Le fallacie ermeneutiche di Frédéric Martel: un domenicano legge “#Sodoma”

French journalist and writer Frederic Martel poses for photographs in Paris, France, 18 February 2019. His latest book, titled 'Sodoma,' will be released on 21 February and translated into eight languages. The book is about homosexuality in the Catholic Church and Vatican. EPA/YOAN VALAT

Facevo le scuole medie, la prima volta che ebbi a che fare con un sacerdote interessato ai ragazzini: era un uomo capace e carismatico, versatile, dolce e preparato, a frequentarlo. Forse lo dico proprio perché né io né i miei compagni dell’epoca (a quanto oggi so) subimmo allora le sue attenzioni, ma l’idea che tutti avevamo di lui era tanto buona che anni dopo, nello scoprire a spizzichi e bocconi la verità, restammo senza parole.

La scuola e la diocesi ebbero una reazione rapida e discreta: appena si scoprirono le “cose strane” che quell’uomo poliedrico infilava tra le sue molte capacità – un’attività gli serviva da copertura all’altra, e forse tutte insieme coprivano la perversione – di lui semplicemente non si seppe più nulla. Né a oggi il suo nome restituisce qualcosa nell’oracolare antro di Google.

L’idea che quell’uomo fosse omosessuale non mi sfiorò più di quanto (non) fece l’idea che fosse pedofilo: era un prete e basta, anzi ai nostri occhi di ragazzini sembrava pure un ottimo prete. Dico questo perché ho sperimentato più volte direttamente – incontrando (grazie al Cielo mai in maniera traumatica) questi depravati – quanto sia difficile individuarli, non essendo il loro disturbo univocamente riconoscibile per qualche aspetto particolare. Qualche anno più tardi ebbi a frequentare lungamente un altro sacerdote che recentemente è stato condannato per abusi su un sedicenne: anche lì, mai avevo avuto la minima percezione di “qualcosa di strano”, e se malignità erano corse anche sul suo conto… si trattava di scenari di tutt’altro segno (relazioni con ragazze, con una donna sposata, una gravidanza, un aborto…).

A pensarci bene, è vero: neanche uno dei preti inclini ai minori che hanno incrociato il mio cammino ha mai predato delle donne (o delle ragazze, o delle bambine). Parliamo di almeno una decina di casi di cui ho esperienza diretta. E tuttavia mi vengono alla mente parecchi altri sacerdoti omosessuali di mia conoscenza (in rapporto di almeno quattro o cinque a uno), e di nessuno fra loro ho mai saputo “cose strane”. Quanto ai minori, intendo. Per il resto, ogni vita è piena di stranezze: conosco preti omosessuali tristemente incontinenti, che passano da una relazione all’altra (spesso con altri preti, ma non solo) senza trovare pace; conosco preti omosessuali euforicamente incontinenti, poco dissimili dai primi ma molto più corrotti (e tremendamente sboccati nel linguaggio); conosco preti omosessuali tutti presi nello sforzo di gestire le loro pulsioni con un ferreo volontarismo nutrito di sacramenti, di psicologia, di amicizie.

Sono quelli che maggiormente mi stringono il cuore, perché anche se non passassero alla storia come dei pastores angelici sono comunque anch’essi dei mendicanti del Cielo – poveri Cristi e buoni diavoli al contempo –, e sotto le loro cure pastorali ho visto sbocciare cose belle. Mi stringono il cuore, tuttavia, perché non di rado ho visto in loro l’espressione di un rigore morale implacabile, che si traduce spesso in un’esigenza etica ossessiva con tutti. La prova del nove di una morale cristiana equilibrata e integrata ci è stata trasmessa dalla Tradizione, invece, come l’“essere tanto esigenti con sé stessi quanto indulgenti con gli altri”. L’ipocrita e il corrotto invertono le parti, e si trovano dentro e fuori dalla Chiesa. Ma c’è pure una lunga sfilza di miseri che caparbiamente esigono dagli altri il medesimo sforzo che esigono da loro stessi: questi sono degli infelici, e sovente si trovano in chiesa – ai banchi o (talvolta) sul presbiterio. In loro rivedo i pochi giusti che anche a Sodoma si trovarono (cf. Gen. 18-19): non bastarono a impedire la distruzione della città, ma meritarono dalle viscere di Dio – per la mediazione di Abramo – un’altra occasione.

