Le suore che (non) sono state commissariate perché “pregavano troppo” – e altre leggende

All’indomani della cagnara mossa da alcuni attorno alla bella Lettera dei Vescovi del Lazio ai fedeli affidati alle loro cure1Avranno mai notato che “pater pauperum” è il primo titolo pneumatologico (dico, il primo!) con cui l’antica Sequenza di Pentecoste definisce il “Sanctus Spiritus”? riflettevo con mia moglie sulle resistenze che periodicamente i pastori debbono subire da parte di un gregge indocile che alla caparbietà unisce in formidabile sintesi la superbia di imbastire (sballate) giustificazioni teologiche.

Dinamica delle “pecore mannare” nel gregge di Cristo

Quando il 6 ottobre 1938 Pio XI parlò contro il razzismo ai fedeli del Belgio accorsi in udienza dal Romano Pontefice, sia L’Osservatore Romano sia La Civiltà Cattolica recalcitrarono all’ordine di pubblicare quel testo, e tanto dissero e tanto fecero che alla fine l’integrale del discorso ci fu tramandato (in francese) dalla stampa diocesana (e provinciale) de La Documentation catholique (xxxix, gennaio-dicembre 1938, c. 1459). In Italia si stavano approvando le orride leggi razziali e Oltretevere – dove comunque non mancavano genuini sostenitori del Regime – il non ancora decenne Concordato pareva a molti troppo fragile perché lo si esponesse a uno scontro politico-diplomatico col Governo. E dunque: «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire»…

Oggi lustriamo pubblicamente quel discorso e ce ne riempiamo la bocca come se non ci fosse mai stata altra posizione, nella Chiesa Cattolica; come se non ci fossero stati ecclesiastici perfino entusiasti del Regime2Papa Ratti parlò, sì, di Mussolini come di “uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”, ma questo non gli avrebbe tolto la libertà di diventare poi il suo più acre nemico in Italia (“Uomo dal collo duro”, disse del Papa il Duce).. Ciclicamente, invece, segmenti non irrilevanti del gregge della Chiesa assumono atteggiamenti di caprina ottusità nei confronti della guida pastorale, sfoggiando invariabilmente quell’“inganno degli uomini” che l’autore della Lettera agli Efesini definisce “astuzia che tende a trarre nell’errore” (Eph 4,15), sempre connotata come “vera intelligenza” e “prudenza” (!). Quando poi, a posteriori, una penna sublime trascrive quegli scontri, viene fuori la delicata risposta del manzoniano Cardinal Borromeo al suo anonimo eppure macchiettistico “cappellano crocifero”:

Oh, che disciplina è codesta, – interruppe ancora sorridendo Federigo, – che i soldati esortino il generale ad aver paura? – Poi, divenuto serio e pensieroso, riprese: – san Carlo non si sarebbe trovato nel caso di dibattere se dovesse ricevere un tal uomo: sarebbe andato a cercarlo. Fatelo entrar subito: ha già aspettato troppo.

La “Chiesa in uscita”, le “periferie esistenziali” e tante altre grandi verità3Che per alcuni (sicuramente troppi) sembrano diventate in questi anni vuote parole d’ordine da agitare per far carriera e facendo illividire d’invidia i loro avversarî.: tutto in una manciata di righe manzoniane. Ma i santi – si sa – sono sempre meglio gestibili da morti che da vivi, e i “laici impegnati” di tutte le epoche sono sempre stati pionieristici nell’arte di adornare le tombe dei profeti uccisi dai loro padri (cf. Mt 23,29-32). Ma quei laici sono precisamente quelli a cui Gesù, furibondo, chiede: «Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Mt 23,33).

Dicevo che proprio all’indomani dell’indocile gazzarra di quanti pretendono di seguire i maestri solo dopo che i maestri abbiano seguito loro mi giungevano gli apocalittici commenti delle solite Cassandre in cerca d’autore alla nomina di un porporato alla Congregazione per l’Educazione Cattolica: «Con tale nomina – proseguiva affettato l’aspirante opinion maker – pensate che la tendenza ad accogliere la cultura LGBT nelle scuole cattoliche sarà fermata o incentivata?

