Basta ciurlare nel manico, Minutella: la commedia è agli sgoccioli

Duomo di Monreale, XII secolo. «Qui Pietro e Paolo in Roma davanti a Nerone mentre disputavano con Simon Mago • Qui per ordine di Pietro e per la preghiera di Paolo Simon Mago precipitò al suolo».

Al mio recente articolo su Aleteia in cui commentavo le prime dichiarazioni di Alessandro Minutella dopo la notifica dei due atti di scomunica comminatigli dai competenti dicasteri della Curia Romana, lo stesso sacerdote palermitano ha pensato di rispondere a mezzo di un post1RISPOSTA DI DON MINUTELLA AD UN ARTICOLO DELLA RIVISTA ONLINE “ALETEIA” DEL “TEOGIORNALISTA” GIOVANNI MARCOTULLIO.
Mentre la notizia di DUE SCOMUNICHE sembra sfuggire ai distratti network cattolici legati alla Tradizione, così impermeabili come sono ad ogni profezia che lo Spirito Santo suscita, preferendo l’orto di casa propria anziché il vasto campo della Chiesa (senza però sapere che, prima o poi, le “cavallette” arriveranno anche nei loro splendidi e dorati orti per divorare ogni cosa), ebbene, in questa apparente calma (mentre cambia tutto, compreso il Pater e il Gloria!), un tale Giovanni Marcotullio, classe ’84 ( che non ho capito se è giornalista o teologo), scrive un lungo (e, come spesso succede, noioso e difficile) articolo sul mio conto.
A parte il fatto che Aleteia dovrebbe essere con la “h”, e a parte il fatto che risulta difficile leggerlo, dal momento che c’è pubblicità dappertutto in modo persino aggressivo, comunque, nell’insieme non si capisce dove vuole parare il Marcotullio.
Ora, siccome il cognome in questione evoca la nobile storia romana, vorrei citargli un proverbio attribuito nientemeno a Seneca: “aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt”.
Il giovane teogiornalista, si propone di individuare a quale categoria di eretico devo essere ascritto, con quel sereno distacco che fa della vittima una sorta di trofeo da esibire per le proprie nobili (ci mancherebbe!) conclusioni teoriche, proprio come i Romani portavano in trionfo le teste dei barbari. Non sapevo che esistesse persino una classificazione. Ad ogni modo, egli anzitutto propone tre tipi (l’innocente; il mistificatore; il delirante mistico). Senza spiegare da dove provengano queste tre categorie, e senza capire da dove le tragga, mi pare che cerchi di incasellarmi in una di esse, e non certo la prima, rimanendo nel dubbio amletico (che speriamo non gli tolga appetito e sonno) che io stia tra la seconda (mistificatore) e la terza, quella più colorita (delirante mistico). Peccato che, invece di risolvere lui la questione, si affidi ad altri, come per esempio uno psichiatra o un sociologo. Speriamo che nell’attesa di una risposta, il nostro amico “teogiornalista” non cada in depressione.
Dunque, io potrei essere un delirante mistico. Cioè? Cioè sono uno che è fuori dalla realtà, uno psicopatico (difficile capire se da commiserare o da curare o da internare, ma allora, che senso avrebbero le scomuniche?). Liquidando tutta la faccenda in una sola conclusione, tipica e costante: stò don Minutella è proprio matto.
Però, quel che risulta ancor più oggettivamente frutto della riflessione “pacata” del Marcotullio è che le migliaia, sempre più migliaia, di persone che seguono le mie dirette, sapete cosa siete? Ebbene, il nuovo pontefice Marcotullio (che ci sta anche come nome di un papa, magari finalmente romano!), un altro dei tanti pontefici di Bergoglio (eh già, perché Bergoglio ama molto la sinodalità…), ebbene, di voi il Marco Tullio ha detto con molto rispetto che siete miei “fanatici accoliti”. Capito, cari amici? FANATICI ACCOLITI. Dunque, in un regime misericordista così placido, come quello di Bergoglio, chi non la pensa in modo eretico, è un fanatico! Suvvia, abbracciamo Lutero e Ario, riduciamo la Santa Vergine a una donna comune, introduciamo pizza e lasagne nelle chiese, e così via, e allora…solo allora, noi finalmente non saremo fanatici. Altro che ponti da costruire, qui i ponti crollano, come quello di Genova.
Complimenti alla rigida obiettività e al rispetto della gente che il Marcotullio esprime. Definisce con ancora ulteriore rispetto le mie riflessioni teologiche “aberrazioni”. Peccato che non siano mie, ma della Tradizione cattolica, ma in questo modo comprendiamo da quale torrione della fortezza bergogliana si muova il “teogiornalista”.
Caro Giovanni, permettimi di darti del tu e di chiamarti per nome, visto che sei più piccolo di me di circa 10 anni, la signora che vuol passare all’ortodossia ha molti più motivi di farlo che non perché c’è il delirante don Minutella a Palermo. Da qualche parte, da un po’ di tempo, oltre Tevere, c’è chi delira ostinatamente.
Ad ogni modo, visto che ti interroghi a quale categoria psichiatrica io appartenga, presentando tre possibili soluzioni, anch’io, leggendoti, in effetti, ho pensato ad un catalogo di possibilità a tuo riguardo e, naturalmente, neanch’io scioglierò l’enigma, lasciando che anche qui, come nel mio caso, sia uno psichiatra a risolverlo o magari un sociologo. Ecco le tre possibili categorie psichiatriche cui mi pare tu possa essere ascritto (e, magari, poi ci ritroviamo insieme sul lettino dello specialista): esuberante strutturale, adulatore compulsivo, ruffiano debordante.
Ut sementem feceris ita metes.
(Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato)
Avanti con Maria.
Don Minutella.
pubblicato sulla pagina Facebook di “Radio Domina Nostra”, la piattaforma dalla quale il sopraddetto diffonde le sue dirette.

