Il #celibato secondo Benedetto XVI e Sarah (contro Francesco?)

Celibato dei preti: Benedetto XVI esce dal silenzio

In un libro scritto con il cardinal Sarah, il papa emerito prende posizione contro l’ordinazione di uomini sposati. Un’esclusiva del Figaro
di Jean-Marie Guénon

Quasi esattamente sette anni dopo la sua rinuncia al trono di san Pietro, l’11 febbraio 2013, il papa emerito Benedetto XVI, 92 anni, esce dal suo silenzio per chiedere a papa Francesco di non impegnarsi sulla via dell’ordinazione di uomini sposati al sacerdozio. Con il cardinale Robert Sarah, di origine guineana, egli pone la firma di co-autore a un’opera intitolata Dalle profondità dei nostri cuori, pubblicata dapprima in francese, il 15 gennaio, da Fayard. Le Figaro ha potuto procurarselo in esclusiva mondiale. 

Quest’iniziativa riveste un carattere storico in ragione della gravità stessa delle frasi del papa emerito Benedetto XVI e del peso della sua autorità di teologo. A due riprese, nel 2017 sulle questioni di liturgia, e poi nella primavera del 2019 sull’analisi della crisi della pedofilia, Benedetto XVI aveva pubblicamente – ma molto discretamente – preso la penna. Ciò che oggi denuncia è di tutt’altra ampiezza: egli ritiene compromesso l’avvenire della Chiesa cattolica latina se si tocca il celibato sacerdotale, uno dei suoi pilastri. 

Il libro è quindi un’esortazione molto strutturata che giustifica il celibato sacerdotale, ma anche un potente messaggio di sostegno ai preti che i due autori vedono «disorientati dalle incessanti rimesse in discussione del celibato consacrato». Del resto, le 175 pagine sono dedicate a loro: «In omaggio ai preti di tutto il mondo». Esse presentano due testi, conseguenti, accessibili e molto elaborati, uno a firma del papa emerito, l’altro del cardinale, ed entrambi firmano insieme l’introduzione e la conclusione. 

Nessuna aggressività né polemica traspare, in queste pagine, contro l’attuale romano pontefice, anzi. Il papa emerito e il prelato africano si presentano come due «vescovi» in «filiale obbedienza a Papa Francesco», che «cercano la verità» in uno «spirito d’amore dell’unità della Chiesa». Lungi, dunque, dall’«ideologia» che «divide» – scrivono. O ancora dalle «querelles di persone, di manovre politiche, di giochi di potere, di manipolazioni ideologiche e di critiche piene di acredine che fanno il gioco del diavolo, il divisore, il padre della menzogna».

Messa in guardia

Neppure essi nascondono la loro impossibilità di «tacere»: «Silere non possum! Non posso tacere», affermano assai fermamente citando sant’Agostino. In particolare dopo «lo strano sinodo dei media», consacrato nello scorso ottobre all’Amazzonia, che ha effettivamente votato – con la maggioranza dei due terzi – la proposta di ordinare diaconi permanenti al sacerdozio, e dunque degli uomini sposati, per sovvenire alla mancanza di ministri di culto in Amazzonia. In questo, essi domandano a tutta la Chiesa di non lasciarsi «impressionare» dalle «cattive perorazioni, dalle messinscene teatrali, dalle menzogne diaboliche, dagli errori alla moda che vogliono svalutare il celibato sacerdotale». 

Papa Francesco deve pubblicare nelle settimane a venire l’esortazione apostolica post-sinodale che dovrebbe ufficializzare questa misura. A meno che non faccia retromarcia – il che sarebbe una sorpresa. Se Francesco ha sempre sostenuto pubblicamente il celibato sacerdotale, egli è pure aperto a una soluzione di eccezione locale per rispondere alla crisi delle vocazioni. Un’idea alla quale il cardinal Sarah, nella sua conclusione, lo supplica di rinunciare: 

C’è un legame ontologico-sacramentale tra il sacerdozio e il celibato. Ogni diminuzione di questo legame costituirebbe una rimessa in discussione del magistero del concilio e dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Io supplico umilmente Papa Francesco di proteggerci definitivamente da una tale eventualità mettendo il suo veto a ogni indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche limitato a questa o quella regione.

Lo stesso cardinale, che essendone membro ha seguito tutti i lavori del sinodo sull’Amazzonia, si spinge a una messa in guardia:

La possibilità di ordinare degli uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un oscuramento nella comprensione del sacerdozio.

Egli aggiunge insieme con Benedetto XVI, nella loro conclusione, che 

l’ordinazione sacerdotale conduce all’identificazione con Cristo. Certo, l’efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro, ma non si può neppure ignorare la straordinaria fecondità prodotta dalla santità dei preti. 

