Francia, sull’#eutanasia il Consiglio di Stato sta coi Vescovi

Nel suo rapporto sulla bioetica, reso pubblico oggi, mercoledì 11 luglio, il Consiglio di Stato congela lo status quo sul fine vita, lasciando inattese le speranze del Cese. Di fatto la posizione espressa dall’alto organo istituzionale è conforme ai contenuti del documento della Conferenza Episcopale Francese in materia1Traduco integralmente, aggiungendo qualche nota a pie’ di pagina, l’articolo di Olivia Elkaïm e Bénédicte Lutaud per lavie.fr..

È un calcio negli stinchi per i militanti «del diritto a morire con dignità». Il Consiglio di Stato si è appena detto sfavorevole a ogni evoluzione legislativa sul fine vita. Nel suo rapporto esso sottolinea che le disposizioni contenute nelle leggi Leonetti e Leonetti-Claeys sono sufficienti e

permettono di rispondere all’essenziale delle domande sociali di un aiuto medico a morire. […] Il Consiglio di Stato ritiene dunque che non sia auspicabile modificare lo stato del diritto che proibisce l’aiuto al suicidio e l’eutanasia.

Se sottolinea delle carenze patenti in termini di accesso alle cure palliative, la sua posizione è chiara sul tema “eutanasia”, largamente dibattuto nel corso degli Stati Generali della Bioetica, da gennaio a fine aprile. Nel corso di quei dibattiti, il deputato LREM Jean-Louis Touraine, sostenuto trasversalmente da 156 deputati, ha perorato la causa di «un aiuto medico a morire» in un articolo in prima pagina su Le Monde, che all’inizio di marzo ha fatto grande rumore.

La legge attuale, ricorda così lo studio del Consiglio di Stato, permette al paziente

di ottenere l’arresto dell’insieme dei trattamenti che gli sono prodigati, una sedazione profonda e continua mantenuta fino al decesso e, ove ne sia il caso, un intervento medico che abbia […] «come effetto quello di abbreviare la vita»2Come si vede non mancano gli spunti per quanti attaccano il dispositivo normativo vigente, che sarebbe già fin d’ora passibile di una certa deriva eutanasica: ciò che ancora distingue le leggi Leonetti e Leonetti-Claeys dalle vere e proprie leggi che liberalizzano eutanasia e suicidio assistito è la richiesta di un verdetto medico comprovante il fine-vita..

Un’attenzione all’impatto “simbolico” di una legislazione

I giudici ritengono inoltre che la “legge adottata” dati

poco più di due anni, essendo il risultato di un lungo dibattito in società e di una discussione parlamentare che si è svolta nell’arco di quasi un anno e mezzo. […] In tali condizioni sarebbe poco ragionevole modificare il dispositivo legislativo attuale mentre ancora persistono le difficoltà applicative delle équipes mediche e paramediche3A tali difficoltà accennavano anche, con ottimo senso di concretezza, i Vescovi francesi nel loro documento., e prima ancora che venga effettuata una valutazione esaustiva della sua attuazione.

Su questo punto, Clément Malverti, relatore sui ricorsi al Consiglio di Stato, precisa a La Vie che bisogna considerare

le difficoltà del personale medico e paramedico a entrare in questo quadro giuridico, a comprendere le evoluzioni, vale a dire, in altri termini, a far evolvere le loro pratiche4Cosa sarebbe in effetti un “atto medico volto ad abbreviare la vita”? Smetterebbe di essere eutanasico solo perché praticato su una persona in fine-vita?.

Sulla specifica questione dell’«aiuto medico anticipato a morire» (o suicidio assistito), il Consiglio di Stato sottolinea un certo numero di rischi, a cominciare dalla

persistenza di eutanasie clandestine e di casi-limite (si tratta delle eutanasie accordate a persone colpite da turbe psichiche) nei Paesi che hanno autorizzato tali pratiche5Punto importantissimo: un’alta istituzione francese attacca (per quanto di sponda) le leggi esemplate sul modello di quelle vigenti in Belgio e Olanda, dove di fatto si assiste a derive eugenetiche..

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. Traduco integralmente, aggiungendo qualche nota a pie’ di pagina, l’articolo di Olivia Elkaïm e Bénédicte Lutaud per lavie.fr.
2. Come si vede non mancano gli spunti per quanti attaccano il dispositivo normativo vigente, che sarebbe già fin d’ora passibile di una certa deriva eutanasica: ciò che ancora distingue le leggi Leonetti e Leonetti-Claeys dalle vere e proprie leggi che liberalizzano eutanasia e suicidio assistito è la richiesta di un verdetto medico comprovante il fine-vita.
3. A tali difficoltà accennavano anche, con ottimo senso di concretezza, i Vescovi francesi nel loro documento.
4. Cosa sarebbe in effetti un “atto medico volto ad abbreviare la vita”? Smetterebbe di essere eutanasico solo perché praticato su una persona in fine-vita?
5. Punto importantissimo: un’alta istituzione francese attacca (per quanto di sponda) le leggi esemplate sul modello di quelle vigenti in Belgio e Olanda, dove di fatto si assiste a derive eugenetiche.

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