4.000 uomini morti nel freezer rotto dell’università di Cleveland

All’inizio di marzo la Clinica per la Fertilità degli ospedali universitari di Cleveland ha subito un incidente ad uno dei suoi serbatori di crioconservazione e sono andati distrutti 4.000 ovuli ed embrioni appartenenti ad almeno 950 famiglie.

Famiglie che volevano un bambino, o che già lo avevano avuto, mediante la fecondazione in vitro.

Famiglie che avevano speso un bel po’ di denaro e di salute per inseguire il sogno di un figlio da ottenere a tutti i costi.

Famiglie clienti di questo nuovissimo sistema di fabbricazione a freddo di esseri umani.

E sono cominciati i guai, inaspettati (sebbene prevedibili): alcuni clienti hanno fatto causa alla clinica per omicidio colposo, nella speranza che il giudice stabilisca che un embrione è vita umana.

Ha affermato l’avvocato Bruce Taubman, che rappresenta la paziente Wendy Penniman e suo marito Rick:

Stiamo chiedendo alla corte di dichiarare che un embrione è una persona e che la vita inizia al momento del concepimento. La questione è se la vita inizia al momento del concepimento, rendendo quindi un embrione una persona.

Un precedente autorevole è la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in Roe Vs. Wade del 1973, secondo la quale un feto, che si sviluppa dopo lo stato embrionale, non sarebbe una persona. Quella sentenza, però, fu funzionale a decretare lecito l’aborto. Nel 1985 la Corte Suprema dell’Ohio dichiarò che un “feto vitale è una persona” nella causa Werling Vs. Sandy, cioè la definizione di feto inizia al momento del concepimento, e quindi la vita inizia al momento del concepimento.

Per questo Taubman si dichiara fiducioso di poter far ragionare la Corte e fare dichiarare un embrione pienamente persona.

Sono comunque dozzine le cause intentate dai clienti della clinica e il dibattito si sta dispiegando anche sul piano del calcolo del giusto risarcimento: l’avvocato Adam Wolf, che si sta occupando di un certo numero di queste cause, ha dichiarato che la determinazione del valore economico di un embrione distrutto accidentalmente è una questione assai difficile da dirimere:

Come attribuire un valore monetario ad un embrione è qualcosa su cui ho faticato per anni, perché in un certo senso non c’è abbastanza denaro nel mondo, ed è un po’ meschino pensare che la cifra monetaria rappresenti il valore dei futuri figli,

dice. «D’altra parte, è così che il sistema legale compensa le persone».

Insomma, il risarcimento monetario non può essere inteso come la misura del valore di un embrione distrutto, soprattutto perché quell’embrione può essere il catalizzatore di una montagna di aspettative disattese di una coppia stremata.

È davvero facile quantificare la quantità di denaro che ciascuno ha speso per il processo o il trattamento e ha pagato per la conservazione. È molto più difficile pensare: qual è il prezzo della genitorialità? Quanto apprezzi la capacità di avere bambini?

Questa vicenda sta mandando in cortocircuito parecchie persone: tra il 1978 e il 2002 sono nati negli USA 68.000 bambini mediante FIV, ma nel processo sono stati creati, congelati, distrutti o sacrificati alla ricerca 1,2 milioni di embrioni. Tutto il sistema della fecondazione in vitro, col suo altissimo tasso di sacrifici di embrioni, si fonda sull’idea che l’embrione non abbia la dignità di una vita umana. Eppure spesso per motivi puramente commerciali risulta conveniente per le cliniche spingere il tasto del sentimentalismo con le coppie, tanto che alcune di esse pagano la crioconservazione degli embrioni soprannumerari per decenni.

Kathy e suo marito, Ben, avevano programmato di impiantare uno o più dei loro cinque embrioni congelati nel mese di agosto, e avrebbero donato il resto a un’altra coppia – un processo controverso noto come “adozione embrionale”. «Volevamo fare un’adozione aperta e rimanere in contatto con la famiglia, ho capito che avevo bisogno di sapere che stavano bene», dice Kathy a MarieClaire.com. Ma ora niente di tutto ciò è possibile, perché i loro cinque embrioni, conservati presso gli ospedali universitari, sono spariti. «Anche se non aveva senso che io e mio marito li allevassimo, ero ancora loro madre e volevo proteggerli e mi sento come se li avessi respinti ora».

La fecondazione in vitro uccide embrioni da decenni e nessuno ha battuto ciglio finora: ma il danno imprevisto al serbatoio è andato ad interferire con il processo standard che coinvolge le coppie e si è scoperto il nervo della questione. Prima si nutre il desiderio di genitorialità frustrato mediante l’idea che esso abbia una valenza talmente nobile da essere superiore a qualunque remora di ordine etico e morale; poi si confeziona il prodotto con tutta la fatica e la spesa del caso, si consegna l’infante e si lascia che la coppia si trastulli finalmente col bambino desiderato, dimenticando la fredda asetticità degli altri embrioni sospesi nell’azoto liquido. Per chi si fa più scrupoli, basta giocare la carta della “ricerca”, che non si sa bene poi cosa significhi, evocando la donazione degli ovuli con la stessa nobiltà di una donazione di organi, e la pace scende nei cuori di tutti.

Invece questa volta l’embrione è morto prima di trasformarsi in oggetto del desiderio, mentre gli animi erano in piena tensione passionale, concentrati a volere fortissimamente. Questi genitori, tesi come archi dalla grande e fiorente industria della fecondazione in vitro, adesso scoccheranno la loro freccia contro la clinica, sfogando la frustrazione montata ad arte per avere un risarcimento economico e morale che non li ripagherà mai abbastanza del danno più grave che possano mai aver immaginato di poter ricevere: l’improvvisa consapevolezza.

Un embrione, per quanto fecondato in laboratorio, è vita proprio nella sua enorme e intatta potenzialità di diventare un essere umano. Questa potenza sussiste in ogni caso, anche quando nessuno è sufficientemente sensibile per coglierla. Ora che ci sono aspettative tradite a fare da recettori, il messaggio viene gridato dai tetti e sventolato con il solito sentimentalismo americano.

Se esistesse davvero una giustizia, la Corte dovrebbe stabilire l’ovvietà che un embrione è vita, per poi negare ogni risarcimento alle famiglie danneggiate: non esiste il diritto ad avere figli e la fivet è una pratica barbara che trasforma i bambini in oggetti.

Invece succederà l’inverso: si decreterà che gli embrioni non impiantati non sono vita, ma il desiderio va risarcito comunque, perché ogni brama è diritto ed esiste solo ciò che proviamo. Spero tanto di sbagliarmi.

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