I due prelati non sottovalutano affatto la difficoltà di vivere il celibato. Essi la riconoscono a piú riprese e si spingono fino a dare ai preti dei consigli concreti. Questa non è però ai loro occhi una ragione per abbandonare tale disciplina. Certo, non è un dogma, come ricordano gli avversari del celibato, i quali dimostrano – date dei concili alla mano – che la Chiesa cattolica avrebbe impiegato quindici secoli a imporre ai preti questa misura. Secondo loro, anzi, sarebbe ora di permettere loro di nuovo di sposarsi, specialmente nel contesto di crisi legato agli abusi sessuali. 

Argomentazione magistrale

La risposta a quest’obiezione maggiore è il cuore pulsante dell’opera. E Benedetto XVI vi consegna un’argomentazione teologica magistrale. Egli si spinge fin nelle radici giudaiche del cristianesimo, dove i sacerdoti erano già «messi a parte»; respinge en passant le tesi di Lutero e dimostra che sacerdozio e celibato sono uniti nella «nuova alleanza» di Dio con l’umanità, operata da Gesú, la cui oblazione totale è il modello stesso del prete. Questa «astinenza ontologica» non è – scrive – «un disprezzo della corporeità e della sessualità». Bensí una scelta deliberata, insiste, spiegando che anche «nella Chiesa antica» – dunque nel primo millennio – «gli uomini sposati non potevano ricevere il sacramento dell’ordine se non quando si fossero impegnati a rispettare l’astinenza sessuale» con la loro sposa, sul modello di san Giuseppe. 

Il cardinal Sarah, da parte sua, difende il celibato sacerdotale con grande ardore, con particolare commozione per i 

numerosi preti disorientati, turbati e mortificati nel piú profondo della loro vita spirituale dalle violente rimesse in causa della dottrina della Chiesa. 

Egli propone allora una «riflessione pacata e orante sulla realtà spirituale del sacramento dell’ordine», fondata su una trentina di argomenti teologici, storici, pastorali e sperimentali. Punto forte del libro, dove si sperimenta tutta la sua autorità e la sua esperienza di “figlio dell’Africa”, nato animista, la convinzione che solo «la radicalità evangelica» attragga: 

Nella Chiesa le crisi vengono sempre sormontate da un ritorno alla radicalità dell’Evangelo e non dall’adozione di criterî mondani. 

Ne sarebbe prova «la fioritura delle Chiese africane». Come si potrebbe allora dare dei «preti di seconda classe» ai «popoli dell’Amazzonia»?, si chiede. «Non li priviamo della pienezza del sacerdozio. Non priviamoli del vero senso dell’Eucaristia», supplica. 

Come saranno accolte da Francesco queste prese di posizione? Accetterà di aprire un vero dibattito? Lo rifiuterà, a costo di rischiare una crisi acuta? Oppure lo soffocherà tra amabili complimenti? Francesco non ha mai risposto ai cardinali che avevano formulato pubblicamente dubbi sulle conclusioni del sinodo sulla famiglia riguardo ai divorziati risposati… Chiuderà la porta in faccia anche al papa emerito?

Da pagina 3 del Figaro di oggi

«Dalle profondità dei nostri cuori»:
due possenti voci s’innalzano

L’opera consegnata da Benedetto XVI e dal cardinal Sarah sarà pubblicata il 15 gennaio da Fayard. Le Figaro s’è potuto procurare il testo, dal quale presentiamo alcuni passaggi-chiave. Quelli non firmati sono tratti dall’introduzione e dalla conclusione del libro, scritte in comune da Benedetto XVI e dal cardinal Sarah. 

Comments:

6 risposte a “Il #celibato secondo Benedetto XVI e Sarah (contro Francesco?)”

  1. Ho letto il tuo articolo curiosa di sapere come, anche questa volta, avresti piegato la realtà per dimostrare che avevi ragione. Sei sicuro che Francesco sia contrario al celibato? Il suo stile è questo: dice delle cose cattoliche, per tranquillizzare il popolo cattolico, ma poi fa gesti rivoluzionari. Uno di questi è aver tenuto un teologo, un certo card. Kasper, sempre nei suoi paraggi. Non solo l’ha citato al primo angelus, ma in seguito, i punti della teologia di Kasper sono stati i punti del pontificato di Bergoglio. Doveva colpire il matrimonio, e l’ha fatto, e poi il celibato. Lo farà? Lo vedremo presto. Magari solo attraverso una noticina.
    Non a caso, nell’apocalisse si parla di una bestia travestita da agnello.
    A Novembre ho incontrato la cugina di mio marito, divorziata, con il marito, divorziato, che esultanti ci hanno detto che dopo un percorso di catechesi proposto in diocesi di Milano, hanno potuto di nuovo accedere ai sacramenti: Eucarestia e confessione! E si sono premurati a spiegarci, che tutto questo è possibile Grazie a Papa Francesco e al documento AL…
    A fine ottobre durante una messa in diocesi ambrosiana, il sacerdote ha spiegato in predica quello che si era deciso durante il sinodo, ovvero l’ordinazione di diaconi sposati, e di quanto fosse buona e giusta questa decisione, non solo per l’Amazzonia per anche per l’Europa vista la penuria dei preti.
    La Chiesa è in una crisi gravissima. Ma se tu racconti che Francesco ha chiesto aiuto a Benedetto e a Sarah per difendere il celibato prendi in giro te stesso e i tuoi lettori!

