L’origine antropica del #GlobalWarming è stabilita scientificamente

di Gaultier Bès

Quando il clima finisce in prima pagina, la politica fa lo struzzo. Lo testimonia buon ultimo il recente trattato di libero scambio firmato dall’Unione Europea col MERCOSUR (mercato comune che raggruppa diversi Stati sud-americani, tra cui il Brasile e l’Argentina). E se la negazione del riscaldamento in sé va poco a poco scemando, alcuni continuano a negare che l’inquinamento generato dal nostro sistema industriale ne sia una causa principale. Torniamo a parlarne con Charles de la Croix-Vaubois, ingegnere meteorologo: che cosa la canicola ci dice del clima.

La canicola del mese di giugno è passata. Bisogna aspettarsi il peggio, per quest’estate?

Per offrire elementi di risposta a questa domanda, bisogna prendere qualche distanza dalla canicola che ci siamo appena lasciati alle spalle. Essa è stata notevole da più punti di vista, alcuni dei quali hanno ricevuto notevole risalto – come il record assoluto di calore in Francia, che spettava prima alla canicola del 2003144,1° a Conqueyrac il 12 agosto 2003., battuto dai 45,9° a Gallargues-le-Montueux (30) (tra Nîmes e Montpellier) il 28 giugno 2019. D’altra parte, la natura stessa di questa canicola merita la nostra attenzione. L’aspetto inedito di questo episodio sta nella massa avvettata2Leggasi “spostata orizzontalmente da un punto A a un punto B”. dal Sahara. In meteorologia, si studiano i movimenti delle masse d’aria su grande scala grazie a un indicatore semplificato: la temperatura modellizzata intorno ai 1.500 metri di altezza (che equivalgono a 850 hPa). Durante questo episodio, diversi centri di misurazione hanno rilevato temperature inedite come a Bordeaux (28,7°C), Parigi (25,2°C) o ancora Payerne (25,8°C) in Svizzera. Quando si sa che per un meteorologo l’isotermia 20°C è sinonimo di canicola in Europa abbiamo un ordine di grandezza relativo all’intensità dell’episodio di calore che abbiamo conosciuto. Tuttavia quest’ondata di calore non è stata tanto intensa a basse altitudini quanto in quota. Come regola generale, una canicola può prodursi sia per accumulo di calore sia per avvezione. Nel nostro caso, questa massa d’aria bruciante è arrivata dopo una primavera relativamente fresca e umida. Conseguentemente, numerosi record sono stati battuti anzitutto in montagna, all’inizio dell’episodio, essendo la pianura troppo umida per riscaldarsi tanto velocemente. Il tempo che l’umidità residua evaporasse, e il riscaldamento diurno è stato minimizzato, dando per assodato che una parte di questo calore è stata consumata dal processo di evaporazione. D’altro canto, nel corso della settimana i terreni si sono asciugati e le massime hanno toccato valori record o inediti nel Sud-Est, sotto vento di terra con più rilevazioni a più di 45°C… E così l’aridità del suolo è rapidamente aumentata in conseguenza delle temperature.

Per il seguito dell’estate, statisticamente, i giorni più caldi dell’anno si collocano tra la fine di luglio e i primi di agosto, in Francia. Ma il segnale di forti calori riguarderebbe soprattutto il periodo che va da giugno all’inizio di luglio, essendo questo meno presente per il seguito dell’estate. Per il seguito, la corrente canicolare del Sud potrebbe piuttosto riguardare l’Est dell’Europa, cosa che diminuirebbe il rischio di nuove ondate di calore intenso. Così per la Francia ci si può aspettare una dominante molto calda ben presente a Sud del Paese, mentre gli influssi oceanici avrebbero per lo più la meglio nella metà a Nord. Tuttavia bisogna mettersi in testa che la metà Sud ha conosciuto un episodio canicolare inedito. Per sua natura, un fenomeno inedito ha bassi rischi di riprodursi nell’immediato. È per questo che se una nuova ondata di calore sopraggiunge nel corso delle prossime settimane essa avrà maggiori probabilità di “fare peggio”, come dice lei, fuori dal quadrante Sud-Est.

Il nesso tra questi episodi canicolari e il riscaldamento climatico è certo?

