Contro quelli che accusano il Papa di eresia

Così insegnò anche Benedetto XVI

Sembra impossibile ricordarsene, ora che molti media ci convincono del fatto che mai, fino a papa Bergoglio, la Chiesa era versata in tanta ambiguità dottrinale; eppure neppure dieci anni fa, addirittura verso la fine della Novena del Natale 2010, la Congregazione per la Dottrina della Fede1All’epoca guidata da William Joseph + Levada. ritenne opportuno rilasciare una nota in cui si leggeva, tra l’altro:

Il pensiero del Papa non di rado è stato strumentalizzato per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana. L’interesse del Santo Padre appare chiaro: ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa.

Alcune interpretazioni hanno presentato le parole del Papa come affermazioni in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione […]

No, non si stava parlando di Papa Francesco (all’epoca il cardinale Bergoglio si stava battendo come un leone contro l’approvazione del “matrimonio” omosessuale in Argentina). Si parlava invece di Benedetto XVI, che a pagina 171 del libro-intervista Luce del mondo diceva, fra l’altro, rispondendo a una domanda di Peter Seewald su sessualità e contraccezione:

Vi possono essere singoli casi motivati, ad esempio quando uno che si prostituisce utilizza un profilattico, e questo può essere un primo passo verso una moralizzazione, un primo elemento di responsabilità per sviluppare di nuovo una consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può fare tutto ciò che si vuole. […]

E all’incalzare del giornalista tedesco tornava a spiegare:

In un caso o nell’altro, nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana.

Benedetto XVI, Luce del mondo 171

Mi è tornato in mente questo passaggio proprio a leggere la quinta delle sette2Bontà loro: gli estensori della “correctiofilialis” ci informano di essersi limitati allo stretto indispensabile: «Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di Amoris laetitia, secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento: una lettera inviata a tutti i cardinali della Chiesa e ai patriarchi della Chiesa Orientale ne elenca 19 di tali proposizioni». “proposizioni eretiche” che Papa Francesco avrebbe propagato mediante Amoris lætitia e attraverso successivi e collaterali atti, discorsi, silenzî:

La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio.

Lo si potrebbe infatti facilmente ricalcare:

La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta l’utilizzo di un mezzo contraccettivo “di barriera”, quale è il preservativo, in specie nel caso di un prostituto che intenda provvedere a proteggere sé e gli altri da un eventuale contagio venereo, possa ritenersi moralmente buono, richiesto o comandato da Dio.

E la risposta di Benedetto XVI, stando a quel passo di Luce del mondo, sembra essere affermativa «oltre ogni ragionevole dubbio». Ovviamente Benedetto non ha mai detto né scritto alcunché di simile; ma neppure Francesco ha detto né scritto una frase come quella riportata nella “propositio hæretica V” (o nelle altre): a leggerle di fila sembra di sfogliare il Denzinger alle pagine dei decreti di condanna dei Molinisti… salvo che lì si riportavano effettivamente i virgolettati dei quietisti, per quanto espunti dal contesto – qui invece si piega la lettera del magistero pontificio al più recente esercizio della riformulazione del Sant’Uffizio, finalizzata all’elaborazione per via di responso. Un sistema che fu il cardinal Ratzinger a smantellare perché, disse il porporato arrivando nel palazzo della Congregazione Regina, «siamo qui non solo per dire in che cosa crediamo, ma soprattutto perché»3L’aneddoto mi è stato riportato da Krzysztof Charamsa negli ultimi mesi in cui ancora gli brillavano gli occhi al solo nominare “il Cardinale”.. Caso ironico, ma neppure tanto, se ricordiamo appunto che all’epoca furono i medesimi personaggi che oggi si scagliano in modo virulento contro Papa Francesco ad arguire che in Luce del mondo Benedetto XVI avesse operato «una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids» (parola di Levada4E che il prefetto della CDF si sia dato pena di intervenire dovrebbe suggerire qualcosa a quanti volessero liquidare il caso minimizzando Luce del mondo a livello di manifestazione del pensiero privato di Benedetto XVI, senza alcun rilievo pubblico… Oh, sono gli stessi infelici che da un lato insistono con l’assurdità per cui Amoris lætitia non sarebbe un documento magisteriale e dall’altro si dannano l’anima perché un documento magisteriale non deve contenere né favorire dottrine erronee.).

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Note

Note
1 All’epoca guidata da William Joseph + Levada.
2 Bontà loro: gli estensori della “correctiofilialis” ci informano di essersi limitati allo stretto indispensabile: «Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di Amoris laetitia, secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento: una lettera inviata a tutti i cardinali della Chiesa e ai patriarchi della Chiesa Orientale ne elenca 19 di tali proposizioni».
3 L’aneddoto mi è stato riportato da Krzysztof Charamsa negli ultimi mesi in cui ancora gli brillavano gli occhi al solo nominare “il Cardinale”.
4 E che il prefetto della CDF si sia dato pena di intervenire dovrebbe suggerire qualcosa a quanti volessero liquidare il caso minimizzando Luce del mondo a livello di manifestazione del pensiero privato di Benedetto XVI, senza alcun rilievo pubblico… Oh, sono gli stessi infelici che da un lato insistono con l’assurdità per cui Amoris lætitia non sarebbe un documento magisteriale e dall’altro si dannano l’anima perché un documento magisteriale non deve contenere né favorire dottrine erronee.