    Un sacerdote nella mia giovinezza diceva: Tanta osservazione e poco ragionamento!
    Oppure: la realtà va valutata tenendo conto di tutti i suoi fattori!
    Se il giornalismo non è a servizio della verità meglio lasciare perdere.
    Manuela

  2. Salve!

    Del commento della Signora Manuela mi sono sfuggite due cose:

    -qual è la realtà “piegata” dall’articolista (Marcotullio)?

    -perché la citazione dell’Apocalisse, è riferita a Papa Francesco?

    La realtà attuale a me non pare che sia come
    sembrerebbe vederla la Signora Manuela,
    ma forse sono io che non vedo bene.

    Invece di “agnelli” che nascondono “bestie” ne sto
    vedendo moltissimi, sopratutto sulla scena economica
    mondiale, ma anche nella politica mondiale, nella società laica,
    nelle associazioni laiche e cristiane di qualsiasi genere,
    in modo trasversale…
    Io sono senz’altro un po’ visionario ed anche troppo sensibile
    alle azioni di tante buone e brave persone che nel mondo
    fanno cose favolose e che si presentano gentili, e dalla parte
    del buono, come gli “agnelli”… Per questa mia sensibilità
    eccessiva mi scuso con chi mi legge e sopratutto con la
    Signora Manuela perchè, sulla base di questa mia sensazione,
    mi sento di consigliarla di divenire anche lei più
    attenta alle azioni, anche non immediate, diciamo alle
    azioni su periodi medio-lunghi, di tanti “agnelli”
    che oggi vediamo sulla scena del mondo…

    Non voglio e non posso fare nomi né esempi
    ma una cosa la posso senz’altro dire:

    -se oggi, nel mondo, il potere e la ricchezza sono
    in mano ad un numero sempre più ristretto di persone
    e nel contempo un numero sempre più ampio di
    altri miliardi di persone hanno sempre di meno…

    cioè se nel mondo di oggi esiste una disparità
    ogni giorno più incolmabile, una “bestia” che sta divorando
    sia i corpi che le anime delle persone, allora significa
    che gli “agnelli”, che vediamo a capo di quasi
    tutte le nostre istituzioni (ripeto in ordine di importanza,
    ecconomiche, politiche, sociali, associazioni ecc),
    non sono in realtà “angelli” ma “bestie” o servi della bestia!

    Non possiamo dire: “cosa ci importa a noi cristiani delle
    cose che accadono nel mondo, lontane da noi…”
    perchè l’insegnamento è stato chiaro e non ci è stato
    mai detto di pensare solo alle nostre personali cose di fede…

    In questo do ragione a Sarah. Bisogna tornare al Vangelo,
    i Santi uomini che hanno costellato la storia cristiana,
    uno fra tutti San Francesco, hanno proprio operato questa
    sorta di “catarsi” di purificazione, tornando di brutto al Vangelo,
    costi quel che costi… perché i doni che una vita nella
    sequela del Vangelo e di Cristo sono superiori alle fatiche,
    anche grandi, alle rinunce, al dover piegare le proprie
    idee per farle ritornare nel solco tracciato nel Vangelo…

    Se il Signore non costruisce la casa,
    invano vi faticano i costruttori.
    Se il Signore non custodisce la città,
    invano veglia il custode.
    Invano vi alzate di buon mattino,
    tardi andate a riposare
    e mangiate pane di sudore:
    il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.

    In questo anche Sarah penso sia d’accordo con
    i grandi riformatori del cattolicesimo che non
    si sono mai allontanati dal Papa, San Francesco in testa.

    La piena radicalizzazione al Vangelo, carissima Signora Manuela,
    passa anche dalla tipica obbedienza che il cristiano adotta,
    come stile di vita, (indicata anche da Gesù con Pietro), nel
    rispetto del primato pietrino e di quel che ne consegue.
    Cioè una piena conversione alla fede cristiana, alla sequela
    di Cristo, passa, per forza di cose, anche dalla sotomissione
    dei propri interessi particolari agli interessi della Chiesa,
    come ha fatto Maria, come ha fatto Giuseppe,
    come ha fatto Giovanni Battista che anche lui si aspettava,
    forse, un Cristo diverso da quello che invece gli è andato incontro
    sul Giordano.

