“Attachment parenting”? Chissà che ne pensavano gli gnostici

Questo è il secondo avvento che passiamo, come famiglia, con nostra figlia1“Secondo avvento” è il nome dell’avvento escatologico di Cristo, anche se da Origene e da san Bernardo in qua si parla anche di un “terzo avvento”, che coincide con ogni avvento liturgico e con l’avvento di Cristo nell’anima.: l’anno scorso latente, come nelle scritture profetiche; quest’anno patente, come nella lucida pagina dei Vangeli.

Tuttavia, poiché la fede è analoga alla vita (e perciò «vivere è un atto di fede, / mica un complimento», dice Ligabue), tanto con i figli quanto con Cristo che viene non è certo la mangiatoia a mettere fine all’attesa. Una volta che Gesù è deposto nella stalla non si è ancora al “tutto è compiuto”, eppure quando Gesù fu alla vigilia del compimento di tutta l’opera divina paragonò quel momento proprio all’angoscia della primipara al principio del travaglio (cf. Io. 16,2).

Certo, da quando nostra figlia la teniamo in braccio «abbiamo conferma migliore della parola dei profeti» (2Pt. 1,19) e non viviamo più nella speranza di poter un giorno chiamare col nome di figlio una creatura: «Ciò che uno vede, come potrebbe ancora sperarlo?» (Rom. 8,24). Epperò, come si suol dire, «figli piccoli, problemi piccoli; figli grandi, problemi grandi»: allo stesso modo, se Maria non soffrì partorendo Cristo (come un’antica tradizione vorrebbe), di certo «una spada le trapassò il cuore» (cf. Lc. 2,35) quando dal fianco di Cristo fu partorita la Chiesa. Quindi – nella vita come nella fede – quando pensi di essere arrivato da qualche parte, solo in quel momento cominci a partire (cf. Ignazio di Antiochia, Ad Rom. 5,3).

Consigli non richiesti? Sì, grazie

Questa cosa, poi, opera un cambiamento radicale nel cuore dell’uomo – il cambiamento che solo il dolore e l’amore possono indurre –: smetti di dirti tronfiamente disinteressato ai pareri altrui, mentre prima facevi lo spaccone urlando di non aver bisogno di consigli per fare i tuoi errori. Visto che abbiamo già citato Ligabue, diciamo pure che un simile rovesciamento si vede anche in due suoi testi, scritti a distanza di “soli” due anni.

Nel 2008 infatti, il Liga cantava:

Ho messo via un po’ di consigli,
dicono “È più facile!”…
Li ho messi via perché a sbagliare
sono bravissimo da me.

E nel 2010, invece:

Più ti guardo e più mi meraviglio
e più ti lascio fare,
ché ti guardo, e anche se mi sbaglio
almeno sbaglio bene.

A rendere liricamente vera la paradossale esperienza dello “sbagliare bene” sta solo uno sguardo che si riempie di meraviglia in un incontro. Se quest’esperienza è autentica, come lo è per quanti incontrarono e incontrano Gesù, subito lo stupore spalanca una domanda su cosa c’era prima di quell’incontro, su cosa c’era altrove. Insomma uno nota che «chi ti ha dato gli occhi e quelle gambe / ci sapeva fare», e conclude: «Tu ci sei sempre stata».

Questa risposta è la fede, che come sappiamo ha tutti i poteri tranne quello di dissolvere la domanda – anzi, quella tiene ben divaricata questa perché ne possa nascere una speranza che viva nell’amore.

E poi c’è il tragico scontro tra domande ineludibili e risposte inconoscibili: per esempio, la domanda “starò facendo bene?” implica innumerevoli cose, quando se la pongono i genitori riguardo ai figli. Va bene svezzare i bambini senza omogeneizzati? Va bene tenerli a dormire nel lettone? Va bene metterli subito nella loro stanza? Ci vuole sempre “il giusto mezzo”? E quand’è che il “mezzo” è giusto? Lo dice il pediatra? La ginecologa? L’ostetrica? Ma se non mi fido del mio giudizio perché devo fidarmi del loro? Perché sono degli “specialisti”? Specialisti in “miofigliologia”? Va bene, se a mia figlia viene la pertosse la porto di corsa dal pediatra (e se serve anche in ospedale), su come trattare la crosta lattea persistente chiedo all’ostetrica e mi fido a occhi chiusi… ma per il resto?

«Tanto come fai sbagli»

«Non fare il praticone: lascerai comunque segni indelebili o quasi… occhio!»

«Va bene, ma tanto le nevrosi dei miei genitori comunque le dovrò reiterare…»

«Beh, mica è fatale! Abbiamo studiato, siamo andati in analisi, ci facciamo l’esame di coscienza… qualche precauzione l’abbiamo presa…»

«Boh, vabbe’, tanto comunque siamo tutti più o meno malandati, ma la buona notizia è che – acciaccati quanto vuoi – comunque siamo venuti su»

«Questo sì, ma se ai nostri figli possiamo risparmiare qualcosa…»

Ed ecco (senza pretesa di esaustività) il turbinio di voci che un genitore sente in sé quando si pone problemi educativi fondamentali tipo “diamo o no il ciuccio?” “lasciamo o non lasciamo piangere?”. Chi non ha figli si metterà a ridere, ma noialtri risponderemo in un crescendo di serietà che se non sappiamo guadagnarci certezze neanche su certe banalità come faremo a sapere cosa rispondere quando nostro figlio vorrà andare a Parigi a manifestare contro l’Islam? Puoi provare a spiegare a tua figlia come funziona l’ovulazione, e anzi a una certa età farai proprio bene a farlo, ma qual è la “certa età”? E poi, soprattutto, quando ti dirà che esce con un disadattato dai capelli cangianti tu che risponderai? Ti chiederai analiticamente quale trama edipica si riverberi in quel comportamento? Forse, ma più sicuramente ti porrai la mitica domanda: «Dove ho sbagliato?». E la risposta sarà quasi sicuramente: «In parecchi punti». Malgrado tutte le buone intenzioni.

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Note   [ + ]

1. “Secondo avvento” è il nome dell’avvento escatologico di Cristo, anche se da Origene e da san Bernardo in qua si parla anche di un “terzo avvento”, che coincide con ogni avvento liturgico e con l’avvento di Cristo nell’anima.

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