E caso volle che proprio oggi, a distanza di poche ore da quel malaccorto “il tempo lo dirà” con cui l’autore chiudeva il pezzo, sia stato pubblicato da quella stessa Congregazione un bel documento volto precisamente a descrivere (e circoscrivere) lo spazio per un dialogo con i “gender studies. Non che mi faccia illusioni, e del resto la cosa è stata sperimentata più volte: se non possono criticare un documento per quello che c’è scritto lo criticano per quello che non c’è scritto, ovvero per quello che secondo il loro preziosissimo giudizio doveva esserci scritto. Saranno andati a cercare smaniosamente la parola “gay” nel documento, quindi “omosessuale”: vedendo che il testo non conteneva alcuna “apertura” in merito proromperanno in alti lai (è questione di ore, se non di minuti) per “la mancata condanna dell’omosessualismo” e cose simili.

Questa continua e rabbiosa smania di avere sempre un nemico contro cui ringhiare è una delle peggiori piaghe della vita cristiana (soprattutto nell’era dei social, in cui la distanza tra il pensiero e la chiacchiera sembra orribilmente azzerata), ma la trovo particolarmente scandalosa quando si volge al dichiarato ed esplicito fraintendimento peggiorativo di qualsiasi cosa. Mi riempie di tristezza e d’indignazione se ricade nella produzione (più o meno cosciente, ma vieppiù indifferente) di fake news, specie se ad opera di professionisti dell’informazione4Un pensiero al Presidente Rai in carica che su Twitter cominciava il 2019 attribuendo a san Francesco frasi che il Poverello mai ebbe a dire e mai avrebbe potuto pronunciare..

Congregazioni commissariate “per troppa preghiera” e altre fake news

Tra le cose più tristi che ho dovuto leggere in questi giorni c’è stato l’articolo di un noto vaticanista pubblicato su una non ignota testata online: la squallida titolazione scelta dalla Direzione osa inferire che la Santa Sede possa mai attaccare un ordine religioso “perché prega”, e il vaticanista in questione suggerisce malevolmente che giochino una parte in commedia gli “appetiti vescovili per le proprietà della piccola congregazione”. Quest’ultima insinuazione denota meno meschinità che ignoranza, perché manifesta il suo autore per totalmente digiuno del diritto ecclesiastico francese nella gestione patrimoniale dei beni dei religiosi.

Si tratta sempre di scritti a tesi, e la tesi è sempre la stessa: “Bergoglio” starebbe capitanando una rivoluzione eversiva della fede cristiana e per questo dialogherebbe “con tutti tranne che con i cattolici”, punirebbe “i contesti di fede provata” ed esalterebbe “quelli eterodossi”. Ora, sebbene non manchino margini di criticabilità per singoli gesti, per alcune dichiarazioni o per alcune specifiche nomine (ma non mancano in alcun pontificato…) – e su questo stesso blog conserviamo serenamente critiche aperte e ferme a membri dell’attuale “giglio magico” del Santo Padre – l’ossessiva e monomaniacale fissazione per cui “Bergoglio” sarebbe “il falso papa che porta la Chiesa all’apostasia” esula finalmente dal consesso civile e si attesta sul piano dell’interesse psichiatrico.

Mi rendo conto che questa mia posizione mi porta a risultare “non affidabile” per i tifosi di entrambe le curve, ma le tifoserie sono club dalle quote morali troppo esose per le mie tasche (e pazienza se i vantaggi sono talvolta competenti). Riporto qui di seguito – per chi vuole capire qualcosa sulla storia delle suore di Laval – questa dichiarazione in forma di domande e risposte (è tratta dal sito della Diocesi).

Che cosa accade in questa congregazione? Qual è attualmente lo stato della situazione?

La Congregation des Petites Sœurs de Marie è un istituto religioso di Diritto Diocesano (facente capo alla diocesi di Laval).

Mons. Thierry Scherrer

Nel 2010, a seguito di una prima visita canonica effettuata da mons. Thierry Scherrer, vescovo di Laval, in seno alla Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur, i responsabili dell’Istituto sono stati allertati su questioni importanti concernenti l’esercizio dell’autorità e la libertà delle persone in seno alla Congregazione. Da allora, sono sorti profondi disaccordi tra la Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur e mons. Scherrer, Vescovo di Laval, loro Superiore ecclesiastico, riguardo al governo esercitato nella Congregazione.

Altre persone hanno constatato queste disfunzioni?

Una visita canonica del novembre 2016, compiuta da esperti esterni, è giunta alle medesime conclusioni.

