Papa e media: il vero scandalo del “matrimonio al volo”


Uno dei peggiori inconvenienti dei “fatti di colore” che accompagnano i viaggi apostolici è che – siano o non siano ricercati – finiscono per monopolizzare l’attenzione mediatica in via esclusiva. Penso ad esempio a quando l’intervista a Benedetto XVI su Aids e preservativi1peraltro dai contenuti sacrosanti. oscurò tutta l’attenzione relativa al viaggio in Camerun.

Questa è la ragione per cui avevo preferito non scrivere, qui su Breviarium, sulla vicenda del “matrimonio al volo”, né ho disposto che se ne scrivesse su La Croce: il Magistero ordinario del Pontefice merita ben maggiore attenzione di quella che risulta dagli avanzi della comunicazione. Mi ero quindi limitato a un post sui social, nel quale plaudivo al gesto “sexy2Occorre spiegare a qualche pudico lettore che l’aggettivo “sexy” viene talvolta usato, per estensione, al fine di esprimere con tratto vivace ogni cosa audace, improvvisa e che riguardi anche alla lontana la corporeità. In tal senso, un matrimonio resta sexy anche se si sta parlando della celebrazione del sacramento: lo stesso Manzoni lo scrive, en passant, nell’Addio ai monti – quando Lucia sbircia furtivamente la chiesetta «ove l’amore [e non si parla di un sentimento, N.d.R.] doveva essere comandato e chiamarsi santo» (A. Manzoni, I promessi sposi, VIII). del Pontefice.

Ieri sera è però venuta fuori, grazie ad amici attenti, un’altra cosa, della quale nella giornata di oggi stanno scrivendo molte penne.

A quanto ho potuto vedere, gli interventi di quanti scrivono oggi arrivano in due direzioni: o a contrastare i malpancisti che fino a ieri inveivano contro “el Papa improvisador” oppure ad attaccare lo stesso Papa per aver agito in modo estemporaneo lì dove tutto era preparato fin nel minimo dettaglio. Viene in mente il guzzantiano Padre Pizarro, dal quale ancora molto dobbiamo imparare:

Certi miei colleghi dicono ch’è un reality, ma io nun sono d’accordo: è tutto scritto bbene.

Personalmente a tale ennesimo schieramento trovo da obiettare soltanto che alla seconda fazione non dovrebbero accedere quelli che fino a ieri criticavano il Papa per l’estemporaneità: se oggi critichi il Papa per la ragione contraria a quella per cui lo criticavi ieri, risulta fin troppo evidente che la tua priorità assoluta è – comunque vada – criticare il Papa. E la cosa è perfino più dannosa che inutile.

Per quanto mi riguarda, infatti, la scoperta del fatto che il “matrimonio al volo” fosse in cantiere da almeno un mese ha mutato radicalmente e repentinamente il mio giudizio sulla cosa: pensando a un don Abbondio non più riluttante, infatti, ma ancora di più pensando al discernimento di Pietro a casa di Cornelio3C’era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica, uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio. E ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare». Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e, spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato al cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va’ con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo. Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio. Manda dunque a Giaffa e fa’ venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare. Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni [At 10].
, avevo salutato con simpatia l’evento; così come invece le cose sembrano stare, la magia dell’evento carismatico svanisce come le ombre cinesi che rivelano una limpida colomba per dieci dita attorcigliate.

