Europa, islam, cristianesimo: Michel Houellebecq “tra i due mondi”

di Mathias Rambaud1Ho voluto tradurre questo articolo, comparso a luglio nella Revue des deux mondes, per condividere con i lettori italofoni un punto di vista complesso e dettagliato sulla percezione dell'islamizzazione in Europa. Dal punto di vista della cultura e, ancora prima, dell'ethos. Per quanto riguarda i diritti d'autore, alla Redazione francese ho inoltrato esplicita richiesta di permesso: non avendo ricevuto risposta, procedo per silenzio-assenso, restando tuttavia disponibile ad accogliere la richiesta di ritirare la pubblicazione della mia traduzione. Giovanni Marcotullio

Nel romanzo francese contemporaneo, l’islam appare sovente sotto una luce conflittuale: “abominazioni” perpetrate in Europa dal “Grande Jihad” in Cosmo Incorporated (2005) di Maurice G. Dantec; guerra del Libano tra cristiani e musulmani in La Confession négative (2009) di Richard Miller; guerra civile tra gli Unitari e i miliziani del partito islamista in Les Événements (2015) di Jean Rolin.

Questa rappresentazione polemica deve molto a una percezione dell’islam ricavata al contempo dalla realtà sociale della Francia, primo Paese musulmano dell’Unione europea, e dal terrorismo islamista di cui il Paese è stato oggetto dall’inizio degli anni 1990. Tuttavia da nessuna parte come nei romanzi di Houellebecq – specialmente in Plateforme (2001), La Possibilité d’une île (2004) e Soumission (2015) – questa rappresentazione e la sua evoluzione nel corso degli ultimi due decennî trovano una migliore illustrazione romanzesca.

Se, come ricorda Danielle Hervieu-Léger, il cattolicesimo gode di un vantaggio indennitario in Francia, l’islam soffre uno svantaggio estraneitario, svantaggio dovuto al fatto che, come scrive Pierre Manent,

l’islam come associazione umana e come modo di vivere è tanto estrinseco alla storia di Francia quanto il cattolicesimo le è intrinseco2Pierre Manent, Situation de la France, Paris, Desclée de Brouwer, 2015, p. 64..

Ora, dagli anni 1980 la percezione dell’islam in Francia s’è molto evoluta: nel 2014, prima dell’onda di attentati islamisti degli anni 2015 e 2016, il 74% delle persone intervistate ritenevano che l’islam fosse una religione “intollerante”, incompatibile coi valori della società francese3« France 2014 : les nouvelles fractures », sondage IPSOS, Centre d’études politiques de Sciences Po (Cevipof) et Fondation Jean-Jaurès..

Questa percezione dell’islam, donde il “nuovo oscurantismo”4Pierre-André Taguieff La Force du préjugéEssai sur le racisme et ses doubles, Paris, Éditions la découverte, 1988, p. 20. che è la vulgata antirazzista e la blindatura ideologica che esso ha prodotto, hanno occupato un posto che converrebbe analizzare; essa si deve, secondo Pierre Manent, a tre fattori determinanti:

  • l’immigrazione musulmana,
  • l’influenza finanziaria dei Paesi del Golfo,
  • il terrorismo islamico5Pierre Manent, Situation de la Franceop. cit., p. 64..

Stimata oggi intorno ai 5 o 6 milioni d’individui, e suscettibile di aumento, la comunità musulmana francese è la più numerosa d’Europa. Contando sul fatto che – da una parte – l’islam è segnato da

un elevato tasso di ritenzione della religione parentale, una forte endogamia religiosa, una fecondità più elevata e un’immigrazione che senza dubbio perdurerà,

e che – d’altra parte – la religione musulmana

resta a margine del grande movimento di secolarizzazione che tocca il cattolicesimo e il protestantesimo6Michèle Tribalat, « L’islam reste une menace », Le Monde, 13 octobre 2011.,

la demografa Michèle Tribalat conclude, in un articolo dal titolo polemico, che l’islam beneficia di una dinamica demografica molto più favorevole di quella delle altre religioni di Francia.

Le molteplici ramificazioni che si prestano a questa constatazione hanno potuto alimentare la sensazione d’assedio dell’inventore del sintagma “la grande sostituzione”, lo scrittore Renaud Camus, le cui attività politiche hanno conosciuto in questi ultimi anni una notevole intensificazione.

Dopo la comparsa del suo libro, Le Grand Remplacement nel 2011, Renaud Camus – tuttora l’autore di un’opera vasta e notevole, che comprende un diario pubblicato online giorno per giorno – insiste su quello che considera essere

il fenomeno più considerevole della storia di Francia da secoli a questa parte, e senza dubbio da sempre7Renaud Camus, Le Grand remplacement, David Reinhac, 2011.:

lo sconvolgimento demografico causato in Francia e in Europa dall’immigrazione extra-europea, e consistente nella sostituzione a breve termine di una popolazione di francesi e di europei con una popolazione di stranieri proveniente dai Paesi musulmani dell’Africa8Il sintagma di “Grande sostituzione” fa eco al concetto di Eurabia, teorizzato dalla saggista israeliana Bat Ye’or, la quale afferma che la creazione, negli anni 1970 in Europa, «di un movimento d'opinione favorevole agli Arabi», corrispondente a delle esigenze economiche connesse con le risorse petrolifere, ha dato alla luce l'“immigrazione araba massiva” in Europa, così come una “strumentalizzazione araba” della politica dell'Unione europea, la quale si sottometterà alle diverse esigenze del mondo arabo. Bat Ye’or, « Le dialogue Euro-Arabe et la naissance d’Eurabia », Observatoire du monde juif, Bulletin n° 4/5, décembre 2002..