Che c’entrano gli EHPAD5Sigla di “établissement d’hébergement pour personnes âgées dépendantes”, ossia “stabilimenti di soggiorno per persone anziane dipendenti”: differiscono dalle case di riposo in quanto sono specificamente attrezzate e qualificate per accudire ospiti non autosufficienti. in questa storia?

Le questioni già datate, in seno alla Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur, hanno oggi delle ripercussioni sulle sue opere, in particolare sulla faccenda degli EHPAD. Tali ripercussioni sono sopraggiunte piuttosto rapidamente dopo la messa in cantiere, nel 2014, dell’associazione Myriam-Saint-Fraimault, associazione nata dal raggruppamento e dalla fusione dei tre EHPAD dell’Istituto delle Petites Sæurs de Marie e di quello delle Sæurs de l’Immaculée Conception de Saint-Fraimbault.

Gli EHPAD non c’entrano assolutamente nulla con la radice delle difficoltà, la quale riguarda piuttosto il governo interno alla Congregazione.

Quali conseguenze si sono date?

La Commissaria Apostolica,
suor Geneviève Médevielle

La Congregazione Romana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha preso in mano la situazione dalla diocesi di Laval (che dunque dal 2017 non ha competenza alcuna in materia) ed ha nominato Geneviève Médevielle, suora Ausiliatrice, Commissaria apostolica della Congregazione delle Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur. Il motivo di questo commissariamento risiede nelle «gravi difficoltà in materia di governo e di vita interna dell’Istituto». Il ruolo di suor Geneviève non consiste nell’indagare sulla Congregazione, ma nell’esercitare temporaneamente il governo della stessa in vista di un ritorno alla sua piena autonomia. Alle suore non viene rimproverato né il loro abito né il loro carisma.

E allora a cosa si deve l’abbandono delle suore?

Alcune Petites Sæurs hanno in un primo momento rifiutato di ricevere la commissaria. Poi, dopo che suor Geneviève ha visitato le loro differenti comunità all’inizio dell’estate 2018, le suore hanno deciso unilateralmente di fermare la missione di suor Geneviève e di organizzare un Capitolo per nominare una nuova superiora – capitolo che non è canonicamente valido.

In seguito hanno chiesto di essere sollevate dai loro voti. La Santa Sede ha risposto loro insistendo sulla gravità e sulle conseguenze della loro domanda. E quelle hanno insistito nel mantenere aperta la domanda.

Queste suore hanno successivamente chiesto nuove mediazioni, ma hanno rifiutato le persone designate per incontrarle.

La Chiesa – non potendo trattenere delle religiose contro la loro volontà, e pure non potendo accettare stili di governo contrari allo spirito dell’Evangelo e/o al bene delle persone – ha dunque accordato la dimissione di 29 suore su 35, concedendo un margine di ripensamento. Trascorso tale margine di ripensamento, la congregazione è a questo punto composta da sei suore.

Che ne sarà del patrimonio delle suore? È vero che la diocesi di Laval lo recupererà?

  • I beni della Congregazione appartengono sempre alla Congregazione, che non è stata sciolta. Vale a dire alle sei suore restanti. Quindi no, in nessun modo appartengono alla diocesi di Laval.
  • Il governo di questa congregazione non dipende più dalla diocesi di Laval ma dalla Santa Sede. Suor Geneviève Medevielle, commissaria apostolica, non agisce sotto la responsabilità della diocesi di Laval, la quale non ha più diritto di giurisdizione.
  • La Congregazione è riconosciuta dallo Stato. In quanto tale, i suoi beni e le sue disponibilità finanziarie sono soggetti all’ordinamento. Così «lo statuto delle Congregazioni, se conferisce i medesimi vantaggi fiscali di quelli delle associazioni di culto, comporta altresì delle importanti obbligazioni, essendo le congregazioni collocate sotto la tutela del Prefetto per ogni operazione patrimoniale».
  • «Lo scioglimento della congregazione o la soppressione di ogni [suo] stabile non può essere pronunciato che per decreto, dato parere conforme del Consiglio di Stato» (Articolo 13 della Legge del 1o luglio 1901). I beni debbono essere redistribuiti, sotto la responsabilità del Consiglio di Stato, a delle associazioni omogenee. Dunque non a una diocesi.

Di che cosa vivranno le ex suore? Finiranno per strada?

