La morale della favola dell’ultimo agnello sbranato dal lupo

E così, dopo Charlie Gard, Isaiah Haastrup e tanti altri di cui non ci sono giunti i nomi, anche il piccolo Alfie Evans è morto, tutti fagocitati dal combinato distorto del sistema sanitario inglese con la magistratura.

Certo il principale nemico di costoro è stata innanzi tutto la malattia, che li ha colpiti senza preavviso e ha gettato le esistenze delle loro famiglie nella sofferenza, con l’apertura appena a spiraglio del caso Evans su un abisso ulteriore: tra le cause prese in considerazione per la sua patologia manifestatasi improvvisamente c’era pure l’aver subito la somministrazione di un vaccino esavalente. In ogni caso ciò non rende meno grave la responsabilità di chi doveva prendersi cura ed ha invece abbandonato, anzi, ostacolato in ogni modo chi voleva curare, fino a provocare la morte.

La ricerca medica ha compiuto passi enormi, oggi potenzialmente possiamo curare quasi ogni cosa, salvo poi arenarci sul fattore determinante della convenienza economica all’investimento: si spende in ricerca su una patologia solo se il ritorno ipotizzato sarà sufficiente a coprire le spese sostenute e con l’aggiunta di un surplus. In questo il sistema sanitario statunitense è maestro, nonché onesto: infatti il gioco si compie a carpe scoperte, la sanità è privata, la copertura assicurativa garantisce le cure secondo quanto dichiarato nel piano firmato, niente di più e niente di meno. Quando finiscono i soldi, si sospendono le cure. Se puoi pagare, si prosegue, altrimenti puoi arrenderti, chiedere ad amici e parenti, lanciare un crowdnfunding o sperare in un miracolo.

I più previdenti racimolano gruzzoletti per le tristi evenienze e stipulano buone e costose assicurazioni sanitarie. I più poveri o avventati confidano loro malgrado sul fatto che staranno sempre bene.

Questo sistema è senz’altro parecchio crudele e ingiusto, visto che lascia ai margini sempre i più poveri (nonostante riforme sanitarie che forniscono un’assicurazione base anche per i non abbienti), però almeno le regole del gioco sono palesi.

Il sistema inglese è tutt’altro: formalmente l’eutanasia non è legale, eppure si possono terminare senza il loro consenso, né quello delle famiglie, i bambini giudicati troppo malati per sospensione non solo dei trattamenti salva vita, ma anche dei sostegni vitali come ventilazione, alimentazione e idratazione. Si può lasciar morire di stenti quando un medico, con le spalle coperte da un giudice, lo decide. E allora non bastano nemmeno i soldi per salvarsi, non serve sollevare l’NHS dalle spese portandosi via il malato, sono inutili altri pareri medici, altre possibilità terapeutiche promettenti.

La foglia di fico morale che giustifica la fabbrica di cadaveri è il “best interest” del malato, cioè lo stato si erge ad autorità morale super partes che giudica cosa sia nel miglior interesse del malato e lo applica senza ascoltare nessun altro e, soprattutto, senza dover per forza svelare quali sono i criteri di questa valutazione, per cui anche una contestazione diventa impossibile.

Che sotteso ci sia un ragionamento economico è evidente, ma nessuno lo dice espressamente e quindi l’argomento è espulso dal dibattito in aula. Inutili diventano le raccolte fondi e le offerte di cure gratuite. Parimenti in controluce traspare il netto profilo di un odio alla morale cattolica e alla sua antropologia, ma anche questo non si può dire e non viene detto: sotto la parvenza della laicità, si espellono tutti gli elementi di etica derivabili dal cristianesimo (anche se in modo non esclusivo) in quanto non accettabili aprioristicamente e così la discriminazione religiosa subita dalle vittime non è nemmeno denunciabile.

L’autoreferenzialità dell’NHS e la pretesa dello stato di essere proprietario delle vite dei suoi cittadini, invece che loro servitore, poi induce a respingere ogni parere medico oltre confine, o per lo meno ad osteggiarlo, dileggiarlo, ridimensionarlo in ogni modo, per non mettere mai alla pari una struttura sanitaria inglese con un centro medico straniero. Il confronto prestazionale è vietato, inaccettabile, sebbene anche questo non lo si ammetta palesemente.

Con queste premesse (già viste concretizzarsi con orwelliana tragicità), è chiaro come la battaglia legale sia inutile, tanto quanto giocare ad un gioco truccato. Il giudice Hayden ha potuto palesemente mentire a più riprese nei vari gradi di giudizio circa le condizioni di Alfie e pure circa le affermazioni dell’ospedale, applicando ogni forma di revisionismo possibile e contraddizione di affermazioni precedenti (come quella per cui Alfie senza ventilazione non avrebbe resistito nemmeno un’ora, poi negata con una faccia tosta imperturbabile). In che modo mai si può sperare giustizia in queste condizioni?

Quindi non ha senso nemmeno iniziare un simile percorso, che somiglia al corridoio attraverso cui fanno correre i tori per incanalarli dentro l’arena per la corrida, dove la sorte dell’animale è già scritta. Il pubblico sugli spalti brama il sangue, la battaglia cruenta, la lotta per la sopravvivenza, comunque impossibile. E allora no, conviene rifiutarsi di muovere anche il primo passo e farsi sparare in testa dove si è.