In seguito all’episodio, un consorzio di ricercatori si è dedicato a questo tema per meglio comprendere il nesso tra il fenomeno e il riscaldamento climatico che conosciamo. La loro conclusione è senza appello. Sebbene degli episodi di calore di medesima precocità (le canicole di giugno sono analizzate separatamente dalle canicole che sopraggiungono in luglio o in agosto) si siano già prodotti negli anni 1950, quello che abbiamo appena esperito è di 4°C più caldo che negli ultimi 100 anni. D’altra parte, un episodio di tale intensità ha probabilità 10 volte maggiori di prodursi ora piuttosto che cento anni fa.

Così si arriva alla seguente conclusione: quando la corrente del Sud apporta una massa d’aria canicolare sulla Francia, questa è ormai molto più calda di quanto fosse un secolo fa, e quindi è più facile che batta record di calore con temperature misurate al suolo. Questo riscaldamento è dunque molto probabilmente legato all’influenza umana. È del resto più agevole provare il nesso diretto tra un evento di questo tipo e il cambiamento climatico che con un altro tipo di fenomeno come una tempesta o ancora un violento episodio temporalesco. In effetti, le canicole sono dei fenomeni di grande ampiezza che riguardano vaste regioni del mondo. L’analisi dei dati è dunque più omogenea, diversamente da quanto accade con fenomeni di piccola scala.

Cosa rispondere a qualcuno che neghi (ancora) l’origine umana del riscaldamento climatico?

L’affermazione dell’origine umana del riscaldamento climatico posa su un ragionamento scientifico. Negarla sarebbe come negare una qualunque altra dimostrazione scientifica, come ad esempio la rotondità della terra. Per rispondere a tale tipo di questioni, è necessario mostrare che gli argomenti avanzati sono pienamente giustificati e rendono caduchi gli argomenti contrari. Tra codesti argomenti avanzati troviamo in particolare delle teorie cicliche sui percorsi del sole oppure l’evoluzione della concentrazione di CO2 sulla Terra.

Quel che bisogna mettersi bene in testa è che la durata dell’era umana è molto piccola, diciamo trascurabile rispetto alla longevità della Terra. Se si sceglie il metodo rapido per spiegare il riscaldamento climatico antropico, senza entrare nei dettagli tecnici che gli sono associati, è necessario interessarsi alle misurazioni di concentrazione di CO2 nell’atmosfera: la famosa keeling curve. Su una scala di 10.000 anni, la concentrazione aumenta esponenzialmente da qualche decennio a questa parte, e tale tendenza prosegue a velocità sfrenata. Sapendo che l’aumento della concentrazione di CO2 è intrinsecamente legato all’aumento della temperatura, non è difficile accorgersi del nesso evidente tra il principio dell’era industriale e l’aumento esponenziale di CO2. Anche con una scala che rimonti a 800mila anni, non si rileva alcun fenomeno di simile ampiezza, cosa che indica bene il carattere inedito del fenomeno.

In ultimo, non bisogna tacere che dall’inizio degli anni 2000 una grande parte del nostro pianeta conosce regolarmente degli anni molto caldi. Il ricercatore Ed Hawkins ha recentemente messo a punto una tecnica di visualizzazione di dati che permette di evidenziare facilmente il riscaldamento: le warming stripes. Con questa visualizzazione, l’accelerazione del riscaldamento è messa in evidenza su questi ultimi anni con una moltiplicazione degli anni caldi.

Come giudica le politiche messe in opera per rispondere agli scompensi climatici?

Al momento presente è giocoforza constatare che viviamo in un mondo fondato sulla crescita del Pil. A partire da questa constatazione, l’insieme delle direttive ecologiche non possono ritenersi soddisfatte dell’obiettivo, che ricade in conflitto con le idee sulla crescita. È per questa ragione che le politiche ecologiche attuali non possono avere se non degli effetti superficiali.

Se la volontà dei nostri dirigenti fosse veramente quella di orientarsi verso una riduzione drastica delle nostre emissioni di gas-serra, gli stessi seguirebbero il manifesto di Limite! Localismo, riduzione dell’utilizzo di materie prime, valorizzazione delle materie in circolazione senza così alterare o modificare la vita umana e biologica. E tuttavia queste idee sono sfortunatamente e totalmente contrastanti con le decisioni attuali.

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Note   [ + ]

1. 44,1° a Conqueyrac il 12 agosto 2003.
2. Leggasi “spostata orizzontalmente da un punto A a un punto B”.

