Europa, islam, cristianesimo: Michel Houellebecq “tra i due mondi”

Eppure, contro la guerra civile predetta all’inizio del romanzo, tra «gli Indigeni europei» e i musulmani, è l’avvento pacifico di un regime religioso moderato che ha luogo, e che non ha «niente a che vedere con il fondamentalismo islamico»1Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 155.. Al di là di un’opposizione tra due civiltà, sono due concezioni della società che si affrontano:

Mentre “per noi” (Occidentali) la società è anzitutto l’organizzazione e la garanzia dei diritti individuali, essa è “per loro” (musulmani), anzitutto l’insieme dei costumi che forniscono la regola concreta del buon vivere2Pierre Manent, Situation de la Franceop. cit., p. 23..

In quello che appare essere un vero romanzo dei costumi, Houellebecq si lascia andare a un’interferenza sulle frequenze che ricorda quella evocata da Olivier Roy in L’Islam mondialisé: contro i valori difesi dalla società liberale e atea, «il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto e il lavoro delle donne»3Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 276., musulmani e cattolici conservatori si ritrovano.

Di ciò che accade di questa Francia islamizzata, Houellebecq dice poco, salvo che la disoccupazione è scomparsa grazie all’esclusione delle donne dal mercato del lavoro è che la delinquenza è considerevolmente diminuita. Questo ritratto, che a certuni potrà sembrare irenico e ad altri scandaloso, ricorda le analisi di Bruno Étienne, che negli anni 1980 perorava la causa di un islam di Francia, assicurando che la collocazione del territorio francese in un omogeneo reticolato islamico

può assicurare la pace sociale e facilitare la lotta alla delinquenza e alla droga, nonché arginare parzialmente il fallimento scolastico4Bruno Étienne, L’Islam en Franceop. cit., p. 250 et 254..

Il meno che si possa dire è che tra Plateforme (2001) e Soumission (2015) la visione dell’islam di Houellebecq si è evoluta. Nel 2015, le mentalità sono combaciate e l’opinione generale dei francesi è più islamofoba che prima dell’11 settembre 2001. È il momento che Houellebecq – sempre molto sensibile e attento ai segni dei tempi – sceglie per leggere o rileggere il Corano, e accordargli un certo valore. Una posa da contropiede… o l’ironia della copia esatta, ma non sistematica (e dunque imprevedibile). Per quanto possano essere nette, tali notevoli prese di posizione non sembrano tali che appunto a fini di posa, vale a dire in quanto sussistono in un dispositivo di comunicazione che accompagna la pubblicazione di un romanzo. È probabile che Houellebecq abbia calcato la mano nella sua critica all’islam nel 2001, come l’ha calcata nella sua apologia nel gennaio 2015, o ancora nella sua critica nel settembre 20155«Quando gli chiedono se sia islamofobo, lo scrittore risponde: “Probabilmente, sì, ma la parola phobia significa paura, piuttosto che odio”» (Le Point, 9 septembre 2015, resoconto di un'intervista accordata al quotidiano inglese The Guardian, 6 septembre 2015)., per caricare i suoi romanzi del peso di una posa. Né tanto islamofilo né tanto islamofobo quanto vuole presentarsi, senza dubbio perché conosce i meccanismi della macchina mediatica e sa farla funzionare, Michel Houellebecq, autore di romanzi dialogici che necessitano che il loro autore si neutralizzi al massimo, ci appare molto meno impegnato di quanto non voglia farci credere – insomma piuttosto flaubertiano.

Forse alla fine bisognerà domandarsi in nome di cosa Houellebecq mette in scena la critica (apparente) dell’islam nel 2001, e in nome di cosa mette in scena il suo elogio (apparente) quattordici anni più tardi; e forse bisogna rispondere che è in nome del cristianesimo, come pensa Richard Millet, che vi scorge un

modo di far recitare un soggetto apparente contro un soggetto reale, vale a dire l’islam politico contro il cattolicesimo letterario6Richard Millet, « Le Salut par l’islam », La Revue littéraire, n° 56, février-mars 2015, p. 1-2..

Non è senza ragione che vengono citati in Soumission i nomi di René Guénon (convertito all’islam, dopo aver criticato il cattolicesimo in nome di concezioni occultiste) e di Nietzsche (che valorizzava il carattere virile dell’islam in rapporto a quella “religione femminea” che è il cristianesimo).

Il fallimento personale di François di fronte alla Vergine nera di Rocamadour e la fine del suo progetto su Huysmans, che sfociano nella sua conversione all’islam, sono la prova – ai suoi occhi – del fatto che

questo combattimento, necessario per l’instaurazione di una nuova fase organica di civilizzazione, non può più, oggi, essere condotto in nome del cristianesimo7Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 276..

Se per il personaggio di François non è un problema convertirsi all’islam per delle ragioni politiche, questo avviene soltanto perché gli è diventato impossibile, per delle ragioni metafisiche, convertirsi a un cristianesimo moribondo che si allontana fatalmente dall’età dell’oro – tale agli occhi di Michel Houellebecq, la cui protestantofobia è notoria – della cristianità medievale.

Articolo pubblicato nella Revue des deux Mondes

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Note

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1 Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 155.
2 Pierre Manent, Situation de la Franceop. cit., p. 23.
3 Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 276.
4 Bruno Étienne, L’Islam en Franceop. cit., p. 250 et 254.
5 «Quando gli chiedono se sia islamofobo, lo scrittore risponde: “Probabilmente, sì, ma la parola phobia significa paura, piuttosto che odio”» (Le Point, 9 septembre 2015, resoconto di un'intervista accordata al quotidiano inglese The Guardian, 6 septembre 2015).
6 Richard Millet, « Le Salut par l’islam », La Revue littéraire, n° 56, février-mars 2015, p. 1-2.
7 Michel Houellebecq, Soumissionop. cit., p. 276.

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