Crisi della Chiesa in Ucraina: due recenti lettere di Anastasio a Cirillo

Visita di Anastasios di Albania a Kyrill. Mosca, 5 dicembre 2017.

Il 22 novembre 2018 delle fonti russe hanno pubblicato estratti isolati (e alcuni siti web hanno pubblicato persino articoli con titoli manipolatori, date e giudizî arbitrarî) delle lettere di Sua Beatitudine Anastasio, arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania a Sua Santità Cirillo, patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Nello scopo di fornire un’informazione più esaustiva e imparziale, pubblichiamo di seguito il testo integrale della risposta dell’arcivescovo Anastasio del 10 ottobre 2018, nonché quello della sua seconda lettera, del 7 novembre 2018. Conviene sottolineare che la prima lettera è stata scritta il 10 ottobre (prima della decisione del Patriarcato di Costantinopoli, dell’11 ottobre 2018) e la seconda dopo la decisione della Chiesa di Russia (del 15 ottobre 2018) in merito alla rottura della comunione eucaristica con il Patriarcato costantinopolitano1Riporto il testo diramato dalla Curia di Tirana, limitandomi unicamente a sostituire in questo breve redazionale la dizione canonica “patriarcato ecumenico” con quella – storicamente più sensata – “patriarcato costantinopolitano”: ogni patriarcato, ipso facto, è ecumenico, e anche la cronaca dei nostri giorni dice dove portano le pretese fanariote, che si protraggono ormai dal 381 d.C..


+ Anastasio, arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania
Nr. Prot. 747/18 – Tirana, 10 ottobre 2018

A Sua Beatitudine, santo fratello nel Signore, il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo.

Caro fratello in Cristo e concelebrante,
«la grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione del Santo Spirito» siano con tutti gli ortodossi. Noi vi ringraziamo calorosamente per l’invio della vostra fraterna lettera del 1o ottobre 2018. Leggiamo con grande interesse e grande attenzione il resoconto analitico di quanto è avvenuto fino al momento presente nella faccenda che riguarda il delicato argomento della Chiesa di Ucraina. Di ritorno da un breve viaggio a Creta e ad Atene, abbiamo convocato il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa autocefala di Albania, il 9 ottobre, e abbiamo esaminato codesta complessa questione ecclesiale.

Ci limiteremo alle seguenti concise annotazioni. Nel corso della riunione informativa ufficiale della nostra Chiesa con i rappresentanti del Patriarcato ecumenico (30 luglio di quest’anno), composta delle Loro Eminenze i metropoliti Giovanni di Pergamo, Emmanuele di Francia e Bartolomeo di Smirne, abbiamo espresso le seguenti concise prospettive: noi temiamo che il progetto attuale, che consiste nell’accordare lo statuto di autocefalia all’Ucraina, si risolva in «una marcia in un campo minato». Assomiglia a un intervento chirurgico pericoloso e dagli esiti incerti. I gruppi in conflitto manterranno la loro esistenza e la loro solidarietà, come sovente è accaduto in diverse Chiese locali. E invece di realizzare l’unità degli ortodossi in Ucraina, in ultima analisi noi percepiamo il pericolo di spezzare l’unità dell’ortodossia nel vasto orizzonte del mondo.

Al tempo stesso, abbiamo sottolineato che i traguardi più importanti e più santi raggiunti dall’ortodossia nel corso degli ultimi decenni sono stati le sinapsi dei primati delle Chiese ortodosse autocefale e le concelebrazioni della santa liturgia che vi sono legate, e che hanno sottolineato l’unità panortodossa; nonché la riunione del santo e grande Sinodo delle Chiese ortodosse che fu stabilito a Chambéry (nel gennaio 2016) e che finalmente ebbe luogo a Creta.

La Chiesa ortodossa di Albania accorda un’importanza primordiale all’unità dell’ortodossia e alla testimonianza attiva del Vangelo, tanto fra gli ortodossi tradizionali quanto nel mondo intero. Tutte le altre preoccupazioni dovrebbero essere approcciate con una grande perspicacia, con una preghiera incessante e con un paziente dialogo. Abbiamo riaffermato questi punti di vista, con molto rispetto e amore, a Sua Santità il patriarca ecumenico Bartolomeo durante il nostro recente incontro sull’isola di Creta.