Comments:

12 risposte a “L’origine antropica del #GlobalWarming è stabilita scientificamente”

  1. Ma stiamo scherzando? L’uomo produce meno del 0,1% del totale dei gas serra, formati per il 95% da vapore acqueo, di fonte naturale, e per il restante 5% di CO2 (a altri gas in misura trascurabile), di cui solo 1% (pari appunto a meno dello 0,1% del totale) di fonte antropica. Come può lo 0,1% umano produrre sconvolgimenti climatici e il 99,9% naturale no? Ci sono migliaia di scienziati che negano il global warming e la sua origine antropica (http://www.petitionproject.org).
    Si parla di giugno 2019 ma ci si dimentica di maggio 2019, mai così freddo da oltre 50 anni. Da svariati anni in Russia e USA ci sono temperature record invernali di livello polare, ma questo non appare nei media. Al Polo Sud c’è più ghiaccio di 20 anni fa.
    Basta con questo allarmismi fasulli.

  2. Cosa ci sia di scientifico in questo articolo non saprei dirlo.
    Frasi come questa : “in ultimo, non bisogna tacere che dall’inizio degli anni 2000 una grande parte del nostro pianeta conosce regolarmente degli anni molto caldi ” sfiora il ridicolo.
    Parimenti, senza tante misurazioni, potrei dire che un maggio così freddo e piovoso non si ricorda da almeno vent’anni dalle mie parti !
    Che poi, che sarà mai successo di diverso nella storia umana dal 2000 per provocare la catastrofe proclamata nell’articolo ? Suvvia !!!
    Mia figlia che ha fatto il ginnasio sa che i cambiamenti climatici non si misurano certo nell’arco di 20 anni e ha pure studiato l’esistenza dei moti millenari che nella storia hanno provocato le glaciazioni, come ha studiato che al posto della pianura padana c’era il mare e nel deserto del Sahra c’era la foresta.
    Io non voglio essere ideologica come quelli che scrivono certi articoli, non sono una scienziata, dunque mi convincerei dell’ipotesi, che appare francamente assurda, che l’attività umana( un moscerino su un elefante, forse meno, non occorre essere scienziati per rendersene conto ) provochi cambiamenti climatici se almeno una volta leggessi un dato convincente, parole scevre da ideologia.
    Che poi, anche se qui non esplicitato, con questi discorsi , in genere, si va a finire di proporre di ridurre l’umanità, invece che i gas serra, con la scusa di ridurre i gas serra.

  3. l’articolo mi lascia perplesso. Il link alla dimostrazione scientifica dell’origine antropica del global warming, mostra un grafico “post-datato” e di ben scarsa attendibilità, dato che, da quanto capisco, si tratta di una serie di valori estratti da fonti diverse. Peccato che su questo dato (è colpa delle attività umane o no?) sia così difficile avere risposte credibili.

  4. Nei commenti si leggono affermazioni mille volte smentite. Qui ad esempio è spiegato il meccanismo che sta alla base dell’effetto della CO2 sul surriscaldamento, scoperto già nel XIX secolo dal fisico John Tyndall: https://skepticalscience.com/translation.php?a=133&l=17

    Che non vuol dire che la CO2 sia il solo meccanismo che incide sul clima: https://skepticalscience.com/translation.php?a=183&l=17

    Altre info qua: https://www.climalteranti.it/category/co2/ (su questo sito di divulgazione scientifica si trova un bel po’ di materiale, chi ha voglia di farsi una cultura sul tema ha troverà tutti gli strumenti per poterlo fare, inclusa la possibilità di interagire con lo staff).

    Sulla scarsa attendibilità del Petition Project: https://skepticalscience.com/translation.php?a=265&l=17

    E qua invece sulla recente “petizione” che è circolata in rete, piena di affermazioni prive di scientificità: https://www.climalteranti.it/2019/06/09/accade-nel-2019-una-petizione-per-negare-la-scienza-del-clima/

    Mi permetto di far notare che se si parla di riscaldamento globale c’è un motivo. E il motivo è che non ha molto senso prendere come “controprova” alcune temperature locali invece che le tendenze globali della temperatura, le quali servono a comprendere se il pianeta si stia riscaldando, raffreddando o se si stia mantenendo uguale nel tempo. Questo lavoro è rivisto anno dopo anno sulla base degli scostamenti di temperatura (per entità e durata) rispetto alle medie stagionali in ogni angolo del pianeta.

