Zaccaria, il Signore è un tipo che non dimentica

Александр Андреевич Иванов (Aleksandr Andreevič Ivanov), L'arcangelo Gabriele dona a Zaccaria la cura del mutismo, 1824, Galleria Tretyakov, Mosca.

Oggi la liturgia ci parla di Zaccaria, uno dei personaggi che preferisco dei Vangeli, perché, come me (anche se molto meno di me), ha problemi col tempo e coi desideri.

Zaccaria ed Elisabetta vorrebbero tanto un figlio (come tutti, a quei tempi, e, spesso, anche ai nostri), perché essere sterili è un po’ come una maledizione, una specie di segno che Dio ti ha colpito o, nella migliore delle ipotesi, ti ha ignorato.

I Vangeli ci raccontano di una coppia di giusti, persone che seguono la legge di Dio con rigore e onestà, nonostante la sorte avversa della sterilità: significa che Zaccaria ed Elisabetta si erano dati delle ragioni, negli anni, per questa brutta cosa, l’avevano in qualche modo accettata, erano rimasti obbedienti sotto il giogo della legge senza manifestazioni di ribellione, si ritenevano dei servi inutili e basta.

Ma un giorno, il giorno prescelto nella notte dei tempi, l’angelo Gabriele compare davanti a Zaccaria per esaudire il suo desiderio di una vita: eccoti il figlio! E non un figlio qualunque, ma l’annunciatore del Salvatore! In poche parole, l’angelo rivela a Zaccaria che il tempo per la venuta del Cristo è giunto e lui, proprio lui, vecchio umile, sarà la prima casella del domino che farà partire la cascata di eventi, pioggia benefica su tutto il popolo, sull’umanità intera, per tutti i secoli a venire.

È un po’ come chiedere a Natale per regalo un modellino di aereo per anni e alla fine, quando ormai ti sei arreso, ti ritrovi sotto l’albero un boeing 747 vero, con tanto di pilota e servizio hostess incluso. Non è la stessa cosa, non è un vero esaudimento, è un grosso equivoco, è una rivoluzione!

Zaccaria resta sconvolto, scettico, balbetta qualche dubbio. E l’angelo capisce subito che, prima di ricevere il regalone, Zaccaria ha bisogno di essere guarito da decenni di anchilosamento del cuore. Quindi lo ammutolisce, concedendogli 9 mesi di provvidenziale silenzio, per non dargli subito anche l’onere di gestire pubblicamente una novità tanto travolgente. 

È interessante notare come Zaccaria usi più o meno le stesse parole che pronuncerà Maria:

«Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni»1«κατὰ τί γνώσομαι τοῦτο; ἐγὼ γάρ εἰμι πρεσβύτης καὶ ἡ γυνή μου προβεβηκυῖα ἐν ταῖς ἡμέραις αὐτῆς». Alla lettera «Mediante cosa potrò saperlo? […]», ossia “come faccio a crederci?” [G. M.]..

«Come è possibile? Non conosco uomo»2«πῶς ἔσται τοῦτο, ἐπεὶ ἄνδρα οὐ γινώσκω;». Alla lettera «Come avverrà questo, visto che non vado a letto con nessuno?»: più correttamente di quanto si legga generalmente nelle traduzioni, Maria non mette in dubbio che sia possibile, ma chiede come la cosa avverrà [G. M.]..

Ma c’è una grossa differenza: a Zaccaria è stato appena annunciato che avrebbe avuto ciò che desiderava; a Maria, invece, sarà annunciata una cosa inaudita, di certo fuori dal suo orizzonte di immaginazione, per la realizzazione di un desiderio che non è solo suo, ma di un intero popolo: la venuta del Salvatore.

Il dramma che vive Zaccaria è tutto personale, nel confronto destabilizzante tra le sue piccole e deluse aspettative e la grandiosità esagerata della realizzazione divina, egli pare non credere all’onnipotenza di Dio e soprattutto al suo amore per lui, piccolo vecchio uomo disperso nel mondo. Il silenzio imposto dall’angelo non è una punizione, ma una cura: grazie a Dio, Zaccaria non può parlare, non deve spiegare niente a nessuno, fa qualche gesto qua e là, non è tenuto a rivelare un bel niente. Chissà che avrà comunicato ad Elisabetta al suo ritorno! Gliel’avrà scritto che quella volta il loro amore avrebbe avuto un esito diverso dal solito? O le ha lasciato la sorpresa? Elisabetta però, traboccante di gioia da subito, si innesta perfettamente nel dono del silenzio fatto dall’angelo a Zaccaria, e se ne resta nascosta per cinque mesi, finché i vestiti consentono di celare una gravidanza.

E mentre gli uomini tacciono, in cielo è tutto un gran vociare, un chiacchiericcio fitto e frenetico su questa eccitante novità, il compimento della promessa di Dio. L’angelo che compare a Maria fa subito la spia: eh, eh, lo sai che Elisabetta è incinta? E Maria fila via veloce a vedere coi suoi occhi. 