Che voglio dire? Quel matrimonio non s’aveva da fare? Ma no, non intendo questo: tutto – o quasi – è canonicamente dispensabile, la forma è stata osservata, non abbiamo motivo di pensare che i due non si siano confessati prima della celebrazione, il caso particolare dei due poteva realmente giustificare una richiesta simile (anche se a prima vista questa potrebbe confondersi con la millesima bizzarria che la gente s’inventa per distinguere a tutti i costi, e in modo superficiale, “il giorno più bello”). L’unica obiezione teologicamente solida che ho letto in questi giorni è venuta da Aldo Maria Valli: nel suo elenco di dubia su quel matrimonio ha ricordato che «essendo il matrimonio sacramentale un atto liturgico, è conveniente che venga celebrato nella liturgia pubblica della Chiesa» e in particolare nella celebrazione eucaristica. Questa è forse l’osservazione critica più significativa che si possa fare: anche qui non c’è necessità, è vero, ma se il senso del gesto (come io l’ho giudicato da principio) voleva essere l’invito a guardare all’essenzialità del sacramento, come consenso nella fede e nell’amore di due cristiani che si affidano mutuamente nel Signore e per la vita, allora molto più opportuno sarebbe stato ribadire che il vincolo nuziale trova la sua origine e il suo sostentamento nel mistero eucaristico4Che poi è la ragione per cui sussiste la vera indissolubilità. E a questo punto viene da tremare al pensiero che quell’omissione possa non essere casuale… Ma non spingiamoci oltre finché ciò non consti apertamente..

Tuttavia il matrimonio si poteva fare: è ridicolo parlare di illecito, o peggio ancora di invalidità. La questione seria, adesso, è un’altra, e tale da avermi turbato il sonno (grazie, Gabriele). Si compone di due punti:

  1. Com’è possibile che un aereo pieno di giornalisti non abbia appurato la realtà del fatto ma ne abbia acriticamente diramata una sua versione sostanzialmente falsata?
  2. Perché mai i gestori della comunicazione attorno al Pontefice hanno voluto promuovere una narrazione tanto artefatta – laddove poi era impensabile che la verità non venisse a galla, avendone già trattato la stampa nazionale cilena da settimane?


Aggiornamento del 22 gennaio

Parlando coi giornalisti sul volo di ritorno dal Viaggio Apostolico, il Santo Padre ha risposto alla domanda sul “matrimonio al volo”5Dopo il matrimonio dello steward e della hostess in volo, che cosa direbbe ai parroci che si trovano di fronte fidanzati intenzionati a sposarsi sugli aerei o sulle navi? con parole prudenti e chiarificatrici:

Lei si immagina le crociere con il matrimonio? Uno di voi mi ha detto che io sono matto a fare queste cose. La cosa è stata semplice. Il signore [Carlos Ciuffardi, ndr] aveva partecipato al volo del giorno prima. Lei [Paula Podest, ndr] invece non c’era. Lui mi ha parlato. Mi sono accorto che mi aveva sondato… è stata una bella chiacchierata. Il giorno dopo c’erano tutti e due e quando abbiamo fatto le fotografie mi hanno detto che erano sposati civilmente e che otto anni prima stavano per sposarsi in parrocchia, ma la chiesa è crollata per il terremoto il giorno prima delle nozze. E così non c’è stato matrimonio. Dicevano: lo facciamo domani, dopodomani. Poi la vita va avanti: viene una figlia, poi un’altra. Io li ho interrogati e mi hanno detto di aver fatto i corsi prematrimoniali. Ho giudicato che fossero preparati. I sacramenti sono per gli uomini, tutte le condizioni erano chiare. Perché non fare oggi quello che si può fare? Aspettare domani magari avrebbe significato attendere altri dieci anni. Entrambi si sono preparati davanti al Signore con il sacramento della penitenza. Mi hanno detto che avevano anticipato ad alcuni di voi questa loro intenzione: “Andiamo dal Papa a chiedere che ci sposi”. Non so se è vero. Bisogna dire ai parroci che il Papa li ha interrogati bene, era una situazione regolare

Questa risposta, schietta ed esauriente, attenua in buona parte il rilievo della seconda domanda, ovvero la fa tornare nell’alveo della prima: certo, che da un aereo pieno di giornalisti non si sia appurata chiaramente la dinamica di un fatto tanto piccolo (eppure non-privato già da prima del volo!) è cosa che deve far pensare. Resta poi del tutto in piedi l’obiezione di Valli sull’opportunità di non disgiungere la celebrazione del sacramento del matrimonio da quella dell’eucaristia.