    Altrimenti, per parafrasare le parole di Bergoglio,
    ognuno si faccia una propria religione…

    saluti

    RA

  3. Al sig. Abate. Nell’apocalisse di bestie ce ne sono due. Forse lei si riferisce alla prima, quella che riguarda il potere politico, mentre io mi riferivo alla seconda, che è quella che rappresenta la falsa religione.
    Ma per capire questo sono stata aiutata dalle profezie mariane e mi rendo conto che per le persone molto colte come lei, siano una sorta di tabù. Mentre possono aiutare le persone meno colte e semplici come me a capire meglio quello che sta accedendo.
    La prego però di non chiedermi di obbedire ai disobbedienti. Non ce la posso fare!
    A Giovanni Marcotullio, un consiglio da mamma: sei troppo giovane per chiuderti nelle tue posizioni e non accettare critiche. In fondo se ti leggo è perchè nutro stima nei tuoi confronti.

  4. Salve!

    Carissima signora Manuela! Io non sono assolutamente colto! ci mancherebbe! ed anche se sono, purtroppo sempre tentato a fare il “maestrino” in realtà la cosa è ampliata dal mezzo scritto… di persona riesco ad esprimermi con maggior libertà… Io ho 58 anni, moglie, 3 figli e sono diacono permanente, dopo un lungo periodo di studio e meditazione (e qualche pausa di ripensamento e di verifica), e preghiera, mia e con la mia famiglia, sono stato ordinato quasi 1 anno fa esatto, il 20 gennaio scorso.
    Ho cari amici che fanno la messa con la liturgia “straordinaria” in latino… vivo in una diocesi fondata nel 4 secolo d.C. ed anche la parrocchia è più che millenaria… nella mia parrocchia non ci sono associazioni cristiane, ci sono alcuni parrocchiani che sono simpatizzanti di RnS o di CL o di Ac eccetera ma, grazie al fatto che siamo lontani dalle grandi città, in alta collina, sperimentiamo una cristianità semplice, di cristiani semplici e tutti uguali fra di noi… il Vescovo ogni tanto si lamenta di alcune nostre “chiusure” da “montanari” (lui viene dalla pianura Padana) ed ha forse ragione … vivendo in una vallata siamo un po’ tutti “pettegoli”, perchè ci conoscimao praticamente quasi tutti ma siamo poco espansivi con gli “estranei”… da noi le porte sono aperte o con le chiavi nella toppa, e fra vicini entriamo in casa d’altri senza problemi, anzi sempre ben accolti. Facciamo incontri di lettura della Bibbia nelle case da oltre 40anni, però siamo meno bravi a partecipare a riunioni di gruppo, a parte la Messa ovviamente! In questa nostra “isola felice” le cose del mondo arrivano attutite e questo è un bene perchè abbiamo tempo di meditarle e non dare un risposta troppo frettolosa, che mi hanno insegnato i monaci, è sempre figlia dlel’orgoglio. Alcuni di noi hanno avuto la fortuna di incontrare gli ultimi papa, io personalmente ho incontrato sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI che Francesco. Io sono stato nominato coordinatore delle piccole caritas sparse nella vallata (lunga oltre 50km), in quella che chiamiamo “diaconia della carità”, seguo la liturgia domenicale in 3 parrocchie sulle montagne dove ci sono sparuti gruppi di residenti, cioè faccio la liturgia della Parola con distribuzione della Comunione, quindi faccio anche delle “omelie” che io preferisco chiamare “riflessioni” sulla Parola di Dio. Lavoro da impiegato lontano da casa (70km) quindi sono un pendolare… Le ho detto tutto questo per dirle che sono una persona semplice e normale, come tantissime. Ma credo e amo Gesù il Cristo, ed ho promesso, e voglio mantenere, filiale obbedienza al mio Vescovo e tramite lui, al Papa.

    Le confesso una cosa: non mi chiamo Roberto Abate,
    è uno pesudonimo che utilizzo solo in “rete” e che
    è in realtà il nome di un mio carissimo amico (Siciliano) che mi
    ha permesso di usare il suo nome (mi ha dato la sua email),
    per motivi un po’ complessi che sarebbe fuori luogo
    esprimere qui, ma le assicuro nulla di illegale… Siccome
    sono un tecnico informatico esperto di reti di computer,
    (è il mio lavoro) conosco la terribile forza negativa della rete e non partecipo
    né sono iscritto a nessun “social” né con questo pseudonimo
    nè con altri, Mi permetto di usare tale pseudonimo solo in commenti
    che lascio, qua e la, solo in blog, come questo, a carattere cristiano.

    saluti

    RA

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