Non è ancora entrata in casa che Elisabetta la sgama: tu sei la madre del mio Signore! Segreti di Pulcinella, questi qui. Segreti che viaggiano non su whatsapp, ma sul filo dello Spirito, sussurrati da un orecchio all’altro da un vento leggero, che, per quanto tenue, sapiente, ieratico, non riesce a stare zitto e racconta questi fatti a chiunque sia abbastanza in ascolto da coglierli. Pensiamo al vecchio Simeone, che aspettava di vedere il Salvatore per morire: glielo aveva rivelato lo Spirito, come un’adolescente innamorata che spiffera il suo amore alla bidella di scuola, che sta sempre lì seduta ad osservare beata il friccichìo giovanile. Pensiamo agli angeli che scappano dal paradiso per cantare “Gloria in cielo e pace in terra” nella notte popolata solo di stelle, pecore e pastori, che infatti sono gli unici che sentono e accorrono.

Questo Spirito chiacchierone pare una pentola a pressione col coperchio sconnesso: è tanto grande la pressione all’interno che qualche sbruffetto non può fare a meno di uscire, qua e là, a colpire chi si è avvicinato ad ascoltare il sibilo inconfondibile di una pietanza quasi cotta.

Zaccaria è fatto partecipe del silenzio ciarliero dello Spirito: anche lui non parla, ma dice lo stesso, almeno con Elisabetta, che sa infatti un sacco di cose, almeno tutte quelle che conosce Zaccaria e forse qualcuna di più. Quando nasce il bambino, è lei che si fa voce del marito e proclama il nome che l’angelo gli aveva assegnato: Giovanni! La gente non le dà credito: che nome è mai questo? Ma Zaccaria conferma. I due sono una cosa sola, hanno trascorso gli ultimi 9 mesi a dialogare con lo Spirito, travolti in un turbine di rivelazioni che non ha più bisogno di parole umane. 

Avevano coltivato un desiderio piccolo, normale, qualunque. E poi lo avevano accantonato, non ritenendosi degni nemmeno di ricevere quel che tutti avevano. E invece Dio li aveva già esauditi, dalla notte dei tempi, rendendoli partecipi di un progetto enorme, consegnandoli alla memoria perenne dei posteri che avrebbero raccontato la loro storia per sempre. Una vita intera vissuta nell’umiliazione e spazzata via da un annuncio; la rivelazione dell’amore infinito di Dio che aveva risposto, da subito, donando così tanto di più che non lo avrebbero mai potuto nemmeno immaginare.

Il desiderio, il tempo e il silenzio: i misteri della vita di ciascuno. Il desiderio ci segnala la nostra strada, ma non siamo noi a dettare i tempi per questo percorso. Tante volte questo desiderio ci brucia, ci ferisce, nel suo essere cocente e irrealizzabile, e siamo presi dalla tentazione di rinnegarlo. Spesso è proprio nel silenzio che i nodi si sciolgono, le soluzioni si contemplano, le grazie si assaporano. Dio risponde “prontamente” a chi domanda, dice Gesù ai suoi discepoli: quel “prontamente” suscita spesso in noi un sorrisetto amaro, beffardo, perché abbiamo vissuto l’esperienza di tante nostre richieste rimaste inevase. Eppure il problema sta proprio nella prospettiva temporale: il nostro punto di vista così limitato dalla timeline della vita ci instilla una fretta deleteria, che, se assecondata, ci farebbe perdere un sacco di meravigliose esperienze. Come Zaccaria: se avesse avuto un figlio da giovane, sarebbe stato un semplice figlio. Invece, aspettando i tempi della venuta del Salvatore, Zaccaria è diventato padre di Giovanni, l’uomo di cui Gesù dirà che è il più grande tra gli uomini, e tutti gli anni ancora noi parliamo di lui, della sua canizie, del suo desiderio e del suo silenzio.

Zaccaria3Il nome “זכריה‬” significa “Il Signore si è ricordato” [G. M.]. nel silenzio parla con Dio: appena può di nuovo aprire bocca, infatti, loda Dio. Non dice “finalmente posso parlare!”, dice grazie. Perché anche l’isolamento coatto a cui a volte la vita ci costringe, con la malattia, l’emarginazione, le limitazioni insormontabili, è un dono, è il luogo prescelto dell’incontro personale con lo Spirito, che ha una gran voglia di parlare a chi lo voglia ascoltare, trabocca di desiderio di relazionarsi, di coinvolgerci, di svelarci l’amore di Dio.


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Note   [ + ]

1. «κατὰ τί γνώσομαι τοῦτο; ἐγὼ γάρ εἰμι πρεσβύτης καὶ ἡ γυνή μου προβεβηκυῖα ἐν ταῖς ἡμέραις αὐτῆς». Alla lettera «Mediante cosa potrò saperlo? […]», ossia “come faccio a crederci?” [G. M.].
2. «πῶς ἔσται τοῦτο, ἐπεὶ ἄνδρα οὐ γινώσκω;». Alla lettera «Come avverrà questo, visto che non vado a letto con nessuno?»: più correttamente di quanto si legga generalmente nelle traduzioni, Maria non mette in dubbio che sia possibile, ma chiede come la cosa avverrà [G. M.].
3. Il nome “זכריה‬” significa “Il Signore si è ricordato” [G. M.].

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