Note

Note
1 peraltro dai contenuti sacrosanti.
2 Occorre spiegare a qualche pudico lettore che l’aggettivo “sexy” viene talvolta usato, per estensione, al fine di esprimere con tratto vivace ogni cosa audace, improvvisa e che riguardi anche alla lontana la corporeità. In tal senso, un matrimonio resta sexy anche se si sta parlando della celebrazione del sacramento: lo stesso Manzoni lo scrive, en passant, nell’Addio ai monti – quando Lucia sbircia furtivamente la chiesetta «ove l’amore [e non si parla di un sentimento, N.d.R.] doveva essere comandato e chiamarsi santo» (A. Manzoni, I promessi sposi, VIII).
3 C’era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica, uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio. E ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare». Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e, spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato al cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va’ con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo. Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio. Manda dunque a Giaffa e fa’ venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare. Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni [At 10].

4 Che poi è la ragione per cui sussiste la vera indissolubilità. E a questo punto viene da tremare al pensiero che quell’omissione possa non essere casuale… Ma non spingiamoci oltre finché ciò non consti apertamente.
5 Dopo il matrimonio dello steward e della hostess in volo, che cosa direbbe ai parroci che si trovano di fronte fidanzati intenzionati a sposarsi sugli aerei o sulle navi?
Informazioni su Giovanni Marcotullio 297 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017 al 2023.

3 commenti

  1. Buongiorno, sono un lettore del sito, che apprezza molto le posizioni argomentate e di grande equilibrio e intelligenza. Vorrei porre una domanda: in questi giorni ho visto molte persone scandalizzate per il matrimonio celebrato in areo alla presenza del Papa. Le chiacchiere su questo evento hanno eclissato il resto del viaggio. Da una parte ci sono i sostenitori, dall’altra i detrattori, in un’atmosfera molto polarizzata. A quanto sembra l’evento è stato presentato come una improvvisazione, invece era organizzato da tempo. La mia domanda: cosa bisogna pensare di questo matrimonio nel caso in cui sia stato organizzato su due piedi? Cosa bisogna pensare di questo matrimonio nel caso in cui sia stato organizzato da mesi? Chiedo scusa per ogni errore.

  2. Penso che il Santo Padre abbia seri problemi con chi si occupa della comunicazione, oltre a chi si occupa di consigliarlo. Questa immagine di “spontaneità” a tutti i costi che gli viene cucita addosso, di riffe o di raffe, la trovo repellente. Sia perché non sarebbe adatta a nessun Papa, sia perché mi sembra che l’attuale Papa sia, al contrario, una persona molto riflessiva, prova ne sia che non ha ancora risposto ai “dubia”…Comunque forse è meglio che sul problema “staff” sia più veloce nella sua riflessione, e faccia cambiamenti a breve. So di non essere nella posizione di dare consigli, ma penso che dovrebbe bilanciare lo stile “carioca” chiedendo lumi a persone sicuramente fedeli alla Chiesa ed al Signore della Chiesa che vivono a due passi da lui. In questo momento mi viene in mente il card. Robert Sarah, ad esempio, ma sono sicura che ce ne siano anche altre che, prima di buttare lì le loro idee mediaticamente accattivanti (in apparenza), chiedono la luce del Signore attraverso il silenzio e la preghiera. Armi spirituali che non hanno perso la loro forza.

  3. Scusate ma ho dimenticato una cosa importante : Un caloroso augurio agli sposi che possano vivere con serietà e convinzione il loro matrimonio, trovando sempre nel sacramento il conforto e il sostegno di cui possono avere bisogno, oltre a trovarvi la sorgente della reciproca gioia ed amicizia. Che il Signore li benedica e li guardi e faccia risplendere su di loro il Suo Volto.

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