Volentieri replicherei, se a sua volta Minutella avesse risposto anche a una sola delle argomentate obiezioni che gli ho mosso: già il fatto che non se la sia sentita di trascurare quasi parva res il mio scritto tradisce la pressione che avverte; l’evidenza, poi, che invece di controbattere abbia menato irridente il can per l’aia dice il resto. Che cioè Minutella non può rispondere, in quanto risposta non c’è:

  1. alle smentite circa l’uso grottesco che ha fatto della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis;
  2. alla contestazione delle assurdità in materia sacramentale (la messa una cum un fantomatico “falso Papa” sarebbe invalida!);
  3. a quella dell’aberrante affermazione per cui “la vera Chiesa” (di cui egli ha negato esplicitamente l’esistenza) sarebbe da contrapporsi al “piccolo resto”.

E si potrebbe proseguire ma, a differenza di quelle dei grandi eretici dei cui nomi Minutella si riempie vanamente la bocca, le sue eresie sono dozzinali e di misero cabotaggio: né la storia del dogma né quella della Chiesa possono trarre giovamento dal loro studio. Così è vano, Minutella, il suo tentativo di aizzarmi contro i suoi parabolani: nessuno potrebbe temerli più di quanto Alice temesse il «mazzo di carte» della Regina alla fine del romanzo di Carroll.

Del “rispetto della gente” parleremo meglio quando avverrà la determina di acquisizione e “la gente” insorgerà per esigere giustizia: quel giorno sospirerà al ricordo della cordialità espressale dagli emissari della Curia Romana… Il paravento di uno o due prestanome la proteggerà allora dal giudice, forse, ma non dalla slavina di fango che travolgerà il suo castello di bugie.

Tornando alla teologia, vorrei precisare una gentilezza che le ho usato ma che lei non mi sembra aver colto: col sospendere il giudizio circa l’eventualità che lei rientri nella terza categoria piuttosto che nella seconda ho cercato di lasciarle uno spiraglio di dignità, ma – ce lo possiamo dire da uomo a uomo – è stata pura cortesia.

Contestualmente, e a proposito di cortesia, non le consento di darmi del tu: non è forse vero che ha mandato in giro la presidente di “Piccola Nazareth2Già che è venuto a domandarsi dove sia finita l’acca del greco “ἀλήθεια” rispondo: le avevano terminate, ci hanno detto che era passato lei a prenderne una da mettere in fondo a “Nazareth”. Non lo sa che in italiano “Nazaret” si scrive senza acca? E sì che Benedetto XVI si premurò di precisarlo in sede di presentazione del primo volume di Gesu di Nazaret a dire che nessuno si doveva permettere di rivolgersi a Vostra Riverenza col “tu”, in quanto «il “tu” si riserva ai compagni di merende»? E forse lei e io siamo compagni di merende?


