A Paola Belletti, grazie per…

Paola,

grazie perché nel tuo ultimo libro, Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più. (Berica Editrice, collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”,  14, 00 euro) ci conduci per mano nell’universo femminile e lo fai con amabilità, disincanto, e una scrittura perfetta. Sono tornata più volte sulle tue pagine per scoprire qualcosa in più di me stessa, qualcosa in più di quell’essere donna che condividiamo, io, tu e tutte le altre. Ho meditato per capire qual è il segreto della bellezza femminile e l’ho scoperto negli episodi più intimi e quotidiani che narri, dove ci permetti di toccare le profondità del tuo cuore. Tra una considerazione e un’altra, la donna che descrivi – sei tu, sono i germogli delle tue figlie (donne tra il già e il non ancora), sono le altre donne che si intravedono nel tuo testo – sa essere luce e oscurità, caos e ordine, stecca e bel canto, sintonia e distacco. Creatura irrisolta quando si smarrisce, creatura bellissima quando, sorretta dalla Grazia, riesce a trascendersi. Chi, come me, non aveva letto il tuo precedente successo editoriale, Osservazioni di una mamma qualunque (edito, ancora una volta, per Berica Editrice), farebbe bene a recuperarlo. Io prometto di farlo.

Grazie perché ci presenti la realtà senza il filtro mefistofelico dei nostri giorni, che ci fa ingoiare una pillola per eliminare un bambino o chiedere la morte per chi soffre e credere che poi ci sentiremo meglio. La fatica che vivi quotidianamente rende vive come persone le parole che scegli per raccontare. Non ci spieghi il dolore, ne sei garbata narratrice, lieve come solo una madre che ama sa essere. Una sofferenza accolta, come un ostacolo abbracciato, non smette di essere tale ma si invola verso un piano superiore, anticamera di una gioia che non ci sarà mai tolta.

Sappi che il dolore dura e che si può vivere – scrivi a te stessa e, in fondo, a noi – Sappi che può diventare pure leggero. Sappi che c’è la possibilità di abitarci insieme. Tu, il dolore e Lui. L’Uomo dei dolori, familiare con il patire. Chiedi anche tu questa familiarità.

p. 20

Grazie perché non porti vessilli. Non ti mostri vittoriosa per incantarci, ma non simuli nemmeno arie da sconfitta per commuoverci. Tu stai nel mezzo, Paola, come la maggior parte di noi, e lo testimoni senza artifici. Hai, però, una capacità non comune: riesci ad andare oltre i luoghi comuni, da quelli dozzinali del pensiero unico agli altri che nascono come reazione. Con sguardo acuto e un filo di ironia, sai far piazza pulita di entrambi, mettendoci davanti le contraddizioni della vita. Tra le pagine che hai scritto, dove commenti fatti di cronaca e situazioni quotidiane, ci riscopriamo creature vere, slegate da ogni falsificazione causata da retoriche opposte. È il dono più grande che fai ai tuoi lettori – donne, ma anche uomini – che non perderanno l’occasione, oggi rara, di sentirsi più liberi, di una libertà reale, leggendoti.

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