Gli ultimi sviluppi che voi descrivete nella vostra lettera hanno sfortunatamente aggravato le tensioni e le inquietudini. Permettetemi di segnalare che la recente decisione della Chiesa di Russia, di cessare di menzionare il patriarca ecumenico nella liturgia e di interrompere la comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli, annunciata il 14 settembre scorso, ha complicato pericolosamente tutta la questione. Tanto più in quanto tocca il cuore dell’unità ortodossa – la santa eucaristia – nel corso della quale proclamiamo l’unità della Chiesa ortodossa e preghiamo per la sua preservazione.

Per quanto riguarda la conclusione della vostra fraterna lettera, vi assicuriamo che non cessiamo mai di offrire calorose preghiere per l’unità della nostra santa Chiesa, che nostro Signore Gesù Cristo, suo capo, ha «riscattato col suo proprio sangue» (At 20, 28). Però abbiamo serie riserve quanto all’opportunità di pronunciarsi in questo periodo; riteniamo preferibile una domanda insistente e discreta al fine di non agire per un frettoloso impulso.

D’altra parte, «una consultazione panortodossa» sulla questione ucraina, della quale avevamo discusso in occasione della vostra benedetta visita in Albania, che è seguita all’interruzione della comunione tra la Chiesa di Russia e il Patriarcato ecumenico, è divenuta estremamente difficile. Chi prenderà l’iniziativa di convocare le Chiese autocefale ortodosse, laddove il riferimento liturgico al patriarca ecumenico ha cessato di esistere? Quale sarà l’ordine del giorno? Come si svolgeranno le delibere? Quali criterî prevarranno nelle decisioni finali?

Nelle attuali circostanze, sarebbe auspicabile ingaggiare un calmo dialogo tra le parti direttamente coinvolte e ricercare una soluzione congiunta, al fine di lenire le piaghe della prolungata persecuzione atea, degli scismi e del proselitismo che prosegue senza sosta. Se le persone coinvolte accettano la partecipazione di altre Chiese autocefale ortodosse in questa via, tanto meglio. La Chiesa ortodossa di Albania sarebbe pronta a prendervi parte.

In ottica più generale, mi sembra necessario riaffermare che la nostra modesta persona «farà tutto ciò che è in suo potere per evitare uno scisma in seno all’ortodossia mondiale». Un tale evento costituirebbe un trauma doloroso per la credibilità dell’ortodossia e dev’essere evitato a ogni costo. Ecco perché continuiamo indefessamente a credere nel proclama teologico fondamentale, che noi ripetiamo da decenni nel dialogo infracristiano: che la Chiesa ortodossa è la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica – e non una confederazione di Chiese locali. Ogni forma di scisma indebolisce la testimonianza ortodossa nel mondo contemporaneo, nuoce alla credibilità della testimonianza ortodossa e ferisce ipso facto lo splendore del mondo cristiano.

La Chiesa martire di Albania, di cui voi lodate tanto generosamente il percorso di risurrezione, è convinta che il dovere della rievangelizzazione, del rinvigorimento della nostra fede in Cristo, sia una priorità assoluta per tutte le Chiese locali. I grandi nemici dell’ortodossia oggi sono la mancanza di fede, l’indifferenza, l’ateismo e il secolarismo militante. Noi riteniamo che, nelle realtà del mondo attuale, convenga  considerare da questo punto di vista anche le diverse questioni “canoniche”.

Anche se ciò sembra impossibile, noi crediamo che dobbiamo «fare tutto quanto ci è possibile» per tornare alle sinapsi dei primati delle Chiese ortodosse e a un nuovo grande sinodo. Sappiamo che queste proposizioni possono essere considerate da alcuni come irrealistiche e in ultima analisi irrealizzabili. E tuttavia, credo che nessuno sia “realista” a meno che non creda al miracolo:e che «sia possibile a Dio ciò che è impossibile agli uomini» (cf. Lc 18,27).

In conclusione, l’unità assoluta dell’ortodossia e il dovere di dare una testimonianza convincente al mondo contemporaneo restano i criterî insostituibili per far fronte ai casi particolari, che certo sono difficili da risolvere.

Restando in un profondo amore fraterno, in Cristo, nostro solo Signore e salvatore,

+ Anastasio, arcivescovo di Tirana

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1. Riporto il testo diramato dalla Curia di Tirana, limitandomi unicamente a sostituire in questo breve redazionale la dizione canonica “patriarcato ecumenico” con quella – storicamente più sensata – “patriarcato costantinopolitano”: ogni patriarcato, ipso facto, è ecumenico, e anche la cronaca dei nostri giorni dice dove portano le pretese fanariote, che si protraggono ormai dal 381 d.C.

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