Tra il Congo e le #politiche2018: la #pace è cosa da uomini

Mi ha molto sorpreso vedere quanto successo abbia riscosso il post di ieri sulla tristezza del Capodanno: non immaginavo che nel giorno a cavallo tra il 2017 e il 2018 decine e centinaia di persone avrebbero impiegato il loro tempo leggendo quelle divagazioni cinico-malinconiche sul tempo che passa e le correlate riflessioni sulla novità del tempo cristiano. Eppure molti sono arrivati su Breviarium proprio cercando su Google le parole “tristezza capodanno” e “tristezza san Silvestro”. Forse c’è da riflettere (anche) su questo.

A mo’ di plastica icona del degrado psicofisico a cui si sono ridotti stamane in diversi, tra quanti conosco (e presumo in molti tra tutti gli altri), ho ritrovato sotto casa una campana di raccolta del vetro che dei prodi hanno bravamente fatto brillare a forza di petardi, stanotte: evidentemente per salutare “il nuovo che avanza”. Mentre penso a quanto, nel loro piccolo, saranno grati a costoro i netturbini che tengono pulite le nostre strade (mi pare giusto e bello lasciare a loro una parola di ringraziamento e di scuse), mi dico che è quanto mai vera quella parola di Agostino che anche ieri ricordavo:

È vano e stupido illudersi collettivamente che lo scatto degli anni che si susseguono possa rinnovare qualcosa, finché non diventano nuovi i cuori degli uomini. E a tal fine le lenticchie possono molto poco. Una declinazione particolare di questo pericolo sta nella scialba volgarizzazione della Giornata Mondiale per la Pace, che ricorre appunto oggi. Tutte le “giornate mondiali” di qualcosa rischiano di diventare rapidamente caricatura di loro stesse, ma questa più delle altre (e tanto più gravemente quanto più alti sono il suo oggetto e il suo fine) rischia di farci assomigliare a reginette di bellezza piazzate davanti a un microfono.

Giustamente, invece, è stato da molti ricordato che, come insegna il Concilio Vaticano II,

[…] la pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita «opera della giustizia» (Is 32,7)

Gaudium et Spes 78

E il fatto che la Chiesa abbia scelto insieme col primo giorno nell’anno civile del calendario comune anche il culmine dell’Ottava di Natale, ovvero la solennità della Divina Maternità di Maria, non è privo di significato. Lo ricordava pochi giorni fa un amico:

e stamattina Papa Francesco avrebbe espresso concetti analoghi dal balcone del Palazzo Apostolico:

Maria intercede, come a Cana, consapevole che in quanto madre può, anzi, deve far presente al Figlio i bisogni degli uomini, specialmente i più deboli e disagiati.

Papa Francesco, Angelus di oggi

E mentre i giornaloni sono impegnati con articoli di colore (sapete, col cotechino sullo stomaco non è che si possano appesantire i lettori)…

…restano sole le agenzie cattoliche a ricordare che in Egitto i copti hanno celebrato nello stesso 2017 un Natale insanguinato dopo la Pasqua di sangue dello scorso aprile:

Semi di vera pace vengono ostinatamente sparsi, oggi come allora, da musulmani buoni e leali come Amr Adib, che pochi giorni fa hanno anche esposto le loro vite a un rischio mortale per “i fratelli copti”. In Italia l’ha raccontato solo Loula Lahham:

Secondo p. Andraos Azmi, parroco di Mar Mina, gli aggressori hanno prima ucciso gli agenti di polizia di servizio presso la chiesa, come di solito accade in questo periodo di celebrazioni natalizie e di fine anno. Essi hanno poi cercato di penetrare all’interno della chiesa, “ma abbiamo subito chiuso le porte. Tuttavia, sono stati in grado di uccidere alcuni dei fedeli che erano all’ingresso”. Un altro prete, p. Antonio Daniel, elogia il ruolo dell’imam della moschea di fronte, che ha annunciato all’altoparlante che la chiesa era sotto attacco e che era necessario salvarla, chiedendo ai suoi fedeli di lasciare la moschea per soccorrere i fratelli copti. Senza questi due fatti significativi il numero delle vittime sarebbe potuto essere maggiore.

