuta molto, e pensavo che sarebbe rimasta (non senza le perfettibilità di ogni cosa umana) la cifra del presente pontificato1In realtà Francesco stesso, al numero 28, spiega: «Un impegno mosso dall’ansietà, dall’orgoglio, dalla necessità di apparire e di dominare, certamente non sarà santificante. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo. Da qui il fatto che si parli spesso, ad esempio, di una spiritualità del catechista, di una spiritualità del clero diocesano, di una spiritualità del lavoro. Per la stessa ragione, in Evangelii gaudium ho voluto concludere con una spiritualità della missione, in Laudato si’ con una spiritualità ecologica e in Amoris laetitia, con una spiritualità della vita familiare».. Ciò che però farà brillare questo testo nei cuori di chi lo leggerà con animo buono è la palese utilità:

Spero che queste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere.

GE 177

Note   [ + ]

1. In realtà Francesco stesso, al numero 28, spiega: «Un impegno mosso dall’ansietà, dall’orgoglio, dalla necessità di apparire e di dominare, certamente non sarà santificante. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo. Da qui il fatto che si parli spesso, ad esempio, di una spiritualità del catechista, di una spiritualità del clero diocesano, di una spiritualità del lavoro. Per la stessa ragione, in Evangelii gaudium ho voluto concludere con una spiritualità della missione, in Laudato si’ con una spiritualità ecologica e in Amoris laetitia, con una spiritualità della vita familiare».

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