Il giudice Hayden s’è messo a grufolare tra le lenzuola altrui

Il giudice Anthony Hayden, dopo la vicenda Alfie Evans, dà di nuovo spettacolo in Inghilterra e si bea sornione dell’attenzione dei media, tutti attorno a lui per un nuovo eclatante caso su cui fare scuola e aprire storici precedenti giuridici: questa volta a farne le spese sono una coppia britannica in carico ai servizi sociali per un ritardo mentale di lei.

I due sono sposati da 20 anni e i funzionari dei servizi sociali, dopo attento monitoraggio delle condizioni della donna, hanno riferito alla Corte di Protezione di Londra – che si occupa specificatamente di prendere decisioni in nome e per conto di coloro che hanno perso la piena capacità di intendere e volere, in modo provvisorio o definitivo, – che la salute mentale della signora si è deteriorata al punto da non avere la capacità di esprimere un consenso consapevole ai rapporti sessuali col marito. Quindi, a rigor di diritto, quando l’uomo fa sesso con la moglie non esplicitamente consenziente, mette in atto uno stupro.

Secondo Sky News, gli avvocati che rappresentano i capi dei servizi sociali hanno chiesto al giudice Hayden di valutare se il marito della donna possa o no continuare a fare sesso con sua moglie senza commettere un reato.

Ovviamente, per motivi di riservatezza, le generalità della coppia non sono state divulgate, per cui non si sa che età abbiano i due, né in cosa consista di preciso l’infermità mentale della donna, quindi possiamo solo fare qualche ragionamento in astratto, sebbene sia estremamente difficile immaginare una situazione simile: nell’intimità delle mura domestiche di una famiglia, gli occhi guardoni dei funzionari di stato valutano se un gesto d’amore, ripetuto chissà quante volte in 20 anni, sia lecito o no e un giudice parruccone e pretenzioso, dall’alto del suo scranno, accoglie con distacco all’udienza preliminare la promessa del marito di non fare sesso con la moglie, per accontentare gli assistenti sociali.

Il giudice, tentennando il capo, con aria di chi la sa lunga, ha risposto che l’uomo potrebbe ficcarsi in situazioni che meritano la galera, se vìola l’ordine no-sex, e che tale impegno sarebbe difficilmente verificabile (per fortuna).

Dopo di che ha pronunciato la frase che, in questa storia surreale e drammatica, nella sua disumanità, ha sollevato il vero polverone mediatico: «Non riesco a pensare a un diritto umano ovviamente più fondamentale del diritto di un uomo a fare sesso con sua moglie – e al diritto dello stato di controllarlo – e penso che l’uomo abbia il diritto di argomentare la propria posizione», cioè in pratica il marito ha, bontà sua, la facoltà di esprimere la propria opinione prima che la corte di Protezione emetta il verdetto di divieto. Quanta grazia, vostro onore!

La deputata laburista Thangam Debbonaire ha fatto il solito commento di sinistra ideologizzato: «Questi commenti rinforzano atteggiamenti pericolosi, nessuno uomo in Gran Bretagna ha il diritto legale di insistere per fare sesso», criticando l’unico barlume di buonsenso in una frase che non sta in piedi, a partire dai suoi presupposti. Qui il tema non è assolutamente cosa un uomo ha diritto di fare o non fare su una donna, ma dove lo stato ha la pretesa di arrivare con la sua invasività.

La coppia è la cellula primigenia della società, mentre un ammasso di individui isolati non sono niente, sono solo granelli di polvere da buttare nell’imbuto degli interessi di stato, manipolabili con mille tecniche persuasive e altrettante leggi disumane. La coppia, invece, saldata dalla promessa di amore reciproco “in salute e in malattia”, è un baluardo di buon senso, di forza, di coraggio e di vita.

Il fatto che una persona psichicamente debole sia presa in carico dallo stato, invece che dal parente più prossimo, è una stortura del sistema britannico che legalizza la disumanizzazione della società e mette in pratica la disgregazione di ogni legame che viva senza la benedizione (e il vantaggio) dello stato: infatti non c’è nessun desiderio di garantire obiettività e giustizia per tutti in questa scelta britannica, ma solo la possibilità legale di mettere le mani nei patrimoni di anziani carpiti dalla demenza senile, di persone in momentaneo stato di coma, con alterazione della coscienza, di chiunque sia ritenuto non lucido. Lo stato diventa amministratore unico dei loro patrimoni e li restituisce quando gli pare e soprattutto li usa come prestito bancario a tasso zero.

Però questo salto di qualità nelle pretese dei servizi sociali denota che la sindrome di onnipotenza ha preso la mano a più di uno: non si tratta più di soldi, ma del corpo delle persone. Già adesso il precario stato di salute fisica è preludio di una rapida eutanasia di stato, sempre decisa per il loro supremo interesse, ma ora si vuole sottrarre alla giurisdizione di chi più ama queste persone ogni aspetto della vita dei loro cari.

Alcune voci isolate ogni tanto si levano a denunciare la disumanità della Corte di Protezione, che ha più volte messo in prigione per mesi parenti riottosi ad eseguire le istruzioni impartite (come la scelta della casa di cura in cui ricoverare un anziano, che, per lo stato, deve essere sempre la più economica), ma ora si vuole infilare addirittura nel letto di due coniugi!

Quanto grave sia la situazione lo si evince dall’arrendevolezza del marito, il quale, invece di levarsi indignato per questa intromissione indebita, ha promesso di obbedire subito, fino alla sentenza della Corte, forse per il terrore che gli portino via la moglie da casa, cosa che, probabilmente, è il vero scopo di tutta questa manfrina.

Personalmente spero che l’Inghilterra, con tutti i suoi regolamenti disumani e le sue prassi legislative odiose, metta in atto la Brexit il prima possibile, che si alzi una fitta cortina di nebbia sulla Manica e che non ne sentiamo più parlare per i prossimi due secoli.

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