Viganò e i libri “di Papa Francesco”: un corollario importante

Come il primo lancio d’agenzia era servito a rintuzzare i furori antibergogliani degli accoliti di Antonio Socci, così la pubblicazione postuma del testo integrale (grazie sempre a Sandro Magister) ha rianimato i pretoriani del Senese. Fisiologico, ma occorrerà pur ribadire che il testo (sia quello parziale sia quello integrale) non dice alcunché di utile all’assurda querelle che appassiona quei circoli: quanti insistono nel dire che Papa Francesco non sarebbe il Papa sono semplicemente consegnati al loro delirio monomaniacale. Nulla di strano: è facile indulgere all’istinto di placare le proprie nevrosi cercando qualcuno da temere e da odiare, e risulta al più interessante osservare quanto certi novelli Achab siano riusciti a trasfondere i proprî sentimenti nelle rispettive ciurme come neppure al terribile eroe di Melville era riuscito con la sua (e Moby Dick condivide con Papa Francesco a malapena il colore).

La notizia di oggi (anzi di ieri sera) è un’altra: col trascorrere delle ore, le parole della lettera (privata) di Benedetto XVI che più trascolorano sono quelle che formano il nome di don Roberto Repole, il sacerdote torinese curatore della collana di undici volumetti sulla teologia di Papa Francesco. Ieri sera abbiamo letto una nota di Nicole Winfield su Associated Press, la prima agenzia di stampa internazionale: il ritratto che ne emerge è giustamente disonorevole per la Santa Sede (Viganò che non risponde ai giornalisti, uomini del Vaticano che parlano «a condizione di poter restare anonimi»…), ma il peggio è che il nome di don Repole è completamente scomparso dalla questione. La vaticanista scrive allora correttamente che

Benedetto loda una nuova collana di libri sulla teologia di Francesco come evidenza dello “stolto pregiudizio” di quanti lo criticano.

Quando però illustra la seconda pagina, quella dolosamente occultata da Viganò, la Winfield annota:

Benedetto ha scritto di non poter dare un contributo alla valutazione teologica di Francesco, come richiesto da Viganò, perché ha altri progetti a cui dedicarsi.

Insomma non si capisce bene, a leggere questa autorevole nota, se i libri siano su Francesco o di Francesco, e immediatamente, a leggere ieri sera questa nota, commentavo in tal senso con degli amici: ecco l’effetto dell’inevitabile scomparsa di don Repole.

Sulla quale fummo facili profeti, quando scrivemmo:

Un’ultima nota sul povero don Roberto Repole, naturalmente scomparso da tutti i commenti sulla vicenda: la sproporzione tra il calibro di questo (pur non mediocre) teologo torinese e il primo rilievo della vera posta in gioco dovrebbe far venire in mente lo stilema che potrà riproporsi anche in avvenire.

A confermare i miei timori serali è arrivato stamane lo stesso Massimo Franco di cui avevo ripreso, sottoscrivendolo, il primo commento. Anzi, Franco ha confermato i miei timori superandoli: io temevo infatti che la confusione della Winfield potesse scendere, a cascata, soprattutto sui commentatori non italofoni, i quali facilmente non avranno avuto gli strumenti per accedere a una conoscenza adeguata dei fatti. Invece stamattina, a firma di Massimo Franco, leggiamo sul Corsera1Sulla pagina online del Corsera ci sono state modifiche interessanti al pezzo. Ora non riesco a documentarle, ma l’impressione è che quanto sto descrivendo non sia casuale – faranno bene a riflettervi gli ecclesiastici di grido che spendono i crediti di Viganò nell’intessere relazioni con Via Solferino.:

Monsignor Dario Viganò, uomo della comunicazione di Francesco, l’altro ieri aveva letto la parte in cui Benedetto sottolineava la «continuità interiore» col successore; e in cui lodava l’iniziativa degli undici libri appena pubblicati: lo sforzo teologico di Jorge Mario Bergoglio.

“Lo sforzo teologico di Jorge Mario Bergoglio” è un’espressione ambigua: il genitivo è oggettivo o soggettivo? Oggettivo, viene da rispondere al lettore onesto e informato… lo sappiamo che i libri in questione sono di don Repole e non di Bergoglio. Eppure nell’ultimo paragrafo Franco scrive:

Si sa che Benedetto è particolarmente fragile e ha diradato non solo i suoi pochi impegni ma anche le passeggiate nei giardini vaticani. Ma fa un po’ impressione registrare che non avrà tempo di leggere la summa teologica di Bergoglio.

“La summa teologica di Bergoglio”: non ci sono più dubbi, e di sicuro il lettore italiano medio di Massimo Franco non si porrà la questione – i libri di cui si parla, quelli che Benedetto XVI non ha trovato il tempo di leggere, sono ormai di Papa Francesco. «La sua fatica editoriale», aveva stranamente scritto sopra il commentatore del Corsera.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. Sulla pagina online del Corsera ci sono state modifiche interessanti al pezzo. Ora non riesco a documentarle, ma l’impressione è che quanto sto descrivendo non sia casuale – faranno bene a riflettervi gli ecclesiastici di grido che spendono i crediti di Viganò nell’intessere relazioni con Via Solferino.

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