Secondo le norme della CORREF, ogni dimissione di religioso/a è accompagnata dalla sua congregazione, la quale gli/le dà i mezzi per riprendere un posto nella vita civile. Chiaramente anche qui si farà così. Così se vi sono delle pensioni destinate a delle suore per il loro lavoro passato, esse saranno loro versate direttamente, e inoltre saranno dati loro i mezzi finanziari per sostentarsi per qualche tempo. A tale scopo, suor Geneviève Medevielle ha chiesto gli elementi necessari a un bilancio finanziario.

In attesa di ciò, le suore continuano ad abitare dove hanno abitato finora.

Le proprietà di Castelnau e di Lagardelle saranno vendute?

Soltanto una volta che sia stato stabilito il bilancio finanziario si potrà pensare al destino dei beni. Del resto la Congregazione è riconosciuta dallo Stato ed è collocata sotto la tutela del Prefetto per ogni operazione patrimoniale.

La gestione e la cessione dei beni della Congregazione sono dunque inquadrati dalla legislazione francese.

E le sei suore restanti potranno darli alla diocesi di Laval? E ove queste suore, anziane, morissero, che ne sarebbe dei beni?

Lo scioglimento della Congregazione o la soppressione di ogni [suo] stabile non può essere pronunciato che per decreto, dato parere conforme del Consiglio di Stato. I beni devono essere ridistribuiti sotto la responsabilità del Consiglio di Stato, a delle associazioni omogenee. Dunque non a una diocesi.

La dimissione [delle suore] è una vittoria per la Chiesa?

No: è con grande tristezza che la Chiesa constata come, malgrado numerosi sforzi di mediazione, nessuna soluzione ha potuto essere trovata. Ad ogni modo la Chiesa non può accettare derive [aberranti] nel governo delle Congregazioni che dipendono da lei.

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Note   [ + ]

1. Avranno mai notato che “pater pauperum” è il primo titolo pneumatologico (dico, il primo!) con cui l’antica Sequenza di Pentecoste definisce il “Sanctus Spiritus”?
2. Papa Ratti parlò, sì, di Mussolini come di “uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”, ma questo non gli avrebbe tolto la libertà di diventare poi il suo più acre nemico in Italia (“Uomo dal collo duro”, disse del Papa il Duce).
3. Che per alcuni (sicuramente troppi) sembrano diventate in questi anni vuote parole d’ordine da agitare per far carriera e facendo illividire d’invidia i loro avversarî.
4. Un pensiero al Presidente Rai in carica che su Twitter cominciava il 2019 attribuendo a san Francesco frasi che il Poverello mai ebbe a dire e mai avrebbe potuto pronunciare.
5. Sigla di “établissement d’hébergement pour personnes âgées dépendantes”, ossia “stabilimenti di soggiorno per persone anziane dipendenti”: differiscono dalle case di riposo in quanto sono specificamente attrezzate e qualificate per accudire ospiti non autosufficienti.

15 Commenti

  1. Abbia pazienza, ma, in tutta onestà, il suo articolo non smentisce in nulla Tosatti: immagino che lei non possa sapere in cosa consistano queste difficoltà di governo della congregazione, probabilmente non lo sa nessuno, le illazioni si possono fare in un senso o nell’altro, ma ad un lettore “semplice” sembra tutto molto fumoso.
    Poi, le voglio dire una cosa : sono una sua lettrice affezionata, come pure leggo Tosatti e Valli e tanti altri. Mi creda, in quanto a vis polemica lei non è secondo a nessuno e tifa come tutti per la sua squadra, benché definita meno rigidamente !
    Questo, almeno, è quello che passa ad una semplice lettrice come me.

