Perché gli islamisti vogliono a tutti i costi uccidere Asia Bibi

Il braccio politico del TLYRA, Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP) si è presentato alle elezioni per la prima volta nel luglio di quest’anno, con un programma basato sull’islamizzazione e con proposte populiste per la distribuzione della ricchezza. Hanno preso un 4,21% dei voti e nessun seggio, però – avverte Mushtaq – non devono essere sottovalutati.

Essendo un partito con appena qualche mese di vita alle spalle, la percentuale di voti che ha raccolto – e che nelle grandi città l’ha reso la terza forza politica – è allarmante. Hanno potere per le strade perché si sono guadagnati l’appoggio di altri gruppi e della gente facendo appello ai sentimenti religiosi, e si sono imposti a un altro Governo debole con i radicali.

«Hanno fatto una scelta difficile»

Paul Bhatti, che dal 2011 al 2013 è succeduto a suo fratello Shahbaz – già assassinato per aver difeso Asia Bibi – al Ministero per le Minoranze, preferisce attestarsi su un altro aspetto positivo degli ultimi giorni, a margine della liberazione di Bibi: il coraggio dei magistrati della Corte Suprema.

È stata una scelta difficile, però l’hanno fatta – dichiara per Alfa y Omega –. Il loro documento ha sottolineato i dubbi del caso, ha ricordato che altre volte si è abusato della legge anti-blasfemia e hanno citato le parole di Maometto sul fatto che i cristiani non devono essere oppressi. Dopo la sentenza, in diversi dibattiti televisivi ho visto persone che difendevano loro e Asia. Un numero considerevole di musulmani qualificati ha riconosciuto positivamente la decisione.

E ricorda anche che ci sono partiti, come il Partito Popolare del Pakistan – per il quale fu ministro – più inclini a cambiare la legge. Tuttavia la percentuale dei voti espressi è passata dal 30% del 2008 al 13% di quest’anno.

C’è ancora molto da fare. E Bhatti, che presiede l’Alleanza delle Minoranze del Pakistan, sa che bisogna procedere coi piedi di piombo.

Riguardo alla legge anti-blasfemia, l’Alleanza dice che né i cristiani né i non credenti desiderano attaccare chicchessia, e che bisogna evitare i cattivi usi della legge.

E lascia che a parlare di abolizione siano i suoi colleghi musulmani, perché «è diverso quando viene da loro». Inoltre è consapevole del fatto che non basti cambiare la legislazione. La condanna di Bibi è stat annullata con la legge in mano,

e anche così molti non l’hanno accettato. Il problema non è la legge, ma che la gente voglia tirare la giustizia per la giacchetta. C’è una mentalità dell’odio che forma a molte scuole, nelle quali i non musulmani vengono presentati come nemici.

Per questo pronosticava che il nuovo primo ministro, Imran Kahn, avrebbe dovuto «procedere con calma e agire gradualmente» se, come crede, non è un sostenitore della legge. In una conversazione col nostro settimanale prima dell’accordo del Governo di Khan con il TLP, Bhatti lo descrisse come una persona “onorevole” e ritenne che il suo difendere la legge anti-blasfemia in campagna elettorale fosse da leggere come una difesa dei magistrati.

Il Pakistan è complicato, non puoi opporti frontalmente fin dal principio a certe persone, né dire sulle prime che trovi cattiva quella legge, perché non vai da nessuna parte.

Informazioni su Giovanni Marcotullio 295 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017 al 2023.

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