L’origine antropica del #GlobalWarming è stabilita scientificamente

di Gaultier Bès

Quando il clima finisce in prima pagina, la politica fa lo struzzo. Lo testimonia buon ultimo il recente trattato di libero scambio firmato dall’Unione Europea col MERCOSUR (mercato comune che raggruppa diversi Stati sud-americani, tra cui il Brasile e l’Argentina). E se la negazione del riscaldamento in sé va poco a poco scemando, alcuni continuano a negare che l’inquinamento generato dal nostro sistema industriale ne sia una causa principale. Torniamo a parlarne con Charles de la Croix-Vaubois, ingegnere meteorologo: che cosa la canicola ci dice del clima.

La canicola del mese di giugno è passata. Bisogna aspettarsi il peggio, per quest’estate?

Per offrire elementi di risposta a questa domanda, bisogna prendere qualche distanza dalla canicola che ci siamo appena lasciati alle spalle. Essa è stata notevole da più punti di vista, alcuni dei quali hanno ricevuto notevole risalto – come il record assoluto di calore in Francia, che spettava prima alla canicola del 2003144,1° a Conqueyrac il 12 agosto 2003., battuto dai 45,9° a Gallargues-le-Montueux (30) (tra Nîmes e Montpellier) il 28 giugno 2019. D’altra parte, la natura stessa di questa canicola merita la nostra attenzione. L’aspetto inedito di questo episodio sta nella massa avvettata2Leggasi “spostata orizzontalmente da un punto A a un punto B”. dal Sahara. In meteorologia, si studiano i movimenti delle masse d’aria su grande scala grazie a un indicatore semplificato: la temperatura modellizzata intorno ai 1.500 metri di altezza (che equivalgono a 850 hPa). Durante questo episodio, diversi centri di misurazione hanno rilevato temperature inedite come a Bordeaux (28,7°C), Parigi (25,2°C) o ancora Payerne (25,8°C) in Svizzera. Quando si sa che per un meteorologo l’isotermia 20°C è sinonimo di canicola in Europa abbiamo un ordine di grandezza relativo all’intensità dell’episodio di calore che abbiamo conosciuto. Tuttavia quest’ondata di calore non è stata tanto intensa a basse altitudini quanto in quota. Come regola generale, una canicola può prodursi sia per accumulo di calore sia per avvezione. Nel nostro caso, questa massa d’aria bruciante è arrivata dopo una primavera relativamente fresca e umida. Conseguentemente, numerosi record sono stati battuti anzitutto in montagna, all’inizio dell’episodio, essendo la pianura troppo umida per riscaldarsi tanto velocemente. Il tempo che l’umidità residua evaporasse, e il riscaldamento diurno è stato minimizzato, dando per assodato che una parte di questo calore è stata consumata dal processo di evaporazione. D’altro canto, nel corso della settimana i terreni si sono asciugati e le massime hanno toccato valori record o inediti nel Sud-Est, sotto vento di terra con più rilevazioni a più di 45°C… E così l’aridità del suolo è rapidamente aumentata in conseguenza delle temperature.

Per il seguito dell’estate, statisticamente, i giorni più caldi dell’anno si collocano tra la fine di luglio e i primi di agosto, in Francia. Ma il segnale di forti calori riguarderebbe soprattutto il periodo che va da giugno all’inizio di luglio, essendo questo meno presente per il seguito dell’estate. Per il seguito, la corrente canicolare del Sud potrebbe piuttosto riguardare l’Est dell’Europa, cosa che diminuirebbe il rischio di nuove ondate di calore intenso. Così per la Francia ci si può aspettare una dominante molto calda ben presente a Sud del Paese, mentre gli influssi oceanici avrebbero per lo più la meglio nella metà a Nord. Tuttavia bisogna mettersi in testa che la metà Sud ha conosciuto un episodio canicolare inedito. Per sua natura, un fenomeno inedito ha bassi rischi di riprodursi nell’immediato. È per questo che se una nuova ondata di calore sopraggiunge nel corso delle prossime settimane essa avrà maggiori probabilità di “fare peggio”, come dice lei, fuori dal quadrante Sud-Est.

Il nesso tra questi episodi canicolari e il riscaldamento climatico è certo?