La percezione dell’islam è così divenuta indissociabile dagli attacchi dei terroristi islamisti ricordi a ondate negli ultimi trent’anni. Olivier Roy, secondo cui oggi assistiamo meno a una “radicalizzazione dell’islam” che a na “islamizzazione della radicalità”9Olivier Roy, « Le djihad est un révolte générationnelle et nihiliste », Le Monde, 24 novembre 2015., vede nella violenza dei jihadisti una repulsione “anti-imperialista”10Olivier Roy, L’Islam mondialisé, Paris, éditions du Seuil, 2002, rééd. coll. Points Essais, 2004, p. 25., che è pure una “rivolta generazionale e nichilista”11Olivier Roy, « Le djihad est un révolte générationnelle et nihiliste », Le Monde, 24 novembre 2015.. L’autore de L’Islam mondialisé non deroga alla tesi che difende da una ventina d’anni, e che s’iscrive nella scia dell’interpretazione di Bruno Étienne, l’autore di L’Islam en France (1989) – morto nel 2009 senza aver visto i recenti attentati che hanno funestato Parigi.

Nel suo ultimo libro, Gilles Kepel stabilisce, da parte sua, una corrente carsica che unisce le marce dei beurs [i “beurs” sono i francesi di origine magrebina, N.d.T.] del 1983, gli attentati del Gruppo Islamico Armato del 1995, le sommosse nelle banlieues del 2005 e gli attentati del 201512Gilles Kepel, Terreur dans l’Hexagone. Genèse du Djihad français, Paris, Gallimard, 2016., prima di enumerare i segni visibili di una vera trasmutazione avvenuta in certi quartieri:

L’aumento dei marcatori dell’islam, che scandiscono ormai il paesaggio urbano al ritmo di minareti e di bandelle […], l’ubiquità delle insegne halal, la consistenza numerica delle donne che portano il velo, la generalizzazione del digiuno del ramadan, [come pure] la presenza ostentata del salafismo, favorita dall’abbigliamento specifico degli adepti13Gilles Kepel, Passions françaises. Les Voix de la cité, Paris, Gallimard, 2014, p. 20..

A proposito della crescita del salafismo, Kepel nota che esso

esprime una rottura valoriale con la società francese, una volontà di sovvertirla moralmente e giuridicamente, che sarebbe illusorio negarsi14Ibid..

Sotto la pressione degli avvenimenti, il partito preso intellettuale, stigmatizzato dagli ambienti conservatori con l’epiteto di “islamo-gauchisme” – cioè la difesa quasi incondizionata e sistematica dei rappresentanti (individui o Paesi) dell’islam in nome della difesa degli oppressi e degli emarginati – sembra quindi aver perso terreno dagli anni 1980 in qua. Di modo che Daniel Lindenberg potrà stimare che

l’idea secondo la quale la “nostra” civiltà, occidentale e cristiana, è minacciata si ritrova oggi presso atei incalliti15Daniel Lindenberg, «  Une Révolution conservatrice qui avance à visage découvert », Le Monde, 19 janvier 2016..

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1. Ho voluto tradurre questo articolo, comparso a luglio nella Revue des deux mondes, per condividere con i lettori italofoni un punto di vista complesso e dettagliato sulla percezione dell'islamizzazione in Europa. Dal punto di vista della cultura e, ancora prima, dell'ethos. Per quanto riguarda i diritti d'autore, alla Redazione francese ho inoltrato esplicita richiesta di permesso: non avendo ricevuto risposta, procedo per silenzio-assenso, restando tuttavia disponibile ad accogliere la richiesta di ritirare la pubblicazione della mia traduzione. Giovanni Marcotullio
2. Pierre Manent, Situation de la France, Paris, Desclée de Brouwer, 2015, p. 64.
3. « France 2014 : les nouvelles fractures », sondage IPSOS, Centre d’études politiques de Sciences Po (Cevipof) et Fondation Jean-Jaurès.
4. Pierre-André Taguieff La Force du préjugéEssai sur le racisme et ses doubles, Paris, Éditions la découverte, 1988, p. 20.
5. Pierre Manent, Situation de la Franceop. cit., p. 64.
6. Michèle Tribalat, « L’islam reste une menace », Le Monde, 13 octobre 2011.
7. Renaud Camus, Le Grand remplacement, David Reinhac, 2011.
8. Il sintagma di “Grande sostituzione” fa eco al concetto di Eurabia, teorizzato dalla saggista israeliana Bat Ye’or, la quale afferma che la creazione, negli anni 1970 in Europa, «di un movimento d'opinione favorevole agli Arabi», corrispondente a delle esigenze economiche connesse con le risorse petrolifere, ha dato alla luce l'“immigrazione araba massiva” in Europa, così come una “strumentalizzazione araba” della politica dell'Unione europea, la quale si sottometterà alle diverse esigenze del mondo arabo. Bat Ye’or, « Le dialogue Euro-Arabe et la naissance d’Eurabia », Observatoire du monde juif, Bulletin n° 4/5, décembre 2002.
9, 11. Olivier Roy, « Le djihad est un révolte générationnelle et nihiliste », Le Monde, 24 novembre 2015.
10. Olivier Roy, L’Islam mondialisé, Paris, éditions du Seuil, 2002, rééd. coll. Points Essais, 2004, p. 25.
12. Gilles Kepel, Terreur dans l’Hexagone. Genèse du Djihad français, Paris, Gallimard, 2016.
13. Gilles Kepel, Passions françaises. Les Voix de la cité, Paris, Gallimard, 2014, p. 20.
14. Ibid.
15. Daniel Lindenberg, «  Une Révolution conservatrice qui avance à visage découvert », Le Monde, 19 janvier 2016.

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