Discutendo di fede e Scrittura con degli amici Protestanti

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Girolamo, 1605-1606

Ho avuto molto piacere di vedere come l’articolo su Lutero pubblicato su Aleteia abbia sollevato un dibattito intenso. Il primo, a dire il vero, aveva avuto per effetto una levata di “scudi cattolici”, come se fossi stato “ingiustamente tenero” nei confronti del monaco delle 95 tesi. …Strano, ne stavo proprio demitizzando il cliché agiografico: in realtà pensavo che questi due contributi avessero le caratteristiche per essere accolti favorevolmente sia da cattolici sia da protestanti. Penso infatti che non sia possibile un vero ecumenismo se le parti non si dispongono positivamente a liberarsi degli orpelli che le tengono a distanza: quando mano a mano si sia tutti più scevri dalle rispettive mitologie, ci si potrà ritrovare serenamente «nei fatti e nella verità» (cf. 1Io. 3,18). Da questo punto di vista mi pare emblematico che io non abbia avuto problemi a criticare nei modi più aspri la persona e il pontificato di Leone X Medici, mentre da una parte ho riscontrato che l’idolatria di certi cattolici nei confronti del Papato li portava a difendere l’indifendibile; e dall’altra che quella – uguale e contraria – di alcuni protestanti li fa saltare sulla sedia appena si dice che Lutero non affisse alcun foglio alla Schloßkirche di Wittenberg, o che ebbe torto a ritagliare il canone biblico a immagine e somiglianza della propria teologia1La prima è un’evidenza storica, bisognerebbe solo prenderne serenamente atto: anzi, mi pare che Lutero ne venga fuori anche meglio; la seconda è un’evidenza di ragione teologica, e nelle righe che seguono proverò a precisare questo aspetto epistemologico..

Un lettore di Aleteia mi ha notificato di aver condiviso il link del mio secondo articolo all’interno di un gruppo chiamato “Riforma Protestante in Italia”.

https://m.facebook.com/groups/10357667799?view=permalink&id=10155380155137800

Alcune obiezioni

Ringrazio intanto i fratelli che animano la pagina di aver dedicato attenzione e tempo alle mie parole. Di seguito vorrei rispondere ad alcuni riscontri particolari. Trascurerò naturalmente le piccinerie partigiane del tipo “un articolo da cattolico” (espressione di cui non colgo la sostanza sotto l’allure dispregiativa)2E ancor meno potrò soffermarmi sugli amici che, senza conoscermi (ma a questo punto senza neanche leggermi) mi hanno dato dell’ignorante, del retorico, del malizioso e del manipolatore. 1Pt. 3,16.. Mi sembra invece che gli interventi di Luca Pasquet e di Teodora Tosatti siano non solo ricevibili, ma anche utili ad alcune precisazioni. Così scriveva dunque il primo ieri in mattinata:

Mi sembra che l’articolo presenti come “scandalo” una banalità. Ossia che per attribuire un significato ad una frase, ad un testo, sia necessario interpretarli. Tra le altre cose bisognerà stabilire che cosa fa parte dei testi rilevanti, da interpretare. È inevitabile, necessario. Lutero offre la sua interpretazione, e il suo criterio per stabilire cosa entra nel canone e cosa no. E l’autore dell’articolo si scandalizza: ecco Lutero fa primeggiare la sua coscienza, la sua interpretazione rispetto al testo! Eppure, ogni interpretazione partirà sempre da metaprincipi esterni al testo (le regole della grammatica, i language games o jeux de langage di Wittgenstein e Lyotard, i diversi generi del discorso, e così via). Da qui non si scappa. L’alternativa è non leggere, non attribuire un significato a ciò che si legge. Scrive l’autore: “La Scrittura, per essere dichiarata “sola”, doveva essere imbrigliata nella coscienza”, e questo per lui è “aberrante”. Io direi che, molto più semplicemente, un testo, in quanto testo, dev’essere sottoposto a interpretazione. Non so se sia “aberrante”, ma non vedo alternative. È chiaro che quando Lutero dice che la sua coscienza è prigioniera della Scrittura non può che intendere la scrittura come ha potuto comprenderla lui. Ma c’è un altro modo di comprendere un testo oltre all’interpretazione che qualcuno ha potuto darne? Mi pare proprio di no. E allora di cosa si indigna l’autore? Ora, tutto l’articolo ruota intorno a questo falso scandalo. Ma il paradosso più grande è il seguente: per l’autore Lutero sbaglia perché osa decidere quali testi interpretare, e perché li interpreta; eppure, inspiegabilmente, la Chiesa, che fa ed ha fatto nei secoli esattamente la stessa cosa, non sbaglia nulla. La sua interpretazione, non si capisce perché, è neutra, anzi “prioritaria”. Dice l’articolo che: “riconoscere la priorità della Chiesa – la quale conserva e trasmette nativamente il tesoro delle Scritture – non mortifica né la dignità della Scrittura né quella della coscienza, ma anzi costituisce la condizione necessaria a una loro interazione feconda, libera e liberatrice.” L’interpretazione di Lutero è arbitraria, quella della Chiesa no. Lutero è colpevole di esercitare la propria libertà. La Chiesa è libera per default. Quindi, diciamoci la verità, il problema dell’autore non è il fatto sottomettere un testo ad interpretazione (unico modo di comprenderlo), ma chi interpreta, chi ha il “diritto” di interpretare. E la libertà del cristiano è probabilmente quello che ci distingue, in quanto protestanti, dalla logica dell’autore. All’autore dà fastidio che un individuo si prenda la libertà di interpretare la Scrittura secondo la propria coscienza. Esiste un’interpretazione autorizzata “libera e liberatrice” (quella della Chiesa, noblesse oblige), ed un’interpretazione individuale arbitraria. Noi invece pensiamo che lo spirito soffia dove vuole, non solo in quelle istituzioni che gli esseri umani hanno vestito con l’autorità di decidere per gli altri (questo sì, in modo arbitrario). Interpretiamo tutti secondo i limiti degli umani, sottoponendo la nostra comprensione a determinazioni arbitrarie, metaprincipi impostici dalla società. Eppure tutti possono essere toccati dallo Spirito. E soprattutto, lo Spirito non ha bisogno del permesso di Roma per decidere chi ispirare. Infine, un dubbio: ma se l’autore ha già deciso che il Sola Scriptura non ha nessun valore, perché deve dimostrarlo secondo la Scrittura? Se anche trovasse i testi sulla Sola Scrittura, potrebbe dire che hanno valenza relativa rispetto all’insegnamento della Chiesa. Boh, paradossi.

Chi fa il Canone: un’evidenza storica, filologica e teologica

Anzitutto pare sia il caso di precisare che non presento alcuno scandalo, né sono scandalizzato o indignato. Pasquet ha ragione – e devo dirlo subito – su una cosa: quelle che espone sono delle banalità. Solo che non rispecchiano quanto ho detto io: nessuno ha fatto questione della necessità di porre un criterio ermeneutico – e mi fa piacere che Luca legga Wittgenstein e Lyotard, i quali però non c’entrano granché3Suggerisco allora Ricœur: più pertinente quanto ai testi biblici – ed era un protestante…. Pasquet scrive: «Tra le altre cose bisognerà stabilire che cosa fa parte dei testi rilevanti, da interpretare». Ecco, questo è falso. A nessun esegeta viene chiesto o permesso di selezionare nel Canone biblico i libri che preferisce e dichiarare gli altri non-canonici: Lutero dichiarò da principio di operare per criterî umanistici, non teologici (e il suo positivismo filologico appare dopo la critica storico-critica alquanto ingenuo4Chi non sa, oggi, che il Testo Masoretico è filologicamente molto meno antico del greco dei Settanta? E chi può ignorare quanto TM sia storicamente molto meno rilevante dei LXX? Se qualcuno fosse interessato ad approfondire il tema, e per restare alla nostra “roba fatta in casa”, rimanderei alla mia puntata di Padri Nostri sui LXX (qui l’archivio delle puntate svolte finora).), ma ben presto si rivelò chiaramente come quella della “hebraica veritas” fosse soprattutto una buona copertura per la caccia ai testi “odiosi”5I libri dei Maccabei venivano ampiamente utilizzati per suffragare scritturisticamente le indulgenze per i defunti, e pur di togliersi dalla scrivania quei testi Lutero preferì perdere con quelli la Sapienza e il Siracide – senza i quali anche la dottrina trinitaria e la cristologia vacillano.. Ora, dunque, per quale protestante sarebbe accettabile oggi che un teologo, nel proprio esercizio del libero esame, dichiarasse non canonici – che so – la Lettera a Filemone o il Vangelo secondo Marco? Eppure dovrebbe essere lecito farlo, se la prima tappa del lavoro teologico fosse la selezione dei testi da interpretare – ciò che Pasquet esplicitamente afferma. Marcione, a quanto sappiamo, fu il primo a farlo, e se la sua operazione fu più abnorme nei contenuti (ricordiamo che ridusse il corpo scritturistico a sette epistole paoline e al Vangelo secondo Luca…) essa fu pure più accettabile sul piano formale, in quanto il Canone si stava ancora consolidando.

