Caso Soper, la Santa Sede collaborò. Negarlo è calunnia

Laurence Soper (oggi e ieri)

Accusare il Vaticano e i suoi organismi di poca trasparenza è assai di moda, ma pare che, se in passato il segreto vaticano può essere stato usato a scudo anche di illeciti, oggi il vento sia cambiato, almeno per quanto riguarda la gestione finanziaria dello IOR, grazie soprattutto alle riforme messe in campo da Papa Francesco.

Un caso emblematico in cui i pregiudizi antichi sbattono clamorosamente contro l’aria fresca del nuovo corso è quello di Laurence Soper, 76 anni, ex abate di Ealing Abbey (la figura più alta della Chiesa cattolica in Inghilterra e nel Galles), che fu accusato nel 2011 di violenze sessuali e si diede alla latitanza per cinque anni. 

L’ex monaco sta scontando una pena detentiva di 18 anni dopo essere stato condannato alla fine del 2017 con 19 capi d’accusa per gravi violenze sessuali – compreso lo stupro – contro dieci ragazzi della St. Benedict’s School, Ealing, dove ha insegnato.

Soper fu arrestato in Kosovo il 15 maggio 2016, ma la polizia britannica cercò a lungo di dare la colpa al Vaticano per la sua latitanza.

Ora The Tablet ha pubblicato in merito alcune dichiarazioni della Santa Sede la quale rivendica di aver avuto un ruolo fondamentale nella cattura di Soper, allertando sia l’Unità di intelligence finanziaria del Regno Unito – parte dell’Agenzia nazionale per il crimine – che le forze dell’ordine, rivelando dove si trovava. 

Laurence Soper, che era stato abate di Ealing Abbey nella zona ovest di Londra, risiedeva a Roma come economo del monastero di Sant’Anselmo quando fuggì all’arresto della polizia nel 2011, poi sparì, dopo aver ritirato dal suo conto corrente nella Banca Vaticana 182.000 sterline sulle 400.000 che aveva depositato (informazione non confermata dallo IOR, ma frutto di un’inchiesta di Catherine Pepinster).

In realtà la polizia britannica ha ammesso che Soper non fu inserito nel database europeo delle persone ricercate fino a dicembre 2015, e che, dopo l’interrogatorio a Londra nel 2011 a proposito delle accuse che gli erano state rivolte, gli fu lasciato il suo passaporto, per cui Soper tornò a Roma tranquillamente e da lì poi prese il volo.

La polizia metropolitana ha dichiarato di aver inoltrato alla fine del 2015 «diverse richieste formali» allo Stato del Vaticano tramite l’Agenzia nazionale per il crimine del Regno Unito per l’intelligence, per avere informazioni sui movimenti bancari di Soper, senza ricevere risposta.

Eppure quegli stessi ufficiali hanno ammesso di aver saputo a fine marzo 2016 che Soper aveva inviato al Vaticano una richiesta di trasferimento fondi dal suo conto alla Banca Vaticana verso un conto aperto in una banca del Kosovo. E come avrebbero fatto a saperlo, se non glielo avesse detto la Santa Sede?

Infatti secondo il Vaticano, al ricevimento di questa richiesta di trasferimento da parte di Soper, i funzionari dello IOR hanno presentato un rapporto di attività sospetto all’agenzia di vigilanza finanziaria della Santa Sede, l’Autorità per l’informazione del Vaticano, che a sua volta ha informato i loro omologhi a Londra. L’osservatore della Santa Sede ha anche riferito le informazioni alla polizia vaticana che ha informato la polizia kosovara e britannica. La polizia britannica aveva emesso un mandato di cattura internazionale per Soper all’epoca in cui avvenne questa richiesta di trasferimento. 

«Le autorità competenti della Santa Sede hanno informato le autorità inglesi, e questo è stato determinante per l’arresto di Soper in Kosovo», ha detto al Tablet il portavoce del Vaticano Alessandro Gisotti. 

Dopo aver verificato con le autorità competenti, posso affermare che il sistema di segnalazione delle attività sospette della Santa Sede ha funzionato. Lo IOR ha trasmesso un rapporto di attività sospetta al FIA [autorità dell’informazione], e da qui è stata attivata la collaborazione internazionale, sui due livelli dell’intelligence finanziaria (inglese FIU) e delle forze dell’ordine (polizia), attraverso il corpo di gendarmeria. 

Quindi non solo la Santa Sede non ha coperto Soper, né si è opposta alle indagini, ma ha di fatto permesso la sua cattura, fornendo l’informazione chiave per chiudere l’inchiesta.

Per Gisotti «non è corretto affermare che lo IOR non ha collaborato», sottolineando che come «un istituto finanziario con sede in uno stato sovrano» le richieste da parte di

una forza di polizia straniera […] per le informazioni relative ai conti presso lo IOR devono essere trasmesse attraverso i normali canali di collaborazione internazionale. 

Fonti in Vaticano affermano che è possibile che le richieste di informazioni della polizia del Regno Unito non abbiano avuto risposta perché sono venute attraverso i canali sbagliati e senza l’autorizzazione legale necessaria per le richieste di informazioni da stato a stato. 

I dettagli della cooperazione vaticana su Soper sono un esempio dei progressi compiuti riguardo alle riforme finanziarie intraprese sotto il pontificato di Francesco. Gisotti ha sottolineato che dal 2013 la Santa Sede è membro del Gruppo Egmont che riunisce le autorità finanziarie in 150 giurisdizioni. Ha aggiunto che un memorandum d’intesa tra la Santa Sede e il Regno Unito sulla condivisione delle informazioni finanziarie è stato firmato nel 2014 mentre la gendarmeria vaticana fa parte del circuito di Interpol. 

Ha anche confermato che il caso Soper è stato incluso in forma anonima nella relazione annuale 2018 dell’Autorità per l’informazione del Vaticano. 

Si legge:

Un cliente di un soggetto segnalante, un cittadino straniero, è stato incriminato per reati non finanziari nel suo paese e la polizia ha emesso un mandato di arresto internazionale. Il cliente ha richiesto l’esecuzione di un bonifico bancario tramite un telefax da un paese terzo. Il soggetto segnalante ha presentato una segnalazione al fondo di investimento alternativo. L’AIF ha sospeso l’esecuzione della transazione e ha presentato un rapporto al Corpo della gendarmeria. Il Corpo della gendarmeria ha informato la polizia del paese del cliente e della polizia del paese in cui il cliente ha ordinato il bonifico bancario, tramite Interpol. Il cliente è stato quindi rilevato e arrestato.

Insomma, meno spy story e più trasparenza.

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