Non è una resa, è solo la constatazione pratica, realistica, della mancanza di alternative vere e concrete. Tanti genitori si arrendono alle esortazioni coatte dei medici circa il distacco dei supporti e lasciano fare. In effetti non fa alcuna differenza nel risultato rispetto alla resistenza eroica degli Evans, l’epilogo è il medesimo.

In questi giorni in Italia abbiamo assistito a casi di bambini nati con la fecondazione assistita commissionata da coppie gay e lesbiche che poi hanno preteso ed ottenuto la registrazione all’anagrafe dei pargoli come figli di due madri o due padri, compiendo un banale falso in atto pubblico con la benedizione del comune. Da Vespa la Cirinnà ha spiegato come questo sia più che lecito, inventandosi una lettura fantasiosa della legge italiana con la faccia tosta di chi è sicuro di avere ragione anche se ha torto. Noi abbiamo riso, un po’ anche Vespa a dire il vero, ma rideremo ancora per poco, temo: anche le bugie di Hayden erano così palesi da essere comiche, se non fosse che in gioco c’era la vita di un bambino.

Le bugie vengono propagandate come verità, affermate con imperturbabilità inamovibile da chi sa di avere le spalle coperte dal potere e noi possiamo duellare in punta di diritto quanto vogliamo, ma se non abbiamo dietro di noi una uguale controparte di peso, della nostra ragione non sapremo che farcene.

È ingiusto, è assurdo, è una follia: lo ripetiamo attoniti sempre più spesso, ma non succede mai nulla. L’assurdità prosegue il suo percorso indisturbata, ignorando gli occhi sbarrati di chi osserva la deriva della ragione verso l’imbuto della menzogna al servizio del potere.

Il M5S ha cambiato il programma di governo dopo le elezioni, ma nega di averlo fatto. Le pagine di grillini vomitano insulti contro chi obietta, l’urlo copre la verità.

Renzi e la Boschi si dovevano ritirare dalla politica se perdevano il referendum, ma sono ancora lì e nessuno pretende più che si facciano da parte: dire bugie è permesso, tollerato, quasi ovvio.

Solo che abbiamo visto quanto potere abbiano le bugie, anche quando sono riconosciute tali: il giudice Hayden ha ottenuto quel che voleva, Alfie è morto.

Questo mondo mi pare perfettamente sintetizzato dalla favola di Fedro del lupo e dell’agnello a bere insieme al fiume:

Lungo la riva di un ruscello sono venuti a bere il lupo e molto più a valle un agnello: eccellente pasto per il predatore. Il lupo volle fare l’offeso:
«Perché mi hai intorbidito l’acqua mentre bevevo?»
E l’agnello tutto timoroso:
«Ma, scusami tanto, come è possibile se l’acqua che bevo scorre giù da te?»
La cosa è fin troppo evidente; ma il lupo riprende:
«Sei mesi fa hai parlato male di me!»
«Veramente allora non ero ancora nato»
«Perdinci ! Allora è stato tuo padre!»
E lo afferra e lo sbrana.

Chi è più forte vuole avere tutto, anche la ragione. Chi è piccolo, non speri di vincere contro un forte ribattendo al suo livello: è tutto un gioco truccato dalla fine già scritta. La ragione non fornisce alcuna corazza in questo mondo ingiusto.

Diceva don Rodrigo, con disprezzo, parlando di Renzo e Lucia: «Son come gente perduta sulla terra; non hanno neanche un padrone; gente di nessuno».

Quella gente di nessuno siamo noi.

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1 Commento

  1. Salve! La storia anglosassone è tutta piena di grandissime bugie, sotterfugi e prese di posizione bugiardissime con una faccia tosta incredibile. Ma questo non traspare semplicemente perché la “storia la scrivono i vincitori” e delle sopraffazioni di secoli di regnanti “plantageneti” non ce ne è quasi traccia nei libri di storia delle scuole ed è difficile anche trovare informazioni nella piattaforma, creata e gestita dagli anglosassoni, che è internet. Quello che è più tragico è che proprio in quei lidi (anglosassoni) che nascono le grandi battaglie contro il cattolicesimo prima ed il cristianesimo poi. L’opposizione è sottile e menzognera ed attraverso ingranaggi a noi sconosciuti si spande -anche con il sistema delle lobby- verso nazioni e stati e normative latine, Italia compresa. La prima delle menzogne a cui anche noi italiani siamo abituati e la spacciamo per verità assoluta è che gli anglosassoni siano/abbiano un civiltà superiore (alla nostra) ! orrore! è nel bacino del mediterraneo ed arrivo a dire da Ur dei Caldei che la civiltà ha preso vita e si è diffusa anche grazie all’opera “umana” (e divina) più grande che è la Bibbia! Senza dimenticare che sempre dalla zone della “mezzaluna fertile” sono venute la matematica, l’algebra e di nuovo opere letterarie di infinita sapienza umana e divina, passando poi per la Grecia e sopratutto per la “magna grecia” … ecco quali sono i popoli e le nazioni “nativamente” civili ! Quando Mosè incontrava il roveto ardente in Inghilterra correvano dietro agli animali con bastoni e sassi e di solito gli animali si innervosivano di tale trattamento ed incornavano regolamente i bruti che li stavano colpendo!
    Basta bugie! De-falsifichiamo il mondo dalla bugie che gli anglosassoni hanno sparso per mantenere il loro dominio.
    RA

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