Sant’Ignazio e… le notti in cui vide le stelle

Statua di sant'Ignazio all'interno del Boston College

Dobbiamo alla preziosa segnalazione di Claudia Cirami la pagina che qui di seguito offriamo ai lettori di Breviarium: è tratta da un non recentissimo volume dedicato alla spiritualità ignaziana, il cui autore – gesuita – è morto nel 2004.

Claudia ha voluto offrirlo ai lettori in continuità con i tre post (questo, questo e questo) che negli ultimi giorni abbiamo dedicato al tema: se sono molti a sapere che Francesco d’Assisi era tra le figure che maggiormente ispiravano Ignazio di Loyola, sono certamente di meno quanti sanno rendere ragione – biografia dello spagnolo alla mano – dei nessi strutturali tra la spiritualità ignaziana e l’“ecologia integrale”.


Aspetti poco conosciuti
di Ignazio di Loyola

di Giulio Cesare Federici1Dal capitolo 59 di Cammino Ignaziano.

Gli studi di questi ultimi decenni nel campo dell’agiografia ignaziana hanno certamente contribuito a correggere alcune deformazioni e a completare certe lacune che fanno parte di uno schema troppo spesso ripetuto della figura di Ignazio di Loyola: lo sfondo militare dell’ambiente e della formazione va corretto e integrato con altri dati. È stato merito in particolare di Pedro de Leturia, fondatore della facoltà di storia ecclesiastica nella Pontificia Università Gregoriana, l’aver completato e in parte anche corretto quanto era stato scritto precedentemente sulla vita e sulla formazione di Ignazio.

La casa-torre dove Ignazio nacque e passò i primi anni della sua fanciullezza era un po’ fortezza e un po’ gran fattoria, tutta circondata dai casali sparsi sui pendii, da estesi frutteti, tanto vasti e densi che un cronista del tempo dice:

Così densi che quasi non si vede la casa, finché non si arriva alla porta. […] All’angolo esterno nord della facciata della casa-torre c’era un leccio altissimo che superava perfino il tetto2P. de Leturia s.I., El gentilhombre Iñigo López de Loyola, Editorial Labor, Barcelona 1941..

In quest’ambiente, assai più campestre e bucolico che guerresco, Ignazio ebbe la sua prima educazione: è proprio questo aspetto che finora è stato trascurato, ma che invece maggiormente aiuta a comprendere l’Ignazio contemplativo. Egli amerà la natura in un modo particolare: durante la convalescenza amava farsi accompagnare sulla terrazza della casa-torre di Loyola anche di notte e vi restava a lungo estasiato. Lo ricorda egli stesso dopo tanti anni e lo narra al suo confidente Ludovico González:

La maggior consolazio|ne che aveva era contemplare il cielo e le stelle, cosa che faceva molte volte e per molto tempo, perché così sentiva in sé un grande slancio per servire nostro Signore3Monumenta historica 66, Fontes narrativi I, 376..

Chi oggi visita a Roma, nella grande casa vicina alla chiesa del Gesù, le camerette dove visse sant’Ignazio, vede ancora un balconcino, ora oppresso da un grande muro poco lontano e che una volta non esisteva, dal quale Ignazio amava spesso affacciarsi per contemplare a lungo il cielo stellato. Questa contemplazione estatica della volta celeste che riempiva Ignazio di tanta gioia sembra un’eco della vita di san Francesco che Ignazio lesse nel Flos sanctorum:

E san Francesco, pieno di semplicità, mette in relazione tutte le creature con l’amore di Dio. […] Quando vedeva il sole e la luna e le stelle aveva una gioia così grande quanto un uomo non potrebbe immaginare per la forza dell’amore di Dio4Fol. 152 dell’esemplare conservato in loco..

Anche l’amore per la campagna ha la propria origine a Loyola: egli farà tutto il possibile perché gli studenti della Compagnia, che vivevano ordinariamente nelle città, avessero uno sfogo campestre. Lui stesso, mentre scriveva le costituzioni della Compagnia, andava spesso nel giardino di un romano suo amico, perché in mezzo alla natura egli lavorava meglio.

Note   [ + ]

1. Dal capitolo 59 di Cammino Ignaziano.
2. P. de Leturia s.I., El gentilhombre Iñigo López de Loyola, Editorial Labor, Barcelona 1941.
3. Monumenta historica 66, Fontes narrativi I, 376.
4. Fol. 152 dell’esemplare conservato in loco.

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