    Ad esempio, se a metà maggio in Italia, Francia, Germania e GB eravamo sotto la media del periodo (2-3 gradi sotto) e faceva fresco, non così da altre parti (in rosso nel grafico riportato nel primo link sottostante, 2-3 gradi sopra). Un bel pezzo di Russia in compenso era 11-12 gradi sopra… Il che significa che l’anomalia negativa transitoria (temperature sotto la media) nell’Europa centrale era ampiamente compensata da rialzi in altre parti del pianeta.

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10218901677923127&set=a.2068865131400&type=3&theater

    http://www.meteoweb.eu/foto/meteo-super-caldo-russia-penisola-iberica-31c-circolo-polare-artico-35c-portogallo-mappe/id/1261357/

    Che l’attività umana in generale non possa incidere sul clima è un’altra affermazione poco fondata. Proviamo a pensare ai possibili effetti di una guerra nucleare, ad esempio: https://physicstoday.scitation.org/doi/10.1063/1.3047679

  5. Abbia pazienza signor Fumaneri, ma lei conferma in pieno le mie perplessità: non mi risulta che dal 2000 ( data citata nell’articolo) ci siano state guerre nucleari, si parla di utilizzo di materi prime , emissioni di gas serra, non di certo di guerre nucleari. e se si fa una battuta sul tempo, ci si riferisce ad una battuta equivalente fatta dal grande scienziato !
    Battute cui lei replica tirando in ballo la guerra nucleare, eddai.
    Ora, lei mi può citare 4 articoli o 40, non sarei in grado di giudicarne la fondatezza o meno, ma so che articoli divulgativi come QUESTO non fanno chiarezza, anzi, con la solita chiosa finale che l’uomo è ” fastidioso” si sa dove si va a parare.
    Mi creda, un lettore medio, per quanto informato, ha proprio l’impressione che in tutti questo discorsi ci sia ben poco di scientifico, ma che ognuno tiri la giacchetta ai dati, citando estati particolarmente calde o guerre nucleari.
    Il clima cambia, nei secoli, nei millenni, nelle stagioni, è sempre cambiato e sempre cambierà .
    Io mi chiedo come possiate lei e Marcotullio, entrambi ottime persone, a convincervi di questa cosa ( il riscaldamento globale causato dall’uomo ) quando sembra così evidente che si tratti di posizione ideologica contro l’uomo.
    L’ultimo, il principe Harry, che è finito sui giornali di tutto il mondo con l’affermazione che al massimo lui e sua moglie faranno due figli perché loro amano la natura e non vogliono inquinare !
    Mah !

  6. Cara Flora, Lei naturalmente può pensarla come vuole. Io però non ho affatto detto che il riscaldamento globale sia stato prodotto da una guerra nucleare. Eccepivo semplicemente a una sua affermazione generica. Cito dal suo commento: «Io non voglio essere ideologica come quelli che scrivono certi articoli, non sono una scienziata, dunque mi convincerei dell’ipotesi, che appare francamente assurda, che l’attività umana( un moscerino su un elefante, forse meno, non occorre essere scienziati per rendersene conto ) provochi cambiamenti climatici […]».

    In realtà l’attività umana è in grado, nel 2019, di incidere pesantemente sul clima, dunque l’analogia col rapporto tra moscerino e elefante è infondata, tutto qui.

    Quanto al resto, la mia impressione è questa: chi tira la giacchetta ai dati è chi ignora che le temperature globali sono schizzate in maniera impressionante verso l’alto a cominciare dal XIX secolo (come indica il famoso grafico a forma di «hockey stick»: https://www.climalteranti.it/2013/07/24/quindici-anni-di-mazze-da-hockey/)

    Lei scrive ancora: «Il clima cambia, nei secoli, nei millenni, nelle stagioni, è sempre cambiato e sempre cambierà». Anche la temperatura corporea è variabile, dunque cambia. Ma alcune variazioni sono anomale e segnalano la presenza di infezioni. O no?