Mi piace pensare poi che ci siano preti omosessuali sereni e pacificati, dei quali non so proprio perché nulla in loro ha mai posto la questione – anzi, perché la questione in qualche modo non si pone a loro come a me non si pone quella di “essere eterosessuale”. Solo che, appunto, non ho notizia di loro.

In questi giorni sto riflettendo su queste e altre cose perché mi ha colpito come tutto il discorso sul “problema omosessuale” sia stato completamente censurato dal summit sugli abusi e sia stato invece concentrato nelle pagine di Sodoma, il libro-inchiesta di Frédéric Martel sagacemente fatto uscire in concomitanza con l’apertura del summit. Così allo stesso tempo da una parte si protestava che l’omosessualità non avesse a che vedere con la piaga degli abusi e dall’altra che praticamente tutti i problemi della Chiesa promanassero precisamente da lì. Due affermazioni ugualmente incompatibili fra loro e con la realtà: nessuna delle due può essere completamente vera. L’impressione è che da entrambe le parti sussistano precisi e potenti interessi volti a contaminare la conoscenza dei fatti e la loro interpretazione. Dire di più significa sempre muoversi nelle sabbie mobili fino alla cintola e con la nebbia dalla cintola in su.

Sfogliare Sodoma, in particolare, produce un misto di sensazioni difficilmente decifrabile: sdegno, sorpresa, disgusto, ira, certamente. Per i contenuti. Ma anche dubbio, scetticismo, distanza quanto non soltanto ai fini dell’opera (evidenti e assolutamente non condivisibili), bensì pure sul metodo. Frédéric Martel ha avuto modo di dire, contestualmente a un’intervista recentemente rilasciata in Italia, che è rimasto sorpreso da come il libro sia stato “tenuto basso” nel Paese che ospita geograficamente e culturalmente il Vaticano. Sì, è vero, anche questo è degno di nota: la stampa europea sta inzuppando il pane ogni giorno nel caffellatte di Martel, mentre quella italiana si è limitata a pochi colpi di artiglieria (quelli inevitabili) e – d’altro canto – a una sparuta levata di scudi, sintetizzabile praticamente nel giudizio di inattendibilità sul libro.

Eppure mi riesce difficile ammettere che un libro di quella mole, in cui confluiscono quattro anni di lavoro e 1.500 interviste, possa essere liquidato così: per questo ho tradotto e riporto la “tribune” comparsa ieri su Le Figaro – padre Thierry-Dominique Humbrecht muove al lavoro di Martel una serie di obiezioni metodologiche irreplicabili, giungendo a spiegare perché l’opera sia complessivamente dannosa ma pure ermeneuticamente viziata e sostanzialmente inutile. Il tutto senza negare che vi sia del vero in una certa quantità (comunque intollerabile, quale che sia la percentuale) dei fatti riportati.


di Thierry-Dominique Humbrecht1Religioso domenicano, scrittore, teologo, filosofo, laureato all’Académie des sciences morales et politiques. È autore di molti libri, l’ultimo dei quali – L’avenir des vocations – è comparso nel 2017 (ed. Parole et silence).

Altro è sfogliare le prime reazioni della stampa su Sodoma. Inchiesta al cuore del Vaticano, di Frédéric Martel, altro è leggere da sé il libro in questione fino all’ultima pagina. Lo choc viene più dalle analisi che dai fatti.

Quali che siano la pena, il disgusto o l’ilarità che il lettore – cattolico o no – può provare, egli è invitato a discernere ciò che deve essere inteso e ciò che può essere discusso.

Note   [ + ]

1. Religioso domenicano, scrittore, teologo, filosofo, laureato all’Académie des sciences morales et politiques. È autore di molti libri, l’ultimo dei quali – L’avenir des vocations – è comparso nel 2017 (ed. Parole et silence).

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