Il Verbo si fece carne “sotto il manto di Maria” (nelle sue “buone viscere”)

Il Fiat di Maria unisce i Fiat divini ed umani. Per così dire la sua castità, la sua integrità, la sua polarizzazione, compie l’umanità per cui era stata pensata. Tuttavia anch’essa necessita di alcuni Fiat. Quello divino del Padre che genera nell’Amore e crea nell’Archetipo del Verbo, quello del Figlio che desidera ardentemente fare la Volontà del Padre, quello silente dello Spirito Santo che mostra l’unità delle Persone trinitarie nel volere e nell’agire. Necessita poi del Fiat di Giuseppe che, compie il genio maschile con la fermezza casta del silenzio, della custodia e della giustizia. A sua volta questo Fiat necessita del Fiat delle membra della Chiesa. Lo stimola nello Spirito Santo e lo conduce.

Per tale motivo l’antica preghiera mariana del Sub tuum præsidium è veramente ispirata, e il testo greco originale ha delle caratteristiche importanti:

Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν

καταφεύγομεν, Θεοτόκε.

Τὰς ἡμῶν ἱκεσίας

μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει,

ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς,

μόνη Ἁγνή,

μόνη εὐλογημένη.

Sub tuum præsidium confugimus,

Sancta Dei Genetrix.

Nostras deprecationes ne despicias

in necessitatibus,

sed a periculis cunctis

libera nos semper,

Virgo gloriosa et benedicta.

 

Nella parte finale “una santa”, “una benedetta”, si evince una integrità, una comunione. Una non-dissipazione. 

La santità produce unità nell’essere. Per contro il peccato divide e dissipa.

Per tale motivo occorre stare molto attenti nel proporre il “femminile” come salvezza. “L’eterno-materno”, per dirla con Pavel Evdokimov, è sicuramente necessario ma si compie nella persona di Maria e in quante, pur con differenza di spettro di colori di santità, in Lei, nella sua “integrità casta”, che unisce, si muovono e respirano. 

Viceversa il femminile, così come ora mostrato e vissuto nei nostri tempi, è più un maschile corrotto e, nel contempo, una femminilità impazzita e narciso-centrica.

Anche qui occorre non fare delle buone intuizioni delle mode reificando un femminile che non esiste se non alla luce dei Fiat di cui dicevamo.

Altrimenti si rischia di mutuare la continua trascendenza a cui punta la “una santa” e la “una benedetta” in una perpetua e giustificata, teologicamente e moralmente, immanenza. Foriera dei mali che attraversano il nostro mondo e nemica dell’Incarnazione e dei suoi due moti ineludibili ed irriducibili: la discesa e la trascendenza. Sommamente compiuti nella Sacra Liturgia, anzi nell’Ergon tou Theou.

Pertanto, anche se molto avremmo da dire, l’Annunciazione compie tutti questi Fiat e rimane, in assoluto il momento più alto della storia dell’umanità, del maschile e del femminile. 

Il momento più umile di Dio e il momento più glorioso dell’uomo.

Tutti qui siamo nati, “nei Cieli, in Cristo” [Eph. 1,3] ed il Fiat ci compie.

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