    Non cadiamo nelle semplificazioni giornalistiche. Non esiste soltanto l’ecologismo fanatico, di stampo malthusiano, che vuole sopprimere l’uomo per salvare la natura. C’è anche un ecologismo antimalthusiano di ispirazione cristiana che non considera affatto l’uomo come il cancro del pianeta ma che non per questo lo assolve dalle sue responsabilità: https://www.breviarium.eu/2017/08/21/intervista-bastie-michelet-ecologia-papi/

    Gli ecologisti malthusiani sono generalmente ricchi occidentali che hanno tutto l’interesse a distogliere l’attenzione dalle cause sociali della crisi ecologica, che risiedono nello sfruttamento sfrenato delle risorse naturali da parte di un sistema economico in gran parte basato sul massiccio impiego di combustibili fossili. Sono questi ecologisti a fare la guerra ai poveri, accusandoli di inquinare il mondo con la sovrappopolazione. Da qui la (presunta) necessità di politiche di contenimento demografico giustificate con le ben note espressioni orwelliane. Come l’arcinota “salute riproduttiva”, l’espressione in neolingua che nasconde in realtà politiche coercitive di contraccezione di massa (incluso l’aborto per tutti).

    Altri ecologisti contestano con durezza questa vulgata. Ad esempio Ian Angus e Simon Butler, autori del libro Too Many People? dove smascherano l’imperialismo contraccettivo come ideologia al servizio dei paesi più ricchi, che scaricano sui più poveri i costi della crisi ecologica. È sbagliato, dicono i due scrittori, parlare genericamente dell’inquinamento da parte dell’uomo. Siamo più vicini al vero se diciamo che alcune attività di alcuni segmenti della popolazione mondiale inquinano enormemente più di altri, così come il loro stile di vita. In testa a tutti il ristretto vertice della plutocrazia globale (l’1 per cento della popolazione del pianeta: i primi 42 dei circa 2.200 miliardari detengono la medesima ricchezza dei 3,7 miliardi di persone più povere).

    La realtà è che i paesi più poveri – e più ricchi di figli – inquinano meno di tutti. Ma pagano il prezzo più alto. Sebbene produca soltanto il 3% delle emissioni globali, l’Africa è il continente più colpito dalla crisi ecologica. Ogni grado centigrado in più a livello globale corrisponde all’aumento di un grado e mezzo nel Continente nero.

    Il fatto fondamentale, ormai dimostrato dai climatologi, è che una maggiore quantità di CO2 nell’atmosfera intrappola più calore e riscalda la superficie della terra. Prima della rivoluzione industriale nell’atmosfera c’erano circa 280 parti per milione di CO2. Adesso abbiamo superato la soglia delle 400 parti. E la terra, di conseguenza, si è riscaldata di circa un grado. Con tutte le ricadute del caso sull’ecosistema e di riflesso sulla salute umana e sulla biodiversità.

    Termino con una domanda: Lei crede davvero, Flora, che non esistano lobby potentissime interessate a diffondere una ideologia che minimizza – quando non nega brutalmente – l’esistenza stessa di una questione ecologica? Non pensa che ci siano interessi molto concreti legati ai profitti stellari di un sistema economico — l’unico che non deve mai essere tirato in causa perché “there is no alternative” — che avvantaggia pochi a discapito di molti?

    Lo dico perché anche io un tempo credevo che dietro alle crociate antiecologiste ci fosse solo un genuino “amore per la verità” (mai parola fu più abusata, ahinoi…) e dunque prendevo per buone le favolette raccontate da sedicenti “climatologi” con laurea in materie umanistiche. Poi ho cominciato a informarmi altrove. Se questo faccia di me l’opposto di una “ottima persona”, dunque una pessima persona, non lo so: lascio il giudizio a Dio. So solo che non andrei a farmi curare un tumore da un “oncologo” laureato in lettere o in filosofia…