    • Gentilissima Flora, mi scusi se le rispondo con quattro giorni di ritardo, ma desideravo farlo in un istante di calma e questo è uno dei primi che ho nella settimana che concludiamo oggi.
      La ringrazio anzitutto dell’attenzione, ma anche delle sue osservazioni – che mi offrono l’occasione di chiarire alcune cose.
      In estrema sintesi, malgrado io sia capace di esprimere una certa vis polemica, non è mai con piacere che attacco una persona, e quando ritengo inevitabile farlo cerco, finché posso, di non scrivere il suo nome e il suo cognome (magari metto un link o incorporo un post o un tweet, come ho fatto anche qui, ma è a fine documentario, non di vituperatio), proprio perché lo scontro non si concentri mai prevalentemente sul piano personale. Visto che mi fa il nome di Tosatti, qui, preciso che non ho la minima ragione di avercela con lui (quando nei giorni scorsi ho intravisto tweet insultanti nei miei confronti, corredati di suoi like, ne ho sinceramente sorriso): so bene quanto sia difficile avere informazioni fededegne, e so pure che tante volte nella nostra professione ci troviamo nostro malgrado ingannati noi per primi dalle nostre fonti, magari perfino dopo averle attentamente vagliate. Càpita.
      Quel che non dovrebbe capitare è che si tratti di una questione canonica implicante addentellati di diritto ecclesiastico particolare, come qui è il caso, senza conoscerli (e senza informarsi a riguardo): nessuno di noi sa quali siano gli specifici capi d’imputazione osservati nel governo della congregazione, ma quali siano le disposizioni del diritto ecclesiastico in materia di soppressione di congregazioni religiose (con annessa gestione patrimoniale) questo sì. Più chiaramente: se non tutti lo sappiamo, certo tutti possiamo conoscerle, e assolutamente nessun professionista dell’informazione dovrebbe mettere la penna sul foglio senza essersi scrupolosamente informato. Al limite può capitare che uno non si ponga il problema (e ciò denoterebbe scarsa perizia professionale), dunque che neppure faccia cenno alla situazione patrimoniale: che però apertamente metta nero su bianco una tanto grave illazione su presunti moventi denota insieme tre cose una più grave dell’altra:
      • l’ignoranza del diritto ecclesiastico (perché è la Prefettura civile francese che gestisce l’aspetto patrimoniale);
      • l’ignoranza del diritto canonico (perché da quando la congregazione è commissariata la diocesi non ha più voce in capitolo);
      • il pregiudizio contro la Santa Sede (con curiosa schizofrenia, perché se davvero è il vescovo che vuole incamerare i beni… che c’entra il Papa?).
      Sul serio trova che quanto ho scritto non smentisca quanto ha scritto il collega?
      La questione che lei tocca per prima, infine, non ci porta ad assumere che «le illazioni si possono fare in un senso o nell’altro», ma proprio che sarebbe prudente astenersi dal farne. Quando inquisirono Maciel era tutto un pullulare di persone che si stracciavano le vesti per lo stupratore seriale (intoccabile di Giovanni Paolo II al punto che lo stesso card. Ratzinger, già sulla pista dei suoi misfatti, non ebbe potere di intervenire) giurando e spergiurando che era impossibile che egli potesse essersi macchiato dei crimini effettivamente commessi, e perfino inveendo contro la protervia modernista di Benedetto XVI (oh, si leggono anche queste meraviglie, in giro per la rete…). Oggi nessuna persona sensata oserebbe più sostenere le parti di Maciel, ma la storia si ripete tale e quale contro altri Papi e in difesa di altri imputati (sempre ignorando i dati concreti).
      La verità, cara Flora, è che spesso è faticosissimo per lo stesso Commissario Apostolico (“commissaria”, nella fattispecie) mettere insieme tutti i dati, ascoltare tutte le campane e farsi un’idea meno imprecisa e ingiusta possibile. Le dinamiche in atto negli istituti di vita religiosa, sul piano umano, sono spesso intricatissime, nel bene e nel male, e necessitano un grande lume di pietà, di scienza e di sapienza per operare un retto discernimento. Non nego che, in linea di principio, un Commissario possa errare, e perfino che possa essere malevolo (cose che la Storia della Chiesa registra): dico che è impossibile sapere questo fino a quando i fatti bruti sfuggono alla lettura comune, e se il problema è che la Commissaria Apostolica è una consacrata senza velo mentre le inquisite portano il velo (dettaglio da cui si vorrebbe inferire chissà quale divergenza ideologica… questo non l’ho letto in giro ma mi viene da pensarlo), temo che siamo ad anni luce di distanza dagli ordini di grandezza delle questioni. Pensare poi che la Santa Sede, in quanto tale, militerebbe e opererebbe apertamente e scientemente per la demolizione della vita religiosa cattolica (cosa che invece ho letto) meriterebbe un TSO.
      Meno dietrologie, meno illazioni, più studio, più preghiera. Di solito ci si vede meglio.
      Buona Solennità della Trinità.

      • Gentile Marcotullio, la ringrazio della risposta : molto utile ed interessante.
        Ci sarebbe da discutere su qualche punto, giusto per capire ancora meglio, ma da lettrice non esperta e non competente in certe questioni, sono già contenta così, soprattutto perché a volte sembra così difficile amare la Chiesa, mentre è di grande consolazione leggere qualcuno che La ama con ragione e cuore.