6 Commenti

  1. Anche qui non mi lascia incollare l’estratto di Ratzinger, credo a causa della lunghezza del testo! Riporto dunque la sintesi:

    Da “Teologia della Liturgia”, Volume XI dell’Opera Omnia, pagg. 422-424

    “La tesi secondo cui l’Eucaristia apostolica si ricollega alla quotidiana comunità conviviale di Gesù con i suoi discepoli […] viene in ampi circoli radicalizzata nel senso che […] si fa derivare l’Eucaristia più o meno esclusivamente dai pasti che Gesù consumava con i peccatori.

    “In tali posizioni si fa coincidere l’Eucaristia secondo l’intenzione di Gesù con una dottrina della giustificazione rigidamente luterana, come dottrina della grazia concessa al peccatore. Se infine i pasti con i peccatori vengono ammessi come unico elemento sicuro della tradizione del Gesù storico, si ha per risultato una riduzione dell’intera cristologia e teologia su questo punto.

    “Ma da ciò segue poi un’idea dell’Eucaristia che non ha più nulla in comune con la tradizione della Chiesa primitiva. Mentre Paolo definisce l’accostarsi all’Eucaristia in stato di peccato come un mangiare e bere “la propria condanna” (cf. 1 Cor 11, 29) e protegge l’Eucaristia dall’abuso mediante l’anatema (cf. 1 Cor 16, 22), appare qui addirittura come essenza dell’Eucaristia che essa venga offerta a tutti senza alcuna distinzione e condizione preliminare. Essa viene interpretata come il segno della grazia incondizionata di Dio, che come tale viene offerta immediatamente anche ai peccatori, anzi, anche ai non credenti, una posizione che, comunque, ha ormai ben poco in comune anche con la concezione che Lutero aveva dell’Eucaristia.

    “Il contrasto con l’intera tradizione eucaristica neotestamentaria in cui cade la tesi radicalizzata ne confuta il punto di partenza: l’Eucaristia cristiana non è stata compresa partendo dai pasti che Gesù ebbe con i peccatori. […] Un indizio contro la derivazione dell’Eucaristia dai pasti con i peccatori è il suo carattere chiuso, che in questo segue il rituale pasquale: come la cena pasquale viene celebrata nella comunità domestica rigorosamente circoscritta, così esistevano anche per l’Eucaristia fin dall’inizio condizioni d’accesso ben stabilite; essa veniva celebrata fin dall’inizio, per così dire, nella comunità domestica di Gesù Cristo, e in questo modo ha costruito la ‘Chiesa’”.

  2. Caro Marcotullio, capisco e apprezzo la sua indignazione di cattolico a vedere il Papa censurato come eretico. Ma mi sembra che nella sua lunga difesa di Francesco lei non centri il nocciolo del problema. Bergoglio è eretico? Non saprei dire, e qualunque cosa dicessi non sarebbe che una opinione. Nel “liberi tutti” teologico che è seguito al Vaticano II è difficile dire che cosa sia ortodosso e che cosa sia eretico. E lo stesso Bergoglio non si è trattenuto dal citare il caso di Antonio Rosmini, a dimostrazione di come la Chiesa cambi opinione, e chi prima era considerato eretico poi viene beatificato. Ma se non è chiaro che cosa sia ortodosso e che cosa eretico, allora la stessa figura del Papa perde senso: non parlando più a nome della giusta dottrina, come definita nel passato dai concili, allora la sua diventa una opinione tra le altre, alla quale altri possono opporre la loro. Questa era già la situazione della Chiesa prima di Bergoglio, basti pensare ai forti dissensi nei confronti di Benedetto XVI, Ma con lui è esplosa in pieno. Non c’è più “Roma locuta, causa soluta”. E qualunque esercizio del potere pontificio può passare per autoritaria imposizione di una opinione sulle altre. Nel frattempo, non possiamo far altro che esercitare la nostra ragione, che san Tommaso d’Aquino segnalava come l’elemento comune necessario in qualunque disputa, di cristiani tra loro e con gli ebrei o con chi non è né cristiano né ebreo. E pregare.

    • Non c’è mai stato “Roma locuta, causa finita”: Agostino lo diceva – come sempre lo dicevano nell’area di Cartagine (generalmente bizzosa e poco propensa a prendere ordini da Roma) – quando Roma gli dava ragione. Quando non gli dava ragione anche lui tempestava di lettere i Papi, fino a quando – diremmo per ridere – non li prendeva per sfinimento. E san Bernardo? E Bellarmino? Potremmo citare centinaia di casi analoghi. Il punto è che questo delicatissimo esercizio di verità si può fare solo nella più limpida carità (difatti quelli che ho citato sono santi, come anche Rosmini: Fellay no). E se di carità se ne intravede ancora molta nei Dubia (almeno fino alla loro pubblicazione) questo testo invece – imbastito male e compilato peggio – non lascia trasparire che malcelato livore.