  7. La ringrazi della risposta, molto interessante, ma nel merito , per me , non convincente.
    In assenza di dati incontrovertibili ( lei accenna a misurazioni a partire dal 1800 e francamente , rispetto all’età della terra, mi sembrano ininfluenti , tanto che in letteratura si citano anni caldissimi in secoli molto precedenti, mi spiace di non aver tempo di recuperare la citazione , ma mi colpì molto ).
    Anche il calcolo di questo grado in più , a livello mondiale, mi sembra campato per aria: da quando è aumentata di un grado la temperatura? Dove è stata misurata? Non mi sembra un parametro così facile da rilevare.
    Le racconto un aneddoto : tempo fa, incontrai un amico che faceva le rilevazioni dell presenze turistiche nella mia zona, per conto della provincia. Metteva crocette a caso sugli alberghi, secondo la sua sensazioni. Quei dati avrebbero contribuito ai successivi titoli sui giornali locali sul fatto che le presenze fossero aumentate del 10% o diminuite del 20%.
    Quello che pure non mi convince è che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati, tanto che ci sono state glaciazioni o deserti che erano foreste , e non credo che tali cambiamenti si posano attribuire ad “infezioni” , come dice lei.
    Poi, la mia critica era rivolta all’articolo che esordiva con una patente di “scientificità” e riportava frasi francamente ridicole sul fatto che fa caldo, mamma mia quanto fa caldo, dal 2000 ! Lei retrodata al 1800, ma mi sembra comunque pochino pochino.
    Non vorrei essere insistente, ma la sua battuta sulla guerra nucleare era fuori luogo: ovviamente, le ripeto, nella mia frase generica mi riferivo agli effetti dovuti all’attività umana citati nell’articolo, dunque escludendo guerre nucleari.
    In ogni caso, credo che l’inquinamento ci sia, eccome , e sia da combattere ( solo la quantità di rifiuti che produciamo è impressionante ) , ma dire che l’inquinamento cambi il clima della terra, è un altro paio di maniche.
    Infine, poi prometto che la pianto, non vorrà negare che a tutt’oggi chi sostiene le teorie del cambiamento climatico dovuto all’uomo , sia in maggioranza schiacciante composto proprio da neo-malthusiani ? Anche all’interno della Chiesa, purtroppo: un relatore molto accreditato in Vaticano fu contestato perché aveva espresso in passato opinioni favorevoli all’aborto.
    Per ottime persone come lei e Marcotullio non credo dovrebbe essere una cosa di poco conto.:-)
    Ah, non ho capito l’allusione ai laureati in lettere: sono del tutto al di fuori di schieramenti , sono una lettrice semplice, che più semplice non si può.

    • Cara Flora, come ripeto convincerla non è mio interesse. Le rispondo ancora perché vedo che ha travisato, sicuramente in buona fede, diverse cose che ho scritto.

      Lei scrive: «lei accenna a misurazioni a partire dal 1800 e francamente , rispetto all’età della terra, mi sembrano ininfluenti».
      In realtà ho scritto che a partire dal XIX le temperature si innalzano paurosamente, non che le misurazioni partono dal XIX secolo. Come può leggere qui la paleoclimatologia riporta dati relativi a un millennio.

      – Non vorrei essere insistente, ma la sua battuta sulla guerra nucleare era fuori luogo: ovviamente, le ripeto, nella mia frase generica mi riferivo agli effetti dovuti all’attività umana citati nell’articolo, dunque escludendo guerre nucleari.

      Mi spiace, ma questa precisazione l’ha aggiunta ora. Nel suo primo commento Lei si riferiva agli effetti dell’attività umana in generale, non «agli effetti dovuti all’attività umana citati nell’articolo».

      Le ricordo cosa ha scritto: «Io non voglio essere ideologica come quelli che scrivono certi articoli, non sono una scienziata, dunque mi convincerei dell’ipotesi, che appare francamente assurda, che l’attività umana( un moscerino su un elefante, forse meno, non occorre essere scienziati per rendersene conto ) provochi cambiamenti climatici se almeno una volta leggessi un dato convincente, parole scevre da ideologia».

      Mi sa indicare dove precisa di parlare solo degli «effetti dovuti all’attività umana citati nell’articolo»?

      Torno a ripetere che il senso del riferimento alla guerra nucleare è molto semplice: una guerra nucleare è un’attività umana? Sì, perché non mi pare che le cavallette possiedano la tecnologia per fabbricare armi atomiche. Una guerra nucleare è in grado di sconvolgere il clima del pianeta? Sì, e in breve tempo. Dunque allo stato attuale del progresso tecnoscientifico l’attività umana è in grado di incidere pesantemente sul clima. Se una guerra nucleare è in grado di sconvolgere il clima in brevissimo tempo, perché una economia umana (iperproduttivistica e iperconsumistica) fondata sull’impiego massiccio di combustibili fossili non potrebbe aver provocato danni al clima terrestre nel corso di due secoli?

      – Quello che pure non mi convince è che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati, tanto che ci sono state glaciazioni o deserti che erano foreste , e non credo che tali cambiamenti si posano attribuire ad “infezioni” , come dice lei.