Su Facebook dicono:

1 Commento

  1. NON COMPRO PIÙ A SCATOLA CHIUSA

    Mi è sempre interessata la politica, in particolare la politica partecipata, non mi è mai piaciuto essere spettatore o critico esterno, ho sempre ritenuto giusto sporcarsi le mani e tentare di cambiare le cose. Oggi è ancora così, nonostante le delusioni, nonostante il nulla tangibile di tante persone che sembrava fossero intenzionate a rivoluzionare un sistema, oggi ritengo che il sistema sia ancora rivoluzionabile.
    Certo a differenza di quando ho iniziato, avevo 16 anni, le cose sono cambiate: la mia età, il panorama politico, la società, le scelte personali e molto altro, ma non è cambiato il modo con cui tanti politici si presentano o sono presentati, non è cambiato il loro pensiero sul popolino da gestire, non è cambiato il loro concepire la politica semplicemente in un modo antico da prima della prima repubblica.
    Quante promesse incompiute , quanti voltafaccia, quanto fumo negli occhi, pur di restare su uno scranno e fregiarsi di titoli vari senza aver concluso nulla di quello programmato. Ancora oggi qualcuno tenta di mostrare la bontà di questo o quel politico attribuendogli meriti o medaglie ancora non conquistate, vendendo progetti ancora incompiuti, che come sempre, all’atto pratico, non verranno presi in considerazione, sono decenni che è così.
    Qualcuno ancora tenta di mettere lucine e strass a vari ipotetici progetti risolutivi, presentandomi le sue soluzioni come le uniche e migliori, partendo da quei principi o valori non negoziabili che mi accomunano a tanta gente, ma proprio il modo come mi vengono manifestati questi progetti con alla base i valori sopra citati, mi fa pensare che per qualcuno siano più che negoziabili, anzi siano merce di scambio per ottenere un qualcosa di ibrido, siano un modo per tentare di orientare le coscienze e il pensiero di forze politiche che fin’ora di questi valori non si sono interessate, se non marginalmente. Ma per fare questo, per esercitare un azione di lobby, bisogna avere numeri consistenti e sicuri, ma ancor più dimostrabili, perché ai politici quelli servono e nulla più, le ultime votazioni sulla DAT hanno dimostrato che questi numeri non ci sono, i cristiani da tempo sono stati contati, non ci sono ora e non ci saranno dopo se si continua ad avere una rappresentanza conto terzi, cioè finché dovremo fidarci di Tizio o Caio speranzosi di un loro impegno sincero, magari incastonato in un programma partitico che deve essere inserito in un più ampio programma di coalizione, beh ho smesso di credere a babbo Natale da qualche anno e NON COMPRO PIÙ A SCATOLA CHIUSA.
    Ho scelto di portare avanti, insieme a migliaia di amici, il progetto Popolo della Famiglia, perché in tanti anni per la prima volta, una realtà politica si sposa con i miei valori e li mette al centro del suo programma, per la prima volta una realtà politica che mi rispecchia sceglie di camminare da sola nonostante le difficoltà che questo comporta, per la prima volta le richieste di una, anzi di due piazze, sono state prese integralmente e fatte diventare un programma, una proposta politica senza togliere il sapore della freschezza in cui erano nate.
    A chi mi contesta l’impossibilità che si realizzi questo progetto, contesto di mettersi ancora a servizio di vecchi partiti, a chi mi dice che bisogna essere in coalizione per dar forza alle nostre istanze, dico non mi rispecchio nelle coalizioni di csx o cdx che queste istanze hanno disatteso o affossato, a chi mi pone davanti il fantomatico voto utile, metto davanti la convinzione che il MIO VOTO UTILE È SOLO QUELLO CHE RISPECCHIA I MIEI VALORI che non sono negoziabili con programmi, idee o coalizioni varie.
    A chi mi dice che con Mario Adinolfi ho un capo o ancor peggio un padrone, dico che liberamente ho scelto di aderire al Popolo della Famiglia, nessuno mi ha obbligato e cosa ancor più importante non ho mai avuto problemi nell’affermare le mie idee sia pubblicamente che privatamente, e che, forse, non sono io ad avere un capo o un padrone ma che ce l’ha o ce l’avrà chi dovrà sottostare a logiche partitiche o a patti di coalizione, cioè quello che da anni succede nella politica.
    Da oggi la merce si vede prima poi si segue il pacco e si paga alla cassa.

    Mauro Rotunno

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