Risurrezione ed esperienze di morte imminente: una medesima speranza?

La luce in fondo al tunnel

1) L’esperienza comunemente vissuta

Per quanto ci interessa in questi giorni di celebrazioni pasquali, mi sembra che si debba fare un passo supplementare. Noi confessiamo infatti la risurrezione di Cristo e, conseguentemente, la risurrezione dei morti – come conseguenza di un’esplosione di vita: l’ingresso nella beatitudine eterna, guidati dal nostro buon pastore, Cristo risorto.

Ora, nelle esperienze di morte imminente è spesso cosí che sono descritti gli eventi: anzitutto c’è uno splendore in fondo a un tunnel. Potremmo farne anche il titolo del Triduo Pasquale che abbiamo appena vissuto – “lo splendore in fondo al tunnel”. E questa è la testimonianza frequente delle persone che hanno vissuto un’esperienza di morte imminente.

Guardate cosa riporta la dottoressa Gloria Polo, chirurgo a Bogotà. Era non credente, prima della sua esperienza di morte imminente. Un giorno, mentre passava nei pressi di un albero, un lampo l’ha colpita in pieno e il suo cuore si è fermato. Piú tardi avrebbe testimoniato:

Intervista di Gloria Polo su Radio Maria Colombia

Mi sentivo felice e piena di gioia, perché non ero soggetta alla legge della pesantezza. Alla fine del tunnel vidi come un sole donde promanava una luce straordinaria. La direi bianca per darne una certa idea, ma di fatto nessun colore terreno è comparabile a un tale fulgore.

Riportato da Patrick Theillier, Expériences de mort imminente, 121

Altra testimonianza, quella dello scrittore David Foenkinos, che forse conoscete. Egli ha scritto di aver vissuto una tale esperienza intorno ai 16 anni, contestualmente a un’infezione della pleura:

Sono partito all’indietro, ho vissuto il tunnel di luce blu e gialla, mi sono lasciato afferrare da quella luce.

Pascale Krémer, David Foenkinos: «J’ai une énergie de survivant», su Le Monde del 16 settembre 2018

2) Uno sguardo di fede?

Per alcuni medici, questo tunnel e questa luce potrebbero essere un fenomeno ottico che si produrrebbe al momento dell’ingresso nella morte clinica – come se l’occhio perdesse il suo campo di visuale con lo sprofondare del paziente nella morte clinica.

Per altri, si tratterebbe di un fenomeno causato da reazioni biochimiche a livello nervoso centrale, oppure da un riflesso psicologico nel momento in cui la vita ci sfugge.

Alla luce dell’evento di Pasqua, si può tuttavia vedere il tunnel luminoso come un segno del passaggio verso la vita eterna.

Possiamo pensare alla rivelazione divina che presenta cosí la Gerusalemme celeste, il Paradiso:

E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli
.

Apoc 22,3-5

Su un altro piano si tratta di ciò che ha sperimentato anche Benoîte Rencurel, qui al Laus, in una visione del paradiso: così tanta luce che non ha saputo descriverla.

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Rettore del Santuario di Notre-Dame du Laus (Hautes Alpes)

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