      I cambiamenti che “ci sono sempre stati”, a differenza di quelli attuali, sono oscillazioni tra periodi caldi e freddi che, a quanto si sa, sono spiegabili con le variazioni naturali dell’attività solare: https://www.climalteranti.it/2013/02/03/i-periodi-caldi-del-passato-e-il-riscaldamento-attuale/

      – Infine, poi prometto che la pianto, non vorrà negare che a tutt’oggi chi sostiene le teorie del cambiamento climatico dovuto all’uomo , sia in maggioranza schiacciante composto proprio da neo-malthusiani ? Anche all’interno della Chiesa, purtroppo: un relatore molto accreditato in Vaticano fu contestato perché aveva espresso in passato opinioni favorevoli all’aborto.

      Temo di non essermi spiegato bene. Cerco di farlo meglio, allora.
      Gli ecologisti malthusiani hanno ragione sugli effetti della crisi ecologica ma non sulle cause della crisi, che sono economiche e politiche (modello di sviluppo economico illimitato e competitivo basato sullo sfruttamento delle risorse naturali come se non ci fosse un domani). Ad esempio i vari Lovelock e Sachs spostano le cause della crisi: dal sistema economico alla demografia. Più gente = più inquinamento, è la loro equazione, con tutto quel che comporta sul piano delle “soluzioni pratiche” (imperalismo contraccettivo, salute riproduttiva, neomalthusianesimo ecc.ecc.).
      Questa narrazione è prevalente ma non è l’unica. Esistono anche gli ecologisti antimalthusiani che riconoscono l’esistenza della crisi ecologica ma contestano l’individuazione delle cause (demografiche) operata dagli ecologisti malthusiani e mettono sotto accusa il modello economico (che deriva, a ben vedere, da una filosofia e da una antropologia che la Laudato si’ indica col nome di «antropocentrismo deviato», Michele Federico Sciacca parlerebbe di «occidentalismo» e così via). E questa è la prospettiva del magistero della Chiesa (i singoli non fanno testo, per un cattolico conta quanto insegna la Chiesa nei suoi pronunciamenti ufficiali), di altri ecologisti come i già citati Angus e Butler, Barry Commoner.
      Ci sono poi gli antiecologisti antimalthusiani che contestano, giustamente, le “soluzioni” proposte dagli ecologisti malthusiani (imperialismo contraccettivo, salute riproduttiva, limitazione delle nascite ecc.) ma anche l’esistenza della crisi ecologica.
      Curiosamente, ma non troppo, ecologisti malthusiani e antiecologisti antimalthusiani – che in apparenza sembrano le due fazioni ideologicamente più lontane – hanno un elemento in comune, direi decisivo: entrambi puntano solo sulla demografia e “assolvono” il modello economico. Dissentono sugli effetti da attribuire alla demografia (per i primi “troppa gente” riscalda il pianeta, per i secondi “troppa gente” non riscalda il pianeta) ma concordano sulle cause, cioè sul fatto che il modello economico (cioè i paesi più ricchi) non ha alcuna responsabilità.
      Le due parti ideologicamente più lontane, almeno in apparenza (ecologisti malthusiani e antiecologisti antimalthusiani) hanno tutto l’interesse a monopolizzare la scena, sottraendo spazio alle posizioni alternative. Così – e qui sta il punto di profonda convergenza tra le due posizioni – il modello economico non viene mai messo in discussione e si disputa solo su un piano ideologico.

  8. Va beh, la battuta dei laureati in lettere continuo a non capirla : non mi pare Zichichi sia laureato in lettere.
    Comunque, cambiando un pochino argomento, ho notato in questa discussione come sia facile fraintendersi e come sia difficile discutere serenamente : entrano in gioco fattori caratteriali e rispostine piccate.
    Per esempio, lei cita un cambiamento della temperatura a partire dal 1800, ma misurato dove, rispetto a quando, la terra è grande, mi sembra di una vaghezza…forse c’era qualcosa sui link, ma onestamente, sono una lettrice comune, immagino con difficoltà che nel 1800 , a livello mondiale, si sia potuto dimostrare un cambiamento climatico inattaccabile.
    Figuriamoci se si possa credere ciecamente a teorie controverse e opinabili, in cui una virgola in più o in meno fa la differenza.
    Dunque, come gentilmente mi raccomanda, continuo a pensarla come voglio, che questa faccenda dei cambiamenti dovuti al clima, al di là di elites culturali di cui apprendo l’esistenza per la prima volta, è associata per la schiacciante maggioranza della gente a considerazioni sull’uomo che vanno contro l’uomo, come la battuta, citata prima, del principe Harry che su tutti i giornali del mondo dice che non farà più di due figli per non inquinare, che lui ama la natura.
    Saluti
    Flora

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