Post Scriptum: belli i due proverbî che cita. Non posso fare a meno d’immaginare che le ronzino parecchio in testa. Fa bene a pensarci: «Obsequatur denti superambula lingua dolenti»3Io non le metto la traduzione perché confido che un po’ di latino se lo ricordi, anche se concludeva il video con quello stentato “cum sancto rosario in mano” (manus è di quarta, non di seconda): ma certo, per il suo pubblico abituale basta appena l’odore del latinorum.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. RISPOSTA DI DON MINUTELLA AD UN ARTICOLO DELLA RIVISTA ONLINE “ALETEIA” DEL “TEOGIORNALISTA” GIOVANNI MARCOTULLIO.
Mentre la notizia di DUE SCOMUNICHE sembra sfuggire ai distratti network cattolici legati alla Tradizione, così impermeabili come sono ad ogni profezia che lo Spirito Santo suscita, preferendo l’orto di casa propria anziché il vasto campo della Chiesa (senza però sapere che, prima o poi, le “cavallette” arriveranno anche nei loro splendidi e dorati orti per divorare ogni cosa), ebbene, in questa apparente calma (mentre cambia tutto, compreso il Pater e il Gloria!), un tale Giovanni Marcotullio, classe ’84 ( che non ho capito se è giornalista o teologo), scrive un lungo (e, come spesso succede, noioso e difficile) articolo sul mio conto.
A parte il fatto che Aleteia dovrebbe essere con la “h”, e a parte il fatto che risulta difficile leggerlo, dal momento che c’è pubblicità dappertutto in modo persino aggressivo, comunque, nell’insieme non si capisce dove vuole parare il Marcotullio.
Ora, siccome il cognome in questione evoca la nobile storia romana, vorrei citargli un proverbio attribuito nientemeno a Seneca: “aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt”.
Il giovane teogiornalista, si propone di individuare a quale categoria di eretico devo essere ascritto, con quel sereno distacco che fa della vittima una sorta di trofeo da esibire per le proprie nobili (ci mancherebbe!) conclusioni teoriche, proprio come i Romani portavano in trionfo le teste dei barbari. Non sapevo che esistesse persino una classificazione. Ad ogni modo, egli anzitutto propone tre tipi (l’innocente; il mistificatore; il delirante mistico). Senza spiegare da dove provengano queste tre categorie, e senza capire da dove le tragga, mi pare che cerchi di incasellarmi in una di esse, e non certo la prima, rimanendo nel dubbio amletico (che speriamo non gli tolga appetito e sonno) che io stia tra la seconda (mistificatore) e la terza, quella più colorita (delirante mistico). Peccato che, invece di risolvere lui la questione, si affidi ad altri, come per esempio uno psichiatra o un sociologo. Speriamo che nell’attesa di una risposta, il nostro amico “teogiornalista” non cada in depressione.
Dunque, io potrei essere un delirante mistico. Cioè? Cioè sono uno che è fuori dalla realtà, uno psicopatico (difficile capire se da commiserare o da curare o da internare, ma allora, che senso avrebbero le scomuniche?). Liquidando tutta la faccenda in una sola conclusione, tipica e costante: stò don Minutella è proprio matto.
Però, quel che risulta ancor più oggettivamente frutto della riflessione “pacata” del Marcotullio è che le migliaia, sempre più migliaia, di persone che seguono le mie dirette, sapete cosa siete? Ebbene, il nuovo pontefice Marcotullio (che ci sta anche come nome di un papa, magari finalmente romano!), un altro dei tanti pontefici di Bergoglio (eh già, perché Bergoglio ama molto la sinodalità…), ebbene, di voi il Marco Tullio ha detto con molto rispetto che siete miei “fanatici accoliti”. Capito, cari amici? FANATICI ACCOLITI. Dunque, in un regime misericordista così placido, come quello di Bergoglio, chi non la pensa in modo eretico, è un fanatico! Suvvia, abbracciamo Lutero e Ario, riduciamo la Santa Vergine a una donna comune, introduciamo pizza e lasagne nelle chiese, e così via, e allora…solo allora, noi finalmente non saremo fanatici. Altro che ponti da costruire, qui i ponti crollano, come quello di Genova.
Complimenti alla rigida obiettività e al rispetto della gente che il Marcotullio esprime. Definisce con ancora ulteriore rispetto le mie riflessioni teologiche “aberrazioni”. Peccato che non siano mie, ma della Tradizione cattolica, ma in questo modo comprendiamo da quale torrione della fortezza bergogliana si muova il “teogiornalista”.
Caro Giovanni, permettimi di darti del tu e di chiamarti per nome, visto che sei più piccolo di me di circa 10 anni, la signora che vuol passare all’ortodossia ha molti più motivi di farlo che non perché c’è il delirante don Minutella a Palermo. Da qualche parte, da un po’ di tempo, oltre Tevere, c’è chi delira ostinatamente.
Ad ogni modo, visto che ti interroghi a quale categoria psichiatrica io appartenga, presentando tre possibili soluzioni, anch’io, leggendoti, in effetti, ho pensato ad un catalogo di possibilità a tuo riguardo e, naturalmente, neanch’io scioglierò l’enigma, lasciando che anche qui, come nel mio caso, sia uno psichiatra a risolverlo o magari un sociologo. Ecco le tre possibili categorie psichiatriche cui mi pare tu possa essere ascritto (e, magari, poi ci ritroviamo insieme sul lettino dello specialista): esuberante strutturale, adulatore compulsivo, ruffiano debordante.
Ut sementem feceris ita metes.
(Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato)
Avanti con Maria.
Don Minutella.
2. Già che è venuto a domandarsi dove sia finita l’acca del greco “ἀλήθεια” rispondo: le avevano terminate, ci hanno detto che era passato lei a prenderne una da mettere in fondo a “Nazareth”. Non lo sa che in italiano “Nazaret” si scrive senza acca? E sì che Benedetto XVI si premurò di precisarlo in sede di presentazione del primo volume di Gesu di Nazaret
3. Io non le metto la traduzione perché confido che un po’ di latino se lo ricordi, anche se concludeva il video con quello stentato “cum sancto rosario in mano” (manus è di quarta, non di seconda): ma certo, per il suo pubblico abituale basta appena l’odore del latinorum

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