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Note   [ + ]

1. La prima è un’evidenza storica, bisognerebbe solo prenderne serenamente atto: anzi, mi pare che Lutero ne venga fuori anche meglio; la seconda è un’evidenza di ragione teologica, e nelle righe che seguono proverò a precisare questo aspetto epistemologico.
2. E ancor meno potrò soffermarmi sugli amici che, senza conoscermi (ma a questo punto senza neanche leggermi) mi hanno dato dell’ignorante, del retorico, del malizioso e del manipolatore. 1Pt. 3,16.
3. Suggerisco allora Ricœur: più pertinente quanto ai testi biblici – ed era un protestante…
4. Chi non sa, oggi, che il Testo Masoretico è filologicamente molto meno antico del greco dei Settanta? E chi può ignorare quanto TM sia storicamente molto meno rilevante dei LXX? Se qualcuno fosse interessato ad approfondire il tema, e per restare alla nostra “roba fatta in casa”, rimanderei alla mia puntata di Padri Nostri sui LXX (qui l’archivio delle puntate svolte finora).
5. I libri dei Maccabei venivano ampiamente utilizzati per suffragare scritturisticamente le indulgenze per i defunti, e pur di togliersi dalla scrivania quei testi Lutero preferì perdere con quelli la Sapienza e il Siracide – senza i quali anche la dottrina trinitaria e la cristologia vacillano.

1 Commento

  1. Paradigmatico è il criterio di vendita delle proprie idee. Vecchio come ogni eresia nella Chiesa. Fare appelli all’inscappabilità soggettiva nella lettura di un testo biblico, per derubricare il canone, è come ereggere il soggettivismo a canone e quindi non permettere nessuna oggettività possibile della nascita della Parola e bearsi del cortocircuito logico. Oltre che negare allo stesso Spirito di Dio di portare a dirci qualcosa di vero in sé per il singolo e per il noi. Insomma è come dire a Dio: “A Te piace ingannarci e fare in modo che ci confondiamo”. È come rendere la Parola di Dio, che è anche parola di uomo, soprattutto parola di uomo. Ma questo è l’epilogo strettoia di chi nega la valenza di un aspetto positivo della Ragione, per carità sempre da purificare, e vede come inevitabilmente corrotta ogni dimensione razionale. Si ricade nell’emotivismo soggettivo. Presente in tanti gruppi ecclesiali, anche cattolici e, perché no, anche nelle innumerevoli galassie social. Per non parlare dei catto-liberali o catto-sinistroidi; che oggi vanno a braccetto. Da questo si evince che, pur con tutte le buone intenzioni, spirituali, esegetiche e devote, Lutero era un uomo prossimo alla disperazione e che, per garantirsi l’autostima (non essendoci allora i followers ed i “mi piace”) ha fatto di tutto perché altri, sulla sua scia, diventassero, come lui, spiritualmente disperati.
    Non è un caso che alla fine dell’800 un altro appartenente ad una setta Avventista del settimo giorno, guarda caso proveniente dal mondo protestante, un certo Russell, noto per vendere grano miracoloso a prezzo considerevole, prese da una parte un bel libro bianco e dall’altra la Bibbia e la riscrisse pari pari come a lui gradiva. Più che esegesi o ermeneutica, una vera e propria ri-scrittura. Qui addirittura non si epura il Canone ma si costruisce una bibbia-fai-da-te per avere una religione altrettanto fai-da-te. Se c’è qualcuno che deve dire “Svegliatevi!”, siamo proprio noi, a questi fratelli.
    Ma non è nuova l’operazione di Russell ricorda un certo Maometto che circa 1300 anni prima fece un’operazione simile. Sostanzialmente sempre per motivi politici.

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