In seguito all’episodio, un consorzio di ricercatori si è dedicato a questo tema per meglio comprendere il nesso tra il fenomeno e il riscaldamento climatico che conosciamo. La loro conclusione è senza appello. Sebbene degli episodi di calore di medesima precocità (le canicole di giugno sono analizzate separatamente dalle canicole che sopraggiungono in luglio o in agosto) si siano già prodotti negli anni 1950, quello che abbiamo appena esperito è di 4°C più caldo che negli ultimi 100 anni. D’altra parte, un episodio di tale intensità ha probabilità 10 volte maggiori di prodursi ora piuttosto che cento anni fa.

Così si arriva alla seguente conclusione: quando la corrente del Sud apporta una massa d’aria canicolare sulla Francia, questa è ormai molto più calda di quanto fosse un secolo fa, e quindi è più facile che batta record di calore con temperature misurate al suolo. Questo riscaldamento è dunque molto probabilmente legato all’influenza umana. È del resto più agevole provare il nesso diretto tra un evento di questo tipo e il cambiamento climatico che con un altro tipo di fenomeno come una tempesta o ancora un violento episodio temporalesco. In effetti, le canicole sono dei fenomeni di grande ampiezza che riguardano vaste regioni del mondo. L’analisi dei dati è dunque più omogenea, diversamente da quanto accade con fenomeni di piccola scala.

Cosa rispondere a qualcuno che neghi (ancora) l’origine umana del riscaldamento climatico?

L’affermazione dell’origine umana del riscaldamento climatico posa su un ragionamento scientifico. Negarla sarebbe come negare una qualunque altra dimostrazione scientifica, come ad esempio la rotondità della terra. Per rispondere a tale tipo di questioni, è necessario mostrare che gli argomenti avanzati sono pienamente giustificati e rendono caduchi gli argomenti contrari. Tra codesti argomenti avanzati troviamo in particolare delle teorie cicliche sui percorsi del sole oppure l’evoluzione della concentrazione di CO2 sulla Terra.

Quel che bisogna mettersi bene in testa è che la durata dell’era umana è molto piccola, diciamo trascurabile rispetto alla longevità della Terra. Se si sceglie il metodo rapido per spiegare il riscaldamento climatico antropico, senza entrare nei dettagli tecnici che gli sono associati, è necessario interessarsi alle misurazioni di concentrazione di CO2 nell’atmosfera: la famosa keeling curve. Su una scala di 10.000 anni, la concentrazione aumenta esponenzialmente da qualche decennio a questa parte, e tale tendenza prosegue a velocità sfrenata. Sapendo che l’aumento della concentrazione di CO2 è intrinsecamente legato all’aumento della temperatura, non è difficile accorgersi del nesso evidente tra il principio dell’era industriale e l’aumento esponenziale di CO2. Anche con una scala che rimonti a 800mila anni, non si rileva alcun fenomeno di simile ampiezza, cosa che indica bene il carattere inedito del fenomeno.

In ultimo, non bisogna tacere che dall’inizio degli anni 2000 una grande parte del nostro pianeta conosce regolarmente degli anni molto caldi. Il ricercatore Ed Hawkins ha recentemente messo a punto una tecnica di visualizzazione di dati che permette di evidenziare facilmente il riscaldamento: le warming stripes. Con questa visualizzazione, l’accelerazione del riscaldamento è messa in evidenza su questi ultimi anni con una moltiplicazione degli anni caldi.

Come giudica le politiche messe in opera per rispondere agli scompensi climatici?

Al momento presente è giocoforza constatare che viviamo in un mondo fondato sulla crescita del Pil. A partire da questa constatazione, l’insieme delle direttive ecologiche non possono ritenersi soddisfatte dell’obiettivo, che ricade in conflitto con le idee sulla crescita. È per questa ragione che le politiche ecologiche attuali non possono avere se non degli effetti superficiali.

Se la volontà dei nostri dirigenti fosse veramente quella di orientarsi verso una riduzione drastica delle nostre emissioni di gas-serra, gli stessi seguirebbero il manifesto di Limite! Localismo, riduzione dell’utilizzo di materie prime, valorizzazione delle materie in circolazione senza così alterare o modificare la vita umana e biologica. E tuttavia queste idee sono sfortunatamente e totalmente contrastanti con le decisioni attuali.

Note   [ + ]

1. 44,1° a Conqueyrac il 12 agosto 2003.
2. Leggasi “spostata orizzontalmente da un punto A a un punto B”.

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