  2. Sì. Il problema è che di congregazioni “sballate” ce ne sono in abbondanza, a partire dai gesuiti stessi. Però per quelle non si parla di commissariamento. Se ne parla solo per queste suore, per i francescani dell’Immacolata e, mutatis mutandis, per l’Ordine di Malta. Si affida il controllo delle congregazioni di vita consacrata a un francescano promosso dopo che ha portato i suoi a giocare all’alta finanza investendo in traffici illeciti. Oltretutto qui abbiamo un commissariamento direttamente dalla Santa Sede, con tanti saluti all’autonomia della diocesi e alla “fine del centralismo romano” tanto sbandierata (e che, per inciso, io depreco). Insomma, l’onestà intellettuale (e non solo) non sembra di casa nemmeno tra coloro che Lei difende. Evitiamo il clericalismo, per favore: lo ha detto anche papa Francesco.

    • Quanto al “centralismo romano”, non mi pare che sia stata avviata alcuna riforma della Curia Romana volta a smantellare la stessa: ove sorga un contenzioso in contesto diocesano e provinciale è ovvio che intervenga la Santa Sede – nella Chiesa Cattolica si fa così almeno dai tempi di Clemente Romano.

      • Non sono stato io ad annunciare “sinodalità”, fine del curialismo romano e via dicendo. Non ero io a proclamare che i vescovi sono successori degli Apostoli e quindi hanno pieni poteri indipendentemente da Roma (a Milano, per fare un esempio, lo ripetevano tutti contenti diversi anni fa). E non sono stato io a cancellare il fatto – mai prima contestato – che le nuove congregazioni necessitassero di approvazione dal solo vescovo diocesano: sotto questo pontificato si è preteso che la ricevano da Roma.

        • La sinodalità non è certo un’invenzione del presente pontificato, né significa “democratizzazione della Chiesa”; il curialismo è una deviazione di strutture necessarie e buone: che i Vescovi siano successori degli Apostoli lo proclama buon ultimo il Concilio Vaticano II (a seguito di una tradizione bimillenaria). Quando poi un Marx alza la cresta e ne deduce che in Germania comanda lui su queste pagine siamo i primi a criticarlo, ma che le Chiese non siano “filiali di Roma” è la sacrosanta verità: proprio perché invece l’intero Episcopato succede ordinatamente al Collegio Apostolico i vescovi possono non prendere ordini da lui o da altri, e rispondono invece unicamente al Romano Pontefice, il cui ministero è quello di «presiedere nella carità la comunione fra tutte le Chiese». Ecco, quando quella comunione viene messa in pericolo il Papa dell’antica Roma entra in gioco.
          Quanto al rapporto con la Santa Sede, vorrei ricordare che il Can. 579 ha sempre previsto la consultazione della Sede Apostolica anche per le gli Istituti di Diritto Diocesano, né mi risulta che esso sia stato recentemente mutato: relativamente alla necessità ad validitatem dell’approvazione romana, gli Autori discutono da decenni, non dal 2013.
          I cann. 589 e 590 ricordano infine le distinzioni tra i tipi di Istituto e la loro comune soggezione alla Suprema Autorità della Chiesa. Giova anzi richiamare la lettera del can. 590 §2:

          I singoli membri sono tenuti ad obbedire al Sommo Pontefice, come loro supremo Superiore, anche a motivo del vincolo sacro di obbedienza.

    • In ultimo, è sempre buona pratica non sbrigare le politiche della Santa Sede a colpi di facili sentenze: noi sappiamo dei Francescani dell’Immacolata e degli altri evocati perché ci sono state frange riottose all’interno di quelle congregazioni che non hanno accolto l’intervento medicinale della Santa Sede. Non così ci hanno insegnato i santi, i quali – soli – sono i veri riformatori della Chiesa.

