Dignità, libertà, solidarietà: il modello bioetico della Francia

Dice bene padre Grosjean, tweetstar dell’evangelizzazione d’Oltralpe:

Non si può che restare inquieti a sentire il Consiglio di Stato così fragile su tanti punti (ivi compresi la filiazione e l’interesse per il bambino di beneficiare, fin quando ciò sia possibile, della complementarietà padre/madre). I rischi sono evocati, le questioni sollevate, però…

E questa sottile ma persistente contraddizione è un po’ una costante del macronismo: si toccano tutti i temi, si sollevano le problematiche e sembrerebbe che qualcuno stia per farsene carico… ma non sono pochi quelli che oggi, in Francia, restano perplessi di fronte a un (altro) documento camaleontico: in certi passaggi sembra quasi ricalcare il pronunciamento della Conferenza Episcopale Francese; in certi altri si rivela incredibilmente dimentico di passaggi fondamentali1Ad esempio, in 262 pagine che hanno tra gli argomenti principali anche la GPA e la PMA (dietro ai cui paraventi stanno in agguato le lobbies LGBT per incassare il permesso di inseminare le coppie lesbiche e quello di far affittare uteri alle coppie gay) non si trova mai citata la Convenzione internazionale dei Diritti dell’Infanzia (che pure la Francia ha firmato e al quale dunque dovrebbe far riferimento). Stranamente, anzi, a pagina 229 si annovera la Convenzione tra i documenti internazionali citati nel testo… ma il suo nome non spunta più in alcuna altra pagina…

Naturalmente saranno la cronaca e la politica a rivelare le opzioni a oggi solamente futuribili, e perciò virtuali. Oggi però, in accompagnamento al lungo documento francese, è stato offerto uno specchietto assiomatico ricapitolativo, impegnativo e interessante già nel titolo. Lo traduco integralmente di seguito.


«Dignità, libertà, solidarietà»:
Il Consiglio di Stato rilascia la sua lettura
del modello bioetico francese

Nel dicembre 2017 il Consiglio di Stato è stato incaricato dal Primo ministro di redigere un quadro fondamentale per la revisione della legge bioetica, e che dunque toccasse i seguenti argomenti: la procreazione, le condizioni del dono di organi, tessuti e cellule (tra cui i gameti), quelle del dono del sangue, la genomica, le neuroscienze, l’intelligenza artificiale e i big data, il fine-vita, la situazione dei bambini detti “intersesso”.

Lo studio “Revisione della legge di bioetica: quali opzioni per domani?” è stato adottato dall’Assemblea generale plenaria del Consiglio di Stato del 28 giugno 2018 e rimandato al Primo ministro il 6 luglio 2018.

I principî del modello bioetico francese

Il Consiglio di Stato rilascia la propria lettura del modello bioetico francese, fondato sul trittico “dignità, libertà, solidarietà”. Esso si caratterizza per:

  • il ruolo preeminente del principio di dignità, che si traduce in una particolare protezione del corpo umano: rispetto, inviolabilità ed extrapatrimonialità del corpo;
  • la considerazione del principio di libertà individuale, che si esprime attraverso l’obbligo del consenso, il diritto al rispetto della vita privata, l’autonomia del paziente;
  • l’importanza accordata al principio di solidarietà, con una certa concezione del dono altruista, l’attenzione portata ai più vulnerabili e la mutuabilità delle spese sanitarie.

Lo studio confronta le questioni all’ordine del giorno per la revisione con questo “modello”, per rischiarare il legislatore senza sostituirsi a lui. Esso lo fa valutando la pertinenza giuridica, indicando le possibili opzioni ed identificando le implicazioni con scrupolo di coerenza.

Le questioni della procreazione: PMA, autoconservazione degli ovociti, GPA…

Per quanto riguarda l’assistenza medica alla procreazione (AMP/[≈PMA]), il diritto non vincola né allo status quo né all’evoluzione delle condizioni di accesso. Né il principio di uguaglianza, né un preteso “diritto al bambino” impongono dunque l’apertura dell’AMP. L’interesse superiore del fanciullo è un principio importante che deve ispirare il legislatore, ma che non gli impone di mantenere la legislazione nello stato attuale e non gli impedisce di cercare soluzioni alternative rispetto a quelle che esistono attualmente, operando una conciliazione tra più motivi di interesse generale. Come sottolinea Bruno Lasserre, vice-presidente del Consiglio di Stato: «Un diritto al bambino: no. L’interesse del bambino: sì, insieme con altri imperativi di interesse generale…».

Lo studio esamina i differenti scenari possibili nell’ipotesi di un’apertura dell’AMP, e raccomanda di creare – nel caso – un modo di per stabilire la filiazione specifica permettendo tanto alla madre biologica quanto alla madre intenzionale di stabilire il proprio legame di filiazione riguardo al figlio fin dalla nascita di quest’ultimo, in modo semplice e sicuro, senza imporre una riforma complessiva del diritto della filiazione. Del resto, lo studio constata che se si dovesse autorizzare una AMP “non patologica”, sarebbe senza dubbio preferibile prevedere la sua presa in carico sull’assicurazione medica, tenuto conto della difficoltà ad oggettivare una differenza tra i beneficiari e il modesto sforzo finanziario.

La medesima assenza di vincoli giuridici si trova su parecchi argomenti, e in particolare sull’autoconservazione degli ovuli. Sul piano etico, la pesantezza dei trattamenti da subire e il rischio che l’autoconservazione riduca – specie per la pressione dei datori di lavoro – la libertà delle donne di poter procreare nel loro periodo di fertilità, spingono in favore dello status quo. Al contrario, in un contesto sociale che vede arretrare l’età della prima gravidanza, l’autoconservazione può essere concepita come una misura di emancipazione che permetta alle donne di liberarsi dalle costrizioni fisiologiche evitando dei lunghi, dolorosi e costosi percorsi di AMP, che spesso si risolvono in buchi nell’acqua.

Sulla gestazione per altri, il Consiglio di Stato sottolinea la propria contrarietà con i principî di indisponibilità del corpo e dello stato delle persone che lo conducono ad escluderne il principio. Essa infatti implica la messa a disposizione di una donna del proprio corpo per nove mesi, a profitto di terzi, con i rischi inerenti a ogni gravidanza e a ogni parto, la rinuncia di quella al suo stato di madre e la consegna del bambino. Secondo il vice-presidente si tratta «di una contrattualizzazione della procreazione incompatibile con il nostro modello, ivi compreso il caso in cui sia presentata come “etica”».

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. Ad esempio, in 262 pagine che hanno tra gli argomenti principali anche la GPA e la PMA (dietro ai cui paraventi stanno in agguato le lobbies LGBT per incassare il permesso di inseminare le coppie lesbiche e quello di far affittare uteri alle coppie gay) non si trova mai citata la Convenzione internazionale dei Diritti dell’Infanzia (che pure la Francia ha firmato e al quale dunque dovrebbe far riferimento). Stranamente, anzi, a pagina 229 si annovera la Convenzione tra i documenti internazionali citati nel testo… ma il suo nome non spunta più in alcuna altra pagina…

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