  3. Sono lieto che hai avuto modo, pur sofferto, di stendere due righe su questa dei 62. In merito di AL ne parlai su La Croce Quotidiano. Il vero problema rimane il discernimento delle situazioni. Dolentemente pochi sono i sacerdoti che sono in grado di poterlo compiere correttamente. Perché il discernimento necessita di sapienza, di grazia di stato “slegata” e non rattrappita, di vita fraterna robusta e del “tempo superiore allo spazio”. Per tale motivo tale documento in alcune sue parti a me appare profetico oltre che palindromo, come correttamente dici, ma sicuramente non è un documento semaforo. E, nel contempo, sicuramente non è documento slegabile da Humanæ Vitæ e da Familiaris Consortio. Qui la riflessione di diverso tempo addietro. https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/alcune-note-difficili-intorno-all-esortazione-amoris-laetitia.html

  4. Grazie Giovanni Marcotullio.
    Condivido ciò che hai scritto con lo spirito e con la mente e con il cuore parola per parola (a parte quelle troppo “alte” per la mia scarsa cultura teologica, che però condivido lo stesso … sulla fiducia!).
    Devo confessare che, ogni volta che leggo qualche commento (critico) su Amoris Laetitia, mi viene in mente una regola sull’interpretazione teologica, che mi ha colpita moltissimo, enunciata da te (citando… non mi ricordo chi…), in una bellissima trasmissione su Sant’Ireneo, a Radio Maria.
    È una affermazione che ho sentito profondamente vera e mia.
    Ovviamente vado a memoria (il che non è una garanzia) cercando di riportarla nel modo più letterale possibile, e mi perdonerai se sbaglierò, ma più o meno il senso suonava così: “Nulla può essere letto e interpretato, se non in totale unione con tutte le Scritture, tutto il Magistero, tutta la Dottrina, tutto il Catechismo”.
    Io l’ho sentita subito mia, perché da avvocato, conosco molto bene la pratica della “citazione estrapolativa” che pretende, da una frasetta, di indicare il senso ultimo di una sentenza (nel mio caso), di un Vangelo, di un Catechismo o di un’Esortazione (in teologia)…
    E il senso che ne ho tratto, da esegeta giuridica (che segue la regola di nomofilachia per cui, se una norma può essere interpretata in modo costituzionalmente legittimo, ma anche in modo costituzionalmente illegittimo, la prima interpretazione è quella giusta da preferirsi e la seconda deve essere scartata e rigettata), è che ogni parola in materia di Fede deve essere sempre interpretata in unione con la Scrittura, il Magistero, la Dottrina e il Catechismo, alla luce del senso dottrinariamente corretto che se ne può trarre.
    Mentre invece, se una interpretazione può olezzare di eresia, allora deve escludersi che possa essere quella voluta da chi ha pronunciato o scritto quella parola.
    Seguendo tale metodo, l’errore non è di chi ha scritto l’Amoris Laetitia, ma di chi la legge e la interpreta in maniera scorretta, attribuendole senso, fini, e odori che non le sono propri, perché contrastanti con tutto quello che la precede e la segue.
    Ed ecco che ritrovo tutto ciò nella tua chiosa:
    “Io penso, in conclusione, che sia compito di tutti i teologi e degli studiosi, laici o chierici, l’approfondire il dettato dell’esortazione apostolica ricevendola anzitutto con il «devoto ossequio dell’intelletto e della volontà» (cosa che non sembra venga fatta sempre, da costoro…); dandone poi una lettura che sia veramente conforme ai contenuti del Magistero precedente e che quello stesso Magistero illumini e approfondisca nelle sue ragioni e nei suoi fini. Se le conferenze episcopali sbagliano, altri Vescovi hanno il diritto e il dovere sacrosanto di entrare in dialettica con loro, e se serve anche in polemica. Perfino noi laici abbiamo, in misura diversa e proporzionata, questo sacrosanto diritto/dovere. La prima sede, invece, non può essere giudicata da nessuno.”

  5. Il Papa deve essere chiaro quando parla “da Papa” , o peggio, quando scrive. Non sono quindi d’accordo che sia corretto, per un Papa, rimanere nel vago: “il vostro parlare sia sì sì, no no. Il di più viene dal maligno”. Preghiamo perché il Signore illumini questa Chiesa e la guidi fuori della tempesta perfetta che si sta scatenando contro di lei. Sono tempi difficili per la Cristianità ma, soprattutto, per la fede di ciascuno di noi. Che Santa Maria Ausiliatrice ci sia vicina e ci conduca a Cristo. Maria Regina degli Apostoli, prega per noi.

Di’ cosa ne pensi