      • Di questioni interne non giudico, anche perché non le conosco. Certe fissazioni “tradizionaliste” non le approvo. Ma da qui a pretendere di smantellare una congregazione seria ce ne corre, a maggior ragione se invece si lasciano intonse altre numerose congregazioni che vanno alla deriva. Che un intervento sia “medicinale”, lo si vede dai frutti, che finora non si son visti, almeno quelli positivi: si è visto invece un crescendo di diffamazioni e attacchi contro religiosi impossibilitati a difendersi sulla scena pubblica. E un’intromissione indebita su un Ordine Sovrano (quello di Malta): per capirci, come se il papa pretendesse oggi di deporre e nominare capi di Stato. E un tentativo, questo sì palese, di mettere le mani su beni appartenenti a congregazioni (i francescani dell’Immacolata) o ordini (quello di Malta), nel primo caso sventato dai tribunali dello Stato italiano. Sinceramente di santi riformatori della Chiesa non ne vedo molti nei livelli superiori, a meno di non pretendere che la nomina a cardinale o la ridicola pretesa di paragonarsi a san Francesco e di dichiararsi “inviato dallo Spirito” (quale? Quello di Hegel?) siano segno di santità. I “santi”, poi, in un certo senso preciso sono tutti i battezzati, e dunque tutti i battezzati possono dire la loro sulla situazione della Chiesa.

        • Certamente ciascuno può dire la propria, in forza del proprio Battesimo, purché sacramento “slegato” e vissuto nell’obbedienza. Vi sono infatti dei criteri di prudenza che si devono poter rispettare. Perché un conto è la Parresia, che edifica la Chiesa e un conto l’opinionismo un tanto al kg. Già pesare l’effetto “medicinale” secondo un principio di causa-effetto, si è fuori strada; specie quando si tratta di questioni delicate che non traspaiono per proteggere sia chi le subisce che chi le attua. Per rispetto, non per omertà. Quello che a noi pare senza effetto in realtà ha già salvato il salvabile, il più possibile. Anche se non riscontrabile. Nello stesos tempo è lecito ed è bene che poniamo anche dei dubbi, delle domande. Questo è legittimo. Ma lo spirito con cui si pongono determina la sostanza dell stesse. Farci dei film mettendoci al posto di coloro che attuano il discernimento è francamente intemperante e non merita discussione alcuna. Nello specifico, tralasciando la questio dei Francescani dell’Immacolata, che ha comunque dei punti in comune, la premura della Santa Sede è richiesta in certe situazioni proprio dall’ordinario diocesano, specie quando ci sono delle gravi violazioni in ordine agli “abusi” di coscienza ed alle tracimazioni gravemente inopportune tra foro interno e foro esterno e, l’ordinario, non è in gardo di garantire figura “terza” che possa intervenire a dipanare. Queste questioni non vengono mai messe su piazza e giustamente. Quando succede uno smantellamento di una congregazione, quindi uno scossone radicale, in genere è proprio perché sono avvenute gravi questioni che toccano l’ambito delicatissimo della coscienza e degli abusi della medesima. E questo per la Chiesa, e specie per la Santa Sede che ha un compito speciale in ordine alla conferma dei fratelli, pur delegando il più possibile ed ove possibile, è questione talmente centrale e dirimente che vale più di mille vocazioni, di “successo” pastorale, ecc. Se, invece, abbiamo un sospetto a prescindere sull’agire della Santa Sede.. beh allora dobbiamo dirlo correttamente a noi stessi e con chi interloquiamo. E la nostra non sarà di certo Parresia ma opinione che si perde nel mare del web.

