«L’intervento in Ucraina è il più grande errore della storia ecclesiastica di Costantinopoli»

Συνέντευξη στο πρόγραμμα του σταθμού «Σογιούζ» παραχώρησε ο Επίσκοπος Μπάτσκας κ. Ειρηναίος, της Ορθόδοξης Εκκλησίας της Σερβίας.

Dopo le parole ferme di Anastasio di Albania contro le rappresaglie moscovite e contro gli abusi fanarioti a cui quelle reagivano, un altro “grande vecchio” dei balcani prova ad esercitare la propria moral suasion per scongiurare l’escalation: intervenendo ieri sera in una trasmissione della rete nazionale Союз (Soyuz), Ireneo di Serbia (a detta di molti il massimo teologo vivente di quella Chiesa) ha fatto molte dichiarazioni, tra cui quella – categorica – per cui «le azioni del Fanar in Ucraina sono il più grande errore della sua storia».

Ireneo Batska è uomo di esperienza ecclesiastica e politica, conosce a menadito tutte le fasi e le tattiche della guerra fredda, ed è memoria vivente di come i poteri secolari si sono serviti delle Chiese (quelle ortodosse si prestano particolarmente a certe prese) per propiziare i propri fini. Così ha dunque parlato il Vescovo:

È molto triste che il Patriarca Ecumenico e il Patriarcato nel suo complesso hanno fatto, a mio parere – e il parere della maggioranza dei nostri teologi e gerarchi [intende “alti ecclesiastici”, N.d.T.] – il più grande errore nella storia del Trono Ecumenico.

In un altro passaggio il “gerarca” della Chiesa serba ha sottolineato che il patriarca ecumenico si è insediato irregolarmente nel territorio della già esistente Chiesa autonoma, e che i negoziati per il Tomo (il documento che stabilisce l’autocefalia ucraina, testo che dovrebbe essere stato scritto ieri a Costantinopoli e che dicono verrà finalizzato in un non meglio precisato giorno del mese di dicembre a Parigi) sono stati condotti nel Fanar da politici laici, mentre la posizione della Chiesa ortodossa ucraina è stata completamente ignorato.

Ireneo non ha parlato a titolo personale, e ieri sera s’è premurato di precisarlo: nella gerarchia della Chiesa serba tutti i vescovi erano contrari alla decisione costantinopolitana, e Batska ha precisato a scanso di equivoci che «nessun voto è stato favorevole». Rivelando la lunghezza delle trame di cui oggi vengono al pettine i nodi, Ireneo ha poi raccontato di aver parlato dieci anni fa con Bartolomeo chiedendogli di non interferire nella situazione ucraina, e avvertendolo del fatto che una simile ingerenza avrebbe causato «una grande tragedia» nel mondo ortodosso:

Sfortunatamente, era impossibile prevedere il comportamento attuale del Patriarca Bartolomeo.

Così Ireneo ieri sera. Il quale si è spinto oltre dichiarando che

in questo caso, la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa ortodossa ucraina hanno ragione. Se Mosca o Kiev faranno ciò che sta facendo Istanbul, allora saremo contrari.

A chi capisce qualcosa di questioni ecclesiastiche orientali risulta evidente che la partita per Costantinopoli consista nell’aggiungere un trofeo nel proprio palmarès primaziale: “far esistere” una Chiesa è un privilegio che il patriarcato costantinopolitano (che – contro la storia – pretende di adoperare in esclusiva il titolo di “ecumenico”) millanta da secoli e che non perde l’occasione di provare a realizzare. Il giudizio di Batska:

Gli atti di Costantinopoli non danneggeranno solo l’ortodossia russa o ucraina, ma l’intero mondo ortodosso – oltre al Fanar stesso. Ci stanno rendendo ridicoli davanti ai Cattolici e ai fratelli di altre confessioni e perfino ai non credenti, con questa situazione.

E il senso dell’operato del Fanar sarebbe questo, a giudizio di Ireneo:

Secondo la mia opinione, l’azione di Costantinopoli è un tentativo di introdurre nella Chiesa Ortodossa un sistema cattolico di gestione monarchica. Ma questo sforzo non può avere successo. È ovvio che nessuna della Chiese locali sosterrà le iniziative di Costantinopoli.

Da mille e più anni in Oriente si tesse la leggenda nera del papato romano: la cruda verità è che la Chiesa ortodossa vive in una continua guerra fredda interna, perché rigettando insieme il primus inter pares ciascuno dei vertici ecclesiastici autarchici sogna di diventare primus sine paribus.

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