        • Mi perdoni, ma ciò che finora si è visto è l’indocilità di alcuni istituti di vita consacrata a lasciarsi guidare dai Sacri Pastori, al punto da sobillare organi di certa stampa contro la Chiesa (Padre Pio ha sempre richiamato quanti lo difendevano contro la Chiesa – e non a caso lui aveva ragione!): altro che “impossibilitati a difendersi”… si difendono già troppo, soprattutto perché chi li ha commissariati non è loro nemico.
          Mi sfugge poi in base a quale ammennicolo del Diritto Canonico la Santa Sede – dalla quale il Sovrano Militare Ordine Militare di Malta dipende – non avrebbe giurisdizione sullo stesso. Di che sta parlando?
          Giova ricordare che ci furono analoghe resistenze quando Benedetto XVI commissariò i Legionari di Cristo, intoccabili sotto Giovanni Paolo II, e che anche i disordini più recentemente emersi a carico di Marie-Dominique e Thomas Philippe non poterono essere neppure indagati prima, da quanto una certa fama di santità avvolgeva i due. E c’erano pure dei frutti incontestabilmente impressionanti, come lo stesso Jean Vanier, recentemente nato al Cielo. Dunque come vede il grano e la zizzania crescono assai vicini, nel campo della Chiesa: quando la Suprema Autorità interviene è segno perlomeno di sciocca presunzione pensare di “avere qualcosa da dire” laddove anche quanti accedono in prima persona a fatti e testimonianze faticano ad acclarare. In simili contesti, come in altri, si addirebbero meglio silenzio e preghiera, al vir ecclesiasticus.
          Neppure quando parla di “paragonarsi a san Francesco” o di persone che si sarebbero dichiarate “inviate dallo Spirito” la seguo: non mi occupo di gossip, tantomeno di quello ecclesiale.
          I santi riformano la Chiesa a tutti i livelli, e di solito si riconoscono dal fatto che parlano poco e operano molto: giova ricordare l’adagio attribuito a san Francesco (in realtà un apocrifo, che però sta al Poverello come “il fine giustifica i mezzi” sta a Machiavelli, e che – imparo dall’ottimo Paul – viene forse desunto dal cap. 16 della Regola non bollata), che ai frati raccomandava di usare nell’evangelizzazione «perfino la parola, se necessario». Infine, l’uso di “santi” per “battezzati” è improprio in questo contesto – poiché parliamo dei “santi per eccellenza”, cioè di quei figli che la Chiesa si addita a modello – e risulta equivoco. Così pure equivoca – anzi aberrante – è la pretesa che “dire la loro sulla situazione della Chiesa” sarebbe un “diritto dei santi”: questa, sì, è la marca di una liberalizzazione e di una democratizzazione della vita ecclesiastica, che non trova riscontro nel Catechismo né nel Diritto Canonico; non mi sovvengono documenti magisteriali in cui sembri trovarne e forse essa deriva unicamente da quel rumoroso e attoscato sottobosco della blogosfera cattolica, in cui per qualche motivo si afferma l’idea che le fake news, l’indocilità all’autorità ecclesiastica e la presunzione di colpevolezza riguardo ai Sacri Pastori siano indici di cattolicità. Strana dottrina.
          In ultimo, noto che non ha risposto alla domanda che le ponevo già sopra in risposta a un suo precedente intervento: chi sarebbero quelli che io difenderei?

          • Non rispondo a quella sua domanda perché non amo le polemiche personali. Il suo sermoneggiare, ancorché dotto, può riassumersi in una sola parola: clericalismo. Purtroppo non è il clericalismo ottocentesco. Oppure, se vuole, può riassumersi come giuridicismo.
            Le ho già mostrato il cambiamento circa l’approvazione di nuove forme di vita consacrata.
            Circa l’Ordine di Malta, il diritto canonico non c’entra niente. Trattasi di un “ordinamento giuridico sovrano”, ossia l’equivalente di uno Stato però senza territorio né sudditi o cittadini. Il Papa non ha alcuna competenza circa la nomina del Gran Maestro o le sue dimissioni, non più di quanto ne abbia circa l’elezione o meno di un Re o di un Presidente della Repubblica.
            Per quanto riguarda le congregazioni, nessuno vuole interferire in questioni di coscienza o di errori dottrinali. Ho citato episodi finiti nei tribunali civili, dove a dare scandalo non è chi si è opposto ma chi, vantandosi di essere commissario e quindi – per un curioso paralogismo – onnipotente e infallibile, stava per commettere abusi. Semplicemente, tutto il mondo – tranne lei, evidentemente – ha notato come tali interventi commissariali si esercitino solo in una direzione e mai, per esempio, verso le aberrazioni morali dei Camilliani, quelle dottrinali dei Gesuiti, quelle teologiche di certi religiosi sudamericani o di certi “pontifici atenei”. O di certi vescovi e cardinali. Burke va punito, Marx e Kasper e Danneeels (da vivo) no. Bene, ne prendiamo atto e, da esseri razionali e pensanti, facciamo i nostri commenti. E nessuno ha il benché minimo diritto – tantomeno “canonico”! – di impedirci di commentare. O il mitico ruolo del Laicato non vale più?
            Ah, già, dimenticavo: forse per lei siamo ancora al tempo del cardinale Betrando del Poggetto che voleva condannare al rogo la Commedia di Dante. Era un cardinale, quindi va ubbidito, secondo lei.

  3. Un’ultima domanda. Vedo che anche lei prende sul serio personaggi come Andrea Grillo. Posso chiedere che senso abbia un laico chiamato a insegnare liturgia ai monaci? Non dovrebbero essere piuttosto i monaci a insegnare liturgia a lui?
    Temo sia da ridicolaggini siffatte che nasca la sfiducia verso certo mondo ecclesiastico odierno.

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